ANS - Associazione Nazionale Subvedenti - ONLUS
Lunedì 06/09/2010; buon pomeriggio
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Di seguito riporto i contenuti di un'interessante discussione avvenuta nella mailing-list Ipovisione (http://it.groups.yahoo.com/group/ipovisione/), a proposito di didattica informatica e ipovisione. L'obiettivo è quello di divulgare le molte false leggende sull'argomento.
Franco Frascolla
Cosa direbbe un nonvedente se frequentando un corso d'informatica fosse costretto a usare il mouse?
Le vedo già le centinaia di mail in tutte le liste possibili e immaginabili piene di indignazione e scandalo per la brutale discriminazione; qualcuno si spingerebbe addirittura a invocare una legge che obblighi tutti i computer del mondo a contenere Jaws pre-istallato... :-)
Ultimamente tutti si sono buttati a fare corsi ECDL per disabili visivi; l'altro giorno sulla porta del panettiere sotto casa c'èra un cartello con la scritta: "nonno del proprietario gravemente presbite, impartisce lezioni di computer a nonnini pari condizione"... :-)
Molto spesso, mi dicono, i corsi sono frequentati da una minoranza di non vedenti e dalla maggioranza di ipovedenti.
Mi dicono anche che gli insegnanti pretendono che tutti utilizzino Jaws e che nessuno si sforzi di vedere lo schermo (figurarsi se qualcuno si sogna di installare un software ingrandente o personalizzare l'aspetto di Windows...).
Non è anche questa una discriminazione che meriterebbe di essere lavata a colpi di barra braille con tutti i puntini sollevati sulle gengive dei docenti talebani?...
Oltre all'aspetto discriminatorio dei nonvedenti verso gli ipovedenti, c'è anche un fattore squisitamente didattico da non trascurare.
E' oltremodo opportuno che soprattutto nei corsi informatici per disabili visivi si acquisiscano sia le conoscenze relative alle procedure da tastiera, che quelle tramite mouse; questo perché:
I talebani della tastiera e/o del mouse sono, senza timor di smentita, dei pessimi insegnanti, oltre che didatticamente razzisti verso gli ipovedenti.
(Franco - 11/05/04)
In risposta al mio precedente messaggio, ricevo in privato (non cito la fonte per rispetto della privacy):
"...Io credo, che purtroppo tali elementi siano il frutto o meglio il
vuoto culturale che affligge l'intelligenza di chi non vorrebbe altro che una
corretta cultura della disabilità, per capire che e far conoscere i veri
problemi di chi è in situazione di minorazione visiva.
Io direi, perché non proporre un articolo serio sul tema? E magari gettare
sulle prime pagine dei giornali nazionali corsi, nomi e strutture che producono
talebanismo per la disabilità visiva e razzisti informatici..."
Replica.
Non credo che una notizia sia tale solo se e quando arriva sulle prime pagine
dei giornali, anche perché:
Io credo nel sovvertimento del malcostume dal basso, in questo caso nel fatto che gli ipovedenti alzino la testa e cerchino/creino soluzioni alternative; gli articoli sui giornali e le leggi, costituzione in primis, non hanno fermato l'invasione irachena, figuriamoci se fanno cambiare modalità didattiche ai "corsifici"...
(Franco - 11/05/04)
Penso che il discorso non valga solo per il PC.
Oggi sono andata in una scuola a fare orientamento pre-universitario e ho conosciuto un ragazzo ipovedente costretto a imparare ad utilizzare il PC con Jaws e ad imparare il braille perché la provincia ha pensato di usufruire dell'istituto dei ciechi anche per gli ipovedenti.
La cosa strana è che a parer loro (l'istituto), non c'è un'effettiva competenza nei riguardi dell'ipovisione e dei vari aspetti tra il riabilitativo e pedagogico- didattico.
(Onoria - 11/05/04)
Le istituzioni e gli enti preposti, anche attraverso convenzioni, alla gestione di varie problematiche connesse alla disabilità, operano spesso a compartimenti stagni e senza reali competenze e volontà operativa.
A questo punto:
E' così che:
(Franco - 11/05/04)
Argomento delicato quello sollevato. mi limito, per il momento, a riportare la mia personale esperienza....
Ho partecipato a corsi dove l'80% degli allievi era ipovedente... eppure, purtroppo, tutti dovevamo usare Jaws. Magic c'era, ma doveva restare spento, in modo da non creare conflitti eventuali con Jaws... niente accesso facilitato, sempre per non creare difficoltà aJaws. jaws sempre acceso all'avvio, così che gli insegnanti potessero seguire gli allievi...
Alcune parti del modulo ECDL saltate perché non accessibili con Jaws... tanto
per superare un modulo non è necessario rispondere a tutti i quesiti.
E via di questo passo :-(
(Giacomo - 11/05/04)
Magic e Jaws sono assolutamente compatibili tra loro e utilizzabili anche simultaneamente; in questo caso Jaws si occupa della parte audio e Magic di quella Video.
I due software sono prodotti dalla stessa azienda; il meno che possano aver fatto è di renderli compatibili tra loro...
Le ultime versioni di Jaws non dovrebbero avere grossi problemi rispetto alla personalizzazione di Windows e comunque meglio provare prima di dare le cose per scontate.
Ho fatto, come docente, corsi ECDL su tutti i moduli e posso dire senza timor di
smentita che le procedure non gestibili in alcun modo da Jaws si possono contare
sulle dita di mezza mano... e comunque il 20% di possibilità d'errore ammesso
nei test riguarda, appunto, gli errori, non il saltare interi pezzi di
programma; se salti delle parti di programma e sbagli anche qualcosa?...
In ogni caso il quadro descritto mi pare emblematico.
A mio parere può definirsi "buon insegnante" non chi riesce ad inculcare le stesse procedure al maggior numero di persone possibile, ma colui capace di trasmettere un concetto in modo che ciascuno riesca ad esprimerlo con procedure proprie.
Ma probabilmente lo scopo dei promotori della tua esperienza era tutto tranne che didattico...
(Franco - 11/05/04)
Credo che il problema sia anche quello di massificare una soluzione, mi spiego: imporre Jaws, adducendo le più disparate motivazioni (al corso di centralino che ho frequentato io dicevano che era meglio imparare Jaws perché la vista si può perdere del tutto e poi non è utilizzabile in tutte le condizioni!!!), permette di semplificare molto le cose, mentre considerare didatticamente gli ipovedenti aggiunge una consistente quantità di complicanze, tipo soluzioni personalizzate, attenzione alle diverse necessità di ogni individuo... tra l'altro fino a che sia tra i non vedenti sia tra i docenti regnerà la convinzione che noi siamo più fortunati di loro, verrà da sé che nei corsi vari i non vedenti, il loro modo di imparare, gli strumenti per farli imparare ecc., avranno la priorità anche perché gli ipovedenti possono adattarsi e convincersi ad utilizzare metodi per non vedenti mentre non è possibile, ovviamente, il contrario.
Del resto organizzare un corso, ad esempio, di informatica che insegni
contemporaneamente il computer con il mouse, Magic/ZoomTtext e Jaws, sarebbe
impossibile e organizzarne uno che li insegni uno dopo l'altro sarebbe lungo,
artificioso e creerebbe annoiamenti e malcontenti vari.
Comincio a pensare che sarebbe forse il caso di separare ipovedenti e non
vedenti nei diversi tipi di corsi, ma non per razzismo, proprio per
incompatibilità di necessità.
(Valentina - 11/05/04)
Salute a Valentina e a tutti,
dell'importanza che nonvedenti e ipovedenti siano a conoscenza delle reciproche procedure ho già scritto...
Quanto all'impossibilità di sostenere corsi per ipovedenti e nonvedenti in contemporanea, sono convinto del contrario.
Si tratta di mettere a punto la giusta modalità didattica, per es.: la barra dei menù.
Prima fase.
Spiegazione teorica.
all'interno della spiegazione teoriche del cos'è, a cosa serve e come si usa,
si spiega anche che con il mouse si raggiunge cliccando direttamente col tasto
sinistro sulla voce desiderata e sulle eventuali sottovoci per attivare l'azione
collegata; con la tastiera si preme Alt, quindi i tasti freccia... quindi Invio.
Seconda fase.
Prime esercitazioni.
I non vedenti sono, specie all'inizio, più lenti degli ipovedenti. Quindi prima
si rispiega la procedura da tastiera dell'esercizio da svolgere. Intanto che i
nonvedenti eseguono la procedura si ricorda agli ipovedenti come si fa. Alla
fine gli ipovedenti arriveranno comunque tendenzialmente prima degli altri, ma
entrambi avranno usato le procedure per ciascuno più indicate...
Terza fase.
Esercitazioni successive.
Una volta fatte le prime esperienze, basterà indicare una volta una procedura e
una volta l'altra, in modo da rinfrescare la memoria di tutti.
E' così difficile?...
Certo, se l'obiettivo del corso è concentrare in 40 ore tutto lo scibile
informatico, è evidente che non si riuscirà a spiegare teoricamente cosa si
cela dentro le procedure e si taglierà su tutto il possibile.
Solo che, se fai 40 ore di procedure da tastiera quando torni a casa non ti ricordi un tubo; se fai 40 ore di pochi concetti e procedure assortite quando torni a casa in qualche modo te la sbrighi e, avendo delle basi, riesci a fare da te anche il resto.
Questo è il mio approccio didattico, di cui fin ad ora nessuno, pare, si sia lamentato.
(Franco - 11/05/04)
Ciao Valentina.
Hai perfettamente ragione quando parli di massificazione.
Con Franco abbiamo fatto i corsi ECDL avendo sia ipovedenti che ciechi insieme, con percentuali diverse da corso a corso. Quello che abbiamo cercato di fare era proprio di dare il più alto numero di informazioni "operazionali" possibile; nel momento in cui lo stesso sistema operativo mi mette a disposizione più modi per fare la stessa operazione, perché limitarsi a dare solo quello che sarà più appropriato per una sola categoria di utilizzatori?
Ovviamente troppe nozioni rischiano di avere lo stesso effetto del non averne neanche una. Logicamente si deve propendere per un approccio che dia risultati accettabili senza esasperare inutilmente la situazione.
Noi, ad esempio, abbiamo sempre dato i comandi da tastiera di Windows e di Jaws (effettivamente è il software più usato dai ciechi), mettendo in evidenza il fatto che in moltissimi casi erano le soluzioni più rapide (si noti bene, NON le migliori) anche per gli ipovedenti.
Abbiamo però sempre messo in evidenza il fatto che le stesse operazioni potevano essere svolte anche usando il mouse, il che dava la possibilità ai corsisti ipovedenti di scegliere la soluzione che PER LORO era la migliore o la più comoda.
Alla fine, molti hanno continuato ad usare il mouse più o meno per tutto, molti hanno scoperto la praticità di usare le "scorciatoie da tastiera" per eseguire determinate operazioni, ma senza che queste fossero state loro imposte in vista di un "bene superiore" nei loro riguardi.
(Marco - 11/05/04)
Non è assolutamente necessario strutturare i corsi in modo che la stessa cosa venga spiegata prima ai ciechi e poi agli ipovedenti (o vice versa), il che renderebbe assolutamente insopportabile la cosa sia ai corsisti che ai docenti.
Come dicevo nell'altra mail, noi abbiamo sempre avuto classi miste e abbiamo strutturato le lezioni in modo che le tecniche che di volta in volta stavamo illustrando fossero spiegate CONTEMPORANEAMENTE sia con l'ausilio di Jaws, sia con l'ausilio di un software ingrandente (noi abbiamo usato ZoomText).
Ovviamente i ciechi erano interessati solo ai metodi riservati a loro, mentre gli ipovedenti erano assolutamente liberi di sperimentare la procedura che ritenevano più appropriata.
Vorrei inoltre chiudere dicendo che nei corsi che abbiamo fatto non si è saltato nessun argomento relativo all'ECDL. semmai si è cercato, nel nostro piccolo, di trovare soluzioni creative (a volte riuscendoci, a volte no) per superare i problemi dovuti alla non accessibilità di parti dei software.
(Marco - 11/05/04)
Ieri sera, piuttosto tardino, durante una telefonata con un'insegnante di informatica per disabili visivi, ho avuto modo di accennare, entusiasta, all'interessante discussione in corso in lista.
Prima mi è stato chiesto quanti messaggi fossero stati postati, poi chi aveva aperto la discussione; alla fine, quasi per dovere, m'ha detto che avrebbe letto la mia prima e-mail.
Non nascondo un certo rammarico, mal celato dalla spontanea considerazione: "non è un problema! Non sentirti in obbligo! Si può vivere anche senza!...".
Ci sono esperienze per cui basta essere sensibili; per fare il tutor, per es., basta la sensibilità materna o paterna, quella del frate o della suora, quella dell'altruista semplice. Insegnare significa trasmettere la conoscenza; meglio ancora, veicolare gli strumenti idonei a favorire la ricerca dell'altrui sapere.
Chi desidera essere insegnante non può e non dovrebbe avere come unico punto di forza la sensibilità.
Un fruttivendolo sensibile avrà probabilmente più clienti; un insegnante solo sensibile, non supportato da un'adeguata conoscenza della materia e/o da un vivo interesse volto all'approfondimento, cosa trasmetterà ai suoi allievi?
Forse, prima di: "insegnare a nonvedenti e ipovedenti, come", c'è il: "insegnare (in senso lato), perché"...
(Franco - 12/05/04)
Porto la mia esperienza che è un pochino diversa dal solito perché non si tratta di didattica però fa capire come, secondo me, i non vedenti devono conoscere, almeno per le applicazioni principali, la disposizione grafica degli elementi. Io ho lavorato per 7 anni all'help desk di una casa farmaceutica. Ai tempi ero non vedente e dovevo interfacciarmi con tutti utenti vedenti, che quindi usano il mouse regolarmente. Ovviamente non potevo dirgli di premere Alt per andare sulla barra dei menu perché, la maggior parte, non sa neanche dove è il tasto Alt.
Dovevo dirgli di cliccare col mouse sulla barra giusto sotto quella del titolo selezionando direttamente la voce desiderata. Se ci pensate, il fatto di premere il tasto Alt è come fare click col mouse solo che, per forza di cose, l'operazione dura un secondo in più. Secondo me bisognerebbe spiegare dapprima la rappresentazione grafica della schermata in modo tale che gli ipovedenti già si facciano un'idea e i non vedenti comincino a calarsi un minimo nell'immaginare cosa gli si presenta davanti anche se non la vedono. Poi la procedura di attivazione di una voce presentando le 2 modalità. Sarà poi il singolo a scegliere quella più adeguata. Che ne pensate? E' ovvio che il non vedente sceglierà quella del tasto Alt e delle frecce mentre l'ipovedente andrà direttamente a fare click col mouse sulla voce desiderata.
A volte basta avere un po' di elasticità mentale da ambo i lati: studenti e docenti e, secondo me, tutto si risolverebbe con poco.
(Diego - 12/05/04)
Il mio primo vero approccio col Personal Computer, se togliamo il comodor 64 utilizzato solo come postazione gioco, risale a quando frequentavo le medie.
Ricordo che eravamo circa in 18 in classe ed i computer a disposizione erano circa la metà, di conseguenza si stava a coppie. E come si dice facevamo i carabinieri ossia uno scriveva (digitava) l'altro leggeva o meglio diceva all'altro i comandi da impostare... Io vuoi perché in possesso di ottima memoria o vuoi perché mi piaceva (o piace!) fare la saputella, facevo il carabiniere che leggeva!
Ma la realtà era che non conoscevo la posizione dei tasti e non li vedevo se non a distanza scomodamente ravvicinata e stessa cosa era per lo schermo.
Però grazie ad un'ottima integrazione scolastica, i miei compagni non mi hanno mai fatto pesare questa cosa, anzi, forse nemmeno se ne rendevano perfettamente conto... Come me del resto, che quindi non ho mai pensato di chiedere un adeguamento informatico rispetto alle mie condizioni visive...
Poi ho frequentato all'istituto dei ciechi di Milano un corso d'informatica e sinceramente le uniche due cose che ricordo sono che si lavorava ancora in DOS mentre già "fuori" Windows cambiava il modo di vivere il PC...
E che seppur ormai superati vi erano sistemi d'ingrandimento per ipovedenti e sintetizzatori vocali o barre braille per non vedenti, ma pensavo: "in questo ambiente è normale sia così, no?"
Successivamente ho frequentato un altro corso d'informatica ove ho scoperto l'esistenza del mouse e imparato a conoscere windows e i suoi principali programmi...
Questo era un corso soprattutto per sordomuti e disabili mentali non gravi, quindi non vi erano PC adatti ad ipovedenti.
Questa volta, avendo imparato all'istituto la tastiera a memoria grazie alle ore di dattilografia, avevo un problema in meno da gestire, il grande nemico rimaneva lo schermo che, continuavo ad appannare col mio respiro dovendogli stare praticamente appiccicata, e non vi dico la posizione anti-estetica e scomodissima fisicamente che dovevo adattare per potermi avvicinare allo schermo.
Questa volta però non sono stata zitta e rivolgendomi al docente, spiegandogli
il mio disagio, ha ingrandito le impostazioni di windows e mi ha insegnato ad
utilizzare lo zoom nei vari programmi... e pensavo di aver finalmente risolto il
mio problema senza dover far vedere agli altri che utilizzavo marchingegni
strani per ingrandire le immagini.
Problema per me non indifferente...
Con l'entrata nel mondo del lavoro, dovendo gestire una postazione
informatizzata, mi hanno fornito un software ingrandente, grazie al quale riesco
ottimamente a gestire sia i più comuni programmi di video scrittura, che la
posta elettronica ed anche navigare in internet.
Ho frequentato poi una serie di corsi d'informatica per conseguire la patente europea del computer, tenuto da docenti ipovedenti e rivolto a corsisti sia nonvedenti che ipovedenti. Loro nello spiegare i diversi comandi, davano le diverse combinazioni possibili per ottenere lo stesso risultato, ossia comandi da tastiera; o il clic da effettuarsi col mouse; descritti insomma come opzioni più che come il non vedente deve o l'ipovedente farà.
Ognuno era ed è libero di adattare l'eventuale comando o gli eventuali comandi a seconda di com'è più comodo e non solo a secondo dell'handicap vissuto.
Ieri poi ho assistito ad un corso d'informatica tenuto nella mia azienda, solo con l'intento di capire come viene gestito e seguito un corso da chi quando non vede mette gli occhiali ed è a posto!!!
Inutile dire che la maggior parte del lavoro la fa la parte visiva ovvero l'insegnante agiva sul suo PC che essendo collegato ad un proiettore, rimandava l'immagine dello schermo sul muro ed i corsisti di conseguenza seguivano le operazioni in tempo reale.
Ma è altrettanto vero che se la docente non avesse buone qualità oratorie e non utilizzasse dei trucchetti per catturare ed ottenere l'attenzione, la lezione risulterebbe comunque fallimentare.
E' vero anche che, visto da me che vedo, la parola alternativa è più facile da pronunciare, ossia, io posso decidere di vedere o ascoltare, ma anch'io ho i miei limiti.
Anch'io sono cresciuta scolasticamente parlando, con l'idea che è sempre meglio imparare ad esempio il braille perché la vista non si sa mai... Ma è altrettanto vero che posso scegliere ed io ho scelto di vedere finché mi sarà concesso.
Anche se tardi ho imparato a far valere questa mia condizione e sinceramente il più delle volte trovo persone "ignoranti in materia" ma che sono pronte a capire cosa significa e cosa si può fare per avvicinarsi il più possibile alla loro realtà che è quella di vedenti e che poi è la normalità. fa male dirlo ma è così.
Razzismo? E allora il telefono cellulare dotato di sintesi vocale non è un atto di razzismo nei nostri confronti?
Perché devono farmi diventare non vedente quando non lo sono e non mi aiutano invece a difendere e perché no a migliorare il mio residuo visivo?
Perché è più facile sentire o far sentire (utilizzare sintesi vocali insomma) che ingrandire le immagini?
Credo che in primis debba partire da noi stessi questa libertà di scelta... decidiamo di essere vedenti anche se a modo nostro) o non vedenti quindi senza alternative... laddove si può ovviamente.
Spero di non risultare razzista a mia volta, ma mi spiace, come non ho accettato di rimanere paralizzata solo per un problema alla schiena, così non accetto di non vedere solo perché ho un residuo visivo non considerato abbastanza per...
(Monica - 12/05/04)
A ulteriore dimostrazione della pretestuosità del problema didattico mouse o tastiera, porto un esempio apparentemente paradossale, il software per disegno tecnico AutoCAD.
AutoCAD è un programma che permette di progettare una sterminata varietà di oggetti e strutture: architettoniche, pezzi meccanici, arredamento, ecc.
Le immagini prodotte da AutoCAD sono di tipo vettoriale (in parole povere e sinteticamente, significa che modificandone le dimensioni (scala) in fase di stampa, non si assiste ad effetti di sgranatura).
I disabili visivi che sognano di frequentare un corso di AutoCAD farebbero bene a conservare le righe precedenti, visto che in un ipotetico corso rischierebbero di sentirsi dire come prima cosa: "Per tracciare una riga, premete L, quindi 0:0, 0:10, poi Invio"... :-)
Sarcasmo a parte, si sarebbe portati a pensare che AutoCAD sia uno di quei software mouse-dipendenti...
In effetti il mouse è importante nell'economia procedurale del programma, anche a livello di funzioni di supporto alla progettazione.
A sorpresa però, aprendo il programma, non solo trovereste nella parte bassa della finestra una riga di comando (testuale), in cui andare a digitare tutte le istruzioni che eseguireste graficamente col mouse, ma le dimensioni del testo della riga di comando stessa sono regolabili.
Ma non è nemmeno questo il punto dove volevo arrivare.
Aprendo un comune manuale scolastico, scopro che tutte le procedure e le tavole
riassuntive sono state redatte in modo da riportare le istruzioni per operare
via mouse (con l'ausilio delle barre degli strumenti), via barra dei menù e via
riga di comando (e tasti rapidi).
In altre parole, il manuale di uno dei software grafici per eccellenza propone le tre diverse principali modalità di operare.
Tutto questo mentre noi ci facciamo 1000 seghe mentali circa l'opportunità di spiegare le procedure in un modo o in un altro...
(Franco - 14/05/04)
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