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Dopo "Musica da ipovedere" e grazie alla sensibilità di Claudia, nasce questa pagina, speriamo altrettanto interessante e apprezzata.
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Le proposte di Claudia:
- Il semaforo blu;
- Lettera ai bambini;
- Giacomo di cristallo;
- da Il piccolo principe.
Le proposte di Maria:
- La talpa con gli occhiali gialli.
Le proposte di Iacopo:
- Filastrocche tratte da: Jimmy Diottria.
(da "Favole al telefono" di Gianni Rodari)
Una volta il semaforo che sta a Milano, in piazza del Duomo, fece una stranezza. Tutte le sue luci, ad un tratto, si tinsero di blu', e la gente non sapeva più come regolarsi.
"Attraversiamo o non attraversiamo? Stiamo o non stiamo?"
Da tutti i suoi occhi, in tutte le direzioni, il semaforo diffondeva l'insolito segnale blu', di un blu' che così blu' il cielo di Milano non era stato mai.
In attesa di capirci qualcosa gli automobilisti strepitavano e strombettavano, i motociclisti facevano ruggire lo scappamento e i pedoni più grassi gridavano: "Lei non sa chi sono io!"
Gli spiritosi lanciavano frizzi: "Il verde se lo sarà mangiato il commendatore, per farci una villetta in campagna.
Il rosso lo hanno adoperato per tingere i pesci ai Giardini.
Col giallo sapete che ci fanno? Allungano l'olio d'oliva."
Finalmente arrivò un vigile e si mise in mezzo all'incrocio a districare il traffico. Un altro vigile cercò la cassetta dei comandi per riparare il guasto, e tolse la corrente.
Prima di spegnersi il semaforo blu' fece in tempo a pensare:
"Poveretti! Io avevo dato il segnale di - via libera - per il cielo. Se mi avessero capito, ora tutti saprebbero volare. Ma forse gli è mancato il coraggio."
(di Gianni Rodari)
E' difficile fare le cose difficili:
parlare al sordo, mostrare la rosa al cieco.
Bambini, imparate a fare le cose difficili:
dare la mano al cieco, cantare per il sordo,
liberare gli schiavi che si credono liberi.
(di Gianni Rodari)
Una volta, in una città lontana, venne al mondo un bambino trasparente. Attraverso le sue membra si poteva vedere come attraverso l'aria e l'acqua. Era di carne e d'ossa e pareva di vetro, e se cadeva non andava in pezzi, ma al più si faceva sulla fronte un bernoccolo trasparente.
Si vedeva il suo cuore battere, si vedevano i suoi pensieri guizzare come pesci colorati nella loro vasca.
Una volta, per sbaglio, il bambino disse una bugia, e subito la gente poté vedere come una palla di fuoco dietro la sua fronte: ridisse la verità e la palla di fuoco si dissolse. Per tutto il resto della sua vita non disse più bugie.
Un'altra volta un amico gli confidò un segreto, e subito tutti videro come una palla nera che rotolava senza pace nel suo petto, e il segreto non fu più tale.
Il bambino crebbe, diventò un giovanotto, poi un uomo, e ognuno poteva leggere nei suoi pensieri e indovinare le sue risposte, quando gli facevano una domanda, prima che aprisse bocca.
Egli si chiamava Giacomo, ma la gente lo chiamava "Giacomo di cristallo", e gli voleva bene per la sua lealtà, e vicino a lui tutti diventavano gentili.
Purtroppo, in quel paese, salì al governo un feroce dittatore, e cominciò un periodo di prepotenze, di ingiustizie e di miseria per il popolo. Chi osava protestare spariva senza lasciar traccia. Chi si ribellava era fucilato. I poveri erano perseguitati, umiliati e offesi in cento modi.
La gente taceva e subiva, per timore delle conseguenze.
Ma Giacomo non poteva tacere. Anche se non apriva bocca, i suoi pensieri parlavano per lui: egli era trasparente e tutti leggevano dietro la sua fronte pensieri di sdegno e di condanna per le ingiustizie e le violenze del tiranno. Di nascosto, poi, la gente si ripeteva i pensieri di Giacomo e prendeva speranza.
Il tiranno fece arrestare Giacomo di cristallo e ordinò di gettarlo
nella più buia prigione.
Ma allora successe una cosa straordinaria. I muri della cella in cui Giacomo era stato rinchiuso diventarono trasparenti, e dopo di loro anche i muri del carcere, e infine anche le mura esterne. La gente che passava accanto alla prigione vedeva Giacomo seduto sul suo sgabello, come se anche la prigione fosse di cristallo, e continuava a leggere i suoi pensieri. Di notte la prigione spandeva intorno una grande luce e il tiranno nel suo palazzo faceva tirare tutte le tende per non vederla, ma non riusciva ugualmente a dormire. Giacomo di cristallo, anche in catene, era più forte di lui, perché la verità è più forte di qualsiasi cosa, più luminosa del giorno, più terribile di un uragano.
(di Saint-Exupéry)
..."ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale e' invisibile agli
occhi."
"L'essenziale e' invisibile agli occhi", ripeté il piccolo principe, per ricordarselo...
Subito fuori il paese di BOSCOFREDDO abitava il SIGNOR TALPA che, ahimè poiché era un poco miope, stava sempre chiuso in casa e non voleva mai vedere nessuno. Il Signor Talpa faceva il calzolaio e poiché si vergognava del fatto che non riusciva a riconoscere le persone, si faceva lasciare le scarpe da aggiustare fuori dalla porta e poi il mattino seguente, dopo aver fatto il suo lavoro le riponeva nella stessa posizione dove gliele avevano lasciate.
Il Signor Talpa, era molto triste perché non aveva amici.
Un pomeriggio mentre era in casa sentì bussare alla porta.
Chi sarà mai?- si domandò il Signor Talpa - Io non aspetto visite.
Il Signor Talpa si avvicinò alla porta, l'aprì un pochino per vedere chi fosse e vide un tasso che prontamente si infilò in casa. Il Signor Talpa rimase sbigottito.
Buongiorno, mi presento sono TASSO TASSONI, ho deciso di aprire un negozio qui a Boscofreddo, per cui sto passando di casa in casa per lasciare la mia pubblicità.
Va bene, grazie - disse il Signor Talpa, ritirando il depliant pubblicitario.
Sa, io vendo di tutto, spazzole, secchi, piatti, scope, persino occhiali - replicò Tasso
Tassoni.
Occhiali, davvero! - sussurrò il Signor Talpa, mentre gli si illuminava il viso - ma a dire il vero a che cosa mi potrebbero servire, sto sempre chiuso in casa!
Occhiali, ha bisogno di occhiali. Io ne ho di tanti tipi, di tutte le misure e di tutti i colori - disse Tasso
Tassoni.
Ma vede, io non esco mai di casa - disse la talpa.
Non c'è problema, ci penso io. Le porterò un bel paio di occhiali fatti apposta per lei. Ci vediamo domani mattina alle dieci, se per lei va bene. - aggiunse il tasso.
Il Signor Talpa non fece in tempo a replicare che Tasso Tassoni era già uscito dalla porta.
Il Signor Talpa era pieno di dubbi, e si era pentito di non aver rifiutato in tempo. Il mattino dopo puntualmente si presentò Tasso Tassoni con una valigietta. Dentro aveva tanti tipi di occhiali, di tutti i colori, di tutte le forme, di tutte le misure. Ce ne erano di grandi, di piccoli, di lunghi, di tondi, di gialli, di verdi, di rossi, di neri.
Proviamo questi occhiali - disse Tasso Tassoni alla talpa - Ma le stanno benissimo, sembrano
fatti apposta per lei.-
Il Signor Talpa sbattè le ciglia degli occhi due o tre volte, poi andò a vedersi allo specchio e vide un bel paio di occhiali gialli sul suo naso ma soprattutto vide tutto chiaro intorno a lui.
Che bello - pensò - ora ci vedo bene. E questo colore giallo mi piace molto.
Li prendo subito - disse al tasso - sembrano proprio fatti per me. Quanto le
devo?
Le faccio un buon prezzo, 10 ghiande - disse Tasso Tassoni.
Ecco a Lei, l'accompagno alla porta - replicò il Signor Talpa.
Aprendo la porta il Signor Talpa dette uno sguardo fuori e vide il sole splendere, i fiori di tutti i colori, le foglie verdi e i funghetti ai piedi degli alberi color nocciola.
Aspetti, ho deciso di accompagnarla al suo negozio, se permette - disse il Signor Talpa.
Volentieri - disse Tasso Tassoni.
Così Tasso Tassoni ed il Signor Talpa si avviarono verso il centro di Boscofreddo. Tutti gli abitanti di Boscofreddo si stupivano nel vedere il Signor Talpa in giro per il paese. Tutti lo salutavano calorosamente e lui ricambiava un poco intimidito. Il Signor Talpa da quel giorno non ebbe più timore di uscire ed anzi uscì tutti i giorni, mattina e pomeriggio e si fermava a parlare con tutti quelli che incontrava. Vinse così la sua timidezza e divenne un grande chiaccherone. Da quel giorno nel paese lo chiamarono SIGNOR TALPA DAGLI OCCHIALI GIALLI e lui era molto fiero dei suoi occhiali gialli.
(le filastrocche che seguono provengono dalla raccolta de: "La Melevisione", trasmissione pomeridiana di Rai3 www.melevisione.rai.it)
Filastrocca degli occhiali
Il primo giorno che li ho usati
Ho veduto il mondo e il cielo
Lustri, nitidi e lavati
Come se cadesse un velo
Son laghetti rispecchianti
Son oblò lucenti e tondi
Son finestre scintillanti
Per vedere meglio i mondi
Cosa vorrà dire occhiali?
Forse occhi con le ali?
Filastrocca delle mani
Mani che toccano, dita curiose:
tiepido e freddo, morbido e duro.
Mani che vedono, sentono cose:
ruvido e liscio, mobile o muro,
forma e natura, peso e calore...
Mani che sentono battere il cuore.
Filastrocca per orientarsi
Sette punti ho avuto in dono
Per capire dove sono.
Sopra me c'è il cielo vuoto,
io cammino ma non nuoto.
Sotto me c'è il duro suolo,
io cammino ma non volo.
Alla destra la mia mamma,
a sinistra il mio papà.
Dietro me ciò che ero prima,
avanti a me ciò che sarà.
Sopra e sotto, un lato e l'altro,
dietro e avanti: il mondo è mio.
Ma dov'è il settimo punto?
E' nel centro: sono io.
Filastrocca delle mani ballerine
Mani artiste ballerine,
mani brave musiciste.
Mani acrobate, volate!
Mani attrici recitate!
Mani svelte, mani mie,
fate favole e magie.
E poi, quando son finite,
applaudite! Applaudite!
Filastrocca per conoscere le dita della mano
Questo pollice è chiamato,
dito basso e un po' sgraziato.
Lavoratore e numero uno,
proprio a lui non somiglia nessuno.
Questo indice vien detto,
dito saccente, dito perfetto.
Indica, suona e tiene lezioni,
scrive poesie e fa operazioni.
Questo è medio, strano dito,
alto, alto e un po' stordito.
Lui sa solo che è il numero tre
e della mano si sente il re.
Questo, lo sai, è anulare,
è dito serio, da sposare.
Suona benissimo il pianoforte,
lo puoi leccare se mangi panforte.
E' il numero cinque lo sai chi è?
E' un dito piccolo, somiglia a te.
Mignolo, coda di tutta la mano,
saluta tutti da lontano.
Filastrocca dell'occhietto pigro
Destra e sinistra, sera e mattina:
un occhio corre ma l'altro cammina
Di sopra il mare, di sotto il sole:
un occhio guarda ma l'altro non vuole.
Siete due sciocchi, tutto mi piace
Occhi smettetela, fate la pace.
Pagina aggiornata al: 22/12/10
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