ANS - Associazione Nazionale Subvedenti - ONLUS
Giovedì 02/09/2010; buona notte
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Versione compatta
a cura di Franco Frascolla
del
documento pubblicato su:
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A seguito di verifiche e segnalazioni, si è provveduto ad effettuare un sommario controllo ortografico sul documento. Eventuali ulteriori inesattezze sono comunque da imputare all'imperizia nella stesura del documento originale e della citata versione Web, non alla presente revisione.
"Gli Stati dovrebbero riconoscere la prominente importanza dell'accessibità nel processo di creazionedi uguali opportunità in tutti i campi della vita sociale. Per le persone disabili gli Stati dovrebbero sia attivare programmi per rendere accessibile l'ambiente fisico sia prendere le misure necessarie per fornire accesso alle informazioni e al mondo della comunicazione...
Gli Stati dovrebbero far sì che i nuovi sistemi telematici per fornire al pubblico informazioni e servizi siano resi accessibili fin dall'inizio oppure adattati in modo da risultare accessibili alle persone disabili."1
Il Libro Bianco è frutto del lavoro della "Commissione interministeriale sullo sviluppo e l'impiego delle tecnologie dell'informazione per le categorie deboli", costituita nel maggio 2002 dal Ministro per l'Innovazione e le Tecnologie di concerto con il Ministro della Salute ed il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Il Libro contiene una serie di proposte concrete: un nuovo disegno di legge e alcune azioni necessarie a promuovere l'inserimento dei disabili nella società basata sull'informazione e la conoscenza.
Il Governo si impegna a recepire queste raccomandazioni e a determinarne l'attuazione nell'arco della legislatura.
Lucio Stanca
Roma, 5 marzo 2003
Il Libro Bianco è stato redatto da un Gruppo di lavoro coordinato da Daniela Battisti, Dipartimento per l'Innovazione e le Tecnologie
Annotazioni.
1 Standard Rules on the Equalization of Opportunities for Persons with Disabilities, Risoluzione dell'Assemblea delle Nazioni Unite, 48 Sessione, n. 48/96, annesso, 20 dicembre 1993. Cfr. www.un.org/esa/socdev/enable/dissre00.htm
Capitolo 1.
- La rivoluzione digitale può essere davvero per tutti?
- Tecnologia e disabilità: le opportunità.
- Tecnologia e disabilità: le barriere.
- Il rapporto tra anziani e tecnologia.
- Internet e usabilità.
- Internet Saloon per anziani: un'esperienza positiva.
- Conclusioni.
Capitolo 2.
- La definizione di disabilità.
- Le statistiche sui disabili.
- Quanti sono gli anziani.
Capitolo 3.
- Il cammino europeo.
- Iniziative UE di sviluppo delle tecnologie dell'informazione.
- Tecnologia e disabilità negli Stati Uniti.
Capitolo 4.
- Audizione Gruppo di lavoro Accessibilità e Tecnologie informatiche nella PA dell'AIPA.
- Audizione ASPHI.
- Audizione Confindustria.
- Audizione FAND.
- Audizione Fondazione Don Gnocchi.
- Audizione IBM.
- Audizione IFAC-CNR - Istituto di Fisica Applicata "Nello Carrara".
- Audizione INAIL.
- Audizione INPS.
- Audizione Microsoft.
- Audizione Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca.
- Audizione Telecom.
- Questionari on-line.
Capitolo 5.
- Obiettivo 1.
- Obiettivo 2.
- Obiettivo 3.
- Obiettivo 4.
- Obiettivo 5.
Viviamo in una società basata sull'informazione e la conoscenza. In
quest'età, successiva a quella industriale, l'informazione è sempre più un
bisogno primario e la tecnologia, dal computer ai chioschi informativi, dai
messaggi di posta elettronica alla ADSL, è sempre di più il mezzo per
trasmettere, conservare e creare l'informazione.
L'accesso alla tecnologia dell'informazione rappresenta perciò sempre più
un'opportunità di conoscenza, istruzione e lavoro e acquisisce sempre maggior
importanza nel modo di vivere, di lavorare e di apprendere. Si può in qualche
modo equiparare l'accesso alle tecnologie ed il loro pieno utilizzo ad un
diritto primario per tutti i cittadini, nessuno escluso.
Come da più parti è stato osservato, infatti, la pervasività delle
tecnologie dell'informazione è un fenomeno che ha un duplice risvolto. Le
cosiddette categorie deboli, disabili ed anziani, rappresentano un
significativo gruppo di cittadini, i cui bisogni vanno contemplati all'interno
della complessiva strategia per lo sviluppo di una società basata sulle
tecnologie dell'informazione nel Paese. Proprio mentre le tecnologie
dell'informazione rendono possibile l'accesso a quanto finora inaccessibile,
offrendo nuove soluzioni a problemi un tempo insuperabili, possono
contemporaneamente generare nuovi problemi per utenti disabili o per il mondo
degli anziani. Esiste, infatti, un pericolo reale che questi possano rimanere
esclusi dalla società basata sulle tecnologie dell'informazione poiché
spesso la tecnologia non è loro accessibile e non tutti possono così
usufruire degli stessi "diritti".
L'Europa ed il Governo hanno un chiaro ed unico obiettivo: la società basata
sulle tecnologie dell'informazione deve essere per tutti. In questo contesto,
il settore pubblico - con il supporto del settore privato e delle componenti
della società civile, che già si impegnano a favore dei più deboli - può
certamente dare un contributo decisivo per promuovere lo sviluppo di una
società dell'informazione veramente aperta a tutti, ispirata all'esigenza di
rispondere ai bisogni di ogni individuo, a prescindere dalla condizione
sociale e dalle competenze professionali.
Questo impegno richiede l'elaborazione di specifiche politiche ispirate da un
forte senso di responsabilità sociale nei confronti di quanti, ora più
deboli, possano diventare più forti proprio attraverso la tecnologia.
L'esperienza dimostra che l'accessibilità delle tecnologie non può essere
garantita senza un intervento attivo. Secondo le regole del libero mercato, i
prodotti sono normalmente orientati a quel gruppo di clienti che rientra nella
definizione di "normodotati" o "normofunzionanti". Gli
utenti che hanno bisogni speciali devono perciò adattarsi alla tecnologia
anziché la tecnologia rispondere ai loro bisogni e alle loro richieste.
Accessibilità è dunque rimozione di quelle barriere virtuali che sono di
fatto l'equivalente delle barriere architettoniche. Ma con una differenza
sostanziale. L'intervento sulle barriere architettoniche comporta molto spesso
una costosa, talvolta impossibile, opera di riadattamento dell'assetto urbano
delle nostre città e un riadattamento non sempre facile di tutte le
infrastrutture da quelle edilizie a quelle di trasporto e di viabilità.
Quando queste infrastrutture, fondamentali per lo sviluppo del nostro Paese,
sono state progettate ed implementate la sensibilità verso le categorie
deboli era molto più bassa mentre la velocità dettata dalla necessità di
inseguire lo sviluppo economico ha fatto sì che ci si dimenticasse delle
esigenze di una categoria importante, consistente ed in crescita della nostra
società.
Oggi di fronte allo sviluppo delle cosiddette "autostrade digitali"
bisogna evitare che la diffusione delle tecnologie sia dettata da logiche
puramente di efficienza ed economicità. Questo non solo per ragioni di equità
sociale ma anche per non trovarsi, in un futuro non lontano, a dover pagare
costi sociali ed economici elevatissimi per consentire l'accesso a categorie
di cittadini sempre più numerose come gli anziani.
In questo contesto e al fine di definire un'azione coerente ed incisiva volta
a promuovere tra disabili ed anziani il potenziale delle tecnologie, su
precisa volontà del Ministro per l'Innovazione e le Tecnologie (3)
ed in accordo con il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali (4)
e il Ministro della Salute (5), è
stata istituita presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri -
Dipartimento per l'innovazione e le tecnologie -, una Commissione
interministeriale sullo sviluppo e l'impiego delle tecnologie
dell'informazione per le categorie deboli (3).
Il mandato della Commissione si è concentrato sulle seguenti finalità:
l'uso e la diffusione delle tecnologie dell'informazione per ridurre ed
abbattere le barriere all'integrazione sociale delle categorie svantaggiate;
lo sviluppo e la diffusione di tecnologie accessibili e facilmente
utilizzabili da tutti.
Il lavoro è stato svolto in stretta collaborazione con associazioni, operatori dell'industria ICT e amministrazioni. Le attività della Commissione hanno incluso:
un censimento a livello nazionale di tutte le iniziative locali di sviluppo
di tecnologie ICT a favore delle suddette categorie attraverso un questionario
attivato sul sito del Ministero della Salute e indirizzato ad ASL, capoluoghi
di provincia e associazioni;
audizioni con amministrazioni e istituzioni pubbliche, operatori ICT, esperti
ed associazioni;
la proposta, affidata, nella sua realizzazione, all'Ufficio Legislativo del
Gabinetto del Ministro per l'Innovazione e le Tecnologie, di un progetto di
legge volto a favorire le norme per l'accessibilità dei siti Internet e delle
applicazioni basate su tecnologia Internet.
Sebbene l'attività della Commissione abbia affrontato in eguale misura le
problematiche legate ad entrambi i gruppi sociali, disabili ed anziani, per la
complessità dei temi trattati e al fine di avviare iniziative mirate,
concrete e di facile implementazione in concomitanza con il 2003 "Anno
europeo dei disabili" (7), si
è focalizzata, almeno in questa prima fase, principalmente sulle categorie
disabili, mentre è prevista una seconda fase in cui gli anziani saranno al
centro di specifiche azioni.
In Italia esiste una variegata moltitudine di iniziative e di progetti a
livello locale e nazionale volte a promuovere l'uso delle tecnologie tra
disabili ed anziani, ma sono diversi gli ostacoli che si frappongono ad una
coerente e sistematica adozione delle tecnologie da parte di queste categorie.
I passi necessari per superare questi ostacoli non sono onerosi ma richiedono
la collaborazione delle istituzioni, delle associazioni e dei privati sia per
promuovere la consapevolezza del valore intrinseco delle tecnologie sia per
diffondere un uso sempre più diffuso dei criteri di accessibilità.
Tra le principali criticità, la Commissione ha evidenziato le seguenti:
Mancano la conoscenza e la sensibilità del pubblico, degli operatori ICT
(distributori, produttori, ecc.) e spesso anche delle stesse persone
svantaggiate.
Un'alta percentuale dei siti, anche istituzionali, non è accessibile ai
disabili.
Non è facile trovare informazione accurata, aggiornata ed utile per
selezionare gli strumenti tecnologici più adatti. La maggior parte degli
utenti non sa a chi rivolgersi per avere la risposta più adeguata. Anche
all'interno del mondo della sanità pubblica manca un'uniforme ed omogenea
conoscenza su tutto il territorio nazionale delle potenzialità offerte dalle
tecnologie. Sono poche le aree regionali che hanno sperimentato un utilizzo
attivo delle stesse a supporto di progetti ad hoc.
Non esiste un efficace coordinamento dei progetti e manca un'adeguata
circolazione delle informazioni su iniziative anche molto positive ma di
piccole dimensioni o strettamente locali.
Non esistono dati statistici affidabili sull'uso delle tecnologie da parte dei
disabili.
La Commissione ha esposto ed articolato queste criticità nel Libro Bianco
che recepisce le finalità e l'impostazione delle Linee Guida del Governo
per lo Sviluppo della Società dell'Informazione (8)
e avanza delle proposte che vanno nella direzione di una "società
dell'informazione per tutti" indicata dal Piano di azione europeo e
Europe 2005 (9).
Le indicazioni e le politiche che il Libro Bianco suggerisce sono tutte volte
a rendere le tecnologie dell'informazione più accessibili. Se l'obiettivo è
infatti quello di realizzare una maggiore inclusione sociale, l'immediato
risultato deve essere quello di rimuovere gli ostacoli che si frappongono.
Il Libro Bianco è così organizzato:
Introduzione.
Capitolo 1. Definisce un quadro complessivo per la comprensione dei
problemi relativi all'accesso alle tecnologie dell'informazione. Esplora le
criticità riguardanti le opportunità ma anche le barriere relative all'uso
delle tecnologie da parte di disabili ed anziani.
Capitolo 2. Illustra le definizioni di disabilità, e fornisce un
quadro statistico del fenomeno in Italia. La Commissione a tale proposito ha
utilizzato i dati ufficiali elaborati dall'ISTAT e dal Ministero del Lavoro e
delle Politiche Sociali disponibili sul sito www.handicapincifre.it.
Capitolo 3. Offre una rassegna delle principali iniziative normative
e progettuali europee ed internazionali. In particolare viene messo in
evidenza il percorso di sviluppo del contesto normativo europeo che ha portato
alla definizione della risoluzione sulla "e-accessibilità" del
Consiglio dell'Unione Europea del 14 gennaio 2003. Il capitolo contiene anche
un quadro dei principali progetti di sviluppo delle tecnologie a favore dei
disabili finanziati nel contesto del programma IST (5° programma quadro),
anche in vista del 6° programma quadro appena avviato dalla Commissione.
Capitolo 4. Fornisce la sintesi della ricognizione effettuata dalla
Commissione a livello nazionale attraverso una serie di audizioni con un
campione significativo di soggetti appartenenti a Ministeri, Associazioni, ed
Enti, e attraverso un questionario on- line indirizzato ai principali enti
locali. La ricognizione, lungi dal voler fornire un quadro completo e organico
dello stato di sviluppo delle tecnologie dell'informazione a favore dei
disabili, ha comunque fatto emergere molti elementi utili per comprendere i
principali problemi e particolarità della situazione italiana e ha consentito
l'identificazione di una linea di azione e di una serie di priorità di
intervento da proporre al Governo.
Capitolo 5. Illustra le proposte progettuali e le raccomandazioni
elaborate dalla Commissione.
Annotazioni.
3 Cfr. www.innovazione.gov.it/ita/index.shtml
4 Cfr. www.minwelfare.it/default.htm
5 Cfr. www.ministerosalute.it/
6 Decreto istitutivo della Commissione interministeriale sullo sviluppo e l'impiego delle tecnologie dell'informazione per le categorie deboli. Cfr. www.innovazione.gov.it/ita/intervento/normativa/dm_catdeboli.shtml
7 Il Consiglio europeo in data 3 dicembre 2001 ha proclamato l'anno 2003 "Anno europeo dei disabili"
8 Cfr. www.innovazione.gov.it/ita/documenti/socinfo11_06_02.pdf
9 Cfr. http://europa.eu.int/information_society/eeurope/action_plan/pdf/actionplan_it.pdf
La pervasività delle nuove tecnologie nella vita quotidiana ha determinato
l'avvento della cosiddetta "Società dell'Informazione". Una società
in cui le nuove tecnologie offrono nuovi sistemi di interazione con la
Pubblica Amministrazione, nuove modalità di fruizione dei servizi, nuovi modi
di intervenire nella vita politica, nuove forme di comunicazione. Queste novità,
se vogliamo semplificare, possono essere innanzitutto identificabili come un
superamento dei propri limiti spaziali e temporali. L'impatto di questa
spazialità, garantita dalle tecnologie dell'informazione e della
comunicazione, non potrà mai essere apprezzato da un "abile" nella
stessa misura in cui lo sia da un diversamente abile o da un anziano (e molto
spesso le due categorie coincidono; più del 10% di tutti i cittadini europei
è disabile - almeno 37 milioni - e il 70% di questi ha un'età superiore
ai 60 anni).
Già dunque il solo aspetto dell'abbattimento dei vincoli di mobilità
rappresenta un'evidente rivoluzione per la comunicazione, l'apprendimento, il
lavoro e la fruizione dei servizi.
Ma la tecnologia può andare anche oltre poiché è un efficace strumento per
assicurare la valorizzazione delle capacità residue dei disabili e per
sopperire a delle "mancanze". Le possibilità sono illimitate. Una
persona priva dell'uso delle mani può scrivere un testo semplicemente
parlando al computer. Una persona affetta da grave difficoltà di udito può
usare liberamente il telefono. Una persona cieca può istruire un computer per
leggere ad alta voce il contenuto sullo schermo di un PC. Una persona affetta
da disabilità fisica può liberarsi dall'isolamento e dalla solitudine. Una
persona con una grave forma di afasia può comunicare attraverso un computer
parlante.
Ma se i benefici sono evidenti non è altrettanto evidente come questo gruppo
di cittadini possa acquisire non solo una piena consapevolezza delle
potenzialità della tecnologia ma ne possa usufruire a pieno.
Nonostante la meritevole opera di alcune associazioni, nonostante l'impegno di
diverse istituzioni, nonostante la presenza di buone prassi, moltissime sono
le barriere sociali, organizzative, economiche ed individuali che impediscono
una piena fruizione da parte di tutti delle possibilità offerte dalla
rivoluzione digitale.
Anzi, l'avvento della società basata sulle tecnologie dell'informazione può
rappresentare un'ulteriore forma di discriminazione e di esclusione. La
tecnologia diventa sempre più facile e disponibile ma ancora non
sufficientemente intuitiva; fattori socio-demografici quali il titolo di
studio, l'età, il reddito influiscono in maniera determinante nell'adozione e
ne lla diffusione delle nuove tecnologie, ed in particolare nell'utilizzo del
PC e di Internet.
Recenti indagini evidenziano come anche all'interno dello stesso nucleo
familiare esista una sostanziale diversità di comportamento rispetto alle
tecnologie che è legata indissolubilmente a fattori anagrafici. Per cui
possiamo parlare di un "divario digitale" nello stesso appartamento
e da stanza a stanza. Inoltre, se almeno per quanto riguarda il rapporto tra
anziani e tecnologie sono sempre più numerosi gli studi e le ricerche che
evidenziano una decisiva esclusione dalle tecnologie dell'informazione e
prospettano anche delle possibili soluzioni e politiche di intervento, non
esistono in Italia dati statistici ufficiali ed attendibili che aiutino a
definire il rapporto tra disabili e le tecnologie e permettano quindi
l'individuazione di misure appropriate (6).
Annotazioni.
6 Cfr. Americans in the Information Age.
Falling Through the Net 2000. Rapporto - quarto di una serie - a cura
della NTIA (National Telecommunications and Information Administration),
USA. Per la prima volta il Rapporto fornisce dati anche sull'accesso ad
Internet, narrow band e broadband, e l'uso dei computer da parte dei
disabili negli USA. Cfr. www.ntia.doc.gov/ntiahome/fttn00/Falling.htm#67
In Italia i disabili che utilizzano gli strumenti informatici sono qualche
migliaio secondo dati non ufficiali.
Cfr. Ridolfi, Pierluigi (a cura di), I disabili nella Società
dell'Informazione, Milano, FrancoAngeli, 2002.
Sono tre le principali aree in cui le tecnologie possono migliorare le
condizioni dei disabili: nella prevenzione di malformazioni genetiche, nella
riabilitazione e nel raggiungimento della piena inclusione sociale. Le
cosiddette tecnologie assistive possono, infatti, compensare specifiche
disabilità, innate o acquisite, e sono ampiamente utilizzate come uno
strumento riabilitativo e di compensazione delle abilità residue.
I PC, fin dalla loro comparsa, sono state macchine versatili e capaci di
adattarsi a specifiche esigenze. Superfluo sottolineare il cambiamento
prodotto nella qualità della vita di molte persone disabili che molto spesso
hanno solo bisogno di strumenti adatti per sopperire ad un deficit.
Se queste persone hanno ausili adeguati per superare il loro deficit, usare un
computer diventa facile; anzi, con il PC si vengono a dissolvere le barriere
di esclusione e di differenziazione che si formano intorno ai disabili.
L'avvento del personal computer - e la realizzazione di software e hardware
specifici - ha dato ad ognuno la modalità più consona alle proprie
possibilità per accedere ad uno strumento che ha rappresentato un salto in
avanti nella scuola, nel lavoro, nel tempo libero e, in generale, nell'accesso
all'informazione e alla cultura.
Ormai da più di quindici anni si creano diversi tipi di ausili, hardware o
software, capaci di fornire aiuto sia nel campo riabilitativo sia nell'accesso
al computer. All'inizio gli ausili erano "rudimentali", semplici
realizzazioni che lasciavano sperare nel futuro ma che non risolvevano
definitivamente i problemi; oggi, gli ausili sono diventati apparecchiature o
programmi sofisticati, in grado di risolvere con successo anche i problemi
delle persone con gravi difficoltà.
Ci sono, ad esempio, ausili in grado di controllare un intero appartamento -
luci, televisione, porte, finestre o altro - e che permettono a disabili
motori gravi di gestire autonomamente, in modo intelligente, la propria casa.
Altri che consentono a persone non vedenti o ipovedenti una notevole autonomia
nella gestione di un PC, mettendole in grado di utilizzare i programmi oggi più
diffusi.
Una distinzione importante va fatta tra l'uso dell'elaboratore per la
disabilità prevalentemente fisico/sensoriale e per quello che, genericamente,
viene definito come ritardo mentale o disabilità intellettiva.
Nel caso di disabilità fisico/sensoriale il computer è un ausilio che
consente di svolgere alcune funzioni che altrimenti sarebbero precluse, una
sorta di protesi che permette di sopperire ad una funzione organica
compromessa (strumento per migliorare l'accessibilità e aumentare
l'autonomia). La verifica dell'utilità e la validità dell'ausilio sono date
semplicemente dal criterio di funzionalità, direttamente accertabile
dall'utente finale.
In situazioni di ritardo mentale, è invece chi assiste il disabile che deve
servirsi dell'ausilio per interagire con lui (strumento di riabilitazione).
Per far questo egli deve essere in grado di gestire e adattare l'ausilio al
proprio progetto: obiettivi, contenuti, linguaggio, tempi e verifiche. In tale
situazione diventa essenziale la scelta del software e delle modalità di
utilizzo.
Tecnologie diverse per soluzioni diverse
L'uso del computer e l'accesso a Internet non sono preclusi a chi soffre di
patologie motorie o visive. Per ognuna di queste disabilità esiste un ausilio
specifico, uno strumento capace, ad esempio, di agevolare i movimenti o
migliorare la visione dello schermo. Meno di due secoli fa Louis Braille
inventò il sistema di scrittura per i ciechi. Fu una rivoluzione: grazie al
linguaggio braille è stata possibile l'alfabetizzazione dei non vedenti. Ma
l'uso del braille cartaceo presenta ormai dei limiti oggettivi: è piuttosto
costoso, e soprattutto ingombrante. Il computer e le nuove tecnologie aiutano
i disabili a superare questi limiti: un display braille, una stampante
braille, un computer parlante e un lettore di CD-ROM possono agevolmente
risolvere molti problemi.
Le disabilità sensoriali riguardano principalmente gli ipovedenti e i non
vedenti. La distinzione è importante perché, mentre gli ipovedenti usano il
monitor con accorgimenti particolari, come l'ingrandimento dei caratteri o il
forte contrasto dei colori per evidenziare i testi, i non vedenti hanno
bisogno di supporti esterni. I primi non riescono a coordinare i movimenti
occhio- mano (quelli che guidano il mouse), a riconoscere immagini più
complesse sullo schermo, a leggere testi scritti in modo non chiaro; i secondi
invece hanno bisogno di uno strumento che traduca i segni raffigurati sullo
schermo in un codice a loro comprensibile.
Coloro che hanno problemi all'udito, invece, possono essere in grado di
ascoltare una parte dei suoni, ma non riuscire a riconoscere alcune parole.
Per queste persone può essere un problema utilizzare un computer che manda
avvisi sonori o messaggi parlati.
Altri possono avere difficoltà o impedimento completo del movimento delle
braccia o scarsa coordinazione dei movimenti dovuta a malattie come il morbo
di Parkinson. In questo caso, è un problema puntare il mouse nella direzione
giusta, ma anche utilizzare la tastiera può essere complicato: chi ha scarso
controllo dei propri muscoli trova difficile, per esempio, premere due tasti
contemporaneamente (come è necessario per scrivere "@"). Chi
soffre, invece, di disturbi cognitivi o del linguaggio (per esempio la
dislessia), ha difficoltà nel ricordare, nel risolvere semplici problemi,
nello scegliere e riconoscere le parole che compaiono sullo schermo, ma anche
nello scriverle. Le nuove tecnologie cercano di risolvere queste difficoltà
in vari modi.
Per i non vedenti:
Schermo tattile: è un dispositivo costituito da celle che si compongono di
otto elementi. Questi elementi si sollevano o si abbassano per riprodurre i
diversi caratteri braille, dopo aver letto il testo sul computer riga per
riga.
Tastiera braille: è una speciale tastiera che contiene sei pulsanti
corrispondenti ai sei caratteri alla base dell'alfabeto braille, e altri
pulsanti che permettono diverse funzioni.
Stampante braille: utilizzando un programma di conversione del testo, questa
macchina consente la stampa direttamente in braille.
Riconoscimento e sintesi vocale: si tratta di programmi che permettono di dare
qualunque tipo di comando al computer attraverso la voce, oppure che
"leggono" e traducono i testi presenti nel PC in suoni e parole.
Per chi ha problemi di utilizzo delle mani e delle braccia o di
coordinamento dei movimenti:
Il proteggitastiera è un dispositivo in plastica che copre la tastiera e che
isola i tasti l'uno dall'altro, in modo che nello scrivere non ne venga
premuto più di uno contemporaneamente, o che comunque sia più agevole
individuare il tasto che si vuole usare.
Il supporto per i polsi è utile a chi non ha problemi con le mani, ma ha
difficoltà nel tenere troppo tempo sospeso il braccio nello scrivere.
Le aste per bocca, frontali (applicate sulla fronte) o "mentoniane"
(applicate cioè sul mento) permettono di premere i tasti del computer
guidando i movimenti dell'asta stessa con la bocca o con il movimento della
testa.
Per i disabili cognitivi tastiere semplificate, schermi tattili e software didattici agevolano l'interazione con il PC e la riabilitazione.
Le tecnologie dell'informazione possono dunque contribuire a sostenere
l'integrazione dei disabili nella società.
Gli ausili mettono in grado le persone disabili di usare in completa autonomia
un PC e riducono, anche se sicuramente non annullano, la loro disabilità.
Questo determina un aumento di persone che possono svolgere una vita
"normale" sia a livello scolastico che lavorativo. Spesso si tratta,
infatti, soltanto di capire quale sia il posto giusto da assegnare in azienda
ad una persona disabile che, se dotata degli opportuni strumenti, sarà in
grado di svolgere correttamente le attività che le verranno assegnate. Ma se
da un lato l'informatica e la telematica offrono moltissime possibilità di
valorizzare persone disabili, esse stesse possono creare nuove barriere.
Alcuni dei problemi che l'utente disabile incontra nell'utilizzo della
tecnologia nascono dal fatto che i prodotti standard non tengono conto dei
suoi bisogni speciali. Queste difficoltà possono evitarsi nello sviluppo del
prodotto. Le limitazioni, infatti, non sono inerenti alla tecnologia, che è
caratterizzata da un'enorme flessibilità, ma, paradossalmente, da mancate
richieste poste alla tecnologia stessa.
Le interfacce grafiche apparentemente così semplici possono diventare un
grosso ostacolo per chi non può vedere la freccia del mouse muoversi sullo
schermo. Per fare un esempio: un'icona sul desktop - che permette di aprire
direttamente un documento di testo o di accedere alla rete senza bisogno di
dare ulteriori comandi - sembra un apprezzabile passo avanti verso la
semplificazione dell'uso del computer, ma può invece rappresentare un
problema difficilmente superabile per chi non la vede e pertanto non riesce a
selezionarla.
Le nuove tecnologie possono migliorare la qualità della vita per le persone
disabili solo se tali tecnologie sono sviluppate secondo quei criteri che
permettono a tutti di utilizzarle.
Gli individui affetti da disabilità visiva hanno problemi, per esempio, con
le presentazioni multimediali, i caratteri troppo piccoli, i particolari
contrasti di colore, le immagini troppo piccole. Poiché non esistono standard
che definiscano le caratteristiche dei siti web, molti disabili della vista
possono essere esclusi da siti potenzialmente loro utili a causa di un design
non appropriato.
Quanti sono affetti da problemi di mobilità fisica, anche gravi, come
sclerosi multipla, paralisi o varie forme di artrite, possono incontrare
difficoltà nel muovere il mouse o nell'usare una tastiera. Quanti sono deboli
di udito o sordi hanno difficoltà a utilizzare video in rete, o sentire i
suoni di avviso del computer.
La tecnologia deve servire a migliorare la qualità della vita, non ad
innalzare nuove barriere e nuovi steccati. Per fare in modo che sia uno
strumento di integrazione sociale e di crescita democratica sarà quindi
necessario rispettare degli accorgimenti che permettano a chi ha particolari
disabilità, di superare le proprie difficoltà senza incorrere in nuovi
ostacoli.
Accesso ed accessibilità
L'accesso alla tecnologia non implica automaticamente che la tecnologia sia
accessibile. "Accessibile" e "accessibilità" vanno
distinti dall'"accesso" poiché l'"accesso" si identifica
con la disponibilità di hardware, software ed infrastruttura.
L'"accessibilità" indica, invece, se e come la tecnologia può
essere utilizzata dall'utente finale disabile. Un design accessibile è,
infatti, quello che permette al disabile di poter utilizzare il World Wide Web
o un computer in maniera funzionale alle proprie esigenze. Il design
accessibile è essenziale per rendere Internet realmente universale.
La seguente tabella esemplifica, in maniera non esaustiva, le applicazioni che
possono creare proble mi a differenti gruppi di disabili ed individua le
possibili soluzioni offerte dalla tecnologia.
| tipo di disabilità | problemi di accessibilità | soluzioni offerte |
|---|---|---|
| Disabilità della vista | Interfaccia di PC e altri
terminali (bancomat, macchine per la distribuzione di biglietti,
chioschi per informazioni, ecc.). Carte intelligenti che manchino di marcatura tattile. |
Lettori di schermo. |
| Disabilità dell'udito | Telefonia fissa e mobile; sistemi di risposta vocale. | Telefoni testuali, e-mail; connessione ad apparecchi acustici che possano amplificare il suono. |
| Disabilità della vista e dell'udito | Interfaccia di PC e altri
terminali (bancomat, macchine per la distribuzione di biglietti,
chioschi per informazioni, ecc.). Carte intelligenti che manchino di marcatura tattile. Telefonia fissa e mobile; sistemi di risposta vocale. |
Lettori di schermo. Telefoni testuali in combinazione con una tastiera Braille. |
| Disabilità motoria | Interfaccia di PC e altri
terminali (bancomat, macchine per la distribuzione di biglietti,
chioschi per informazioni, ecc.). Utilizzo del mouse. Utilizzo di carte intelligenti. Telefoni pubblici. |
Programmi di controllo che offrano
speciali caratteristiche (funzioni di ritardo o comandi basati su un
solo tasto). Comandi vocali. Tastiere speciali. |
| Disabilità mentale, danni celebrali, difficoltà di lettura, afasia | Chioschi informativi, sportelli
automatici, telefoni, interfaccia di PC; tutto ciò che richiede l'abilità di comprendere istruzioni testuali e l'abilità di esprimersi verbalmente. |
Syntetic Speech. Interfacce utente con specifiche caratteristiche basate su disegni o pittogrammi. Fax, posta elettronica, istruzioni audio-video. |
Internet accessibile a tutti: WAI
Internet può essere una fonte inesauribile di notizie, di possibilità di
comunicazione e interazione, di collegamento col mondo. Ma può diventare una
nuova forma di esclusione per chi non ha a sua disposizione tutti i mezzi,
soprattutto fisici, per usare la rete.
È possibile, però, fare in modo che Internet sia facilmente accessibile
anche a un disabile e che anzi diventi un supporto insostituibile della sua
formazione e del suo lavoro.
Perché tutti possano utilizzare la rete senza penalizzazioni dovute a
disabilità, il W3C, il World Wide Web Consortium, ha promosso la WAI: Web
Accessibility Initiative. Si tratta di un'iniziativa che mira ad individuare e
suggerire criteri di realizzazione dei siti web tali da permettere la
fruizione delle informazioni, in essi contenute, indipendentemente dalle
disabilità eventualmente presenti nel soggetto.
Secondo le direttive WAI è accessibile un sito che non presenti barriere pur
non rinunciando alle componenti multimediali. Esso dovrebbe sfruttare i
cosiddetti "equivalenti testuali", concepiti come parte integrante
delle pagine del sito, associati alle componenti non testuali, come grafici,
immagini e animazioni, in modo da inserire la ridondanza di informazione che
permetta la presentazione alternativa. La versione "solo testo"
viene considerata una soluzione di rifugio, quando non sia praticabile quella
canonica, per difficoltà oggettive, ma comunque da non privilegiare.
Si dovrebbero evitare poi i cambi di colore improvvisi, gli scatti, il refresh
automatico, che in alcuni soggetti, come le persone che soffrono di epilessia,
possono provocare reazioni negative. Le persone che soffrono di disturbi
epilettici sono insofferenti, secondo le più recenti ricerche, ai normali
monitor; è bene che ricorrano, perciò, a schermi a cristalli liquidi. Questi
schermi, però, consentono la visualizzazione delle immagini senza grandi
varietà di colore, per lo più su scale di grigio, e permettono la visione su
schermo con risoluzione non superiore a 800/600 pixel (più generalmente
640/480). Questo implica che un sito "accessibile" dovrebbe
mantenere una dimensione delle pagine compatibile con queste risoluzioni. Con
un equivalente testuale, la pagina può essere presentata come sintesi vocale,
braille, e testo visualizzato sullo schermo, utilizzando di volta in volta uno
dei diversi sensi umani (udito per la sintesi vocale, tatto per il braille,
vista per la versione testuale) in modo che il sito sia accessibile a diverse
categorie di disabili.
Per rendere fruibili anche le immagini a chi non può vederle o ha specifiche
difficoltà, il testo renderà a parole la stessa funzione delle immagini. Un
esempio è quello di una foto della Terra vista dallo spazio. Se la funzione
dell'immagine è solo decorativa, basterà che il testo dica "foto della
Terra vista dallo spazio "; se lo scopo dell'immagine è fornire
un'informazione utile, il testo dovrà specificare a parole
quell'informazione; se, infine, la foto è stata inserita come collegamento ad
altre informazioni (attraverso un collegamento ipertestuale ), il testo dirà
all'utente "informazioni sul Pianeta Terra". Toccherà poi agli
"interpreti" - ad un particolare browser oppure alle tecnologie
aggiuntive come i lettori di schermo, le sintesi vocali o le sintesi braille
- presentare le informazioni al navigatore.
Esistono infine anche "equivalenti non testuali" ovvero icone,
discorsi preregistrati o filmati di persone che traducono il testo nel
linguaggio dei segni, che possono rendere accessibile il sito a soggetti con
disabilità cognitive, difficoltà di apprendimento o sordità.
Recenti ricerche ed indagini (7)
forniscono segnali confortanti sulla propensione degli italiani all'utilizzo
delle nuove tecnologie mettendo in discussione uno dei pregiudizi più
consolidati che dipinge l'Italia come un Paese arretrato ed impermeabile alla
diffusione delle moderne tecnologie.
I dati descrivono un Paese in netto recupero che nel suo complesso sta
rapidamente colmando il divario con i principali Paesi industrializzati per
uso del PC, penetrazione di Internet e delle altre principali tecnologie
dell'informazione. In questo contesto di ottimismo emerge però un dato
significativo che mette in risalto la distanza tra la popolazione anziana ed
il resto del Paese.
Dal rapporto L'Italia dell'e-Family 2002, le persone di età
superiore ai cinquanta anni che utilizzano il PC da casa sono meno del 12%,
percentuale che scende a meno del 6% per gli ultrasessantaquattrenni rispetto
ad una media della popolazione del 25,6%.
(Tabella 2) (12).
| Uomini (%) | Donne (%) | Totale (%) | |
|---|---|---|---|
| < 11 anni | 11,7 | 7,3 | 9,6 |
| 11-14 anni | 44,7 | 39,9 | 42,5 |
| 15-17 anni | 57,2 | 53,8 | 55,5 |
| 18-24 anni | 52,9 | 47,1 | 50,2 |
| 25-34 anni | 47,2 | 31,5 | 39,0 |
| 35-44 anni | 37,9 | 21,6 | 29,6 |
| 45-54 anni | 25,2 | 11,7 | 18,4 |
| 55-64 anni | 17,5 | 6,0 | 11,9 |
| > 64 anni | 9,8 | 2,2 | 5,9 |
| Media | 31,0 | 20,1 | 25,6 |
Percentuali ancora più basse con un divario più marcato riguardano l'utilizzo di Internet. Sono, infatti, solo il 2,4% del totale gli ultrasessantaquattrenni che navigano in Internet rispetto ad una media della popolazione del 18%. (Tabella 3).
| Uomini (%) | Donne (%) | Totale (%) | |
|---|---|---|---|
| < 11 anni | 2,2 | 1,6 | 1,9 |
| 11-14 anni | 17,4 | 15,2 | 16,4 |
| 15-17 anni | 35,5 | 32,8 | 34,1 |
| 18-24 anni | 35,4 | 31,1 | 33,4 |
| 25-34 anni | 39,0 | 25,7 | 32,0 |
| 35-44 anni | 35,1 | 17,5 | 26,1 |
| 45-54 anni | 20,7 | 8,1 | 14,4 |
| 55-64 anni | 12,1 | 4,2 | 8,3 |
| > 64 anni | 3,7 | 1,1 | 2,4 |
| Media | 22,5 | 13,8 | 18,1 |
Questi risultati sono simili a quelli raggiunti da un'altra indagine
dell'Istituto per la Ricerca sulla Popolazione (Irp) del CNR, condotta nel
2001 su circa 4300 anziani(14). Da
questa analisi emerge una concreta difficoltà per la popolazione anziana a
stare al passo con l'evoluzione tecnologica e questa difficoltà è più
marcata per le nuove tecnologie dell'informazione. Se, infatti, per i
tradizionali elettrodomestici la ricerca non evidenzia sostanziali differenze
di penetrazione tra popolazione adulta ed anziana, per ciò che riguarda PC,
Internet e cellulari i dati dell'indagine Irp Cnr sono sostanzialmente simili
a quelli del rapporto e-Family, febbraio 2003.
Questi dati pongono una serie di quesiti sui motivi all'origine di un tale
divario.
Gli anziani spesso hanno gli stessi problemi di accessibilità ad Internet di
alcune categorie di disabili. La senilità e le malattie, che diventano più
frequenti e che lasciano segni evidenti, minano molte delle abilità
acquisite. Le difficoltà, però, non sono solo queste. Ci sono barriere
costituite dai costi, che mettono in evidenza la presenza di aree di disagio
economico tra gli anziani, specie tra le donne. Ma soprattutto ci sono
barriere legate all'alfabetizzazione dei mezzi informatici e dei nuovi
strumenti di comunicazione ed informazione che riguardano anche problemi
psicologici e attitudinali, barriere queste ultime molto difficili da
abbattere. Tutti questi ostacoli spiegano le forti differenze descritte dai
dati citati ma non pregiudicano la possibilità di migliorare anche
velocemente la situazione con interventi e politiche adeguate, che si rendono
urgenti se si pensa che la popolazione italiana sta invecchiando rapidamente.
Annotazioni.
7 L'Italia dell'e-Family 2002, Rapporto
annuale 2002 a cura della Federcomin-Anie in collaborazione con Niche
Consulting;
Osservatorio Banda larga - Indagine sulle famiglie italiane,
Primo Rapporto, Febbraio 2003, curato da Between.
12 L'Italia dell'e-Family 2002, Rapporto annuale, a cura della Federcomin-Anie in collaborazione con Niche Consulting, 2003.
13 In percentuale sulle persone.
14 Anziani 2001-2002, Quarto rapporto sulla condizione della persona anziana a cura della Federazione Nazionale Pensionati (Fnp) CISL.
I siti web vengono di solito realizzati da giovani designer, che spesso
danno per scontato che tutti gli utenti abbiano una visione perfetta, un pieno
controllo dei movimenti e una perfetta conoscenza di Internet. Queste
assunzioni, sono per lo più sbagliate, soprattutto quando gli utenti sono
anziani. Le funzioni fisiche che sono maggiormente limitate dall'avanzare
dell'età sono, infatti, la vista, la precisione dei movimenti e la memoria.
Inoltre molti anziani hanno lasciato il mondo del lavoro senza aver mai usato
o avendo usato poco il computer ed Internet perciò non ne hanno
interiorizzato a sufficienza il funzionamento. Secondo un recente studio
realizzato negli USA su un focus group composto dallo stesso numero di
cittadini di 65 anni e oltre(15) e
di cittadini di età compresa tra i 21 e i 55 anni a cui venivano assegnati
alcuni specifici compiti da svolgere in Rete, gli anziani tendono a commettere
più errori e impiegano più tempo.
In particolare gli anziani hanno una percentuale di successo nel completamento
di quanto loro assegnato del 52,9% rispetto al 78,2% dell'altro gruppo di età.
Anche il tempo è un fattore discriminante: il gruppo anziani impiega in media
12 minuti e 33 secondi contro i 7 minuti e 14 secondi necessari all'altro
gruppo per fare la stessa operazione. Per quanto riguarda gli errori, infine,
gli anziani ne fanno 4,6 errori per ogni compito assegnato rispetto a 0,6
errori dell'altro gruppo.
È chiaro che navigare o effettuare certe operazioni in rete è molto più
difficile per gli anziani poiché Internet non è stato concepito tenendo
presente che alcune categorie di persone sono cresciute senza il computer come
la maggior parte degli utenti di 30 anni o più giovani. Internet per loro non
è dunque facilmente utilizzabile. Questa capacità di utilizzo è definita
tecnicamente come usabilità, secondo ISO 9241, ovvero "l'efficacia,
l'efficienza e la soddisfazione con cui utenti specifici raggiungono specifici
obiettivi in una situazione particolare"(16).
Il software usabile è un software che può essere utilizzato da tutti per
scrivere messaggi di posta elettronica, giocare, navigare.
Per rendere un sito più usabile, secondo gli esperti, basterebbe seguire le
stesse regole che rendono accessibile un sito per i disabili come indicato
dalle direttive WAI (vedi sopra)(17).
I due aspetti dunque sono strettamente legati: un sito accessibile è spesso
anche usabile.
Annotazioni.
15 Web Usability for Senior Citizens: 46 Design Guidelines Based on Usability Studies with People Age 65 and Older, Nielsen Norman Group 2002. Cfr. www.nngroup.com/reports/seniors
16 "The effectiveness, efficiency, and satisfaction with which specified users achieve specified goals in particular environments", vedi Alan Dix, Janet Finlay, Gregory Abowd, Russell Beale. Human Computer Interaction. Prentice Hall Europe 1998, p. 192. Cfr. www.hcibook.com/hcibook/
17 Per la misurazione dei criteri di usabilità.
Vedi The Human-Computer Interaction Space.
Cfr. www.tau-Web.de/hci/space/i8.html
La criticità del contesto che emerge dalle indagini non deve però
lasciare spazio al pessimismo. Esistono, infatti, diverse esperienze positive
anche in Italia che dimostrano una forte sensibilità da parte degli anziani
verso le nuove tecnologie quando vengono create le condizioni adeguate.
Un'esperienza tra le tante che meritano una citazione è sponsorizzata da
Microsoft a Milano dove è stato implementato un "Internet Saloon",
dedicato agli anziani, che è anche centro di formazione. L'iniziativa,
descritta anche nel capitolo 4, ha già coinvolto dalla sua nascita migliaia
di anziani ed il successo è stato così elevato che il centro è saturo per
tutto il 2003 e Microsoft ha deciso di replicare l'iniziativa in altre città
italiane. Analogo successo ha ottenuto un'iniziativa simile sviluppata a Roma,
a supporto della diffusione del sito www.interage.it, portale della terza età
patrocinato dalla Fnp Cisl. Nella capitale nel 2001 è stato aperto un centro
di navigazione assistita, "cambusa", dedicato agli anziani, in cui
gli "allievi" imparano l'uso del computer e soprattutto di Internet
aiutati da giovani tutor.
Questi esempi dimostrano che sono proprio le tecnologie a consentire la
sovversione delle regole che consideravano l'anziano come l'anello debole
della società, un soggetto improduttivo e soprattutto lontano dalla comune
necessità di conoscenza e informazione.
Il cosiddetto "divario digitale" definisce la presenza di una sostanziale disparità all'interno della nostra società tra chi ha e chi non ha accesso all'informazione. Il danno risultante da questa ineguaglianza è grande sia per quanti sono vittime di questa esclusione, sia per la società nella sua interezza. Aldilà di problemi più ampi quali il bisogno economico, l'istruzione e la difficoltà di reperire gli strumenti adatti, un problema fondamentale è che non esiste abbastanza consapevolezza, forse all'interno delle stesse categorie deboli, che molta dell'informazione che per il resto della popolazione è scontata, non è messa a disposizione e disseminata in maniera accessibile o usabile da chi è affetto da disabilità fisica, sensoriale, cognitiva o è solo anziano. Sebbene le tecnologie dell'informazione abbiano creato nuove e straordinarie opportunità per molti, hanno eretto nuove barriere di accesso per altri. Queste limitazioni sono spesso inutili poiché nella maggior parte dei casi la tecnologia ha in sé la risposta e può essere adattata con un minimo sforzo dell'industria, del commercio e della Pubblica Amministrazione.
I dati riassunti nel capitolo forniscono la fotografia di una fetta della popolazione italiana molto consistente, eterogenea, articolata ed in crescita ma al di là delle statistiche ogni singolo individuo ha esigenze specifiche. La disabilità e la vecchiaia generano bisogni ed esigenze molto diverse, a questi individui la tecnologia offre la possibilità di usare il computer e di accedere a Internet grazie a personalizzazioni e ausili diversi.
Non è semplice stabilire quanti siano i disabili in Italia. Il problema è
legato a diversi fattori. Innanzi tutto quello di "disabilità" è
un concetto non universale. Molto spesso la sua definizione è legata al
ricercatore o al tipo di ricerca che si sta effettuando. In molti casi,
inoltre, si usano in maniera imprecisa, o si confondono tra di loro, i termini
"invalido", "handicappato", "disabile" o
"inabile".
In questo testo si è deciso di seguire le indicazioni adottate dall'ISTAT che
a sua volta, fa esplicito riferimento alle definizioni di
"menomazione", "disabilità" ed "handicap"
illustrate dall'Organizzazione Mondiale della Sanità.
Il termine "disabilità", per esempio, si riferisce alla capacità
della persona di espletare autonomamente (anche se con ausili) le attività
fondamentali della vita quotidiana e si riconduce alla legge 104 del 1992. Il
termine "invalidità", invece, rimanda al diritto di percepire un
beneficio economico in conseguenza di un danno biologico indipendentemente
dalla valutazione complessiva di autosufficienza, e fa riferimento alla legge
118 del 1971.
Ma, per fare chiarezza sui termini che saranno adottati, è utile esaminare i
due documenti stilati dall'OMS.
Le specifiche dell'OMS
L'ISTAT adotta la definizione di disabilità proposta dall'Organizzazione
Mondiale della Sanità nella "Classificazione Internazionale delle
Menomazioni, Disabilità e Handicap" (1980)(18).
Il punto focale di questa classificazione è la sequenza di definizioni che
porta dalla menomazione all'handicap: la menomazione è il danno
biologico che una persona riporta a seguito di una malattia (congenita o meno)
o di un incidente; la disabilità è l'incapacità di svolgere le
normali attività della vita quotidiana a seguito della menomazione; l'handicap
è lo svantaggio sociale che deriva dall'avere una disabilità. Così, ad
esempio, una persona su sedia a rotelle è sicuramente disabile, ma potrebbe
potenzialmente non essere handicappata se venissero eliminate tutte le
barriere architettoniche, cosicché non le verrebbe precluso l'accesso a
nessun settore della vita sociale. È evidente che, in tale accezione, si può
contare il numero di disabili, ma non di handicappati; la condizione di
handicap è prettamente soggettiva e dipende dalle aspettative di vita e dalle
esigenze della persona disabile.
Il primo documento dell'OMS (ICIDH)
Nel 1980 l'Organizzazione Mondiale della Sanità pubblicò un primo documento
dal titolo International Classification of Impairments, Disabilities and
Handicaps (ICIDH). Nel testo veniva fatta l'importante distinzione fra
"menomazione" (impairment), intesa come
"perdita o anormalità a carico di una struttura o di una funzione
psicologica, fisiologica o anatomica", e gli altri due termini. Questi
venivano rispettivamente definiti: "disabilità" (disability)
come "qualsiasi limitazione o perdita (conseguente a menomazione) della
capacità di compiere un'attività nel modo o nell'ampiezza considerati
normali per un essere umano " e "handicap" come la
"condizione di svantaggio conseguente a una menomazione o a una disabilità
che in un certo soggetto limita o impedisce l'adempimento del ruolo normale
per tale soggetto in relazione all'età, al sesso e ai fattori
socioculturali". La lista dei principali raggruppamenti nella definizione
di ciascuno dei tre termini, riportata di seguito, può meglio aiutare a
capire la distinzione.
Menomazioni:
menomazioni della capacità intellettiva;
altre menomazioni psicologiche;
menomazioni del linguaggio e della parola;
menomazioni auricolari;
menomazioni oculari;
menomazioni viscerali;
menomazioni scheletriche;
menomazioni deturpanti;
menomazioni generalizzate, sensoriali e di altro tipo.
Disabilità:
disabilità nel comportamento;
disabilità nella comunicazione;
disabilità nella cura della propria persona;
disabilità locomotorie;
disabilità dovute all'assetto corporeo;
disabilità nella destrezza;
disabilità circostanziali;
disabilità in particolari attività;
altre restrizioni all'attività.
Handicap:
handicap nell'orientamento;
handicap nell'indipendenza fisica;
handicap nella mobilità;
handicap occupazionali;
handicap nell'integrazione sociale;
handicap nell'autosufficienza economica;
altri handicap.
Volendo fare un esempio, in base alla definizioni che sono state
specificate sopra, un non vedente è una persona che soffre di una menomazione
oculare che gli procura disabilità nella comunicazione e nella locomozione e
comporta handicap, ad esempio, nella mobilità e nella occupazione. Questo
esempio è utile per capire come un unico tipo di menomazione può dar luogo a
più tipi di disabilità e implicare diversi handicap.
Analogamente un certo tipo di handicap può essere collegato a diverse
disabilità che a loro volta possono derivare da più tipi di menomazione.
Mentre per un individuo la menomazione ha carattere permanente, la disabilità
dipende dalla attività che egli deve esercitare e l'handicap esprime lo
svantaggio che ha nei riguardi di altri individui (i cosiddetti normodotati).
Un paraplegico avrà certamente un handicap quando si tratti di giocare al
calcio, ma potrebbe non averne nessuno nell'uso di un personal computer.
Il nuovo documento dell'OMS (ICF)
L'aspetto significativo del primo documento pubblicato dall'Organizzazione
Mondiale della Sanità è stato quello di associare lo stato di un individuo
non solo a funzioni e strutture del corpo umano, ma anche ad attività a
livello individuale o di partecipazione nella vita sociale.
Il secondo documento ha per titolo International Classification of
Functioning, Disability and Health (ICF) (19).
Il titolo è indicativo di un cambiamento sostanziale poiché sottolinea
un'unificazione nelle forme di descrizione dello stato di una persona. Non ci
si riferisce più a un disturbo, strutturale o funzionale, senza prima
rapportarlo a uno stato considerato di "salute".
Come si può vedere dalle tabelle di seguito riportate (non è ancora
disponibile la traduzione ufficiale in italiano del documento dell'OMS) il
nuovo documento sostituisce i vecchi "impairment", "disability"
e "handicap", che indicano una mancanza per raggiungere il pieno
"funzionamento", con una differente terminologia.
Funzioni corporee:
funzioni mentali;
funzioni sensoriali e dolore;
funzioni della voce e dell'eloquio ;
funzioni del sistema cardiovascolare, ematologico, immunologico e
respiratorio;
funzioni del sistema digestivo, metabolico ed endocrino;
funzioni genitourinarie e riproduttive;
funzioni neuromuscoloscheletriche e collegate al movimento;
funzioni cutanee e delle strutture associate.
Strutture corporee:
strutture del sistema nervoso;
occhio, orecchio e strutture collegate;
strutture collegate alla voce e all'eloquio;
strutture dei sistemi cardiovascolare, immunologico e respiratorio;
strutture collegate al sistema digestivo, metabolico ed endocrino;
strutture collegate al sistema genito-urinario e riproduttivo;
strutture collegate al movimento;
cute e strutture collegate.
Attività e partecipazione:
apprendimento e applicazione della conoscenza;
compiti e richieste di carattere generale;
comunicazione;
mobilità;
cura della propria persona;
vita domestica;
interazioni e relazioni interpersonali;
principali aree della vita;
vita di comunità, sociale e civica.
Fattori ambientali:
prodotti e tecnologia;Le "funzioni corporee" sono le funzioni fisiologiche dei
sistemi corporei, incluse le funzioni psicologiche. Le "strutture
corporee" sono parti anatomiche del corpo come organi, arti e loro
componenti. "Attività " è l'esecuzione di un compito o di
un'azione da parte di un individuo. "Partecipazione" è il
coinvolgimento di un individuo in una situazione di vita. I "fattori
ambientali" sono caratteristiche - del mondo fisico, sociale e
degli atteggiamenti -, che possono avere impatto sulle prestazioni di un
individuo in un determinato contesto. La classificazione sopra riportata si
ferma ai primi livelli, ma nel documento OMS si arriva a livelli superiori di
dettaglio, estendendo le classificazioni di cui sopra in ulteriori
sottoclassificazioni. Ad ogni livello di classificazione è associata una
sigla.
Così, ad esempio, la classificazione "b11420"
viene inserita nella seguente gerarchia di livelli:
Strutture corporee;
b1 Funzioni mentali;
b11 Funzioni mentali globali;
b114 Funzioni dell'orientamento;
b1142 Orientamento alla persona;
b11420 Orientamento a se stessi.
Ad essa è associata la definizione "funzioni mentali", che
producono la consapevolezza della propria identità. Il documento ICF copre
tutti gli aspetti della salute umana, raggruppandoli nel dominio della salute
(health domain, che comprende il vedere, udire, camminare, imparare e
ricordare) e in quelli "collegati" alla salute (health-related
domains, che includono mobilità, istruzione, partecipazione alla vita
sociale e simili).
È importante sgombrare subito il campo da un equivoco: ICF non riguarda solo
le persone con disabilità, ma riguarda tutte le persone; ICF ha dunque un uso
e un valore universale. Rispetto a ciascuna delle centinaia di voci
classificate, a ciascun individuo può essere associato uno o più
qualificatori che descrivono il suo "funzionamento".
Per le funzioni e strutture del corpo il qualificatore può assumere i valori:
| 0-4% | 0 | Nessuna menomazione |
|---|---|---|
| 5-24% | 1 | Lieve menomazione |
| 25-49% | 2 | Moderata menomazione |
| 50-95% | 3 | Grave menomazione |
| 96-100% | 4 | Totale menomazione |
Analoghi qualificatori esistono per le attività, per le quali si parla di restrizioni, e per la partecipazione, per la quale si possono avere limitazioni. Infine sui fattori ambientali si hanno delle barriere. La classificazione "positiva", che parte dal funzionamento per dire se e quanto ciascuno se ne discosta, ha il vantaggio rispetto alla classificazione ICIDH di non aver l'obbligo di dover specificare le cause di una menomazione o disabilità, ma solo di indicarne gli effetti. È da notare poi il fatto che il termine "handicap" è stato abbandonato e che il termine disabilità è stato esteso fino a ricoprire sia la restrizione di attività che la limitazione di partecipazione.
Annotazioni.
18 Cfr. www.asphi.it/DisabilitaOggi/DefinizioniOMS.htm
19 Cfr. www.asphi.it/DisabilitaOggi/DefinizioniOMS.htm
Nel tentativo di redigere una statistica attendibile sul numero dei
disabili ci sono due sostanziali difficoltà. La prima deriva dal tipo di
disabilità che viene presa in considerazione. È molto più difficile
rilevare le disabilità mentali rispetto a quelle fisiche. Innanzi tutto perché
ci sono maggiori difficoltà nell'individuare gli strumenti statistici idonei
a rilevare questo specifico tipo di problema. In secondo luogo per ragioni di
tipo "culturale". Ci sono ostinate resistenze e forti pregiudizi che
spingono le persone direttamente interessate, o chi si occupa di loro (i
familiari in primo luogo), a non entrare in contatto con i servizi pubblici
che lavorano su queste problematiche.
In molti casi si sceglie volutamente di non rispondere in modo appropriato
alle domande presenti in ricerche e indagini.
Una seconda difficoltà deriva poi da alcune categorie "speciali" di
disabili, come i bambini o gli ospiti di strutture residenziali, per i quali
è arduo - anche se per motivi differenti - stilare una sorta di censimento
attendibile.
Per i bambini va introdotta una precisazione. Lo strumento di rilevazione
della disabilità utilizzato dall'ISTAT nell'indagine su "Condizioni di
salute e ricorso ai servizi sanitari"(20)
consente di rilevare informazioni su soggetti che abbiano almeno sei anni di
età. La fonte istituzionale del numero di certificazioni scolastiche non
risolve il problema sia perché non sono compresi i bambini in età
prescolare, sia perché non vi è obbligo di iscrizione alla scuola materna,
per cui il numero reale di bambini disabili certificati dai tre ai cinque anni
è sicuramente sottostimato.
Sul numero dei disabili che sono ospitati in presìdi socio-assistenziali non
ci sono invece indagini che possano essere considerate precise, né tanto meno
attendibili o vicine alla realtà.
I dati
La principale fonte di dati utilizzata per stimare il numero di disabili
presenti in Italia è l'indagine ISTAT sulle condizioni di salute e il ricorso
ai servizi sanitari. Da quanto risulta in questo documento, i disabili sono
circa 2.615.000, pari quasi al 5% della popolazione di sei anni e più che
vive in famiglia (Tabella 1)(21).
| Anni | 6 - 14 | 15 - 24 | 25 - 44 | 45 - 64 | 65 - 74 | > 74 | Totale |
|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Maschi | 40 | 27 | 81 | 153 | 204 | 389 | 894 |
| Femmine | 40 | 32 | 82 | 209 | 323 | 1.035 | 1.721 |
| Maschi e Femmine | 80 | 59 | 163 | 362 | 527 | 1.424 | 2.615 |
Nell'indagine sulla salute, come anticipavamo sopra, non sono compresi i
bambini fino a cinque anni, poiché il tipo di quesiti utilizzati non è
adatto per queste età (22).
Bisogna però tener conto che nella scuola elementare la percentuale di
certificazioni scolastiche è stata pari all'1,86% nel 2000, mentre le
certificazioni presso la scuola materna hanno riguardato lo 0,88% dei bambini
iscritti. Non essendoci obbligo di frequenza della scuola materna, si può
ipotizzare che lo 0,88% sia sicuramente una sottostima del reale numero di
disabili. Studi specifici (23)
portano a una stima di prevalenza alla nascita di disabilità pari all'1%. Ci
si può ragionevolmente aspettare che questo valore aumenti all'aumentare
dell'età, poiché alla nascita molte disabilità non sono diagnosticabili. Se
si ipotizza un trend lineare nell'aumento della prevalenza di disabilità da
zero a sei anni, e si considera come punto di partenza la prevalenza alla
nascita dell'1% e di arrivo la prevalenza a sei anni dell'1,86%,
complessivamente si stima un numero di bambini disabili fra zero e cinque anni
pari a circa 43.600.
Per quanto riguarda la stima dei disabili che vivono in residenze, e non in
famiglia, si può parlare di 165.538 persone disabili o anziani non
autosufficienti ospiti nei presidi socio-assistenziali (Tabella 2)(24).
| Disabili | Anziani non autosufficienti |
Totale | |||
|---|---|---|---|---|---|
| Anni | < 18 | 18 - 64 | Totale | ||
| Maschi | 1.316 | 11.163 | 12.479 | 32.082 | 44.561 |
| Femmine | 900 | 11.270 | 12.170 | 108.807 | 120.977 |
| Maschi e Femmine | 2.217 | 22.433 | 24.650 | 140.889 | 165.539 |
Considerando quindi i disabili in famiglia e i disabili nei presidi si
giunge ad una stima complessiva di poco più di 2 milioni 800 mila disabili.
È bene chiarire che si tratta di stime, che presumibilmente distorcono verso
il basso il reale numero di disabili in Italia. Poiché infatti i disabili in
famiglia vengono rilevati tramite indagine campionaria col metodo
dell'intervista (direttamente al disabile o a un suo familiare), non si può
escludere che vi sia una sottostima, dipendente dal tipo di disabilità,
dovuta alla mancata dichiarazione della presenza di persone disabili in
famiglia.
Passiamo ora ad un'analisi più dettagliata dei risultati dell'indagine sulle
condizioni di salute con riferimento ai disabili di sei anni e più che vivono
in famiglia.
La presenza di disabilità è correlata all'età: tra le persone di 65 anni o
più la quota di popolazione con disabilità è del 19,3%, e raggiunge il
47,7% (38,7% per gli uomini e 52% per le donne) tra le persone di 80 anni e più.
I tassi di disabilità evidenziano una differenza di genere a svantaggio di
quello femminile: le donne rappresentano, infatti, il 66% delle persone
disabili e gli uomini solo il 34%, e, in rapporto al totale della popolazione,
le donne hanno un tasso di disabilità del 6,2% mentre gli uomini del 3,4%.
Anche la differenza di genere è correlata alle età più anziane: più del
79% delle donne disabili, infatti, ha 65 anni o più, mentre tra gli uomini
tale percentuale scende al 66%. Questo fenomeno è determinato in buona parte
dall'evoluzione demografica, che ha causato un forte invecchiamento della
popolazione, caratterizzato da una crescita della speranza di vita alla
nascita per tutta la popolazione, ma in misura maggiore per le donne
Nell'analisi della distribuzione territoriale emerge un differenziale tra
l'Italia settentrionale e quella meridionale ed insulare. In particolare si
osserva un tasso di disabilità del 6% nell'Italia insulare e del 5,2%
nell'Italia meridionale, mentre questo tasso scende al 4,4% nell'Italia
nord-orientale e al 4,3% nell'Italia nord-occidentale.
Nell'Italia centrale si ha un tasso di disabilità del 4,8%. La stessa
distribuzione geografica si osserva per gli uomini e per le donne.
Tipologie di disabilità
Dall'indagine sulle condizioni di salute è possibile identificare quattro
tipologie di disabilità:
confinamento individuale (costrizione a letto, su una sedia a rotelle o in
casa);
disabilità nelle funzioni (difficoltà nel vestirsi, nel lavarsi, nel fare il
bagno, nel mangiare);
disabilità nel movimento (difficoltà nel camminare, nel salire le scale, nel
chinarsi, nel coricarsi, nel sedersi);
disabilità sensoriali (difficoltà nel sentire, vedere o parlare).
Considerando i diversi livelli di disabilità, quello più grave è
rappresentato dal confinamento, che implica la costrizione permanente in un
letto o su una sedia con livelli di autonomia nel movimento pressoché nulli,
nonché il confinamento in casa per impedimento fisico o psichico.
Risulta confinato il 2,1% della popolazione di sei anni e più, e tra le
persone di ottanta anni e più la quota raggiunge circa il 25% (19% maschi e
28% femmine).
In merito alle altre tipologie di disabilità, si rileva che il 2,2% delle
persone di sei anni e più presenta disabilità nel movimento, con quote
significative dopo i 75 anni: nella fascia d'età 75-79 anni la quota arriva
al 9,9% e nelle persone di 80 anni e più il tasso raggiunge il 22,5% (con uno
scarto di circa sette punti percentuali tra maschi e femmine, a svantaggio di
queste ultime: 17,6% per i maschi, contro 24,8% per le femmine).
Circa il 3% della popolazione di sei anni e più presenta invece difficoltà
nello svolgimento delle attività quotidiane, cioè ha difficoltà ad
espletare le principali attività di cura della propria persona (quali
vestirsi o spogliarsi, lavarsi, tagliare e mangiare il cibo, ecc.).
Tra i 75 ed i 79 anni, sono circa il 12% le persone che presentano tale tipo
di limitazione e che quindi necessitano dell'aiuto di qualcuno per far fronte
a queste elementari esigenze; tra gli ultraottantenni, circa una persona su
tre ha difficoltà a svolgere autonomamente le fondamentali attività
quotidiane.
Le difficoltà nella sfera della comunicazione, quali l'incapacità di vedere,
sentire o parlare, coinvolgono circa l'1% della popolazione di sei anni e più.
Al fine di conoscere il numero dei ciechi e dei sordi, è possibile analizzare
anche i dati relativi alle invalidità permanenti rilevate sempre con
l'indagine sulle condizioni di salute, dalla quale risultano circa 352 mila
ciechi totali o parziali, 877 mila persone con problemi dell'udito più o meno
gravi e 92 mila sordi prelinguali (sordomuti).
Ben il 33% dei disabili è portatore di almeno due disabilità
contemporaneamente fra disabilità nelle funzioni, disabilità nel movimento e
disabilità sensoriali. Di questi il 33% è rappresentato dal sesso maschile e
il restante 67% da quello femminile. Questa differenza è ancora spiegata in
gran parte dalla diversa distribuzione della popolazione maschile e femminile
per età: più dell'80% delle persone con più tipologie di disabilità ha
un'età superiore ai 75 anni.
Una seconda situazione da segnalare per la sua gravità riguarda le persone
confinate in casa che non sono in grado di utilizzare il telefono, di gestire
i propri soldi o di assumere in modo autonomo le proprie medicine. Sono circa
180 mila gli individui in questa condizione, il 70% dei quali sono donne e il
77% ultrasessantacinquenni.
| 6 - 14 | 15 - 44 | 45 - 64 | 65 - 74 | 75 - 79 | > 79 | Totale | N. disabili (migliaia * ) |
|
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Disabili | 14,9 | 8,7 | 21,7 | 78,9 | 143,8 | 386,6 | 34,1 | 894 |
| Confinamento individuale |
2,7 | 3,2 | 7,4 | 24,1 | 60,6 | 191,0 | 13,1 | 344 |
| Difficoltà nelle funzioni |
11,7 | 4,5 | 9,7 | 38,9 | 87,4 | 270,7 | 19,7 | 516 |
| Difficoltà nel movimento |
1,3 | 2,5 | 9,8 | 39,4 | 65,5 | 176,1 | 14,6 | 383 |
| difficoltà vista, udito, parola |
2,4 | 2,7 | 6,6 | 18,5 | 34,6 | 117,8 | 9,4 | 245 |
| N. disabili (migliaia) |
40 | 108 | 153 | 204 | 129 | 260 | 894 |
| 6 - 14 | 15 - 44 | 45 - 64 | 65 - 74 | 75 - 79 | > 79 | Totale | N. disabili (migliaia * ) |
|
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Disabili | 16,3 | 9,4 | 28,6 | 101,6 | 229,9 | 520,2 | 61,9 | 1.721 |
| Confinamento individuale |
4,3 | 4,9 | 11,8 | 40,7 | 101,0 | 278,0 | 29,1 | 809 |
| Difficoltà nelle funzioni |
9,8 | 4,0 | 10,3 | 50,0 | 138,1 | 391,9 | 37,3 | 1.039 |
| Difficoltà nel movimento |
2,2 | 2,5 | 14,1 | 54,2 | 120,6 | 248,6 | 29,5 | 821 |
| difficoltà vista, udito, parola |
2,3 | 2,5 | 4,9 | 14,5 | 35,9 | 134,3 | 12,8 | 355 |
| N. disabili (migliaia) |
40 | 114 | 209 | 32,3 | 313 | 722 | 1.721 |
| 6 - 14 | 15 - 44 | 45 - 64 | 65 - 74 | 75 - 79 | > 79 | Totale | N. disabili (migliaia * ) |
|
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Disabili | 15,6 | 9,1 | 25,3 | 91,4 | 195,7 | 476,7 | 48,5 | 2.615 |
| Confinamento individuale |
4,5 | 4,1 | 9,6 | 33,3 | 84,9 | 249,7 | 21,4 | 1.153 |
| Difficoltà nelle funzioni |
10,8 | 4,3 | 10,0 | 45,0 | 118,0 | 352,4 | 28,8 | 1.555 |
| Difficoltà nel movimento |
1,7 | 2,6 | 12,0 | 47,5 | 98,8 | 225,0 | 22,3 | 1.204 |
| difficoltà vista, udito, parola |
2,4 | 2,7 | 5,7 | 16,3 | 35,4 | 128,9 | 11,1 | 600 |
| N. disabili (migliaia) |
80 | 222 | 362 | 527 | 442 | 982 | 2.615 |
* La somma dei disabili secondo il tipo di disabilità può essere superiore al numero complessivo di disabili, perché una stessa persona può essere portatrice di più disabilità contemporaneamente
L'istruzione
Nel corso del tempo il livello di istruzione dei disabili si è notevolmente
elevato: confrontando le persone di età compresa tra i 15 e i 44 anni con
quelle di età compresa tra i 45 e i 64 anni, si nota un notevole aumento,
nella prima categoria, di coloro che hanno un titolo di studio elevato.
Infatti il 38% dei disabili di età compresa tra i 15 e i 44 anni possiede un
diploma o una laurea, rispetto al 14% dei disabili di età compresa tra i 45 e
i 64 anni.
L'incremento dei livelli d'istruzione si è verificato anche fra i non
disabili, ma fra i disabili il recupero è stato molto più rapido e ha
riguardato in misura maggiore le donne, che hanno così compensato lo
svantaggio che avevano in passato rispetto agli uomini.
Tuttavia, permane una percentuale considerevole di persone disabili, anche
giovani, senza alcun titolo di studio: è in questa condizione circa il 15%
dei disabili di età compresa tra i 15 e i 44 anni, mentre fra i non disabili
tale percentuale è praticamente nulla.
Il lavoro
Nonostante le innovazioni legislative in tema di inserimento lavorativo
(L.68/99) e le numerose iniziative attivate anche grazie a progetti e
finanziamenti europei, a tutt'oggi in Italia si rilevano livelli di
occupazione dei disabili ancora piuttosto bassi.
Il tasso di occupazione fra i disabili è pari, infatti, al 21%, meno della
metà di quello rilevato fra i non disabili. Occorre tuttavia considerare che
circa il 27% dei disabili in età lavorativa è del tutto inabile al lavoro.
Le donne disabili sono notevolmente svantaggiate rispetto agli uomini: le
prime hanno un tasso di occupazione dell'11% e i secondi del 29%; tale
svantaggio esiste anche fra i non disabili, sebbene l'entità delle differenze
fra maschi e femmine non sia così elevata.
La famiglia
Il 28% dei disabili vive solo, rispetto all'8% dei non disabili; anche in
questo caso è prevalente il numero delle persone anziane, nella maggior parte
dei casi si tratta di vedove. L'età media dei disabili soli è di 76 anni per
gli uomini e 80 per le donne.
Il 26% dei disabili fino a 44 anni è coniugato, contro il 47% dei non
disabili. Le differenze rispetto ai non disabili sono più rilevanti per gli
uomini (solo il 15% è coniugato) che non per le donne (il 38% è coniugato).
La condizione di disabilità fra i giovani comporta una loro permanenza nel
nucleo d'origine; si riscontra così che il 34% dei disabili di età compresa
tra i 25 e i 44 anni vive con i genitori (rispetto al 19% dei non disabili), e
che il 17% dei disabili della stessa età vive con un solo genitore (rispetto
al 6% dei non disabili). Questo implica verosimilmente una situazione di
maggiore necessità economica e, talvolta, di maggiore disagio: in effetti il
42% dei disabili ritiene scarse o insufficienti le proprie risorse economiche,
rispetto al 27% dei non disabili.
La famiglia rimane il perno fondamentale di riferimento per le persone
disabili: il 90% dichiara un buon livello di soddisfazione rispetto alle
relazioni familiari, percentuale simile a quella dei non disabili (per questi
ultimi la percentuale di soddisfazione per le relazioni familiari si attesta
sul 94%). Più bassa è invece la soddisfazione nei confronti delle relazioni
con gli amici: è soddisfatto il 68% dei disabili a fronte dell'86% dei non
disabili.
Vita sociale
La partecipazione sociale delle persone disabili costituisce la sfida più
grande e più difficile da affrontare, perché in essa si vengono a sommare
problematiche derivanti non solo dalla condizione di disabilità del soggetto,
ma soprattutto e principalmente dal contesto ambientale e culturale.
Le informazioni contenute nell'area in esame riguardano le attività sociali e
di partecipazione ad associazioni, partiti politici e attività religiose; il
ricorso ai servizi di pubblica utilità; la fruizione dei mezzi di
informazione; le attività del tempo libero; l'attività sportiva e i livelli
di soddisfazione delle relazioni con amici e familiari.
L'informazione
Circa il 18% dei disabili con un'età inferiore ai 44 anni legge i quotidiani
quasi tutti i giorni, a fronte del 20% dei non disabili della stessa fascia di
età. Circa il 67% dei disabili di età compresa tra i 18 e i 44 anni ascolta
la radio, ed il 92% segue programmi televisivi quasi tutti i giorni, a fronte
rispettivamente del 79% e del 97% dei non disabili. Il 38% dei disabili si
informa della politica italiana a fronte del 53% tra i non disabili.
Il tempo libero
Il 22% dei disabili di età inferiore ai 44 anni si è recato al cinema, al
teatro o a vedere spettacoli vari negli ultimi 12 mesi, a fronte del 31% dei
non disabili. Il 20% dei disabili legge libri. Rispetto al tempo libero le
opinioni dei disabili e dei non disabili si assestano su livelli simili: il
60% dei disabili dichiara di essere soddisfatto a fronte del 65% dei non
disabili.
L'attività sportiva
Il 26% dei disabili pratica un'attività sportiva ed il 60% di questi ha un'età
compresa tra i sei e i 44 anni. Il motivo prevalente della pratica sportiva
rimane fino ai 64 anni lo svago, soltanto dopo subentra lo scopo terapeutico
dell'attività. Il numero dei disabili iscritti alla Federazione Sport
Disabili è aumentato nel periodo 1989-1997 con lo stesso passo delle società
sportive, in media di circa 5,3 punti percentuali(26).
La qualità dei servizi offerti dalle società sportive è migliorata: in poco
meno di un decennio, infatti, si è passati da una media di sei operatori per
società sportiva nel 1989 ad una media di quattordici operatori nel 1997.
Accesso alle tecnologie dell'informazione
L'uso del PC ha visto negli ultimi anni una rapida diffusione e l'accesso ad
Internet è divenuto una pratica per milioni di italiani ma non per i
disabili. Non è semplice dire con precisione quanti siano i disabili che
accedono alle tecnologie dell'informazione come PC o Internet, non esistendo
statistiche ufficiali, ma la percezione è che questo numero sia molto basso.
In Italia sarebbero solo qualche migliaio(27).
L'ISTAT non fornisce dati ufficiali relativamente alla penetrazione delle
tecnologie dell'informazione, è significativo però il dato relativamente
alla televisione. Solo il 7% dei disabili dichiara di non utilizzare il
televisore contro il 2,5% della popolazione non disabile. Il dato dunque
segnala una forte domanda di strumenti informazione che supera le oggettive
barriere all'accesso a tali strumenti.
Come primo passo per analizzare il problema a livello nazionale sarebbe
auspicabile una ricerca che spieghi e quantifichi il fenomeno.
Annotazioni.
20 L'indagine si basa sulle cosiddette "Attività della Vita Quotidiana", ovvero su un insieme di quesiti relativi alla capacità della persona di espletare azioni quali lavarsi, vestirsi, mangiare da solo, ecc. Tale elenco di quesiti segue le direttive fornite dal Consiglio d'Europa e dall'Organizzazione Mondiale della Sanità.
21 ISTAT, Indagine sulle condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari, 1999-2000.
22 L'elenco di quesiti per la rilevazione della disabilità comprende le difficoltà nelle funzioni della vita quotidiana, che riguardano l' assenza di autonomia nello svolgimento delle essenziali attività quotidiane o di cura della persona, quali mettersi a letto o sedersi da soli, vestirsi da soli, lavarsi o farsi il bagno o la doccia da soli, mangiare da soli anche tagliando il cibo. È evidente che i bambini piccoli non sono autonomi in queste attività, ma non per questo sono disabili.
23 P. Facchin, A. Furlanetto, B. Buratto et al. (a cura di), Rapporto conclusivo sul progetto di ricerca dell'Istituto Superiore di Sanità, Prevenzione dei fattori della salute materno-infantile: valutazione della prevalenza di invalidità infantile di origine sia congenita che acquisita, Padova, 1999.
24 ISTAT-CISIS, Rilevazione sui presidi residenziali socio-assistenziali, 1999.
25 ISTAT, Indagine sulle condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari, 1999-2000.
26 CONI, 1989/1997.
27 Vedi Ridolfi, Pierluigi (a cura di). I disabili nella Società dell'Informazione, Milano, FrancoAngeli, 2002, in collaborazione con l'AIPA.
Secondo un'indagine ISTAT del gennaio 2001, gli anziani sono più di 10.555.900, sugli oltre 57.844.000 italiani. Prendendo in considerazione anche le altre fasce d'età, nella tabella 4 viene proposta una cartina della distribuzione geografica ed anagrafica degli italiani:
| Anni | 1999 | 2000 | 2001 | ||||||
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Classi d'Età |
0 - 14 | 15 - 64 | > 64 | 0 - 14 | 15 - 64 | > 64 | 0 - 14 | 15 - 64 | > 64 |
| Italia | 14,5 | 67,8 | 17,7 | 14,4 | 67,6 | 18,0 | 14,4 | 67,4 | 18,2 |
| Nord | 12,4 | 68,6 | 19,0 | 12,5 | 68,2 | 19,3 | 12,6 | 67,9 | 19,5 |
| Centro | 13,0 | 67,7 | 19,3 | 13,0 | 67,4 | 19,5 | 13,0 | 67,2 | 19,8 |
| Sud | 17,8 | 66,9 | 15,2 | 17,6 | 66,9 | 15,5 | 17,3 | 66,9 | 15,8 |
Vivere e lavorare in una società basata sulle tecnologie dell'informazione
è sempre più importante per i cittadini europei. Per i disabili e gli
anziani molte delle applicazioni e dei servizi offerti dalle tecnologie
dell'informazione e della comunicazione offrono straordinarie opportunità per
migliorare la loro indipendenza e la loro attiva partecipazione nella vita
sociale. Tuttavia non tutti i prodotti ed i servizi di utilità generale sono
attualmente accessibili ai disabili. È perciò imperativo assicurare che i
loro bisogni siano tenuti presenti secondo i principi dettati dalla cosiddetta
"e-accessibilità".
Con questa espressione (eAccessibility) l'Unione Europea identifica
l'accesso ai servizi da parte delle persone disabili utilizzando le tecnologie
della comunicazione e dell'informazione. Per l'UE, dunque, la e-accessibilità
indica le modalità per meglio integrare le persone disabili nella società e
nell'economia basate sulla conoscenza.
Il capitolo ripercorre le principali tappe dell'attività di indirizzo
politico della Commissione Europea che si articola su due temi chiave:
promuovere l'accessibilità delle nuove tecnologie dell'informazione,
facilitare la diffusione delle nuove tecnologie grazie anche ad un'opera di
sensibilizzazione, informazione ed educazione dell'opinione pubblica europea.
Il capitolo riassume brevemente anche il contesto normativo degli Stati Uniti
che si è sviluppato negli ultimi 13 anni a partire dai principi sanciti dall'American
with Disability Act (ADA).
L'Unione Europea ha, da sempre, evidenziato insieme ai vantaggi di una
società basata sulle tecnologie dell'informazione le barriere che lo sviluppo
informatico e di Internet possono creare per la crescita democratica
dell'intera popolazione e, in particolare, di alcuni gruppi con specifiche
esigenze.
Le misure adottate a livello europeo per migliorare la e-accessibilità vanno
ad agire su diversi aspetti: diritti umani, inclusione sociale, supporto alla
R&S e azioni di standardizzazione.
Dal punto di vista dei diritti umani, la e-accessibilità è una delle misure
e delle iniziative intraprese nei confronti dei disabili. Tra queste: la
Direttiva del Consiglio europeo 200/78/EC del 27 novembre 2000; la
designazione del 2003 come l'Anno delle persone disabili - Decisione del
Consiglio europeo 2001/903/EC 3 dicembre 2001; la Comunicazione "Verso
un'Europa senza barriere per i disabili" - COM (2000) 284 12/05/2000.
Per quanto riguarda l'inclusione sociale e in particolare in relazione all'ICT,
la Commissione ha introdotto il termine "e- inclusione" (eInclusion);
il documento di riferimento è "eInclusion - The Information Society's
Potential for Social Inclusion in Europe"(28).
Circa il supporto alla R&S, la e-accessibilità è oggetto di numerosi
programmi di ricerca: TIDE, Quarto, Quinto e Sesto Programma Quadro per la
Ricerca, programma tematico IST (Information Society Technologies),
in particolare Azione 1: "Sistemi e servizi per il cittadino " e,
nello specifico, l'area 1.2: "Individui con bisogni speciali, inclusi
disabili e anziani"(29).
La definizione di politiche specifiche per l'inclusione delle categorie più
deboli e svantaggiate si è dunque articolata in numerose azioni e in alcuni
piani di azione mirati. Di seguito si ripercorrono i passi più significativi.
eEurope 2002: una Società dell'Informazione per tutti
Il Piano di azione "eEurope 2002: una Società dell'Informazione
per tutti", lanciato in occasione del Consiglio europeo straordinario di
Lisbona(30) del 23-24 marzo 2000,
è stato ispirato dalla sempre più diffusa consapevolezza che l'applicazione
delle tecnologie digitali è divenuta il fattore chiave per la crescita e
l'occupazione(31).
Tra i principali obiettivi di "eEurope 2002" ricordiamo:
fare in modo che ciascun cittadino, ciascuna abitazione, scuola, impresa e
amministrazione entri nell'era digitale e disponga di un collegamento on-line;
creare in Europa una padronanza degli strumenti dell'era digitale, con il
sostegno di una cultura imprenditoriale pronta a finanziare e a sviluppare
nuove idee;
garantire che l'intero processo non crei emarginazione, ma rafforzi la fiducia
dei consumatori e potenzi la coesione sociale.
Per conseguire questi obiettivi, tra le dieci Azioni prioritarie,
realizzate grazie all'impegno congiunto della Commissione, degli Stati membri,
delle imprese e dei cittadini europei, viene definita la "eparticipation"
per i disabili: fare in modo che lo sviluppo della Società
dell'Informazione tenga interamente conto delle loro necessità .
Nell'Unione Europea ci sono 37 milioni di persone disabili e il numero dei
cittadini anziani è in continuo aumento. Per queste ragioni garantire il
massimo livello di accessibilità alle tecnologie dell'informazione e la
compatibilità di queste ultime con le tecnologie ausiliarie è un elemento
fondamentale della Società dell'Informazione così come concepita a livello
europeo. Questa e-partecipazione si realizza però solo attraverso le seguenti
modalità:
riesaminare la legislazione sulla Società dell'Informazione e le norme in
materia di accessibilità;
tenere conto delle esigenze dei disabili per quanto riguarda
l'approvvigionamento di prodotti e servizi di comunicazione e informazione;
rendere accessibili ai disabili la struttura e il contenuto di tutti i siti
web pubblici;
creare centri di eccellenza in ciascuno Stato membro, per sviluppare un corso
di studi europeo di "progettazione per tutti".
La Commissione ha inoltre invitato le Istituzioni europee e gli Stati
membri ad adottare gli orientamenti dell'iniziativa denominata Web
Accessibility Initiative (WAI), rendendo accessibili ai disabili la struttura
e il contenuto di tutti i siti Web pubblici(32).
Questi protocolli contengono direttive chiare in materia di accessibilità e
definiscono gli standard minimi che tutti i siti, soprattutto quelli della
Pubblica Amministrazione, dovrebbero rispettare per assicurare a tutti i
"navigatori" di poter ottenere le stesse informazioni. Per questa
ragione la Commissione Europea, e anche altre Istituzioni dell'Unione, sono
tornate diverse volte su questo aspetto, ribadendo l'invito al rispetto delle
direttive WAI. Si è infine ritenuto opportuno incoraggiare partenariati
pubblico/privati per garantire una diffusa accessibilità di Internet.
eEurope 2002: accessibilità e contenuto dei siti Internet
delle PA
Il 25 settembre 2001 la Commissione ha adottato una comunicazione intitolata
"eEurope 2002: accessibilità e contenuto dei siti Internet
delle Amministrazioni Pubbliche"(33).
Questo documento è presentato "conformemente al piano d'azione 'eEurope
2002', concepito per accelerare la transizione dell'Europa alla Società
dell'Informazione e ridurre le disparità tra gli Stati membri, nell'obiettivo
di creare una Società dell'Informazione per tutti i cittadini dell'Unione
Europea e le imprese (in particolare le PMI), affinché possano beneficiare
delle tecnologie dell'informazione e di Internet, contribuendo così alla
crescita economica, al miglioramento della qualità della vita ed alla
creazione di posti di lavoro.
La Commissione presenta in questa comunicazione raccomandazioni del W3C/WAI,
formulate con la collaborazione di industriali, di ricercatori, di pubblici
poteri e di organizzazioni che rappresentano i disabili, intese ad eliminare
gli ostacoli all'accesso e ad assicurarsi che le tecnologie e i sistemi di
informazione web del futuro non generino ulteriori nuove difficoltà per i
disabili. La Commissione propone di concepire in modo più accessibile i siti
web del settore pubblico degli Stati membri e delle istituzioni europee, e
prevede piani e meccanismi di attuazione nell'Unione Europea che comprendano
il seguito dei progressi realizzati negli Stati membri."
A seguito di questa comunicazione, nel marzo 2002, il Consiglio europeo ha
adottato una risoluzione(34)
relativa alla comunicazione "eEurope: accessibilità del
pubblico ai siti web e al loro contenuto", in cui viene sottolineata la
necessità di intensificare gli sforzi intesi ad accelerare l'accessibilità
della rete e dei suoi contenuti e di misurare i progressi. Il documento
incoraggia gli Stati membri a mettere in atto misure specifiche, corredate da
risorse sufficienti, per raggiungere l'obiettivo, sotteso al piano di azione eEurope
2002, di accessibilità dei siti web pubblici. Il Consiglio invita inoltre gli
Stati membri e la Commissione a partecipare attivamente all'anno europeo dei
disabili nel 2003, a migliorare l'accessibilità del Web, a favorire la
sensibilizzazione e la formazione e a mantenere un dialogo permanente con le
organizzazioni che rappresentano i disabili e le persone anziane.
Consiglio di Lussemburgo - 8 ottobre 2001
Un'altra tappa fondamentale nella definizione della
"e-partecipazione" è il Consiglio di Lussemburgo dell'8 ottobre
2001 (35) ; che invita gli Stati
membri a sfruttare il potenziale della società basata sulle tecnologie
dell'informazione a favore delle persone svantaggiate, agevolando contenuti e
servizi appropriati on- line, accessibili per gli utenti, compresi i disabili
e le persone con esigenze specifiche. Inoltre gli Stati sono invitati a
sopprimere gli ostacoli nella società basata sulle tecnologie
dell'informazione, sensibilizzando le persone timorose della tecnologia,
compresi gli anziani e i gruppi a rischio di esclusione digitale.
eEurope 2005: una Società dell'Informazione per tutti
Importante nel progresso della comunità europea verso l'informatizzazione è
il piano d'azione per il Consiglio europeo di Siviglia 21 e 22 giugno 2002(36),
"che mira a creare un contesto favorevole agli investimenti privati e
alla creazione di nuovi posti di lavoro, accrescere la produttività,
modernizzare i servizi pubblici e garantire a tutti i cittadini la possibilità
di partecipare alla Società dell'Informazione globale.
eEurope 2005 intende pertanto promuovere servizi, applicazioni e contenuti
sicuri basati su un'infrastruttura a banda larga ampiamente disponibile".
Nel documento c'è una sezione che interviene sul tema dell'accessibilità dei
siti per i disabili.
"Il miglioramento dell'accessibilità dei siti pubblici per le
persone disabili era uno degli obiettivi di eEurope 2002. Il Consiglio ha
adottato, nell'ottobre 2001, una risoluzione sulla e-partecipazione e, nel
marzo 2002, una seconda risoluzione in cui esorta gli Stati membri ad
accelerare l'attuazione dell'iniziativa per l'accessibilità del Web (Web
Accessibility Initiative - WAI)"(37).
eAccessibility for people with disabilities - Risoluzione del
Consiglio
Il Consiglio dell'Unione Europea ha pubblicato nel dicembre del 2002 la
Risoluzione "eAccessibility for people with disabilities"(38),
che, partendo dai principali documenti del Parlamento, del Consiglio e della
Commissione europea, invita gli Stati membri e la Commissione stessa a
continuare nella loro azione volta all'abbattimento delle barriere d'accesso
alla società basata sulle tecnologie dell'informazione per le categorie
deboli. La risoluzione raccomanda:
la promozione di campagne di informazione, di programmi e progetti
tecnologici;
l'adozione delle linee guida WAI, soprattutto nei siti web della pubblica
amministrazione.
Il Consiglio ha inoltre proposto alcune misure interessanti, come quella di
attribuire un contrassegno di "eAccessibility" a quei prodotti e a
quei servizi che rispettano gli standard di accessibilità e di utilizzare
l'acquisto e la fornitura di beni e servizi da parte della Pubblica
amministrazione come strumento di pressione sui fornitori perché offrano
merci e servizi più accessibili. È importante sottolineare che
l'acquisizione di beni e servizi (public procurement) rappresenta un
mezzo estremamente importante per assicurare la e-accessibilità. Considerato
che la spesa pubblica in Europa ammonta a 1.300 miliardi di euro (più del 15%
del PIL dell'Unione Europea)(39),
la Pubblica Amministrazione locale e centrale potrebbe di fatto rappresentare
uno dei maggiori fattori di spinta nella promozione del design accessibile.
La risoluzione invita anche a migliorare l'idoneità al lavoro delle persone
con disabilità con appositi programmi professionali, che sfruttino a pieno le
potenzialità dell'informatica.
Il 12 febbraio 2003 è stato inoltre istituito un Gruppo di lavoro sulla disabilità all'interno del Comitato Comunicazioni per coadiuvare la Commissione nell'implementazione del nuovo quadro regolatorio per le reti ed i servizi di comunicazione elettronica. Il Gruppo di lavoro sarà attivo per tutto il 2003 Anno europeo dei disabili, con l'obiettivo di avviare un'opera di sensibilizzazione rispetto alle difficoltà incontrate dai disabili nell'accesso ai servizi, di promuovere scambio di informazioni e buone prassi tra gli Stati membri e di incoraggiare gli operatori e le aziende manifatturiere a produrre soluzioni volte a facilitare l'accesso degli utenti disabili ai servizi di comunicazione elettronica(40).
Annotazioni.
28 Cfr. http://europa.eu.int/comm/employment_social/soc-dial/info_soc/esdis/eincl_en.pdf; SEC(2001)1428 del 18.09.2001.
29 Cfr. www.cordis.lu/en/home.html
30 Cfr. http://europa.eu.int/information_society/eEurope/index_en.htm
31 COM(2000) 130
32 Cfr. www.w3.org/tr/wai-Webcontent
33 COM(2001) 529.
34 Risoluzione 7087/02 del 20 marzo 2002 su: "The eEurope Action Plan 2002: Accessibility of Public Websites and their Content".
35 Consiglio dell'8 ottobre 2001 a Lussemburgo
"e-Partecipazione" - Sfruttare le possibilità offerte dalla
Società dell'Informazione ai fini dell'inclusione sociale", (GU 2001/C
292/02).
Cfr. http://europa.eu.int/eur-lex/pri/it/oj/dat/2001/c_292/c_29220011018it00060008.pdf
36 eEurope 2005: una Società
dell'Informazione per tutti - Piano d'azione per presentare per il
Consiglio europeo di Siviglia, 21 e 22 giugno.
Cfr. http://europa.eu.int/information_society/eEurope/news_library/eEurope2005/index_en.htm
37 Cfr. www.w3.org/TR/WCAG10/
38 Cfr. http://europa.eu.int/comm/employment_social/knowledge_society/res_eacc_en.pdf<7a/>
39 Vedi Commission Staff Working Paper, "Delivering eAccessibility - Improving disabled people's access to the Knowledge Based Society", SEC(2002) 1039, p. 5.
40 Cfr. http://europa.eu.int/information_society/newsroom/news/disabled_users/index_en.htm
L'UE non si è limitata ad un'opera di indirizzo politico. La Commissione
Europea ha promosso e cofinanziato diverse iniziative a favore delle categorie
deboli (anziani e disabili) all'interno di un ampio programma per lo sviluppo
delle tecnologie per la società basata sulle tecnologie dell'informazione.
Tra i programmi attivi il più importante è l'IST (Information Society
Technologies)(42).
Obiettivo strategico di questo piano è di massimizzare i benefici derivanti
dalle tecnologie dell'informazione, accelerandone lo sviluppo e la diffusione
presso i cittadini e le aziende.
Una delle aree più significative del Programma IST è quella dedicata ai
"Sistemi e Servizi per i Cittadini" che ha come obiettivo primario
quello di promuovere e garantire la diffusione delle tecnologie a tutti i
cittadini di qualsiasi livello, stato sociale e condizione. Tutte le
iniziative che fanno capo a quest'area sono organizzate in 5 segmenti di
attività:
Salute: prevede lo sviluppo di tecnologie a supporto del personale medico
quali per esempio la telemedicina.
Amministrazioni: prevede lo sviluppo di tecnologie che semplificano
l'interazione tra cittadino e Pubblica Amministrazione.
Ambiente: prevede lo sviluppo di tecnologie che facilitano la protezione
dell'ambiente, la gestione delle risorse naturali e la prevenzione e gestione
di eventi naturali.
Trasporti e Turismo: prevede lo sviluppo di tecnologie per migliorare la
sicurezza, comfort e efficienza dei principali mezzi di trasporto (sia di
persone che di merci).
Persone con bisogni speciali, inclusi i disabili e gli anziani: prevede lo
sviluppo di tecnologie destinate a migliorare la qualità della vita di queste
categorie di cittadini e a facilitarne l'accesso e il reinserimento nella vita
sociale.
In quest'ultima categoria rientrano tutti i progetti e le iniziative
comunitarie a favore dello sviluppo delle tecnologie dell'informazione a
supporto delle categorie deboli.
Ciascun segmento è organizzato a sua volta in "cluster" o insiemi
di progetti omogenei con il duplice obiettivo di:
facilitare lo scambio di informazioni e conoscenze tra progetti simili,
sviluppando un vero e proprio network di aziende private, associazioni e enti
dedicati a temi specifici in tutta Europa;
sfruttare le sinergie tra investimenti su iniziative complementari.
Iniziative per "persone con bisogni speciali"
Le iniziative dedicate alle persone con bisogni speciali sono suddivise in due
cluster principali:
"Sistemi Intelligenti per una Vita Indipendente".
"Sistemi e Tecnologie per l'Assistenza ".
Il primo, abbreviato con la sigla "ISIL", raggruppa 17 progetti
ai quali partecipano circa 100 organizzazioni di tutta Europa. Ha un budget di
circa 32 milioni di euro e finanziamenti UE di circa 21 milioni.
Questo cluster raggruppa progetti che sviluppano tecnologie che facilitano
l'indipendenza dei disabili e degli anziani da strutture mediche/ospedaliere,
riducendo la necessità di assistenza diretta di personale medico e favorendo
l'inserimento dei disabili nella vita sociale e nel mondo del lavoro. Tra
queste tecnologie spiccano le telecomunicazioni di ultima generazione (UMTS,
Bluetooth, ecc.), che consentono di creare dei network intelligenti e
interfacce utenti multimediali (per esempio l'uso di video e immagini in
alternativa alla voce su apparecchi portatili ad uso di persone non udenti),
oppure tutta l'area della domotica dedicata allo sviluppo di elettrodomestici
intelligenti che ne semplificano l'uso, il controllo e la gestione anche a
distanza.
Il secondo, abbreviato con la sigla "IAS", raggruppa 13 progetti ai
quali partecipano circa 80 organizzazioni di tutta Europa ed ha un budget di
circa 26 milioni di euro e finanziamenti UE di circa 18 milioni.
In questo cluster sono raggruppati tutti i progetti dedicati allo sviluppo di
specifici apparecchi che semplificano, sostituiscono, integrano le funzioni di
persone con particolari limitazioni fisiche o limitate funzionalità, per
esempio sistemi di riconoscimento vocale che traducono testi in messaggi
vocali per non i vedenti, oppure software che consentono l'utilizzo di
Internet a non vedenti o che facilitano l'utilizzo di tastiere e mouse a
persone con problemi motori.
Obiettivi comuni a tutti i progetti, in entrambi i cluster, sono:
sviluppare e diffondere gli standard delle tecnologie e degli apparecchi
ideati;
fare leva sulle tecnologie esistenti e su quelle con maggiore prospettive di
sviluppo;
valutare delle potenzialità di mercato anche nell'ottica economica dei
risultati dei progetti.
ISIL
La maggior parte dei 17 progetti è partita nel primo semestre del 2001 ed ha
una durata di circa 2-3 anni. Quasi tutti sono supportati dalla UE con la
formula della condivisione dei costi.
Gli enti coinvolti nei progetti sono prevalentemente Università/centri di
ricerca, enti privati e locali (in nessun progetto partecipano Ministeri o
enti centrali di Paesi europei), aziende di medie/piccole dimensioni.
La partecipazione di enti e aziende italiane risulta relativamente limitata
soprattutto se confrontata con la partecipazione di soggetti inglesi, francesi
e nordici in genere. La maggior parte dei progetti ha obiettivi piuttosto
ampi, con progettazione e implementazione di sistemi/ambienti che facilitino
l'accesso e il reinserimento del disabile o dell'anziano puntando alla
definizione di standard (di comunicazione, interoperabilità, costruzione,
ecc.) delle diverse apparecchiature che fanno parte del sistema e alla
predisposizione e test di prototipi di tali sistemi.
Tutti i progetti sono nella fase intermedia e hanno già prodotto degli
output(43).
IAS
Anche per i progetti del cluster IAS valgono le principali osservazioni fatte
per ISIL.
Tutti i progetti sono partiti nel 2001, ma la durata media è di circa 3 anni,
quindi più lunga dei progetti precedenti, con punte di 4 per OPTIVIP (forse
il progetto più ambizioso, che ha come obiettivo lo sviluppo di una protesi
visiva "occhio bionico"). I progetti sono supportati dalla UE con la
formula della condivisione dei costi.
I progetti in questo cluster hanno obiettivi più specifici, sono tutti di
implementazione e sono focalizzati su apparati e apparecchiature specifiche.
Lo scopo è ideare, progettare, implementare, testare e rilasciare specifici
apparati a supporto di funzionalità dei disabili o degli anziani.
La maggior parte dei progetti è concentrata sui problemi dei non vedenti.
Tutti i progetti che prevedono, a grandi linee, una fase di valutazione di
fattibilità delle soluzioni, una fase di implementazione e una fase di test,
verifica e rilascio delle soluzioni implementate, sono oggi nella fase
intermedia e hanno - anche in questo caso - già prodotto output
significativi(44).
Il sesto programma quadro
Anche il Sesto Programma Quadro attivato dalla Commissione Europea il 17
dicembre 2002 include tra le aree di azione il programma IST al quale saranno
destinati circa 3.660 milioni di euro con un'area dedicata allo sviluppo delle
tecnologie dell'informazione a favore delle categorie deboli. I bandi per la
presentazione di proposte progettuali e le regole di partecipazione al
programma sono disponibili sul sito del Cordis(45).
Annotazioni.
43 Evidenze degli avanzamenti sono disponibili
nei rispettivi siti, consultabili da:
www.cordis.lu/ist/ka1/special_needs/projects/
44 Evidenze degli avanzamenti sono disponibili
nei rispettivi siti, consultabili da:
www.cordis.lu/ist/ka1/special_needs/projects/
45 Cfr. www.cordis.lu/ist/
Negli Stati Uniti il problema dello sviluppo e della diffusione delle
tecnologie a favore dei disabili è stato affrontato e regolamentato con largo
anticipo rispetto all'Italia e agli altri Paesi europei. Il dibattito sulle
potenzialità dei nuovi strumenti informatici è iniziato fin dagli anni della
diffusione dei primi personal computer(46).
Anche il testo di legge "American with Disability Act" (ADA),
del 1990, che di fatto ha posto le basi per la tutela e la non discriminazione
dei cittadini disabili americani in qualsiasi ambito della vita sociale,
dedica una sezione agli strumenti per le telecomunicazioni.
L'ADA fa riferimento ad una persona disabile come ad una persona che ha un
impedimento che limita lo svolgimento di una o più attività della vita
(lavoro, studio, ecc.) o che è percepita dagli altri come limitata da un
impedimento. Non si fa quindi nessuna menzione specifica ad alcuna categoria
di disabilita, in questo senso anche un anziano, se affetto da una qualche
limitazione, è protetto dal Disability Act.
L'ADA è articolato in cinque titoli differenti i primi quattro riguardano il
lavoro, le attività della Pubblica Amministrazione, i trasporti e i luoghi
pubblici. Il quinto è dedicato, invece, al "Telecommunication Relay
Service", l'accesso ai principali mezzi di comunicazione (telefono e
televisione) per persone con problemi di udito e della parola. In sostanza,
obbliga gli operatori di telecomunicazione, locali e non, a fornire strumenti
di accesso ai mezzi di comunicazione (Telecommunication relay services)
24 ore al giorno, sette giorni su sette.
La FCC (Federal Communications Commission), l'Autorità per le
Telecomunicazioni, definisce gli standard, promuove la diffusione e l'utilizzo
di questi ausili tra i quali sono inclusi sofisticati software per la sintesi
vocale (Text to Speach).
La stessa FCC è intervenuta a favore dello sviluppo delle tecnologie per i
disabili con diverse norme del Telecommunication Act e successivi
emendamenti approvati definitivamente nell'ultima versione del 1996.
In particolare, la sezione 255 del Telecommunication Act, impone agli
operatori di servizi e fornitori di prodotti per le telecomunicazioni di
rendere i propri prodotti e servizi accessibili alle persone disabili, se di
facile implementazione. Il senso della norma è che tutte le soluzioni di
facile implementazione e con un impatto limitato sulle caratteristiche e sui
costi dei prodotti devono essere implementate a favore dei disabili. La norma
non si applica solo agli apparati di telecomunicazione (cellulari, telefoni,
fax, ecc.), ma anche alle strutture delle reti degli operatori.
Un'altra sezione del Telecommunication Act dedicata alle persone
disabili è la 713 che regolamenta l'utilizzo e la diffusione di servizi video
accessibili anche ai disabili. Gli obblighi definiti nella sezione riguardano
l'utilizzo di tecnologie di "Video description" ovvero
l'accompagnamento di informazioni e descrizioni testuali alle immagini ad
integrazione della parte sonora di un video ad uso di persone con problemi
della vista e la "Closed captioning" che fornisce dettagli sui
dialoghi e sugli effetti sonori che accompagnano le immagini ad uso di persone
con problemi uditivi Numerose altre sezioni, infine, fanno riferimento
esplicito, anche se non diretto alla tutela dei disabili. In particolare la
sezione 706, che regolamenta la diffusione di servizi di telecomunicazione
avanzati, soprattutto nei luoghi pubblici (scuole, biblioteche, ecc.), e la
256 che regolamenta i meccanismi di interoperabilità tra reti e
infrastrutture di diversi operatori.
Un altro elemento chiave della normativa americana a favore dello sviluppo
delle tecnologie per le categorie deboli è la cosiddetta "Section
508" del Rehabilitation Act, approvato nel 1998.
La legge, che definisce i criteri di utilizzo dei programmi e dei servizi
finanziati a livello federale, richiede che l'accesso alla tecnologia
elettronica e informatica sia fornito dal Governo Federale. La legge si
applica a tutte le agenzie federali nel momento di sviluppo, acquisto,
manutenzione o uso della tecnologia elettronica e informatica.
Le agenzie federali devono assicurare che questa tecnologia sia accessibile a
dipendenti e utenti disabili a condizione che questo non comporti un
"fardello eccessivo" per le amministrazioni stesse.
La Section 508 include diversi mezzi per diffondere le informazioni, compresi
computer, software ed apparecchiature elettroniche per l'ufficio e si applica
alle pagine web dei siti Internet della Pubblica Amministrazione, ma non
riguarda i siti dell'industria privata.
Annotazioni.
46 I riferimenti on-line per approfondire
ulteriormente la realtà americana sono:
www.disabilityinfo.gov/ il sito
dedicato al mondo della disabilità con un area dedicata alle tecnologie;
www.usdoj.gov/crt/ada/ il sito
dell'American with Disablity Act;
www.fcc.gov il sito dell'autorità per le
telecomunicazioni Americana;
www.abledata.com il sito informativo
dedicato alle tecnologie assistite sponsorizzato dal National Institute on
Disability and Rehabilitation Research, U.S. Department of Education.
Vengono di seguito illustrati i risultati dell'indagine effettuata dalla
Commissione mediante le audizioni ed i questionari on- line compilati dagli
enti locali per fare una ricognizione delle iniziative realizzate a favore dei
disabili. Dall'analisi dell'intero materiale è emersa la necessità di:
dedicare uno sforzo aggiuntivo alla comunicazione e diffusione della
conoscenza di progetti e iniziative già esistenti;
coordinare le numerose iniziative che stanno maturando in questo periodo;
sensibilizzare l'opinione pubblica e gli addetti ai lavori sui temi della
disabilità e delle opportunità fornite dalle tecnologie dell'informazione.
Il gruppo di lavoro "Accessibilità e tecnologie informatiche nella PA" è stato istituito presso l'AIPA nel luglio 2000 (47) per contribuire al miglioramento del livello di accessibilità dei siti pubblici con l'obiettivo di:
presidiare lo sviluppo tecnologico in tema di accessibilità e strumenti
assistivi;
emanare una circolare per orientare lo sviluppo dei siti della P.A. secondo le
raccomandazioni del W3C, soprattutto in caso di nuove realizzazioni, perché
è proprio in fase progettuale che occorre maggiormente tenere conto dei
requisiti che dovranno essere rispettati;
emanare un regolamento sul telelavoro, partendo dal presupposto che quello al
telelavoro è un diritto del disabile e non deve, invece, diventare un obbligo
che comporti l'isolamento del lavoratore;
sensibilizzare il Governo sull'inserimento esplicito dell'obiettivo
dell'accessibilità nelle azioni di formazione previste dal piano d'azione per
l'eGovernment;
sensibilizzare il Governo verso la riqualificazione dei 100.000 disabili
assunti dallo Stato grazie alle quote a loro riservate, ma spesso assegnati a
mansioni marginali.
Con un finanziamento di circa 200.000 euro si sono potuti raggiungere diversi risultati, tra cui i più importanti sono:
Circolare n. 32 AIPA CR del 6 settembre 2001 destinata a tutte le Pubbliche
Amministrazioni.
Collaborazione alla definizione ed alla stesura della Circolare del
Dipartimento della Funzione Pubblica "Linee Guida per l'organizzazione,
l'usabilità e l'accessibilità dei siti web delle Pubbliche
Amministrazioni" del 13 marzo 2001.
Integrazione, con le norme sull'accessibilità, delle "Regole tecniche
per il telelavoro ai sensi dell'art. 6 del decreto del Presidente della
Repubblica 8 marzo 1999, n. 70" (maggio 2001).
CBT su "L'accessibilità dei siti web" diffuso sin dal luglio 2001
in più di 10.000 copie e rivolto agli sviluppatori di siti web.
"Studio sui modelli dei siti pubblici" e "Indagine sugli
strumenti di validazione dei siti accessibili" a cura del CNR Iroe di
Firenze, dicembre 2001.
Studio "Un linguaggio di Pattern per la realizzazione di siti web
pubblici accessibili".
Rilevazione dell'accessibilità dei siti pubblici condotta dal Dipartimento di
Informatica ed Automazione dell'Università di Roma Tre, maggio 2002.
Istituzione con PCM, MEF, MINSALUTE, INPS, INAIL, ANASIN e ASPHI di una task
force per l'attuazione ed il monitoraggio delle iniziative programmate.
Acquisizione di tecnologie informatiche ed assistive per la task force.
Implementazione del sito pubbliaccesso.it (48)
finalizzato ad offrire la possibilità di confronto per problemi, esperienze e
soluzioni di webmaster e specialisti di accessibilità e a raccogliere la
documentazione di riferimento più significativa sul tema dell'accessibilità;
il progetto prevede, altresì, la gestione del sito per un semestre (costo
100.000 euro).
Collaborazione con CONSIP per avviare un'attività di eProcurement per le
tecnologie assistive, della quale possano avvalersi le Pubbliche
Amministrazioni e che offra nel contempo al privato cittadino utili
riferimenti per eventuali acquisizioni in proprio.
Pubblicazione del volume I disabili nella società dell'informazione
della FrancoAngeli e distribuzione gratuita di 1000 copie comprensive del CBT
su "L'accessibilità dei siti web".
Partecipazione con seminari e postazioni attrezzate sul tema
"disabili" a Forum PA 2001 e 2002, SMAU 2001, Handimatica 2002 e ad
altri convegni.
Seminari in sede rivolti a dirigenti responsabili SIA e specialisti web della
PA.
Corso pilota per specialisti web della PA.
Accanto all'opera di continuo monitoraggio, sensibilizzazione, formazione, assistenza e supporto e nell'ottica di estendere sempre più la fruizione dell'informazione tramite il Web, è necessario perseguire altri rilevanti obiettivi:
la riqualificazione dei dipendenti pubblici disabili e, come effetto
trainante, l'inserimento nella vita produttiva anche negli ambienti privati;
il superamento del divario di cultura informatica della popolazione anziana
mediante iniziative tendenti all'accessibilità.
In quest'ottica:
È stato elaborato il progetto EPICA, riguardante l'estensione del
protocollo informatico a ex centralinisti ciechi mediante l'ausilio di
strumenti di accessibilità.
È stata avviata un'iniziativa volta a orientare il prossimo progetto di call
center unificato tra INPS e INAIL verso la possibilità che operatori possano
essere anche i disabili. In diverse riunioni di lavoro, le Pubbliche
Amministrazioni sono già state sollecitate a far sperimentare il proprio
software ai disabili, specie se si tratta di applicazioni destinate al
cittadino utente.
È stato avviato un significativo progetto di formazione ed alfabetizzazione
informatica per dipendenti pubblici disabili al fine di poterli impiegare in
mansioni più gratificanti, sfruttando le loro potenzialità. L'obiettivo del
progetto è preparare i disabili per l'esame ECDL e successivamente
approfondire la loro formazione in tema di archiviazione di documenti.
Si dovrà implementare ed aggiornare il sito pubbliaccesso.it che richiede un
forte coinvolgimento delle amministrazioni e degli operatori del settore,
nonché contribuire fattivamente allo sviluppo del marketplace progettato con
CONSIP.
Le iniziative in corso e quelle da intraprendere rendono necessario un
rafforzamento dell'azione di coordinamento e promozione su tutta la materia,
realizzabile mediante un progetto ad hoc, che dovrebbe partire subito per
evitare dannose discontinuità ed avere una durata limitata, in vista di
strutture organiche che potranno essere proposte sulla base delle esperienze
maturate.
Come piano di lavoro futuro il Gruppo si propone il lancio di un progetto
"Accessibilità nella Società dell'Informazione " caratterizzata
dai seguenti obiettivi e linee generali:
individuare e promuovere le applicazioni ICT in modo da evitare
discriminazioni nei confronti dei cittadini deboli e favorire una più diffusa
fruizione dell'informazione da parte di tutti i cittadini compresi coloro che
presentano oggi un divario culturale informatico;
valorizzare tutte le iniziative, coerenti con tali obiettivi, promosse da
parte di enti pubblici e privati;
coordinare l'implementazione del sito www.pubbliaccesso.it con le analoghe
iniziative condotte dalle altre amministrazioni, fornendo guida e supporto
agli organi preposti alla normativa in materia;
attivare iniziative di formazione sul tema dell'accessibilità rivolte
soprattutto ai progettisti web e potenziare quelle in atto;
favorire un inserimento più qualificato dei dipendenti pubblici disabili
utilizzando nuove opportunità di lavoro offerte dalle moderne tecnologie,
come ad esempio il telelavoro;
rivisitare in modo costruttivo le normative sull'accessibilità e proporre
agli organi istituzionali schemi di aggiornamento sulla base delle esperienze
maturate (direttive nazionali ed internazionali, circolari di attuazione,
agevolazioni fiscali, ecc.);
attivare collaborazioni con gruppi di ricerca italiani pubblici (Università,
CNR, ISS, Enea, ecc.) e privati, volte a realizzare nuove soluzioni di
accessibilità e fruizione (SW e HW) per le categorie deboli (web semantici,
care center semiautomatici, ecc.);
monitorare il rispetto da parte delle Pubbliche Amministrazioni delle
normative in materia;
svolgere un'azione propositiva, rivolta in primis alle Pubbliche
Amministrazioni, di diffusione delle problematiche dell'accessibilità e delle
loro soluzioni (utilizzo di risorse umane appartenenti alle categorie deboli
in applicazioni di telelavoro, protocollo informatico, care center, ecc.).
Annotazioni.
47 Cfr. www.aipa.it/attivita%5B2/formazione%5B6/corsi%5B2/acc12ott.asp
48 Cfr. www.pubbliaccesso.it/
L'ASPHI (49) è un'associazione
senza fini di lucro, fra oltre sessanta enti e aziende, che opera da vent'anni
per l'integrazione sociale dei disabili attraverso l'impiego delle ICT. È una
struttura specializzata proprio nello sviluppo e nell'applicazione di questo
tipo di tecnologie a servizio delle persone in situazione di disabilità.
ASPHI promuove e coordina numerose iniziative in favore dei disabili con
diverse finalità. Ne ricordiamo alcune.
Informazione e sensibilizzazione
Una delle più rilevanti è Handimatica, la fiera-convegno delle tecnologie
per i portatori di disabilità organizzata ogni due anni a Bologna.
L'iniziativa si rivolge alle persone in situazione di disabilità e a tutti
coloro che con i disabili operano quotidianamente:
familiari, insegnanti, capi di istituto, pedagogisti, operatori scolastici,
riabilitatori, operatori sociali;
associazioni, enti pubblici e privati, centri di formazione professionale,
aziende e rappresentanti del mondo imprenditoriale, imprese che operano nel
campo degli ausili informatici e telematici, test center ECDL;
amministratori pubblici e cittadini interessati a conoscere nuove opportunità
e soluzioni per l'integrazione delle persone disabili.
La mostra convegno ha dei precisi obiettivi:
creare un luogo privilegiato per il confronto tra le aspettative degli
utenti e le soluzioni che le ICT consentono;
diffondere cultura, informare e formare sulle opportunità che le ICT offrono
a favore dell'integrazione delle persone disabili nel lavoro, nella scuola,
nella vita sociale e nella riabilitazione;
fornire alle istituzioni momenti di conoscenza e scambio di esperienze sul
ruolo delle tecnologie al servizio dei cittadini disabili.
Sempre nell'ambito delle iniziative di informazione e sensibilizzazione, l'ASPHI promuove "Simulando". Il progetto ha l'obiettivo di illustrare all'opinione pubblica, mediante un percorso di postazioni informatiche, le condizioni dei disabili. Si parte dal presupposto che è difficile mettersi nei panni degli altri. Per le persone normodotate è arduo comprendere fino in fondo la realtà quotidiana di chi invece ha una disabilità. I visitatori sono quindi messi nelle condizioni di "calarsi" in deficit di diverso tipo (visivo, uditivo, motorio, cognitivo). Si tratta di un'iniziativa culturale che ha lo scopo di sensibilizzare le persone sulle difficoltà che una persona con deficit incontra nell'utilizzo di un computer e di illustrare le strategie e gli accorgimenti che consentono di superare, ridurre o aggirare gli ostacoli. "Simulando" è un percorso strutturato in quattro aree di interesse: visione, udito, motricità e attività mentale/cognitiva. Per ogni area sono previste delle postazioni attrezzate con ausili che consentono di simulare una situazione temporanea di disabilità e di mostrare in modo pratico alcuni esempi di soluzioni possibili. Si sta pensando di rendere l'iniziativa itinerante, diffondendola sul territorio nazionale in occasione dei principali eventi nazionali come fiere, convegni, mostre permanenti e musei.
Orientamento, formazione e inserimento lavorativo
In questo contesto sono da segnalare:
ECDL (European Computer Driving Licence), sviluppo di sistemi per
l'erogazione di corsi specifici per categorie di disabili finalizzati al
conseguimento della patente informatica a distanza. Un possibile sviluppo di
questi sistemi e metodologie può essere orientato e focalizzato alla
formazione dei disabili nella pubblica amministrazione.
Lavoro interinale. Le nuove modalità di rapporto lavorativo
interinale sono affrontate in collaborazione con la fondazione ADECCO
attraverso la Convenzione ASPHI-ADECCO, che parte dall'assunto che sono
richiesti interventi formativi specifici, brevi e finalizzati, con un
approccio elementare all'inizio e approfondimenti parziali e specifici poi, al
procedere delle aspettative e richieste.
Formazione per l'autoimprenditorialità. Con l'applicazione della
Convenzione ASPHI-CNA per l'Impresa sensibile, sono condotte esperienze di
formazione all'autoimprenditorialità, intesa sia come attività individuale
autonoma che come creazione di impresa verso invalidi assistiti da INAIL, in
partnership con il CNA (Confederazione Nazionale per l'Artigianato) e le PMI.
Handitutor. Il sistema, attivato presso l'ufficio scolastico
regionale per la Lombardia, affronta il problema dell'aiuto agli insegnanti di
sostegno, incaricati, spesso senza specifica preparazione e formazione, o di
recente nomina, o che si trovano ad affrontare situazioni per le quali non
hanno maturato esperienze appropriate.
Attraverso HandiTutor si realizza una cooperazione didattica tra l'insegnante
richiedente e colleghi specializzati (tutor) con formazione ed esperienza
specifica. Si tratta di un servizio in rete (50)
di semplice struttura e di grande facilità di accesso: è gestito per intero
da insegnanti nell'ambito del loro normale servizio. Questo sistema si avvale,
valorizzandole, delle competenze largamente presenti nella scuola e
costituisce un notevole data base di esperienze effettive, sempre
disponibili.
Integrazione in rete. Realizzato in Emilia Romagna, in
collaborazione con un consorzio di istituti professionali statali, è un
servizio in rete (51) che offre
informazioni e strumenti e permette a docenti e studenti di fruire di prodotti
e servizi di formazione e di consulenza sul tema dei percorsi scuola-lavoro,
delle tecnologie dell'informazione e disabilità. Si tratta di un sistema
dinamico ed interattivo dotato di strumenti di facile utilizzo per favorire lo
scambio di esperienze fra singoli docenti o fra istituti e per attività di
cooperazione in rete per la realizzazione di progetti congiunti tra diverse
istituzioni.
"SW didattico" per le difficoltà di apprendimento. È un
intervento mirato a dotare la scuola, ed in particolare gli insegnanti di
sostegno, di strumenti informatici per le difficoltà di apprendimento: si
tratta di diverse decine di programmi sotto forma di gioco, che affrontano
problemi nelle aree della lettura, della scrittura, della matematica e
dell'autonomia personale. Sono sviluppati col contributo di diversi
specialisti e strutture universitarie e sanitarie, e distribuiti in migliaia
di copie nelle scuole.
Accesso e accessibilità a Internet:
L'ASPHI ha messo a punto metodologie e competenze per la costruzione ed il
mantenimento di siti accessibili (secondo il W3C e le norme nazionali emesse),
e per il monitoraggio diretto da parte di qualificati team di disabili.
Possibili sviluppi riguardano la realizzazione di un Osservatorio
sull'Accessibilità, in particolare per i siti della Pubblica Amministrazione.
Prevenzione e Riabilitazione
L'ASPHI ha messo a punto due sistemi di screening di problemi uditivi e di
dislessia per gli studenti delle scuole elementari, funzionanti e
potenzialmente applicabili su tutto il territorio nazionale, e programmi che
interessano gli aspetti della riabilitazione e dell'integrazione:
"Ergames" per lo screening uditivo. I bambini nella
fascia di età dai 4 ai 6 anni si impegnano in giochi elettronici per il cui
successo devono essere date risposte a stimoli sonori recepiti in cuffia.
L'applicazione è in atto con successo da alcuni anni nelle scuole materne ed
elementari di Padova, Rovigo e Treviso ed interessa migliaia di bambini ogni
anno.
"Eulex" per lo screening sulla dislessia. Si tratta di un
programma realizzato e sperimentato come prototipo, applicabile, sotto
direzione sanitaria, direttamente nelle scuole per rilevare la presenza di
disturbi di dislessia, che interessano mediamente circa il 10% dei bambini che
ogni anno entrano nelle scuole. Si tratta del punto di partenza di un piano
organico di ricerca e sviluppo con l'obiettivo di attuare strumenti telematici
a supporto della diagnosi a distanza, e anche di parte della terapia
conseguente.
Programma Pluridisabilità. È un progetto di intervento nei
confronti di persone con più minorazioni per favorire la loro integrazione
sociale. Il programma regionale, finanziato dal Ministero del Lavoro e delle
Politiche Sociali, persegue l'obiettivo di realizzare programmi SW per
operatori e familiari in relazione a persone cieche e sordo-cieche. Ha portato
alla realizzazione di strumenti informatici, rivolti agli operatori della
riabilitazione, per la registrazione, la documentazione, e l'analisi dei
progressi delle persone in situazione di pluriminorazione grave.
Progetto Dislessia. Programma di ricerca in più fasi, di cui "Eulex"
realizza lo step di screening iniziale, per realizzare metodologie e programmi
che aiutino per la dislessia lo sviluppo di "diagnosi" a distanza e
consentano la guida e l'avvio, sempre a distanza, di un'appropriata terapia.
SW per la riabilitazione. Sperimentazione e diffusione di specifici
programmi, ad esempio "Speech Viewer" della IMB per la
riabilitazione in logopedia, destinato alle patologie uditive gravi, o "Thinkable"
per la riabilitazione da ictus, per il recupero di capacità logiche ed
associative.
Ricerca e sviluppo
Attraverso Internet è possibile acquisire una incredibile quantità di
informazioni e di supporti in ogni campo. Questo è importante per tutti, ma
lo è particolarmente per i disabili, che però devono riuscire ad orientarsi
nell'immensa offerta presente.
TISD (Tecnologie Informatiche al Servizio dei Disabili) è un progetto per un
sistema integrato di metodologie e sistemi che facilitano l'accesso e
l'orientamento nella rete alle persone con disabilità con lo scopo di
massimizzare i benefici dell'esperienza del web.
Annotazioni.
49 Cfr. www.asphi.it/
50 Cfr. www.handitutor.it
51 Cfr. www.integrazioni.it
Le motivazioni per un intervento di Confindustria (52) nel settore della disabilità si fondano su alcuni punti forti:
Disabilità come opportunità di sviluppo imprenditoriale.
Valutata dal punto di vista industriale/produttivo, la "disabilità"
dovrebbe essere considerata come manifestazione di un bisogno e quindi come
domanda cui fornire risposte in termini di prodotti e di servizi. In
quest'ottica la disabilità può quindi essere letta come opportunità di
sviluppo di un determinato segmento di mercato. Le regole di mercato devono
favorire imprenditoria e sviluppo tecnologico.
Recupero di competenze inespresse. Un importante potenziale di
capacità inutilizzate o inespresse può essere recuperato dando dignità alle
persone affette da disabilità come portatori di una domanda di piena
autorealizzazione, sviluppando in parallelo un'offerta di competenze
professionali ed industriali di compensazione ed integrazione della disabilità
e un'offerta di lavoro finalizzata ad utilizzare potenziali oggi largamente
sprecati, con costi economici, sociali ed umani del tutto ingiustificati.
Compensazione delle minorazioni e dei deficit per promuovere la
partecipazione. La disabilità deve essere vista dalla società come
necessità di compensazioni appropriate per prevenire, in una fascia
considerevole di cittadini a "rischio elevato", ulteriori
deterioramenti del loro stato di salute psicofisica, e per promuoverne la
migliore autonomia e partecipazione possibile. L'applicabilità di leggi
promulgate per sostenere l'integrazione sociale e lavorativa deriva anche
dall'attuazione degli interventi tecnologici necessari.
Sviluppo di pari opportunità. C'è, infine, l'aspetto deontologico,
che deve imporre rispetto ed estrema attenzione per le esigenze dei deboli e
degli svantaggiati, al fine di garantire quelle pari opportunità che lo
sviluppo di scienza e di civiltà rendono al momento attuale possibili.
La piena efficienza ed integrità fisico-sensoriale delle persone è, e sarà,
sempre più insidiata dal crescere del numero degli incidenti e dai processi
di invecchiamento legati alla crescita della vita media. Gli strumenti di
contrasto che il progresso potrà mettere in atto potranno rallentare il trend
di crescita, ma non invertirlo. La diversità, sotto il profilo
dell'efficienza ed dell'integrità fisico-sensoriale, presenta aspetti non
dissimili dagli altri elementi di differenziazione (sesso, età appartenenza
etnica, religiosa, culturale, ecc.). Il deficit sviluppa nel portatore, se
opportunamente sostenuto, straordinarie capacità compensative. Molte carenze
vengono supplite dall'ipersviluppo di capacità fisiche collaterali; per le
stesse vie, lo sviluppo di capacità sensoriali, intellettive e relazionali
mira ad equilibrare le carenze fisiche. Le tecnologie, comprese quelle di
informazione e comunicazione, creano straordinarie potenzialità di
integrazione e compensazione per i portatori di disabilità sia fisiche che
sensoriali.
Lo sviluppo tecnologico ha messo a disposizione dei disabili una serie
innumerevole di tecnologie ed ausili che consentono la loro piena integrazione
sociale, potenziando ed integrando le abilità residue. Queste tecnologie sono
in forte sviluppo e si perfezionano continuamente. Per questa serie di
considerazioni si possono bocciare buona parte delle attuali politiche per la
disabilità, dal momento che sono basate su una impostazione assistenziale nei
confronti dei disabili, nella loro considerazione come oggetti e destinatari
di interventi standardizzati e nella considerazione del lavoro come parcheggio
quotidiano assicurato da quote imponibili.
Le nuove politiche a favore delle persone portatrici di deficit dovrebbero
essere centrate:
su una cultura di accettazione della diversità come generatrice di
opportunità;
sulla considerazione del portatore di deficit come soggetto ed attore del
proprio massimo sviluppo, attraverso l'utilizzo di strumenti e capacità
compensative che incentivino a costruire soluzioni su misura dei bisogni e
finalizzate ad esprimere il massimo delle potenzialità residue e latenti;
sullo sviluppo di un sistema dell'offerta di servizi professionali integrati e
di coerenti prodotti industriali, di strumenti compensativi ed integrativi
fortemente individualizzati ed adattati alla domanda individuale;
sulla riorganizzazione delle norme che regolano l'erogazione di ausili per la
riabilitazione delle persone con necessità speciali e delle facilitazioni ed
incentivi per la loro più ampia integrazione e partecipazione;
sul riorientamento a questi fini di tutti i segmenti di Politica,
Amministrazione, Istruzione, Formazione, Salute, Lavoro, Attività Produttive e
Pari Opportunità, integrati da un'efficace regia.
La medicina permette oggi di vivere a molte persone che solo qualche decina
di anni fa avrebbero avuto morte certa. Ma per queste persone la risposta più
efficace per dare significato alla parola partecipazione è lo sviluppo
tecnologico che mette a disposizione soluzioni che risultano compensative dei
deficit e delle minorazioni.
L'obiettivo è di permettere a persone in situazione di disabilità grave di
recuperare ampi spazi di autonomia: autonomia nella comunicazione, autonomia
nel mantenere relazioni sociali, possibilità di svolgere attività lavorative
e vivere la quotidianità senza bisogno di assistenza.
Questa logica dovrebbe essere al centro di ogni iniziativa a favore dei
disabili, comprese quelle del Servizio Sanitario Nazionale.
La Commissione disabili di Confindustria sta lavorando per mettere a punto
iniziative volte a determinare un massimo impiego di tecnologie compensative
per la piena ed efficace scolarizzazione dei bambini disabili, per un
produttivo e gratificante coinvolgimento lavorativo dei giovani portatori di
disabilità e per dare a tutte le persone con minorazioni, soprattutto
all'elevato numero degli anziani, strumenti immediati e semplici per
relazionarsi, lavorare, divertirsi, sentirsi sicuri e protetti, essere
autonomi nello svolgimento di semplici attività quotidiane. Tutti aspetti
indispensabili per un innalzamento della qualità della vita.
Le priorità d'azione per la Commissione di Confindustria sono due:
l'integrazione lavorativa delle persone con deficit e l'inserimento nel mondo
della scuola. L'integrazione lavorativa deve essere affrontata in una visione
consapevole e realistica, cioè con la logica di gestione propria
dell'azienda, che non dimentichi quindi il conseguimento anche economico dei
fini dell'impresa. La Commissione pensa a due direttrici di azione per un
programma di intervento nei due risvolti del problema:
in chiave politico-normativa
iniziative per il controllo delle norme applicative delle leggi esistenti e
per lo sviluppo di proposte, aggiornamenti e revisioni per una nuova
disciplina legislativa dell'argomento;
e nelle direzioni operative in cui si articola il problema
iniziative per la "preparazione della persona disabile" all'accesso
al lavoro;
iniziative per la "preparazione dell'azienda" ad integrarlo
positivamente nel proprio ambito, salvaguardando anche i termini economici.
Si possono già intravedere, per ciascuna delle aree di intervento, delle
iniziative specifiche:
Per quanto riguarda la legge 68/99 la Commissione di Confindustria intende
costituire un riferimento nazionale centrale per l'applicazione delle
normative per il diritto al lavoro delle persone disabili. Suo compito è
monitorare le modalità di applicazione della legge, controllare le emissioni
di circolari interpretative e, in generale, sostenere le posizioni delle
aziende nella gestione e sviluppo delle norme sull'argomento; tutto questo
oltre a sviluppare ogni iniziativa per eventuali modifiche delle leggi stesse.
Nella linea di intervento per la "preparazione della persona disabile al
lavoro" la Commissione persegue la costituzione di "Commissioni per
il lavoro delle persone disabili" nelle Organizzazioni Industriali del
territorio, in particolare regionali, a partire da quelle realtà che sono più
attrezzate e che possano rappresentare riferimenti più generali ed
esportabili. Loro compito è di costituire un raccordo tecnico concreto ed
effettivo con e fra le diverse strutture (sanità, scuola, formazione
professionale, S.I.L. ed eventualmente parti sociali quando richiesto dai
contratti di lavoro locali o aziendali) finalizzato:
a favorire percorsi formativi sempre più mirati a mansioni con effettivi
sbocchi occupazionali;
a sostenere l'adozione di provvedimenti specifici richiesti per situazioni
locali e/o individuali e di eventuali accordi tra le strutture operative sul
territorio;
a supportare le aziende nei rapporti con le istituzioni e nello sviluppo di
una cultura del "job coach" per l'inserimento lavorativo.
Per quanto attiene alla "preparazione dell'azienda", la
Commissione promuove presso le aziende opportune iniziative per una gestione
consapevole del problema, che ne controlli e gestisca positivamente lo
sviluppo. Possono essere un riferimento, a questo scopo, le buone pratiche
adottate da alcune associazioni e aziende che hanno acquisito notevole
esperienza nel settore. Un coordinamento locale e/o nazionale raccoglierà e
diffonderà le esperienze maturate, i casi di successo di gestione economica
efficace, cioè tutto quanto è riuscito a trasformare un obbligo in risorsa
per l'azienda:
conseguentemente la loro diffusione stimolerà altre aziende ad adottare
quelle metodologie già sperimentate con successo.
Ultimo punto, ma non in ordine di importanza, è l'ambito scolastico, che per la Commissione Disabilità è considerato strategico perché è quello dal quale scaturiscono gli elementi per una autentica inclusione sociale delle persone disabili o, al contrario, per una loro irrimediabile marginalizzazione. La Commissione di Confindustria propone l'istituzione, presso la direzione Generale per la Formazione e l'Aggiornamento del personale della scuola, di un gruppo di lavoro composto da un limitato numero di esperti della materia con il compito di effettuare un monitoraggio e fornire suggerimenti nel campo della formazione degli insegnanti di sostengo e dell'innovazione metodologica e tecnologica per la partecipazione degli alunni disabili ai processi di apprendimento. In sostanza obiettivo della Commissione per il prossimo triennio è quello di migliorare l'integrazione scolastica delle persone disabili, contribuendo a processi di semplificazione burocratica, di riforma dei cicli scolastici, di potenziamento dell'obbligo di istruzione e di promozione della professionalità degli insegnanti.
Annotazioni.
52 Cfr. www.confindustria.it/hp2002.nsf/DomainQuery?OpenForm
La Federazione tra le Associazioni Nazionali dei Disabili (53),
costituita nel gennaio 1997, comprende l'Associazione Nazionale Mutilati e
Invalidi Civili, l'Associazione Nazionale Mutilati e Invalidi del Lavoro,
l'Ente Nazionale Sordomuti, l'Unione Italiana dei ciechi e l'Unione Nazionale
Mutilati per Servizio. Si tratta di enti morali di diritto privato, a cui è
stata attribuita da apposite leggi la tutela e la rappresentanza delle
rispettive categorie. Il numero degli iscritti ammonta complessivamente a
circa cinque milioni.
Tra i principali obiettivi della FAND figurano la promozione
dell'integrazione sociale dei disabili, mediante l'educazione, la formazione
professionale e l'inserimento lavorativo, nonché l'assistenza agli anziani.
Lo sviluppo tecnologico, che nel corso degli ultimi anni ha profondamente
modificato la quotidianità di tutti, ha di conseguenza provocato
miglioramenti inaspettati. Molte tecnologie, che fino a poco tempo fa potevano
apparire avveniristiche, sono ormai familiari e facilmente accessibili. Non
per tutti però. L'accessibilità alle nuove tecnologie è preclusa a chi,
invece, dovrebbe esserne più assiduo fruitore proprio perché soggetto in
difficoltà. Basta pensare alle infinite possibilità offerte da Internet, o
ancora più banalmente a un telefono cellulare che è inservibile per chi non
ha l'uso degli arti superiori. Gli esempi di questo tipo sono infiniti.
Da questa presa di coscienza nasce un progetto che si articola su due strade:
un aspetto normativo che imponga, attraverso l'applicazione di leggi
mirate, l'abbattimento delle barriere, non solo architettoniche, ma anche e
soprattutto culturali e psicologiche che i disabili si trovano continuamente a
fronteggiare;
un aspetto culturale, che consiste nello sviluppo di una mentalità
innovativa, particolarmente rivolta all'educazione delle nuove generazioni
affinché l'integrazione e l'interrelazione tra le persone non rimangano
concetti astratti, ma possano essere realmente applicabili nella realtà
quotidiana.
Le nuove tecnologie possono offrire un contributo valido, ed in alcuni casi
essenziale ed insostituibile.
In quest'ottica la Federazione si fa sostenitrice di una proposta denominata
"Uguali grazie alla legge". Il suo scopo non è tanto quello di
proporre nuove norme, ma piuttosto di fare in modo che tutte quelle già
esistenti a sostegno dei disabili e quelle che saranno promulgate abbiano
un'efficacia vincolante e siano perfezionate da sanzioni chiare e non
eludibili.
L'aspetto più innovativo del progetto riguarda la creazione di standard
d'azione, dal momento che le istanze da applicare sono chiare solo sotto
alcuni aspetti, strettamente tecnico-edili, mentre mancano quasi del tutto
riferimenti univoci per gli altri settori.
Il progetto è articolato in tre fasi: individuazione degli standard,
ufficializzazione degli stessi, vincolo per i destinatari ed obbligo di
adozione, pena l'applicazione di sanzioni.
Diverse e molto eterogenee sono le aree di applicazione di questo principio
suggerite dalla FAND (dalla pedonabilità ai servizi contabili
amministrativi), tra queste le più coerenti con la missione della Commissione
sono:
Telefonia: vincolare le aziende produttrici e importatrici a
costruire apparecchi che siano in grado di essere utilizzati da soggetti con
qualunque disabilità. In questo ambito sarebbe opportuna l'adozione di leggi
simili alla 508 negli Stati Uniti che definisce requisiti minimi di
accessibilità per tutti i prodotti forniti alla Pubblica Amministrazione.
Informatica ed Internet: rendere vincolante le direttive in tema di
accessibilità del W3C e dell'AIPA, almeno per tutti i siti di informazione e
servizio a carattere pubblico e di interesse generale; incentivare l'utilizzo
dei prodotti informatici anche da parte di chi è sprovvisto di capacità
motoria; favorire ulteriormente la diffusione della cultura ai più disagiati
anche attraverso l'incentivazione all'acquisizione degli strumenti necessari;
prevedere una politica fiscale di abbattimento dei costi sulle comunicazioni
essenziali: sms, Internet, telefono.
Lavoro e telelavoro: vincolare le aziende ad affidare commesse
tramite il telelavoro;
obbligare, attraverso il finanziamento e non il rimborso, le aziende ad
adeguare i posti di lavoro per disabili; vincolare le case produttrici a tener
conto, fin dalla progettazione delle apparecchiature, delle diverse esigenze
delle persone disabili.
Servizi contabili-amministrativi: consentire la fruizione di servizi
pubblici, attraverso l'abbattimento delle barriere architettoniche e l'impiego
delle tecnologie (bancomat, sportelli automatici, biglietterie e distributori
automatici), senza dimenticare le esigenze della privacy.
Vita domestica: vincolare i produttori ad attenersi strettamente alle
normative vigenti in materia di sicurezza e salute; dotare i dispositivi di
sistemi alternativi per un'autonoma fruizione attraverso menu vocali,
acustici, ecc. Incentivare la ricerca per l'home automation,
soprattutto in riferimento all'utilizzo del computer.
Il progetto è rivolto ai cinque milioni di disabili ufficialmente censiti, anche se gli interventi a favore delle persone in situazione di disabilità vengono fruiti mediamente dal 20% della popolazione, considerando anziani e persone che si trovano occasionalmente in condizione di inabilità.
Per l'attuazione del progetto la FAND suggerisce di:
Istituire un comitato tecnico ristretto che:
individui i problemi concreti,
studi le possibilità tecniche di risoluzione,
proponga l'applicazione degli strumenti individuati,
vigili sulla loro applicazione.
Individuare una o più fonti di finanziamento, ovvero utilizzare i
fondi già stanziati e mai utilizzati, in modo da sostenere la ricerca e
finanziare in tutto o in parte gli adeguamenti necessari (ad esempio i
proventi derivanti da lotteria e lotto, percentuale sul costo dei biglietti
dei trasporti, fondi ad hoc istituiti dalla Comunità Europea).
Sensibilizzare, attraverso i consueti canali informativi e formativi,
l'opinione pubblica, specialmente le giovani generazioni, alle problematiche
delle persone con particolari disabilità e fornire loro i concreti strumenti
comportamentali per un corretto aiuto ed una quotidiana interrelazione ed
integrazione.
La stessa FAND può offrire supporto al progetto in termini di consulenza, esperienza, personale specializzato e soggetti per la sperimentazione. La Federazione considera molto importante l'applicazione delle sanzioni esistenti in ma teria di accessibilità e suggerisce di aggiungerne altre:
Divieto di commercializzare prodotti e servizi che non rispondano ai
requisiti individuati.
Provvedimenti per gli enti che nei tempi stabili non abbiano efficacemente
provveduto ad implementare gli standard. Le sanzioni dovrebbero essere di
carattere economico e, in caso di comportamento reiterato, dovrebbero impedire
all'inadempiente di continuare nell'erogazione del servizio.
Campagna di pubblicità negativa nei confronti di chi non si adegua,
attraverso una certificazione visibile al consumatore, sia del prodotto che
dell'azienda.
Esclusione dell'inadempiente dai pubblici appalti.
Annotazioni.
53 Cfr. http://web.tiscali.it/no-redirect-tiscali/unmssedecentrale/FAND.htm
Istituita cinquant'anni fa da don Carlo Gnocchi per assicurare cura,
riabilitazione e integrazione sociale ai mutilati, la Fondazione (54)
ha ampliato nel tempo il proprio raggio d'azione a favore soprattutto di
ragazzi portatori di disabilità, affetti da complesse patologie acquisite e
congenite, ma anche nei confronti di pazienti che necessitano di interventi
riabilitativi neurologici, ortopedici, cardiologici e respiratori.
Dal 1981 l'attività si è estesa all'assistenza degli anziani, in prevalenza
non autosufficienti, e negli ultimi anni anche ai malati oncologici terminali.
Riconosciuta "Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico" (IRCCS),
segnatamente per i centri di Milano e Firenze, oggi la Fondazione ha alle
proprie dipendenze quasi 3000 operatori ed eroga le proprie prestazioni in
regime di accreditamento con il Servizio Sanitario Nazionale in 21 centri,
distribuiti in nove regioni. Di recente ha ottenuto il riconoscimento di
"Organizzazione Non Governativa" per un più diretto intervento nei
Paesi in via di sviluppo.
Nei centri della Fondazione viene svolta attività di:
riabilitazione "post-acuta" nei filoni ortopedico, neurologico,
cardiologico e respiratorio;
riabilitazione per disabili lungo assistiti;
assistenza agli anziani in prevalenza non autosufficienti;
assistenza di malati oncologici in fase terminale.
Le prestazioni sono erogate in regime residenziale (ricovero a tempo
pieno), di seminternato (day-hospital), extramurale, ambulatoriale e
domiciliare.
Ampio spazio è riservato alla ricerca in tutti i centri. È attivo inoltre il
SIVA (Servizio Informazione e Valutazione Ausili), una rete di servizi
specializzati in grado di fornire orientamento, consigli e consulenza nella
scelta degli ausili, nell'adattamento dell'ambiente di vita, di lavoro, di
studio e nella ricerca di ogni soluzione utile a migliorare l'autonomia
personale o familiare delle persone che vivono in situazioni di disabilità.
La formazione è svolta attraverso scuole elementari speciali, corsi di
formazione professionale per disabili (in particolare, corsi per programmatori
informatici e corsi didattici con attività manuali di ceramica e
falegnameria), Centri Socio Educativi e Centri di Formazione Professionale. In
qualità di IRCCS, la Fondazione ha inoltre attivato una serie di percorsi di
formazione in convenzione con Università e Regione Lombardia: si tratta dei
corsi di laurea in Ingegneria Biomedica (con il Policlinico di Milano), per
Terapista della Riabilitazione, Tecnico per Neurofisiopatologia, Terapia
Occupazionale, per Infermiere e per Educatore Professionale, oltre a corsi di
perfezionamento postlaurea su "Tecnologie per l'autonomia e
l'integrazione sociale delle persone disabili" (con l'Università
Cattolica del Sacro Cuore di Milano).
Le attività e le iniziative implementate dalla Fondazione sono molto
articolate.
Formazione e integrazione lavorativa che includono:
progetti di formazione professionale per disabili;
iniziative per l'integrazione lavorativa, tra le quali l'Agenzia di
orientamento e supporto all'impiego;
sviluppo del software GATE, uno strumento informatico che consente di
identificare, mediante una diagnosi della disabilità, le opportunità e le
tipologie di lavoro più appropriato, facilitando il processo di
reinserimento;
implementazione di progetti di telelavoro per disabili;
sviluppo di software per la formazione e a supporto dell'inserimento
lavorativo (Match, Job Catch) che facilitano l'identificazione e abbinamento
candidato posizione di lavoro;
sviluppo e divulgazione di CD-ROM di formazione e informazione:
"Ergonomia e computer", "Daily - facilitare la vita quotidiana
", "Autovaluta".
Promozione della ricerca, che include:
i progetti di ricerca SIVA, sviluppati con diversi enti e amministrazioni
nazionali e internazionali;
il centro di Bioingegneria in collaborazione con il Politecnico di Milano,
dedicato a progetti di ricerca sulle tecnologie biomediche.
Informazioni per il mondo della disabilità che includono:
il portale SIVA (55), progetto
sviluppato con il Ministero del Lavoro, che ha come obiettivo di rendere
fruibile on-line una serie di servizi dedicati a disabili e anziani, primo tra
i quali la banca dati degli ausili;
il portale della "Domoticamica" (56),
un progetto realizzato per conto della Regione Piemonte in collaborazione con
il Cetad che prevede l'avvio di un portale dedicato alle tematiche della
domotica e delle tecnologie innovative a servizio delle persone con bisogni
speciali.
Tecnologie per la riabilitazione che includono:
Un progetto sperimentale di domotica per la riabilitazione che prevede la trasformazione di un normale appartamento in una casa domotica che si adatti alle esigenze anche particolari, come quelle di un disabile, del suo inquilino.
La Fondazione Don Gnocchi ha lavorato a tre progetti da implementare:
La costituzione di un'agenzia di consulenza per le aziende, finalizzata a
dare tutto il supporto necessario per favorire l'inserimento mirato delle
persone disabili secondo la legge 68/99. L'agenzia dovrebbe fornire consulenza
in materia di analisi dei bisogni, superamento delle barriere strutturali e
culturali aziendali, affiancamento dell'azienda nel percorso di inserimento,
formazione delle figure interne all'azienda, analisi e supporto al micro-clima
aziendale. Nel mondo della disabilità è presente una forza lavoro dotata di
abilità e originalità che non viene utilizzata per difficoltà di
individuazione, per mancanza di formazione specifica o riqualificazione, per
disinformazione delle reali capacità fisiche e mentali o forse anche per
pregiudizio. Le aziende per attivare un inserimento congeniale e produttivo
dei disabili devono utilizzare dei modelli di intervento strutturati che
impediscano la casualità.
Necessitano per questo di consulenze specifiche. Perché l'inserimento del
disabile nel tessuto aziendale vada a buon fine c'è bisogno di:
informazioni mirate alla modifica degli aspetti culturali aziendali
relativi alla presenza di personale disabile (esigenze, capacità produttiva,
ecc.);
individuazione e formazione di figure interne all'azienda che accompagnino i
nuovi ingressi lavorativi, favoriscano l'aspetto relazionale, comprendano e
facciano comprendere le migliori prassi di intervento per l'integrazione.
Il progetto ha costi stimati di 210.000 euro e una durata di 24 mesi per
l'implementazione.
Implementazione di un portale internazionale per i disabili in grado di
offrire informazione e orientamento sulle tecnologie di ausilio indirizzato a
persone con disabilità, persone anziane ed operatori del settore. I contenuti
del portale dovrebbero essere orientati alla:
sensibilizzazione (disseminare una cultura di base, attrarre l'interesse
verso il settore, modellare nell'opinione pubblica un'immagine corretta degli
ausili);
informazione (migliorare nell'utente la conoscenza degli ausili e l'abilità
di identificare bisogni e relative soluzioni);
formazione (migliorare nell'utente la padronanza degli ausili);
consulenza (ottenere consiglio personalizzato da esperti rispetto al proprio
problema).
Lo scenario perseguito è quello di permettere ad un cittadino disabile,
che non sa quanto determinate tecnologie possano essere utili a risolvere un
suo problema, di trovare nel sistema informativo la tipologia e il livello di
informazioni, nella sua lingua, che gli servono in quel momento, attraverso un
percorso guidato altamente personalizzabile e accessibile.
Il progetto che punta alla eliminazione della frammentazione di esperienze a
livello internazionale e all'"empowerment" del disabile, mettendo
direttamente a disposizione dell'utente una serie di informazioni e servizi,
ha già alcuni partner italiani e internazionali tra i quali l'INAIL. Il costo
stimato del progetto è di due milioni di euro solo per l'implementazione, la
durata è di 36 mesi.
Progetto eLearning che ha l'obiettivo di sviluppare una piattaforma tecnologica e una metodologia didattica per l'applicazione di strumenti di eLearning per disabili e/o svantaggiati. L'uso delle nuove tecnologie permette di riorganizzare le strutture di apprendimento, tenendo conto delle diverse esigenze degli utenti e favorendo l'integrazione sociale. Il progetto intende fornire strumenti di supporto all'attività didattica agli studenti attraverso gli insegnanti che verranno formati all'utilizzo delle nuove tecnologie di comunicazione, dando loro le competenze necessarie alla gestione del modello di formazione virtuale, ha costi stimati di 500 mila euro e una durata di 24 mesi.
Annotazioni.
54 Cfr. www.dongnocchi.it/
55 Cfr. www.siva.it/
56 Cfr. www.domoticamica.it/
La filosofia e la politica IBM (57)
nei confronti delle categorie deboli e il proprio impegno della società verso
i temi dell'accessibilità sono parte integrante della politica commerciale e
di espansione di nuovi mercati dell'azienda. L'IBM ha assunto l'impegno di
promuovere e realizzare tecnologie hardware, software e soluzioni per
migliorare l'accesso alle informazioni, i servizi e l'addestramento per le
categorie più deboli, allo scopo di incrementare e migliorare il livello di
partecipazione e di inclusione alla società basata sulle tecnologie
dell'informazione con pari opportunità. Ne sono testimonianza diretta le
iniziative e le donazioni che a livello Corporate la IBM fa nel mondo.
Nell'anno 2000, ad esempio, il contributo per programmi di questo genere è
stato di 126 milioni di dollari. Altra significativa testimonianza è quella
relativa al report "Business Ethics", dove è riportata la
graduatoria delle 100 Best Corporate Citizens, classifica relativa all'etica
aziendale nella conduzione del business. L'IBM è al primo posto.
Oggi la società basata sulle tecnologie dell'informazione è caratterizzata
soprattutto dall'impiego e dallo sviluppo di tecnologie informatiche
innovative. Questo assicura una ricaduta nel Paese di nuove professionalità,
di nuove forme di interazione sociale e di nuove fonti di ricchezza. Lo
sviluppo e l'impiego delle tecnologie informatiche comporta l'accesso ad
un'ampia quantità di servizi al cittadino e all'impresa. È però
fondamentale che le tecnologie siano pensate e realizzate in modo da essere al
servizio di tutti, soprattutto delle categorie deboli, che rischiano di essere
potenzialmente escluse dalla profonda trasformazione che è in corso. Si
possono includere nella definizione "categorie deboli" i disabili,
gli anziani, i ceti a basso reddito o a basso livello di istruzione, i
disoccupati, i giovani, gli immigrati e i detenuti.
Per evitare l'emarginazione delle categorie più deboli bisogna aumentare e
valorizzare i criteri di inclusione, impiegando le tecnologie innovative per
il grande potenziale che possono avere nel ridurre il cosiddetto
"digitale divide". Questo discorso vale soprattutto per i siti web,
e più in particolare per i siti delle Pubbliche Amministrazioni, dal momento
che i vari Paesi, attraverso la realizzazione di piani di eGovernment, cercano
di trasformare i loro siti in porte d'ingresso per cittadini e imprese ai
servizi pubblici.
L'IBM ha creato tre "Centri di Accessibilità" nel mondo, uno negli
Stati Uniti a copertura del territorio americano, uno in Giappone a copertura
del territorio asiatico ed uno a Parigi a copertura del territorio europeo ed
africano. Queste strutture, integrate nel complesso ambito della ricerca IBM e
dei laboratori di sviluppo, hanno la missione primaria di impegnarsi in nuove
ricerche e di stendere le linee guida nell'area dell'accessibilità. I
requisiti per i disabili spesso generano soluzioni utili per tutti,
"progettate per tutti". Le ricerche innovative spaziano
dall'implementazione dello speech recognition nel campo del wireless
alla lettura automatica di testi e grafici, puntati da mouse.
La struttura IBM Global Service, specializzata nei servizi professionali e
nella realizzazione di soluzioni progettuali per i clienti, fornisce un
network mondiale di competenze e professionalità in diverse aree specifiche,
quali l'accessibilità e l'usabilità, la formazione per l'accessibilità, la
progettazione e lo sviluppo di siti interattivi, la definizione e la gestione
dei contenuti, le esperienze di sviluppo e webdesign, le architetture e le
infrastrutture più idonee e le soluzioni integrate che rispettino le necessità
del cliente nei diversi settori di mercato.
Varie sono le collaborazioni ed i progetti che la IBM sta sviluppando in
diversi Paesi europei con Pubbliche Amministrazioni ed organismi privati per
la realizzazione di siti accessibili. Molto sviluppate anche, negli stessi
Paesi, le sinergie con organizzazioni non governative e società operanti nel
campo della disabilità.
In Italia la IBM da diversi anni collabora con l'ASPHI.
Nel 1985 la IBM ha sviluppato per prima un software specializzato
nell'accessibilità dei siti web. "Home Page Reader" è una delle
soluzioni più efficaci sul mercato per persone non vedenti o ipovedenti.
Utilizza la tecnologia "Via Voice Outloud ", un sintetizzatore
vocale multilingue in grado di leggere le informazioni come appaiono sullo
schermo e ripeterle ad alta voce. Può leggere testi, descrizioni di grafici,
tabelle e campi in input. HPR ha inoltre la possibilità di ridefinire la
dimensione delle schermate per aumentarne la leggibilità.
I progetti proposti dalla IBM coprono un vasto spettro di esigenze per
migliorare la qualità della vita o favorire l'inserimento nel mondo del
lavoro delle categorie più deboli. Essi vanno dalla semplificazione
dell'informazione alla formazione di specifiche categorie di persone,
dall'assistenza remota di persone anziane o non autosufficienti all'assistenza
per la riabilitazione dei disabili, fino alla realizzazione di uno specifico
portale per l'incontro di domanda e offerta di lavoro.
Tra i progetti più significativi sviluppati dalla IBM va citato "Kidsmart
- Early Learning Programme". L'obiettivo è avvicinare i bambini in
età prescolare ad una tecnologia facile da usare in grado di favorire i
processi di apprendimento, facendo leva sul gioco e sulla creatività. In
particolar modo il progetto intende offrire questa opportunità a bambini che
si trovano in situazioni di svantaggio socio-economico e che hanno poche
possibilità di accedere alle tecnologie informatiche. Sono privilegiate
scuole e centri dell'infanzia che sono in zone disagiate, ad alto rischio di
esclusione sociale, così come strutture ospedaliere dove si trovano reparti
di degenza a lungo termine, affinché siano in grado di assicurare agli
studenti un'offerta formativa completa. È prevista la donazione a queste
strutture di postazioni multimediali "Young Explorer" corredate da
software didattico. Previsti 100/120 PC per il 2003. Il progetto è
interamente finanziato dalla Fondazione IBM Italia ed ha una durata di 12
mesi.
L'IBM, come azienda e centro di competenza e sviluppo di tecnologie avanzate,
si propone come partner di associazioni ed Amministrazioni Pubbliche per
l'implementazione di specifici progetti a favore dei disabili. Tra i più
interessanti:
Accessibilità dei siti web della PA: ha la finalità di innalzare
il livello di accessibilità dei siti Web delle più importanti
amministrazioni, attraverso una misura iniziale e successive azioni
correttive. L'obiettivo è quello di monitorare a campione il livello di
accessibilità di 25 siti della PA e successivamente fornire indicazioni
specifiche sui singoli siti censiti. Il metodo utilizzato prevede servizi di
auditing e test, la stesura di un documento di disegno e l'eventuale
implementazione dei cambiamenti. Il progetto della durata di 12 mesi ha un
costo di 190 mila euro.
Teleassistenza per anziani e disabili: l'obiettivo è facilitare
l'accesso di queste persone ai servizi terapeutici e riabilitativi offerti
dalle aziende sanitarie territoriali e ospedaliere, agevolando e
razionalizzando altresì le risorse pubbliche e private impegnate nel ciclo
dell'assistenza domiciliare. Gli attori coinvolti dal progetto sono le ASL, le
strutture private convenzionate e i medici di base. Si propongono soluzioni
tecnologiche ed applicative che permettono di informatizzare sul territorio i
servizi di assistenza ai cittadini della fascia debole (anziani e disabili),
mediante un accesso facile e veloce alle strutture sanitarie, usufruendo dei
"servizi" previsti dal Servizio Sanitario Nazionale direttamente
presso le proprie abitazioni. I servizi di assistenza possono essere
accessibili direttamente dallo studio del medico di base tramite ausilio della
tecnologia Internet o da qualsiasi struttura della ASL. L'impegno
riguarderebbe l'informatizzazione dell'accesso ai servizi sanitari, la
telemedicina, i data base dei pazienti, la gestione on- line di esami,
prestazioni e risultati. Costo e durata del progetto sono legati all'entità
dei servizi richiesti.
Tutela e reinserimento al lavoro dei disabili: mira a supportare e
favorire tutte le attività finalizzate al reinserimento nel mondo del lavoro
dei disabili. Sono incluse dunque assistenza, qualifica professionale e
riabilitazione. Il percorso da seguire è la realizzazione di una banca dati
utilizzando le informazioni già disponibili all'INAIL e la creazione di un
sistema di cooperazione applicativa per INPS, INAIL, Ministero del Lavoro e
delle Politiche Sociali e Ministero della Salute. Il progetto ha una durata di
12 mesi, ma i costi sono da valutare.
Annotazioni.
57 Cfr. www.ibm.com/it/
L'IFAC (58), istituto del CNR
(Consiglio Nazionale delle Ricerche), nato dalla fusione degli istituti di
Ricerca sulle Onde Elettromagnetiche (IROE) e di Elettronica Quantistica (IEQ),
ha una più che decennale esperienza di sviluppo di progetti e studi sulle
tecnologia a favore delle categorie deboli, effettuati prevalentemente con il
supporto e i finanziamenti dell'Unione Europea.
Una linea di ricerca dell'Istituto si è occupata prevalentemente di attività
di studio e analisi dei problemi dei disabili sviluppando anche software e
ausili informatici a supporto di diverse disabilità come per esempio il
software per la sintesi vocale.
L'esperienza nella elaborazione numerica dei segnali ha consentito di
affrontare un'attività nel settore della elaborazione dei segnali vocali,
tesa alla realizzazione di un sistema di sintesi della voce a vocabolario
illimitato per la lingua italiana, con applicazione alla interazione dei non
vedenti con sorgenti di informazioni codificate (calcolatori, sistemi di
automazione negli uffici, banche dati). Questa attività ha avuto particolare
impulso ne l Progetto Finalizzato "Tecnologie bio-Mediche e
Sanitarie" del CNR, nell'ambito del quale c'è stata anche la
responsabilità del sub-progetto COM (Ausili alla comunicazione). Oltre ad
alcuni lavori generali sui problemi di sintesi della voce, è stato affrontato
il problema della realizzazione di sintetizzatori di voce per l'italiano a
vocabolario illimitato. Una prima realizzazione hardware, che ha ricevuto
dall'Università di Pavia e dalla Honeywell ISI il premio HUSPI, è stata
oggetto di un contratto fra CNR e TXT Software & Telematica. È stato poi
realizzato un altro prototipo di sintetizzatore in collaborazione con la
Olivetti e con la SGS. Una versione di seconda generazione dello strumento,
prodotto dalla Atlas Systems Italia e dalla Computerart, è ancora usato da
alcune centinaia di non vedenti. Parallelamente, è stato sviluppato, con una
iniziale collaborazione con l'ASPHI, uno "screen reader" per Dos
(PARLA), che è diventato nel tempo il più usato in Italia ed ha avuto anche
una certa diffusione in Spagna e in America latina.
Dall'applicazione delle tecniche di sintesi della voce, l'attività del
settore degli ausili per disabili della vista si è poi allargata ad altri
problemi, come la produzione computerizzata di testi braille e di figure in
rilievo, o di stampa autonoma di spartiti musicali.
Sono state anche intraprese attività riguardanti i problemi di altri tipi di
disabilità, come quelle motorie e cognitive, con lo sviluppo di tecniche e
strumenti di interazione alternativa con il computer, quali tastiere virtuali
ed emulatori di mouse, o di comunicazione alternativa mediante linguaggi
simbolici.
Oltre ai progetti nazionali, l'istituto si è conquistato un ruolo di rilievo
anche a livello europeo, con la partecipazione, spesso in posizione di leader,
in numerosi progetti dei programmi europei, quali TIDE, RACE, ACTS, a partire
da una Azione Concertata su "Technology and Blindness". Tra gli
altri impegni sostenuti dall'Istituto a livello europeo, un contributo
importante è stato dato alla commissione che ha preparato il piano di lavoro
dello stesso programma TIDE nel IV Programma Quadro Comunitario e a una delle
commissioni per la preparazione del piano di lavoro sulle applicazioni
telematiche del V Programma Quadro.
Attualmente l'Istituto è impegnato su alcuni progetti dell'Unione Europea
particolarmente significativi:
Nel progetto EU-IST PALIO, "Personalised Access to Local Informations
and Services for Tourist", l'approccio sviluppato in un precedente
progetto (AVANTI) viene generalizzato all'impiego in applicazioni che
utilizzano sistemi di comunicazione mobile (ad esempio i telefoni cellulari),
considerando gli ulteriori problemi posti nell'introduzione dei concetti di
adattabilità ed adattività in sistemi con intelligenza e capacità di
interfa cciamento illimitato.
Nel progetto EU-IST InclusiveByDesign, "Social Inclusion by Proactive
Design", è stato condotto uno studio, a livello industriale, per
identificare prodotti nei quali l'uso dei concetti di progettazione universale
hanno prodotto risultati interessanti anche dal punto di vista economico
(tipicamente ampliandone il mercato potenziale), cercando di individuare i
meccanismi attraverso i quali l'industria è stata convinta ad adottare tali
concetti.
Nella rete telematica EU-IST SEN-IST-NET, "European Network of Excellence
in Information Society Technologies for Special Educational Needs", viene
analizzato il possibile impatto che la tecnologia, in particolare
l'informatica e le telecomunicazioni, ha e può avere nel settore
dell'educazione di individui svantaggiati. È prevista la raccolta di
informazioni sull'uso della tecnologia in Europa e nel mondo creando un
portale attraverso il quale gli insegnanti e altri operatori del settore
possano avere informazioni su cosa è disponibile come ausilio tecnico e come
gli ausili possono essere utilizzati, discutendo delle rispettive esperienze.
Il progetto EU-IST SMART, "Society Moves with Advanced Research and
Technology", si propone di portare la tecnologia a contatto con il
pubblico. Prevede, infatti, una mostra itinerante, che ha l'obiettivo di
presentare al pubblico problemi e soluzioni tecnologiche per la disabilità, e
seminari per una discussione sulle problematiche del ruolo della tecnologia
nella società.
Infine è stata promossa dall'Unione Europea una rete di Centri di Eccellenza
(quello italiano è coordinato da IFAC) EDeAN "European Design for all
eAccessibility Network". Questa struttura, pianificata nell'ambito del
gruppo di lavoro europeo ESDIS/eAccessibility in attuazione del piano di
azione eEurope 2002, ha lo scopo di fornire supporto conoscitivo alla
creazione di un curriculum europeo sul "Design for All", di
costituire un forum per la discussione di queste tematiche e di promuovere gli
scambi culturali necessari per lo sviluppo di tale approccio. La
partecipazione a questa rete non comporta finanziamenti da parte dell'Unione
Europea, ma può costituire una possibilità molto importante per la
pianificazione di attività future in ambito europeo.
Fino a tempi recenti la Società dell'Informazione è stata normalmente
vista come basata su un largo uso di calcolatori e terminali di comunicazioni.
Perciò i problemi considerati sono stati principalmente l'esame delle diverse
apparecchiature e delle applicazioni rese possibili da queste tecnologie,
studiando, da un lato, se e come è possibile usarle o adattarle per accedere
all'informazione e comunicare con altre persone quando alcune delle abilità
date come prerequisiti non sono disponibili e, dall'altro lato, come queste
tecnologie possono essere utilizzate per superare alcune delle difficoltà
incontrate dalle persone disabili o anziane nella integrazione sociale
(tecnologia assistiva). Tale approccio ha avuto successo in molti casi,
riuscendo ad adattare la tecnologia dell'informazione e le corrispondenti
apparecchiature e applicazioni, in modo da renderle disponibili a gruppi di
persone disabili e anziane.
Queste tecnologie, inoltre, sono state incorporate in ausili tecnici per
risolvere problemi d'integrazione.
Adesso sta emergendo un concetto più generale di Società dell'Informazione,
a causa dello sviluppo della tecnologia e del modo in cui questa viene
utilizzata. Dalla prospettiva tecnica, ci si riferisce alla situazione
emergente come alla fusione tra le tecnologie dell'informazione e delle
telecomunicazioni, tenendo conto che questa fusione non deve essere vista
banalmente come la costruzione di reti di telecomunicazione che usano
calcolatori, collegati a loro volta in rete. Ciò che è realmente
interessante è che l'intelligenza, tipica dei calcolatori, comincia ad essere
una funzione distribuita. Un calcolatore non è più concepito come un sistema
isolato che lavora su propri dati, ma come un agente intelligente in grado di
cooperare con altri agenti intelligenti (hardware e software) su dati
distribuiti. La comunicazione diventa parte integrante delle capacità dei
calcolatori. Inoltre calcolatori interconnessi incominciano ad essere
integrati ovunque, nelle auto, nei sistemi hi- fi, negli elettrodomestici,
ecc. La Società dell'Informazione non sarà, però, caratterizzata
semplicemente dalla diffusione di calcolatori e terminali. Sarà, invece,
costituita da un ambiente davvero intelligente, dove l'accesso
all'informazione, la comunicazione e il controllo saranno integrati con
l'utilizzo di nuove tecnologie e paradigmi d'interazione. E questo è
l'ambiente con cui disabili e anziani dovranno confrontarsi.
Per questa ragione recentemente, in aggiunta all'approccio classico della
tecnologia assistiva basato sull'adattamento di prodotti e servizi per le
persone disabili, è stato considerato l'approccio della progettazione
universale come potenzialmente più efficiente ed accettabile socialmente,
essendo basato sul principio d'inclusione secondo il quale le necessità di
tutti i potenziali utenti sono tenute in conto nel progetto della nuova
tecnologia e dei corrispondenti apparecchi e servizi.
In accordo con le definizioni adottate nelle iniziative eEurope 2002, il nuovo
approccio consiste in tre strategie principali:
progetto di prodotti, servizi e applicazioni adatti per la maggior parte
degli utenti senza modifiche;
progetto di prodotti facilmente adattabili ai diversi utenti (per esempio
incorporando interfacce adattabili);
progetto di prodotti con interfacce standardizzate, accessibili attraverso
sistemi d'interazione specializzati.
Quest'ottica appare come il riconoscimento del fatto che l'integrazione
nella società emergente è di un tale livello di complessità che la Società
dell'Informazione può essere resa realmente accessibile solo se - obiettivo a
lungo termine - la tecnologia e i corrispondenti apparecchi, servizi e
applicazioni sono sviluppati tenendo conto delle necessità e delle abilità
di tutti i potenziali utenti (inclusi disabili ed anziani), con la produzione
di "tecnologie senza barriere". Comunque questa migrazione verso un
approccio innovativo deve essere bilanciata, nel breve termine, dalla
standardizzazione delle interfacce e dalla introduzione di mezzi per favorire
l'adattabilità, ponte con la tecnologia assistiva.
In base a queste considerazioni, per il futuro si sta lavorando su due diversi
progetti di studio, per i quali l'Istituto è alla ricerca di un supporto
finanziario:
Adattamento della rete e dei servizi in funzione dell'utente. Si
propone di affrontare i problemi di ricerca di base per lo sviluppo di metodi,
strumenti e tecnologie che permettano l'adattamento personalizzato dei
processi e delle applicazioni di rete alla soggettività dell'utente
individuale in termini di requisiti di usabilità, che includono, fra l'altro,
efficacia, efficienza e soddisfazione personale. L'obiettivo principale è
quindi creare ambienti di rete capaci di considerare la soggettività di
utente fornendo prestazioni a livello di connettività e di interfacciamento
adeguate alle richieste individuali. Inoltre si propone di individuare
tecnologie e raccomandazioni agli enti di standardizzazione e legislazione per
eliminare, o almeno ridurre, le disuguaglianze fra i diversi gruppi
interagenti. Tali problematiche sono strettamente connesse ai temi
dell'accessibilità delle persone appartenenti a categorie deboli e sono
propedeutiche per affrontare in modo organico i problemi del "Design For
All". Il progetto richiede un finanziamento di 2,3 milioni di euro in tre
anni.
Rete di eccellenza sulla progettazione universale e la tecnologia
assistiva. La fusione tra le tecnologie dell'informazione e delle
telecomunicazioni e dell'industria dei media sta facendo nascere una società
basata sulle tecnologie dell'informazione la cui caratteristica fondamentale
è la creazione di ambienti intelligenti con i quali i cittadini devono
interagire per accedere all'informazione e comunicare. Nel caso di persone
disabili ed anziane è prevedibile che soluzioni per garantire loro
l'accessibilità a tali ambienti siano possibili con un uso bilanciato
dell'approccio della progettazione universale, secondo il quale la tecnologia
è sviluppata tenendo conto delle loro esigenze e di tecnologie assistive che
adattano alcuni prodotti e ne differenziano le prestazioni. Lo studio di tale
compromesso è l'argomento di questo progetto che è concepito essenzialmente
come una proposta di rete di eccellenza europea, secondo la definizione
offerta dal sesto programma quadro di ricerca comunitario. Il progetto è già
stato sottoposto alla Commissione Europea che ne valuterà anche il fabbisogno
finanziario.
Annotazioni.
58 Cfr. www.ifac.cnr.it/
Premessa unica e imprescindibile delle iniziative dell'INAIL (59)
in tema di disabilità è l'approccio secondo il quale la relazione con una
persona disabile non può essere frammentata in virtù di astratte competenze
e specializzazioni professionali. Il disabile va al contrario considerato
sempre ed inequivocabilmente come una persona nel senso pieno e completo della
parola. Il compito dell'INAIL è di favorirne il recupero complessivo al
massimo livello possibile attraverso strumenti di elevata qualità e di vario
contenuto (sanitario e/o sociale) gestiti in forma sinergica nella logica
della tutela globale ed integrata.
Di conseguenza si sono progettate, definite e realizzate diverse iniziative
accomunate dall'identico scopo di realizzare una rete organica di "utilità
sociali" al servizio dei disabili e del loro reinserimento sociale e
professionale. Questa impostazione risulta del tutto coerente con il nuovo
modello culturale che va affermandosi in tema di disabilità. Disabile,
secondo questa più recente impostazione, non è tanto chi è privo o menomato
di alcune funzionalità, ma piuttosto la persona che, magari a seguito di tale
condizione fisica, vede impoverita la propria capacità di conoscere e di
interagire con il mondo che lo circonda.
Si tratta dunque non più solo di valutare la inabilità per quantificare il
relativo risarcimento, ma anche e soprattutto di apprezzare analiticamente le
abilità possedute per mettere al loro servizio gli ausili tecnologici più
avanzati ed i servizi più evoluti, utili a favorire il reinserimento della
persona al massimo livello possibile.
Per portare avanti il processo di cambiamento accennato è stato realizzato un
intenso e sistematico processo formativo che ha visto coinvolti su contenuti
tecnici, separatamente, ciascuna professionalità (dirigenti medici, professionisti, funzionari socio-educativi) e sulla nuova metodologia di lavoro,
contestualmente, intere équipe multidisciplinari.
La gestione sistematica dei problemi delle persone disabili richiede strumenti
informativi tempestivi, efficienti ed aggiornati. Con questo obiettivo è
stata realizzata e rilasciata a tutte le sedi territoriali l'architettura
informatica di una banca dati per il reinserimento che, una volta completata
nei suoi contenuti, potrà agevolmente interagire con le informazioni di altri
soggetti e conterrà informazioni capaci di garantire:
a livello territoriale, la tempestiva identificazione dei singoli disabili
da lavoro idonei alla partecipazione a specifici percorsi di riqualificazione
professionale;
a livello centrale, il monitoraggio dei risultati sul territorio nazionale e
la omogeneizzazione delle modalità di gestione dell'intero processo.
Acquisito l'orientamento secondo cui l'ausilio è lo "strumento tecnologico (o l'insieme di strumenti tecnologici e servizi alla persona) che assicura o facilita il percorso di reinserimento sociale, familiare e lavorativo " dell'interessato, assume rilevanza particolare la fornitura di personal computer ed il relativo percorso di formazione a distanza, quali strumenti per facilitare il reinserimento sociale. In quest'ottica diverse decine di disabili sono stati dotati di PC e coinvolti nell'iniziativa formativa che ha riguardato, sinora, tre filoni:
concetti di base della tecnologia dell'informazione;
uso del computer e gestione dei file;
reti ed Internet.
Nei prossimi mesi saranno messi a disposizione altri programmi:
elaborazione test;
fogli elettronici;
data base e sistemi di archiviazione;
presentazione e disegno.
Questi programmi permetteranno, a chi lo volesse, di conseguire l'ECDL (la
"patente europea").
In tema di reinserimento lavorativo dei disabili da lavoro, la recente
normativa (decreto legislativo 38 del 2000) ha assegnato all'INAIL compiti
importanti. L'Istituto ha voluto assumere il ruolo di "facilitatore"
delle procedure di collocamento. In coerenza con questa funzione è stato
possibile finanziare e dare avvio ad oltre 400 progetti di formazione,
riqualificazione e sostegno professionale che hanno riguardato più di 700
disabili per un importo complessivo di quasi 13 milioni di euro.
Tra gli altri segnali di cambiamento delle strategie dell'INAIL, grande
rilievo assume il progetto SuperAbile che ha l'obiettivo di diffondere la
conoscenza sui temi e le problematiche della disabilità. Attraverso un call
center ed un portale informatico, tale programma ha fornito a centinaia di
infortunati e disabili le notizie, le informazioni e le opportunità per la
conduzione di una vita migliore. Il progetto costituisce una importante,
innovativa ed efficace modalità di attuazione del modello "presa in
carico" con tecnologie diversificate (il telefono e Internet), con
obiettivi integrati (fornire risposte a specifici bisogni individuali e
accrescere il livello di informazione e conoscenza su diritti e opportunità),
con destinatari differenziati e ben identificati. Di recente la gamma dei
servizi forniti è stata arricchita da un accesso vocale al portale.
Il call center. Dal 5 marzo 2001, dopo un'approfondita sperimentazione che ha
visto la collaborazione anche delle principali associazioni attive nel
settore, è operativo il numero telefonico/fax verde 800 810 810 che dal lunedì
al sabato, dalle 9 alle 19, fornisce risposte tempestive ed esaurienti in
merito ai più importanti problemi in tema di ausili, riabilitazione, servizi
tecnologici, automobilità, inserimento lavorativo, barriere architettoniche,
domotica, legislazione, normativa, sport e turismo accessibile.
Il servizio dispone di postazioni dotate delle più moderne apparecchiature,
dispositivi DTS per il dialogo con persone non udenti, collegamenti a banche
dati, posta elettronica (info@superabile.it). Il servizio fornisce anche un
notiziario sui principali eventi nel mondo della disabilità, con
aggiornamento quotidiano, e mette a disposizione delle associazioni uno spazio
specifico per comunicazioni ed informazioni agli iscritti e agli interessati.
Con il servizio SuperAbile, l'INAIL offre inoltre occasioni di lavoro
qualificato alle persone disabili poiché il personale impiegato (operatori ed
esperti) è al 50% disabile. Questa scelta è stata dettata dalla precisa
volontà di impegnare risorse professionali in grado di realizzare forme di
"consulenza alla pari" e da una coerente ed estensiva applicazione
delle recenti norme sul collocamento mirato.
Il portale. Il 5 marzo 2002 è nato il portale del mondo della disabilità
www.superabile.it che è stato costruito nel più totale rispetto della
normativa internazionale e nazionale in tema di accessibilità ad Internet per
le persone disabili in ragione delle diverse tipologie di disabilità. Il
portale prevede una sezione dedicata all'informazione con notizie di attualità
in tempo reale, inchieste, interviste, immagini, lettere alla redazione,
approfondimenti sulle news specifiche del mondo della disabilità e varie
sezioni dedicate alle tematiche di maggiore interesse per fornire informazioni
e soluzioni ai quesiti più ricorrenti attraverso schede tecniche, dossier e
approfondimenti mirati. Attraverso una semplice registrazione gli utenti
possono attivare servizi personalizzati quali posta elettronica, chat, forum
ed iscrizione nella community.
Il portale è diventato un punto di riferimento in Italia sui temi della
disabilità nel mondo della rete, paragonabile alle iniziative più
significative sviluppate a livello internazionale.
Per i dipendenti disabili - sono 923 - l'INAIL ha ideato il progetto
"dipendenti disabili", che si inserisce nel percorso per la
costruzione di "Linee guida per l'integrazione dei disabili in
azienda" patrocinato da ASPHI, a cui partecipano importanti istituzione
ed aziende di rilievo nazionale. Il progetto intende rafforzare alcuni diritti
che, da appositi studi, sono risultati non adeguatamente tutelati. Così, ad
esempio, è dell'impossibilità per i ciechi e gli ipovedenti (in tutto 170)
di conoscere con la necessaria riservatezza la propria busta paga o le
normative, esterne e interne, che regolano il rapporto di lavoro (dai
contratti collettivi agli accordi aziendali, agli ordini di servizi). Per
venire incontro a questa necessità è stato messo a disposizione di tutti gli
interessati uno specifico software che consente di ascoltare a mezzo telefono,
con procedura fortemente semplificata ed in via riservata, i messaggi di posta
elettronica. Sono inoltre di imminente installazione in tutte le sedi orologi
marcatempo con tastiera in rilievo e ripetitore vocale che consentiranno anche
ai non vedenti di effettuare autonomamente tutte le operazioni relative alla
gestione del proprio orario di lavoro, operazioni che oggi necessitano ancora
dell'assistenza di un terzo.
Annotazioni.
58 Cfr. www.inail.it/
L'INPS (60) ha sempre attribuito
il massimo rilievo alla gestione del rapporto con l'utenza, finalizzata ad un
costante miglioramento della qualità dei servizi ai cittadini e alle imprese,
anche attraverso un ininterrotto adeguamento dei sistemi dedicati con le
specifiche evoluzione tecnologiche.
Attualmente l'Istituto offre i suoi servizi in modalità multicanale per
realizzare il superamento del digital divide. L'utente può scegliere il
canale più congeniale ai servizi (il sito Internet, il telefono, l'e- mail,
gli sportelli self-service, ma anche la possibilità di ricorrere ad
intermediari quali Patronati, Caf, consulenti e associazioni di categoria)
come alternativa all'utilizzo degli sportelli delle Agenzie sul territorio. Il
sito www.inps.it, nato come sportello informatico all'utenza, è stato
rapidamente ampliato con l'introduzione di numerosi servizi disponibili on-
line.
L'evoluzione delle tecnologie informatiche e di telecomunicazione ha inciso
profondamente sulla trasformazione dei processi e sulla interazione tra l'INPS
e i suoi utenti. Il rapido sviluppo delle tecnologie basate sul protocollo TCP/IP,
l'ampia diffusione tra l'utenza dell'uso di Internet e la velocità del
miglioramento di applicazioni web ne hanno fatto in breve tempo il motore
trainante nello sviluppo dei servizi all'utenza e nella trasformazione
dell'organizzazione del lavoro.
L'INPS ha garantito l'accessibilità ad Internet per i non vedenti attraverso wai.inps.it
conforme alle specifiche stabilite dal W3C. Attualmente il sito è composto da
informazioni sulla struttura dell'Istituto e sulle prestazioni erogate, ma il
progetto prevede di rendere disponibili anche su wai.inps.it
i servizi on- line già attivati su www.inps.it.
Nei confronti degli utenti non collegati alla rete l'Istituto offre servizi
analoghi tramite il call center, che consente l'accesso ai servizi informatici
a fasce più ampie di popolazione. Il call center svolge due funzioni:
servizio informativo per dare risposte a qualunque quesito
formulato dall'utente e per effettuare campagne informative mirate all'utenza
contattata;
sportello virtuale in grado di erogare tutti i servizi normalmente
svolti dai tradizionali sportelli.
Il call center risponde inoltre all'esigenza di qualità e personalizzazione del rapporto tra INPS e utenti, insieme alla delocalizzazione dei servizi. I progetti dell'Istituto hanno come obiettivo comune il miglioramento dell'accessibilità alle informazioni ed ai servizi delle categorie deboli.
Multicanalità: l'INPS intende realizzare una rete multicanale integrata per l'accesso diversificato ma omogeneo ai servizi offerti, mediante l'utilizzo di tecnologie allo stesso tempo innovative ma congeniali agli utenti, quali:
Portale vocale. Consente la navigazione e l'accesso alle informazioni e ai servizi presenti nel sito web senza dover utilizzare un personal computer, ma attraverso il telefono. A differenza dei portali tradizionali, che usano la tecnologia Internet per l'accesso alle informazioni, i portali vocali consentono l'utilizzo della voce per la navigazione tra le informazioni. Ha il vantaggio di poter essere usato ovunque (con telefono fisso o cellulare) e da chiunque. La caratteristica fondamentale è quella dell'interazione con l'utente tramite il riconoscimento delle parole. Gli obiettivi che si intendono raggiungere sono:
estensione della fruizione dei servizi del sito ad utenti disabili (non
vedenti, ipovedenti, ecc.);
estensione della fruizione dei servizi del sito ad utenti che non dispongono
di strumenti informatici;
integrazione tra il sito web e i servizi telefonici di call center.
Protocollo voice over IP. Consente di utilizzare la rete Internet per le comunicazioni vocali, con un'evidente riduzione dei costi telefonici e infrastrutturali.
Gestione dell'invalidità civile. L'obiettivo è creare uno
sportello unico per la gestione completa delle pratiche legate alla richiesta
di prestazioni per l'invalidità civile. Gli enti coinvolti sono INPS, ASL ed
enti locali. In sperimentazione l'applicazione che consente ai Comuni, tramite
l'accesso a un apposito portale, di compilare e trasmettere on- line
all'Istituto la domanda di invalidità civile.
Ufficio virtuale. Lo scopo è realizzare un canale dedicato ai
disabili per la comunicazione e l'accesso ai servizi della PA, partendo dalla
considerazione che solo una minima parte dell'utenza disabile, circa il 2%,
dispone di mezzi e conoscenze che gli permettano di accedere alle informazioni
ed ai servizi disponibili su Internet.
L'ufficio sarà costituito da operatori che possono svolgere la loro attività
da qualunque parte, quindi anche in telelavoro. La mission dell'ufficio
virtuale è fornire informazioni ed assistenza all'utenza debole. Il valore
aggiunto è dato dal coinvolgimento di operatori disabili (in particolar modo
non vedenti o ipovedenti) che possono comprendere meglio le esigenze e le
richieste dell'utenza debole. La struttura offrirà i servizi di un call
center ma, tenendo conto della particolare utenza a cui si rivolge, sarà in
grado di produrre documenti, da inviare al domicilio del richiedente,
facilmente accessibili come:
documenti in braille,
files sonori (eventualmente firmati digitalmente
dall'Amministrazione),
documenti con testo scritto, ma con un numero identificativo in braille.
Banca Dati Collocamento Disabili. L'obiettivo è creare un sistema
informativo con i dati anagrafici delle persone disabili per il loro
collocamento mirato, come prevede la legge 68 del 1999. La banca dati
offrirebbe un valido aiuto nell'inserimento dei disabili nel mondo del lavoro,
in quanto l'Istituto, conoscendo la situazione occupazionale delle singole
aziende, potrebbe segnalare tempestivamente il raggiungimento del tetto
fissato per legge e quindi l'obbligo di assunzione di persone disabili,
fornendo i nominativi dei potenzia li lavoratori, e parallelamente potrebbe
fornire al disabile l'elenco delle aziende in grado di offrirgli un lavoro.
Libretto di pensione elettronico. Modellato sul normale servizio di
bancomat, consentirebbe di ritirare la propria pensione presso qualunque
sportello abilitato ai servizi bancomat, eliminando la necessità di
effettuare i prelievi a data fissa e per l'importo totale della pensione. In
questo modo verrebbero eliminati i disagi dovuti alle code per ritirare il
denaro e i rischi connessi al trasporto del contante.
Email@gov.it. Prevede la possibilità per gli utenti di inviare una
e-mail alla Pubblica Amministrazione senza dover conoscere in precedenza la
specifica Amministrazione competente sulla problematica sollevata. È stato
progettato un complesso sistema di smistamento delle e-mail indirizzate alla
casella elettronica unica per tutte le Pubbliche Amministrazioni. Il progetto
prevede l'impiego di operatori disabili che potranno svolgere la propria
attività anche in telelavoro. I vantaggi che si otterranno:
possibilità per il cittadino di non preoccuparsi più di sapere come è
organizzata la Pubblica Amministrazione o a quale amministrazione si deve
rivolgere per uno specifico servizio;
possibilità per il cittadino di richiedere i servizi dell'amministrazione in
base alle proprie esigenze indipendentemente da ogni vincolo di competenza
amministrativa, territoriale o di residenza;
riconoscimento del ruolo della PA come promotore dell'economia di rete,
aggregatore della domanda di innovazione, promotore di soluzioni assistite, da
distribuire a tutte le amministrazioni interessate, per l'integrazione e
l'aggiornamento professionale dei disabili e volano per lo sviluppo del
mercato delle nuove tecnologie in Italia;
trasparenza dell'iter dell'e- mail.
Sito web di riferimento. La normativa definisce, ad alto livello, un insieme minimo di direttive generali, a carattere tecnico e organizzativo, che lasciano spazio a ciascuna PA per realizzare soluzioni adeguate alle specifiche necessità e disponibilità. L'idea del sito di riferimento rappresenterebbe una qualche forma di coordinamento fra i progetti, e di conseguenza faciliterebbe l'individuazione di soluzioni organizzativamente e tecnicamente omogenee. Il punto di riferimento, facilmente accessibile a tutti, permetterebbe di ottenere informazioni utili e scambiare opinioni ed esperienze. Si è scelto come mezzo la rete per la diffusione attuale e prevista della connettività Internet. Il sito offrirebbe strumenti operativi (dalla guida ragionata sui prodotti al laboratorio on-line, alla bibliografia tecnica) per l'attuazione di progetti relativi all'accessibilità dei siti web. Un fattore fondamentale per il successo di questo approccio è che le informazioni distribuite attraverso la rete siano percepite dal webmaster delle PA come un reale aiuto alla realizzazione dei progetti.
Annotazioni.
60 Cfr. www.inps.it/
Microsoft Italia (61), in linea con le politiche definite dalla casa madre americana, è molto attiva anche nel nostro Paese nei confronti delle categorie deboli, a favore delle quali ha sviluppato una serie di iniziative molto articolate. Gli obiettivi perseguiti sono:
espandere le opportunità attraverso l'accesso alla tecnologia;
migliorare l'efficacia delle organizzazioni no-profit attraverso la
tecnologia;
consentire lo sviluppo di una forza lavoro attenta alla diversità;
contribuire allo sviluppo della comunità locale attraverso fondi e know-how
tecnologico.
Microsoft vanta notevoli esperienze nello sviluppo di tecnologie
informatiche a supporto dei disabili e degli anziani. Ha implementato
funzionalità standard nelle versioni più recenti dei suoi prodotti, studiate
appositamente per facilitarne l'accessibilità. Queste soluzioni sono
progettate da un centro, che si trova in America, in cui circa 300
sviluppatori si dedicano esclusivamente a queste problematiche. Microsoft
Italia mette a disposizione un fondo annuale di 500.000 euro per l'acquisto di
dotazioni hardware e software a favore di enti ed associazioni no-profit. Il
sistema (che fornisce anche assistenza tecnica) riceve, controlla e soddisfa
le richieste effettuate direttamente via Internet dalle associazioni.
Da tre anni Microsoft Italia si è fatta promotrice del progetto
"Internet Saloon". Si tratta di una struttura dedicata alla
didattica con corsi gratuiti dedicati agli anziani per apprendere l'uso di
Internet e della posta elettronica. La struttura, che è operativa a Milano
(nella sede di una Banca che ha fornito gratuitamente gli spazi), è dotata di
postazioni multimediali collegate ad Internet con linee veloci (4Mbit).
L'iniziativa, già al terzo anno di attività, ha riscosso un enorme successo,
sono già 5000 gli anziani diplomati.
Microsoft sta sviluppando un piano di estensione dell'iniziativa su scala
nazionale (in almeno altre sette città) in collaborazione con ENAIP e gli
enti locali.
Il progetto, che richiede principalmente le dotazioni informatiche, la
disponibilità di spazi e personale adeguatamente addestrato per l'erogazione
dei corsi, non richiede fondi ingenti e potrebbe essere agevolmente esteso a
livello nazionale con uno sforzo di promozione e coordinamento tra enti e
Amministrazioni Pubbliche e soggetti privati. L'iniziativa potrebbe essere
inoltre inserita nell'ambito di progetti di sviluppo di punti pubblici di
accesso, che già sono dotati di fondi. Utilizzando le sinergie con questi
progetti ed il forte ricorso a partner privati (come la banche locali), un
progetto di respiro nazionale richiederebbe finanziamenti marginali.
Microsoft, infine, ha sviluppato diverse iniziative e progetti in
collaborazione con numerose associazioni:
con l'ANFFAS ha organizzato corsi settimanali di informatica e di cultura
generale per un periodo di due anni, che hanno coinvolto sia i ragazzi che gli
insegnanti di sostegno;
con "Comunicare e Vivere" e "Segni e Parole" ha
organizzato corsi Internet (di base e avanzati) e di sviluppo web per
sordomuti;
con l'Associazione Sclerosi Multipla ha sviluppato il progetto Think, che ha
coinvolto Microsoft anche in Spagna e Portogallo per l'organizzazione di corsi
di sei mesi di web writing e publishing;
con l'Unità Spinale Ospedale Niguarda ha sviluppato un programma di
riqualificazione professionale dei disabili.
Annotazioni.
61 Cfr. www.microsoft.com/italy/
Gli alunni disabili nell'anno scolastico 1999/2000 sono stati 133.029 pari all'1,5% del totale, di cui:
130.146 (pari al 97,8% dei disabili e all'1,6% del totale degli alunni che
frequentano le scuole normali) sono iscritti e frequentano scuole normali;
2.883 (pari allo 0,03% del totale degli alunni) sono iscritti e frequentano
scuole speciali o normali di tipo posto speciale.
Nell'anno scolastico 1989/1990 gli alunni in situazione di disabilità
hanno rappresentato l'1,2% del totale. Dieci anni dopo la percentuale è
salita all'1,6%, segno di una crescente integrazione degli studenti con
disabilità. Spicca il considerevole aumento degli alunni disabili nel primo
anno di scuola superiore del 1999/2000 (7.050 rispetto ai 4.440 dell'anno
precedente), quale immediata conseguenza dell'attuazione del prolungamento
dell'obbligo scolastico fino a quindici anni.
Il totale delle scuole (normali, speciali e normali di tipo posto speciale) in
Italia è pari a 58.784. Quelle speciali rappresentano lo 0,03% del totale,
mentre le scuole normali tipo posto speciale lo 0,1%.
Il 94,2% degli alunni disabili scrutinati nelle scuole elementari è
promosso rispetto al 98,9% degli alunni in totale. Passando alla scuola
secondaria di primo grado, l'84,1% degli alunni disabili scrutinati è
promosso rispetto al 84,8 degli alunni in totale; la tendenza che si osserva
nella popolazione scolastica scrutinata si riscontra, quindi, anche nella
popolazione scolastica in generale.
Tra gli anni scolastici 1998/99 e 1999/2000 si è assistito ad un incremento
di oltre il 50% degli alunni in situazione di disabilità frequentanti il
primo anno delle scuole secondarie di secondo grado statali; nelle scuole
medie inferiori, a seguito dell'estensione dell'obbligo scolastico a nove anni
di frequenza, si è assistito ad un decremento della leva complessiva di oltre
l'1%. Per gli alunni disabili tale decremento è risultato inferiore (0,5%).
Gli insegnanti di sostegno nell'anno 1999/2000 erano 44.378, pari al 5,5% del
personale docente in forza nello stesso anno scolastico. In media c'era un
insegnante di sostegno ogni tre alunni in situazione di disabilità.
Il 23,7% delle scuole statali è dotato di ascensori o scale a norma; il 15%
è dotato di servizi di trasporto per alunni disabili.
Le iniziative più significative intraprese dal Ministero dell'Istruzione (62)
sono:
Il portale per la disabilità, che comprende una sezione interamente
dedicata alle tecnologie per la disabilità nella scuola. Il sito è
attualmente utilizzato dai docenti come riferimento e canale di scambio di
informazioni ed esperienze.
Il progetto scuola in ospedale, che prevede l'implementazione di
infrastrutture per consentire a ragazzi, costretti a lunghe degenze, di
frequentare comunque i corsi mediante videoconferenza e sistemi di eLearning.
Il progetto ha completato la fase di fattibilità ed ha identificato le
tecnologie adeguate. Può essere previsto un piano di implementazione e
diffusione del sistema in modo che ogni ospedale possa consentire ai pazienti
di poter seguire le lezioni a distanza da qualsiasi scuola essi provengano.
Il Ministro dell'Istruzione, Letizia Moratti, ha recentemente nominato il
Nuovo Osservatorio Permanente per l'integrazione scolastica delle persone in
situazione di disabilità, che ha i seguenti compiti:
monitoraggio del processo di integrazione scolastica degli alunni in
situazione di disabilità, allo scopo di facilitare e sostenere la piena
attuazione degli obiettivi previsti dalla legge 5.2.1992 n. 104, anche in
attuazione del DPR n.275/99;
accordi interistituzionali;
sperimentazione e innovazioni metodologiche, didattiche e disciplinari;
iniziative legislative e regolamentari.
Il Ministero ha anche tracciato le linee guida ed uno strumento per costruire un sito della scuola. Questo strumento ha l'obiettivo di definire uno standard nella implementazione dei siti di ciascuna scuola evitando la proliferazione di formati e versioni disomogenee e limitare i costi di implementazione di ciascuna scuola.
Un altro progetto significativo riguarda l'e-mail del docente. Il progetto
prevede l'assegnazione a ciascun docente di un indirizzo di posta elettronica
che diventerà il canale privilegiato di comunicazione con e tra i docenti.
Alcune iniziative sono state poi sviluppate a livello locale con diverse
scuole, tra queste:
la realizzazione di uno strumento multimediale di supporto all'integrazione
scolastica dei ragazzi con disabilità cognitive;
lo studio e l'implementazione di postazioni informatiche per la scuola
accessibili;
la creazione di un vocabolario multimediale per alunni con disabilità
linguistica;
lo sviluppo di sistemi e tecnologie per la teledidattica.
Annotazioni.
62 Cfr. www.istruzione.it; Cfr. www.bdp.it/handitecno/
Telecom può contare su diverse tecnologie a favore dei disabili. Quelle più
diffuse consistono nelle tecniche per il riconoscimento vocale o per l'invio
di SMS.
L'iniziativa più significativa sviluppata in favore delle persone con
disabilità è il sistema di segnalazione emergenze per sordomuti. La
soluzione tecnica è già stata implementata da Telecom in collaborazione con
l'Ente Nazionale Sordomuti e può essere avviata a livello nazionale,
inserendo la piattaforma nelle procedure e nei sistemi di gestione delle
emergenze tradizionali.
L'implementazione del progetto richiede il coinvolgimento del Ministero degli
Interni per garantire l'adozione e l'effettivo funzionamento della piattaforma
da parte delle strutture esistenti.
Il servizio riveste un'importanza particolare dal momento che può dimostrarsi
un aiuto fondamentale in momenti particolarmente critici, nei quali l'utente
è in seria difficoltà e potrebbe non avere altra via d'uscita.
Il sistema consente, infatti, ai disabili di segnalare eventuali emergenze con
un meccanismo di produzione, invio e "traduzione " di messaggi di
testo alle tradizionali strutture preposte alla gestione delle emergenze. È
previsto un collegamento diretto con le forze dell'ordine, carabinieri e
polizia, ma anche con i vigili del fuoco, ecc.
L'obiettivo è assicurare un intervento tempestivo in caso di emergenza di
qualsiasi tipo.
Il meccanismo è molto semplice perché richiede una normale linea telefonica.
Per l'invio dei messaggi è sufficiente un telefono abbastanza diffuso come il
Sirio 187.
Il ruolo della struttura implementata da Telecom è di interfaccia tra il
disabile e il centro operativo che riceve le chiamate, per fare in modo che
sia possibile la comunicazione e soprattutto la comprensione.
In questo momento, il sistema è in fase di test. Si sta verificando il grado
di accettazione e, soprattutto, di utilizzabilità per i potenziali utenti.
Delle centinaia di soggetti interpellati tra ASL, Regioni e Capoluoghi di
provincia per una ricognizione delle iniziative realizzate a favore dei
disabili le risposte utili giunte sono state meno di cento. Le Regioni in cui
si sono registrate più iniziative sono il Veneto, la Lombardia ed il
Piemonte, mentre da numerose altre non è pervenuto nessun tipo di
segnalazione. Tutti i progetti presentati sono di dimensioni e costi
relativamente limitati, (nessuno supera il mezzo milione di euro). Si tratta
in prevalenza di siti Internet o della predisposizione di materiale
informativo attraverso diversi canali: dai CD alla carta stampata.
Complessivamente tutte le iniziative appaiono frammentate e non appartenenti
ad una politica organica di sviluppo delle tecnologie a favore dei disabili,
nemmeno a livello locale/regionale.
Dal quadro complessivo che se ne deduce emerge la mancanza di coordinamento
dei progetti anche molto lodevoli ma quasi sempre frutto di iniziative nate
per volontà dei singoli enti locali e mai da un disegno complessivo di
intervento organico sul territorio che consenta la condivisione e lo scambio
di competenze e la messa a fattor comune delle risorse investite. Il risultato
è che spesso le iniziative si assomigliano tra loro pur non avendo nessun
punto di contatto.
I progetti più significativi vedono frequentemente il coinvolgimento di enti
privati e nascono dall'incontro e la collaborazione tra pubblico e privato.
Per rendere più efficiente e produttivo possibile il patrimonio di
competenze, sensibilità, risorse ed impegno anche volontaristico di enti
locali, associazioni ed imprese sarebbe auspicabile la nascita di un centro di
competenza su queste tematiche che funzioni in primo luogo da centro di
raccolta ed erogazione di informazioni, di indirizzo delle iniziative e di
supporto nella identificazione ed utilizzo delle risorse finanziarie.
Abbiamo scelto tre fra i progetti più significativi segnalati ed analizzati
dalla Commissione, descrivendoli nel dettaglio.
Efesto
Efesto (63) è un centro privato,
che lavora nell'ambito della riabilitazione e del reinserimento nella vita
sociale dei disabili attraverso l'apporto delle tecnologie compensative. Nella
struttura, convenzionata con la Regione Veneto, gli utenti, per tutte le
tipologie di interventi, possono accedere sia privatamente, sia in convenzione
e con spese a carico del Servizio Sanitario tramite la Azienda ULSS nel cui
territorio risiede la persona disabile o con il coinvolgimento economico della
struttura in cui la persona è inserita.
Il centro ha scelto di intitolarsi al dio costruttore della mitologia greca,
con le fattezze di storpio, tramandateci dal poeta cieco Omero. Un "dio
disabile" che però costruisce gli strumenti per la propria autonomia e
per il progresso degli uomini. Un nome simbolico per sottolineare, quindi,
l'importanza della conquista dell'autonomia da parte delle persone disabili.
Il centro Efesto è nato dalla consapevolezza che i processi di sviluppo della
società mettono a rischio soprattutto due categorie:
le persone anziane, la cui incidenza sulla popolazione è in continuo
aumento, per effetto da un lato del calo di natalità, dall'altro del
prolungamento delle aspettative di vita;
le persone portatrici di disabilità, colpite cioè da deficit dei sensi,
della mobilità o della psiche, anch'esse in continuo aumento sia per cause
natali che successive alla nascita (malattie, infortuni, incidenti).
Rispetto a queste categorie di popolazione, la filosofia usuale degli
interventi rimane ancora largamente ispirata a criteri di natura
protettivo-assistenziale, con il risultato di produrre (anche se nella maggior
parte dei casi involontariamente) un meccanismo di vera e propria esclusione
sociale, gravando - nel caso del sistema pubblico - sulle già precarie
condizioni del Welfare. La logica a cui si ispira il Centro Efesto ribalta
completamente questa impostazione, puntando al concetto del rifiuto delle
barriere e degli stereotipi in nome dei principi dell'apertura, della parità
e della partecipazione.
L'attenzione viene posta non sulla disabilità ma sulla persona con il suo
"potenziale residuo" sul quale investire. Si ottiene così il
duplice risultato di migliorare la qualità della vita dei singoli e di
concorrere ad incrementare il benessere della collettività, rendendo
protagonisti per la loro quota dello sviluppo sociale soggetti precedentemente
passivi ed assistiti. Efesto si pone l'obiettivo di trasformare la diversità
in valore.
La filosofia di fondo del progetto relativo al Centro Efesto risponde a due
parametri strategici:
superare il rischio di soluzioni inefficienti per il raggiungimento
dell'autonomia del disabile;
creare una struttura interdisciplinare per la valorizzazione delle potenzialità
residue dell'utente.
Per raggiungere il primo obiettivo è stata prevista la partecipazione tra
istanze pubbliche e private. Le prime sono state individuate nelle Aziende
ULSS con le loro esperienze maturate nella gestione dei problemi
socio-sanitari della popolazione.
Per perseguire il secondo obiettivo Efesto s'ispira a quattro criteri:
facilitare l'integrazione sociale e lavorativa, ricostruendo l'ambiente di
vita della persona disabile attraverso percorsi individualizzati e con modalità
e strumenti innovativi;
favorire la collaborazione tra figure specialistiche per sviluppare un sistema
di valutazione interdisciplinare che al tempo stesso permetta il trasferimento
ai diversi soggetti interessati delle informazioni sulle opportunità
tecnologiche esistenti sul mercato;
consentire agli enti una programmazione della spesa grazie all'eccellenza
nella selezione e nella scelta dei supporti;
promuovere iniziative di carattere culturale e scientifico, per sviluppare la
cultura delle pari opportunità e una nuova mentalità che aiuti a considerare
la persona disabile come una risorsa attiva.
Efesto, centro europeo per l'autonomia delle persone disabili, è stato
inserito nella rete dei servizi convenzionati della Regione Veneto dal 1999 e
autorizzato all'esercizio di attività sanitaria quale centro ambulatoriale di
riabilitazione, operando tramite una convenzione con l'Azienda ULSS n.15
"Alta Padovana". Efesto si occupa in maniera integrata e complessiva
dei processi di valutazione, dell'orientamento riabilitativo, dell'educazione
e della formazione all'autonomia e alla vita indipendente di persone con
deficit di tipo motorio, di natura intellettiva, simbolico-relazionale o
sensoriale (ciechi, ipovedenti, sordi) e dei casi di pluridisabilità. Questo
progetto è stato realizzato attraverso una struttura interdisciplinare
responsabile della valutazione funzionale, della proposta del progetto di
autonomia, della prova e della fornitura di adeguate tecnologie di supporto
per il raggiungimento della massima indipendenza del soggetto e al tempo
stesso del suo nucleo familiare.
Un ruolo fondamentale nell'approccio per la realizzazione dell'autonomia dei
disabili è giocato dal supporto tecnologico. Le nuove tecnologie, specie sul
versante informatico, operano infatti sul piano dell'integrazione sistemica ed
ipersistemica agevolando l'esplorazione, la valutazione e la conoscenza di
fenomeni complessi grazie all'integrazione tra comunicazione, comando,
applicazione e intelligenza, minimizzando i rischi e abbattendo i costi. Al
tempo stesso, diventando sempre più potenti e facili da usare, forniscono al
singolo e alla collettività straordinarie opportunità compensative,
espressive e di controllo dell'ambiente, incidendo positivamente sul
miglioramento della qualità della vita. Ad esempio, le attività di ricerca e
sviluppo condotte dalla TifloSystem, azienda che opera nella sperimentazione e
distribuzione di ausili tecnologici, hanno dimostrato come una persona cieca o
colpita da disabilità motoria grave possa svolgere attività di telelavoro
grazie al supporto di idonee tecnologie compensative d'avanguardia. Efesto
opera in tre ambiti.
Sanitario: a valle delle strutture tradizionali, fornisce interventi
integrativi volti al conseguimento della massima autonomia possibile del
soggetto attraverso l'impiego di tecnologie compensative. Dopo un colloquio di
accoglimento, si esegue una valutazione accurata dei deficit e delle
potenzialità residue e, sulla scorta dei dati ottenuti, vengono testati e
scelti gli ausili, gli strumenti e i sistemi tecnologici, orientando
l'intervento al massimo recupero delle funzioni comunicative.
Sociale : realizza interventi mirati a dare efficacia all'integrazione
scolastica dei giovani disabili e ad offrire a tutte le persone colpite da
deficit anche grave la possibilità di vivere pienamente l'ambiente sociale.
In questo ambito rientrano attività di teledidattica, teleformazione e
telemonitoraggio finalizzati all'insegnamento e alla verifica dei livelli di
apprendimento soprattutto per chi vive distante dal Centro. Viene inoltre
fornito supporto alle famiglie e al personale scolastico e socio-sanitario.
Formativo-occupazionale: attua gli interventi richiesti in modo specifico
dalla legge 68/99 in materia di diritto al lavoro e al collocamento mirato dei
disabili. I progetti comprendono attività dirette a conseguire: conoscenza
delle potenzialità lavorative, sviluppo delle stesse capacità, progettazione
e adattamento tecnologico del posto di lavoro, organizzazione della formazione
e addestramento professionale, gestione dell'incontro tra persona disabile e
azienda mediante banca-dati, gestione dei corsi con alternanza tra scuola e
tirocinio, attività di sostegno e monitoraggio per l'inserimento lavorativo.
Efesto non percepisce nessun finanziamento in conto gestione ma esclusivamente i rimborsi delle prestazioni. Il modello ha avuto notevole successo, avendo assistito circa 600 disabili dalla sua apertura nel 1999. Già operativo in Veneto, verrà presto adottato anche dalla Lombardia. I responsabili del Centro ritengono che il modello potrebbe essere ampliato a livello nazionale. Grazie all'esperienza maturata sul campo ed ai risultati positivi ottenuti, Efesto potrebbe essere "esportato" in tutte le altre Regioni, contestualizzandolo nelle diverse realtà locali.
Passepartout
Il progetto "Passepartout", finanziato dal Comune di Torino, è
un'iniziativa programmata dal Coordinamento Interventi e Servizi Integrati per
la disabilità motoria.
Tale iniziativa si articola in azioni di tipo informativo, formativo e di
counseling rivolte a persone disabili, ma anche ai loro familiari e agli
operatori. I partner variano in base agli specifici progetti/azioni realizzati
e sono: Università, Comuni, Provincia, Regione, Aziende Sanitarie Locali,
Associazioni, Fondazioni e Cooperative attive nel settore.
Il progetto si articola in diverse sezioni:
InformaHandicap
Progettazione e realizzazione del sito InformaHandicap (64)
della Città di Torino. È in fase di realizzazione una nuova versione del
sito realizzata con la consulenza del Politecnico di Torino - Dipartimento di
Automatica e Informatica. Il programma strutturato dal Politecnico consente il
caricamento delle informazioni a distanza tramite browser web senza l'uso del
linguaggio HTML. Ciò consentirà la sperimentazione di un modello di
"redazione a distanza e allargata" con competenze redazionali ma non
necessariamente informatiche. È in fase di studio la realizzazione di un
motore di ricerca evoluto, capace di elaborare informazioni di tipo semantico.
Realizzazione dello sportello InformaHandicap cittadino per la diffusione di
informazioni dedicate alla disabilità. Presso lo sportello sono presenti
alcune postazioni utilizzate per la ricerca delle informazioni sia dagli
addetti allo sportello sia dai cittadini disabili.
Collocazione presso il servizio "Passepartout" della redazione
InformaHandicap, back office del sito Internet e dello sportello.
Coinvolgimento, mediante indizione di bando di selezione per borse di studio,
di persone disabili motorie da inserire in un percorso formativo per lo
sviluppo e la gestione della redazione e dello sportello InformaHandicap.
Creazione di una rete tra gli sportelli Informahandicap decentrati nelle
circoscrizioni cittadine per la realizzazione di un sistema informativo
cittadino.
Centro pilota per la Regione Piemonte per l'InformaHandicap regionale
(Osservatorio regionale sull'Handicap ex Progetto ALI - Ausili Leggi
Informazioni per l'handicap) e per il sito Internet a questo connesso.
Collaborazione nella realizzazione delle rubriche "Approfondimenti"
e "Domanda e Risposta" della pagina "Infohandicap" del
televideo regionale di RAI 3.
Internet Cafè
Realizzazione di uno spazio pubblico ricreativo, vicino allo sportello
InformaHandicap, con postazioni informatiche, allestito per accogliere nelle
migliori condizioni la clientela con difficoltà motorie. Luogo dedicato alla
promozione, alla diffusione e all'utilizzo di nuove tecnologie multimediali.
La gestione è affidata ad agenzie del privato sociale.
Agenzia dei Laboratori
Realizzazione di corsi di informatica rivolti a persone con disabilità
fisica/motoria finalizzati ad individuare e promuovere la diffusione e
l'utilizzo di applicativi informatici e delle tecnologie dell'informazione per
sviluppare la comunicazione e l'inserimento sociale. Ad oggi sono circa 300
gli allievi che frequentano i corsi di base (alfabetizzazione, Windows, Word,
Power Point, Internet, Excel, Access) e di livello superiore (HTML, Java
Script, Macromedia Dreamweaver, Macromedia Flash, Adobe Photoshop, PHP, Visual
Basic). I corsi di base sono stati impostati sul protocollo istituito
dall'AICA per il conseguimento della European Computer Driving Licence (ECDL -
Patente Europea del Computer) e fin ora siano state circa 50 le persone
disabili che hanno conseguito l'attestato europeo.
Attività di valutazione e consulenza di casi di disabilità fisiche/motorie o
sensoriali anche gravi, effettuata attraverso un'analisi del problema e la
proposta delle soluzioni tecnologiche e non, ritenute più adatte.
Ricerca applicata e sperimentazione di ausili tecnologici per la
comunicazione. Gli ausili tecnologici trattati sono utilizzati per
semplificare la comunicazione, l'accesso al computer ed il controllo
ambientale.
Offerta di laboratori di attività formative e per il tempo libero per
l'acquisizione, il mantenimento e/o lo sviluppo di autonomie personali
realizzati in collaborazione con diverse associazioni di volontariato. A tal
fine nel corso di alcune attività di laboratorio vengono sperimentati e
realizzati ausili.
Mobilità e trasporti
È in fase di realizzazione l'allestimento dello "Sportello unico per la
mobilità". Questo sarà uno spazio completamente accessibile, dove le
persone disabili potranno inoltrare tutte le richieste relative alla mobilità:
permessi di transito e sosta, parcheggi riservati, buoni taxi, ecc. I
cittadini disabili avranno la possibilità di richiedere servizi, prenotare
accertamenti medico- legali, ritirare, compilare e inoltrare la modulistica in
un unico sportello, evitando di recarsi nei vari uffici moltiplicando tempi di
attesa e produzione di documenti.
Presso lo "Sportello unico per la mobilità" al cittadino disabile
non verrà richiesto di consegnare duplicati degli stessi certificati: si
consegneranno un'unica volta e ciò darà diritto di accesso ad ogni servizio.
Con questa iniziativa il Comune di Torino intende procedere in due direzioni,
da una parte agevolare il cittadino nei suoi rapporti con la pubblica
amministrazione migliorando l'efficienza, dall'altra procedere verso una
razionalizzazione dell'uso delle risorse. Ciò significherà che il cittadino
non potrà ottenere tutti i servizi da lui richiesti perché in taluni casi
l'aver diritto ad un beneficio ne escluderà automaticamente un altro.
Realizzazione di un censimento delle strutture alberghiere accessibili
consultabili on-line sul sito InformaHandicap Piemonte. Questo progetto,
realizzato con la collaborazione del Terzo Settore, sarà operativo in
occasione delle Olimpiadi invernali e delle Paraolimpiadi Torino 2006.
Passepartout collabora inoltre con l'Osservatorio Regionale sull'Handicap.
Si tratta di un'iniziativa che ha come obiettivo l'informazione. Anche in
questo caso i destinatari sono i disabili, i loro familiari, gli operatori
socio-sanitari e i formatori. Il progetto, finanziato dalla Regione, ha un
costo di 500.000 euro. I partecipanti sono, oltre alla Regione Piemonte, le
Aziende sanitarie locali e gli enti gestori di funzioni socioassistenziali.
Il progetto eredita le esperienze del progetto sperimentale ALI e, con il
coordinamento della Commissione Interassessorile per l'applicazione legge
104/92, coinvolge una rete di enti pubblici. Il sito www.alihandicap.org,
completamente accessibile, offre materiali gratuiti nelle aree informahandicap,
ausili, ausili informatici, domotica, comunicazione aumentativa e autismo.
Molte le iniziative. Tra le altre: informazione, formazione, riabilitazione,
accesso, inserimento nel mondo del lavoro, norme, promozione ricerca.
Tutte le azioni del Progetto Passepartout sono realizzate grazie al sostegno
economico della Regione Piemonte.
Piazze Telematiche
Le "Piazze Telematiche di Napoli" sono dedicate alle categorie più
deboli (anziani, giovani meno abbienti, disoccupati). Il progetto, finanziato
con fondi europei, ha un costo di 2.500.000. I partecipanti sono il Comune di
Napoli (65) e le Associazione
Piazze Telematiche (66).
Una Piazza Telematica è una struttura fisica messa a disposizione della
collettività al fine di garantire - ai cittadini di tutti gli strati sociali
- l'opportunità di poter usufruire di servizi telematici di alto livello,
inseriti in un ambiente pubblico aperto, progettato per favorire occasioni di
incontro professionale, crescita culturale e socializzazione.
Più specificamente, le Piazze Telematiche possono essere osservate dai
diversi punti di vista (tecnologico, funzionale, architettonico, urbanistico
ecc. ) come:
Telecentri a fruibilità collettiva, con funzioni di alfabetizzazione
telematica, accesso a banche dati, utilizzo di teleservizi a valore aggiunto,
supporto ad attività di telelavoro, di commercio elettronico, di produzione
multimediale; incubatori di nuove opportunità di impresa e di job creation.
Strutture ad accesso pubblico, aperte 12 ore al giorno, rivolte a cittadini,
lavoratori, studenti, ricercatori, professionisti, artigiani, imprenditori,
che possono noleggiare ed utilizzare - per un'ora, un giorno, un mese ecc. -
postazioni informatiche dotate di servizi di connettività avanzata (linee
ISDN, ATM) per lavorare e telelavorare, scambiarsi dati, testi, immagini,
condividere e sviluppare progetti, riunirsi virtualmente in videoconferenza.
Il tutto utilizzando una struttura di servizio pubblico, sempre
tecnologicamente all'avanguardia, dotata di un'efficace assistenza tecnica e
formativa per l'utenza, convenzionata con imprese, scuole, associazioni
professionali, artigianali ecc.
Edifici intelligenti - derivati dal recupero di opere preesistenti degradate o
sottoutilizzate - inseriti nella città storica o nel tessuto indifferenziato
delle periferie urbane, valorizzati da programmi di riqualificazione urbana o
di riconversione di aree infrastrutturali dismesse (aree portuali ed aree
periferiche di edilizia economico-popolare, nello specifico del progetto di
Napoli).
Luoghi che costituiscono nuove "polarità urbane" a forte potenziale
di attrazione di flussi di mobilità quotidiana, recuperando il valore
semantico della piazza, per lo sviluppo di relazioni sociali e professionali,
suscettibili - a medio/lungo termine - di modificare la tipologia e la qualità
degli insediamenti e dei servizi gravitanti sulla nuova polarità ed integrati
con essa.
Annotazioni.
63 Cfr. www.efesto.org/
64 Cfr. www.comune.torino.it/pass/
65 Cfr. www.comune.napoli.it
66 Cfr. www.piazzetelematiche.it
Raccomandazioni.
Le iniziative di seguito proposte non rappresentano una lista esaustiva delle aree di intervento ma indicano solo delle misure che il Ministro per l'Innovazione e le Tecnologie, in concerto con gli altri Ministeri interessati, per le deleghe e le finalità di sua competenza, può intraprendere sulla base dei mezzi che sono realisticamente disponibili. Questi mezzi includono l'introduzione di misure legislative, la stesura di linee guida e la promozione di studi e ricerche.
Mancano al momento statistiche di riferimento sull'uso delle tecnologie dell'informazione da parte dei disabili.
L'uso di Internet e del computer da parte dei disabili, fisici o mentali, non compare nelle statistiche ufficiali. Una tale analisi è di fatto complicata da differenti definizioni della disabilità. Tuttavia una categorizzazione potrebbe essere basata sulla definizione di persona disabile "come colui o colei il quale ha un impedimento fisico o mentale che limita sostanzialmente una o più attività fondamentali dell'esistenza". Questa, come ogni altra definizione della disabilità che si voglia adottare, includerebbe un gruppo molto eterogeneo per reddito, cultura, posizione sociale, età, ecc. Ma è fondamentale per la costruzione di una società basata sulle tecnologie dell'informazione davvero inclusiva, conoscere ed individuare le aree a rischio di divario digitale.
Iniziativa 1.1 - Avviare uno studio sull'accesso ad Internet e
sull'uso del computer da parte dei disabili
Il Ministro per l'Innovazione e le Tecnologie si potrebbe fare promotore di
un'iniziativa insieme ad altri Istituti per raccogliere i dati sull'uso di
Internet e del computer da parte di cittadini disabili.
Questo studio consentirebbe di avere delle statistiche attendibili al momento
non disponibili e permetterebbe di definire l'ampiezza del divario digitale
all'interno di questa categoria e di delineare conseguentemente delle
politiche specifiche.
Le informazioni ed i servizi offerti in forma elettronica dal settore pubblico devono essere accessibili a tutti. Va dunque intrapreso uno sforzo particolare in favore dei disabili per i quali l'accesso all'informazione può essere particolarmente difficile. L'uso di comunicazioni elettroniche tra utenti e settore pubblico promossa specialmente nel caso dei disabili può dar loro l'opportunità di comunicare in maniera indipendente con il settore pubblico e favorire la loro integrazione.
Garantire eguaglianza nell'accesso all'informazione per tutti i cittadini
è fondamentale per ogni società democratica. Questo accesso deve perciò
essere garantito su basi eguali anche a tutti i cittadini disabili così che
non siano esclusi dal processo democratico.
Le nuove tecnologie permettono nuove forme di presentazione dell'informazione
(immagini, testi, combinazione di suoni, video), mentre l'uso delle reti
elettroniche aumenta il numero potenziale di utenti.
Oggi, il settore privato così come quello pubblico usa sempre più spesso la
rete per la distribuzione di informazione e per la fornitura di servizi. Per i
cittadini è sempre più semplice interagire con la Pubblica Amministrazione
per avere informazioni, compiere transazioni, richiedere dei moduli. Questi
vantaggi, che diventano tanto più importanti per i disabili, devono essere
accessibili. Poiché questa nuova forma di interazione è in fase di sviluppo,
è necessario agire ora e stabilire ora i requisiti che rendano possibile
l'uso delle tecnologie anche da parte dei disabili.
Iniziativa 2.1 - Disegno di legge in materia di "Norme per
l'accessibilità dei siti Internet e delle applicazioni informatiche "
Il Ministro per l'Innovazione e le Tecnologie sta elaborando un progetto di
legge governativo che mira ad incorporare gli aspetti dell'accessibilità.
Anche sulla base delle indicazioni emerse dai lavori della Commissione, il
Ministro si è impegnato alla realizzazione di un disegno di legge in materia
di "Norme per l'accessibilità dei siti Internet e delle applicazioni
informatiche "volto a favorire e garantire l'accesso dei soggetti
disabili ai servizi erogati in rete dalle Pubbliche Amministrazioni e dai
soggetti che erogano pubblici servizi (per esempio Ferrovie dello Stato, Enel).
Con questo complesso di norme si intende recepire nell'ordinamento la più
recente tecnologia che facilita il rapporto tra disabili e la società basata
sulle tecnologie dell'informazione. Per questo motivo, per la prima volta, un
testo di legge definisce ed individua espressioni quali "accessibilità"
e "tecnologia assistiva", intesa come l'insieme degli strumenti e
delle soluzioni tecniche, hardware e software, che permettono al disabile,
superando o riducendo le condizioni di svantaggio dovute alla sua specifica
disabilità, di accedere alle informazioni e ai servizi erogati dai sistemi
informatici.
La rapidità con la quale le tecnologie, e in particolare quelle informatiche,
progrediscono suggerisce di predisporre un testo flessibile che si possa
agevolmente conformare allo sviluppo di tutte le tecnologie a favore dei
disabili.
Al fine di evitare che quest'insieme di norme assuma lo scarno valore di
"dichiarazione di principi" dovrebbero essere introdotti una serie
di obblighi per le Amministrazioni Pubbliche e per i soggetti che erogano
pubblici servizi, prevedendo, ad esempio dei tempi certi per l'adeguamento di
tutti i siti web di tali soggetti, nonché la previsione normativa
dell'accessibilità quale possibile criterio preferenziale nell'acquisto di
prodotti informatici sul mercato.
Una reale e complessiva fruibilità dei servizi dell'informazione passa anche
attraverso la possibilità che i lavoratori disabili, dipendenti delle
Pubbliche Amministrazioni, siano posti in condizione di operare con strumenti
informatici adeguati alla specifica disabilità di cui sono portatori.
Il quadro normativo delineato dallo schema di disegno di legge si completa con
il ruolo del Ministro dell'Innovazione e Tecnologie chiamato a dettare regole
tecniche per la realizzazione di una effettiva accessibilità, nonché a
promuovere iniziative e vigilare per l'applicazione di tale legge.
Iniziativa 2.2 - Utilizzare l'eProcurement nella
Pubblica Amministrazione per incoraggiare la diffusione dell'accessibilità
Il Ministro per l'Innovazione e le Tecnologie, a conferma del proprio
interesse, potrebbe sollecitare la concretizzazione della collaborazione in
atto tra il gruppo di lavoro "Accessibilità e tecnologie informatiche
nella PA" e CONSIP per avviare un'attività di eProcurement per le
tecnologie assistive stabilendo dei precisi requisiti, della quale possano
avvalersi le Pubbliche Amministrazioni e che offra nel contempo al privato
cittadino utili riferimenti per eventuali acquisizioni in proprio.
Iniziativa 2.3 - Attivare un Osservatorio sull'accessibilità de
i siti pubblici
Il Ministro per l'Innovazione e le Tecnologie potrebbe promuovere un'azione di
rilevazione e di monitoraggio dell'accessibilità dei siti istituzionali (come
quella condotta dal Dipartimento di Informatica ed Automazione dell'Università
di Roma Tre, maggio 2002) attraverso l'istituzione di un Osservatorio.
Iniziativa 2.4 - Promuovere sul sito www.innovazione.gov.it il
sito pubbliaccesso.it
Il sito, realizzato dal gruppo di lavoro "Accessibilità e tecnologie
informatiche nella PA", costituito presso l'AIPA, offre la possibilità
di confronto per problemi, esperienze e soluzioni di webmaster e specialisti
di accessibilità e raccoglie la documentazione di riferimento più
significativa sul tema dell'accessibilità e sulla realizzazione di siti
accessibili.
A fronte di una richiesta di forza lavoro altamente specializzata e
capace di competere nell'economia globale che spesso rimane inevasa e a fronte
di una sostanziale riduzione dell'impegno fisico richiesto in molti lavori
dovuta proprio all'informatizzazione dello stesso processo lavorativo, va
evitato che molti disabili rimangano esclusi da lavori più qualificati.
Il telelavoro dovrebbe essere al centro di una speciale promozione, poiché può
integrare i disabili nella vita lavorativa, sempre considerando tale modalità
della prestazione lavorativa un diritto e non un obbligo del disabile.
È difficile stabilire con certezza quanti disabili, attualmente destinati all'improduttività, al solo sussidio statale e alla disoccupazione, potrebbero effettivamente entrare nel mondo del lavoro e restarci attraverso l'uso delle tecnologie dell'informazione. È anche difficile stabilire quanti lavoratori disabili siano oggi sotto utilizzati. Rimane la constatazione che poiché un sempre maggior numero di attività produttive è caratterizzato da un'alta informatizzazione, la promozione di formazione specifica, di tecnologie assistive ed accessibili non può che generare maggiori opportunità e un miglioramento nelle condizioni di impiego dei disabili, senza considerare l'impatto che una tale iniziativa avrebbe sulla spesa pubblica destinata a queste categorie. Accanto a questo l'introduzione del telelavoro offrirebbe grandi opportunità di integrazione lavorativa per il cittadino disabile.
Iniziativa 3.1 - Istituzione di gruppi di lavoro per studiare
l'uso delle tecnologie dell'informazione e del telelavoro per migliorare
l'integrazione dei disabili nel mercato del lavoro
Il Ministro per l'Innovazione e le Tecnologie di concerto con il Ministro del
Lavoro e delle Politiche Sociali potrebbe attivare un gruppo di lavoro con
l'obiettivo di studiare l'uso delle tecnologie e il telelavoro per i disabili.
Lo scopo dell'iniziativa è di esaminare il potenziale delle tecnologie per
integrare i disabili nel mondo del lavoro.
Il Ministro per l'Innovazione e le Tecnologie potrebbe avvalersi del lavoro già
avviato dal "Gruppo di lavoro sull'accessibilità" costituito presso
l'AIPA che ha già integrato, con le norme sull'accessibilità, le
"Regole tecniche per il telelavoro ai sensi dell'art. 6 del decreto del
Presidente della Repubblica 8 marzo 1999, n. 70" (maggio 2001). Potrebbe
altresì dare incarico al "gruppo di lavoro" di realizzare uno
studio di fattibilità per un'applicazione di telelavoro presso
un'Amministrazione.
Il Ministro per l'Innovazione e le Tecnologie potrebbe inoltre promuovere
insieme alle associazioni imprenditoriali, alle organizzazioni del settore e
ai sindacati uno studio per valutare l'impatto economico di un inserimento
qualificato dei disabili nel mondo del lavoro e gli effetti sulla riduzione
della spesa pubblica che potrebbe essere così indirizzata in ulteriori
iniziative di formazione e di inserimento sociale.
Nel lungo periodo, l'uso di soluzioni speciali per i disabili dovrebbe
essere sostituito dalla promozione del design universale. Le soluzioni
specifiche dovrebbero essere limitate ad usi che non possono essere integrati
nei prodotti standard. L'accessibilità dovrebbe essere presa in
considerazione nella fase iniziale dello sviluppo dei prodotti.
Come indicato nella Risoluzione del Consiglio dell'Unione europea "eAccessibility
for people with disabilities" (dicembre 2002) (67),
l'intero sistema di acquisizione dei beni e servizi per la PA centrale e
locale potrebbe diventare uno straordinario strumento di diffusione delle
tecnologie accessibili, visto anche l'ammontare della spesa pubblica per
questo settore.
Le Pubbliche Amministrazioni centrali e locali dovrebbero avere un ruolo
fondamentale nel definire i criteri di accessibilità nei prodotti di IT. Nel
procurement pubblico dovrebbero essere indicati specifici requisiti di
accessibilità applicabili ai prodotti IT, finché nuovi standard non siano
disponibili.
La mancanza di prodotti standard che siano orientati rispetto all'utente
disabile può avere un effetto discriminante e può rappresentare una spesa
aggiuntiva per il settore pubblico che deve provvedere laddove sia necessario.
È perciò necessario che l'industria sia consapevole dei requisiti di
accessibilità e che questi requisiti siano integrabili in standard.
Un prodotto concepito per soddisfare i bisogni di un gruppo più ampio di
utenti sarà meno costoso e avrà un mercato più ampio. Molto spesso d'altra
parte anche altri utenti possono trovare utili certe caratteristiche
sviluppate per finalità specifiche.
Iniziativa 4.1 - Accessibilità nei prodotti standard
Il Ministro per l'Innovazione e le Tecnologie potrebbe lanciare un'azione
volta a coinvolgere le industrie del settore e gli enti di ricerca nazionale
per sviluppare attività pilota volte a promuovere soluzioni di design
universale.
Iniziativa 4.2 - Formazione
A fronte di uno scenario di oltre 3.000 siti web della PA potenzialmente
interessati dalla problematica di accessibilità in Italia, è opinione
condivisa tra gli addetti ai lavori che le conoscenze tecniche sul mercato di
specialisti sull'accessibilità, pronti ad incidere rapidamente su rifacimenti
di siti o realizzazione di nuovi, è molto limitata e probabilmente il loro
numero è di alcune decine.
È quindi importante condurre una attività di formazione per il personale
della Pubblica Amministrazione in grado di riqualificare le competenze. Nello
stesso tempo sarebbe utile promuovere un impiego del personale disabile già
dipendente della PA per le attività di test di accessibilità dei nuovi siti
e prototipi. Il Ministro per l'Innovazione e le Tecnologie potrebbe lanciare,
di concerto con il Ministro per la Funzione Pubblica, un'attività di
formazione del personale interessato: da un lato i webmaster, dall'altro
alcuni disabili opportunamente selezionati.
Annotazioni.
67 http://europa.eu.int/comm/employment_social/knowledge_society/res_eacc_en.pdf
Manca in Italia un organo di coordinamento delle diverse e numerose iniziative promosse e sviluppate da differenti soggetti pubblici e privati, con il risultato di non sfruttare a pieno le potenzialità offerte dalle tecnologie dell'informazione.
L'azione e le iniziative di sviluppo delle tecnologie a favore delle
categorie deboli risultano frammentate e prive di un indirizzo comune anche a
livello delle Amministrazioni ed enti nazionali ma soprattutto a livello
locale, con il risultato che i numerosi sforzi hanno un impatto più limitato
del loro potenziale.
In particolare le iniziative sulla rete (siti, portali, banche dati, centri
servizi, ecc.) dovrebbero svilupparsi in modo unitario mettendo a fattor
comune le competenze e le risorse dei diversi attori coinvolti, condividere
standard e seguire linee guida di sviluppo comuni invece di tradursi, come
spesso accade, in progetti di piccole dimensioni con confini anche geografici
e spesso su temi e aspetti duplicati e sovrapposti.
Il superamento dei vincoli di spazio e di luogo che le moderne tecnologie
dell'informazione consentono obbliga a ripensare i progetti a favore dei
disabili andando oltre le attuali logiche di competenza geografica o di
funzione/ruolo.
Numerosi sono gli sforzi effettuati in Italia a favore delle categorie deboli
la maggior parte dei quali nascono dalla sensibilità delle persone, come
cittadini, responsabili di azienda o di uffici pubblici piuttosto che da
obblighi di legge. Molti di questi sforzi non hanno successo o si rivelano
inefficaci, laddove altri invece hanno successo e impatti decisivi sulla
qualità degli individui disabili ma non riescono ad emergere come "casi
di successo" cui ispirarsi. Anche da questo discende la necessità di un
ruolo di coordinamento tra le esperienze realizzate perché tutti possano
beneficiare dei progressi e degli investimenti fatti.
Condividere informazioni, competenze, modalità di lavoro consente di
sfruttare a pieno le potenzialità delle tecnologie dell'informazione per
migliorare le condizioni di vita dei disabili e degli anziani.
Iniziativa 5.1 - Creare un centro di competenza per lo sviluppo
delle tecnologie dell'informazione a favore dei disabili
Potrebbe essere promossa, per impulso del Ministro per l'Innovazione e le
Tecnologie, l'implementazione di un centro di competenza che abbia ruolo di
coordinamento e raccordo tra le diverse iniziative avviate in tema di
tecnologie informatiche e promosse a livello centrale dai diversi Ministeri e
Enti pubblici, ma soprattutto a livello locale da Aziende Sanitarie, Comuni,
Regioni, Associazioni, ecc.
Il ruolo primario del centro di competenza sarebbe quello di:
promuovere e raccordare a livello nazionale le iniziative volte alla
sensibilizzazione e all'informazione dell'opinione pubblica;
costituire un riferimento nazionale e diventare un centro di raccolta delle
esperienze internazionali;
individuare e promuovere azioni per lo sviluppo di un'industria nazionale di
prodotti e tecnologie per le categorie svantaggiate;
fungere da indirizzo e riferimento per l'identificazione e l'allocazione delle
risorse finanziarie pubbliche e private a favore dello sviluppo di tecnologie
per le categorie deboli, raggiungendo così anche l'obiettivo di
ottimizzazione delle risorse impegnate nello sforzo comune.
Va lasciato alla valutazione dei Ministri competenti la collocazione più
ottimale del centro.
Pagina aggiornata al: 01/04/10
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