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ANS - Associazione Nazionale Subvedenti ONLUS

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Il Subvedente - marzo 2002

Indice:

CONVOCAZIONE ASSEMBLEA ORDINARIA E STRAORDINARIA 

DALLE REGIONI
Regione Lombardia: contributo per acquisto strumenti tecnologici avanzati 

INFORMATICA
- Patente ECDL

"Dialogo nel buio"

Che cos'è l'ipovisione 

SCUOLA
- Essere Assistenti alla Comunicazione 

TRANSNAZIONALITA'
- Progetto Europeo "LILEBP 

TEMPO LIBERO
- Dall'A.P.R.I. Piemonte 
- Dall'A.I.A.S. Milano 

RINGRAZIAMENTI 

AVVISO AI LETTORI 

RASSEGNA STAMPA 

CONVEGNI
- Euro sight 2002 

Convocazione assemblea straordinaria e ordinaria.

A tutti gli Associati - Loro Sedi.

Modifica allo statuto dell'Associazione.

Perché:

Versione precedente

Scopi dell'Associazione:

a) raccogliere, anche attraverso la costituzione e l'organizzazione delle Sezioni Provinciali i subvedenti e i loro parenti e le persone che si occupano professionalmente da un punto di vista medico socio-pedagogico dei problemi dei subvedenti;
b) promuovere e agevolare tutte le iniziative che si propongono soluzioni pratiche di assistenza ai subvedenti;
c) sollecitare dalle autorità competenti una organica soluzione legislativa dei complessi ed urgenti problemi dell'assistenza ai subvedenti;
d) lavorare per il benessere dei subvedenti nelle famiglie e nelle istituzioni, tutelandone gli interessi presso le pubbliche Amministrazioni e gli Enti e gli istituti che hanno per scopo la loro assistenza ed educazione;
e) studiare, promuovere e aiutare in ogni modo la realizzazione di programmi e misure per la diagnosi, l'assistenza sanitaria, l'educazione prescolastica, la riabilitazione e l'addestramento occupazionale, l'assistenza ed ogni altra iniziativa atta a favorire il benessere morale e fisico dei subvedenti e il loro recupero e inserimento nella vita sociale;
f) collaborare con le Associazioni già esistenti per i problemi della categoria.

Versione proposta.

Scopi dell'Associazione:

a) raccogliere, anche attraverso la costituzione e l'organizzazione delle Sezioni Provinciali i subvedenti e i loro (parenti) familiari e le persone che si occupano professionalmente da un punto di vista medico socio-pedagogico dei problemi dei subvedenti;
b) promuovere e agevolare tutte le iniziative - corsi, seminari, convegni, progetti nazionali e transnazionali - che si propongono soluzioni pratiche di assistenza e sostegno ai subvedenti; le aree di attività sono: integrazione scolastica, riabilitazione, consulenza psicologica; formazione rivolta sia ai disabili sia agli operatori nell'area della disabilità visiva; inserimento lavorativo, informatica e supporto tecnologico per l'utilizzo degli ausili speciali.
c) sollecitare dalle autorità competenti una organica soluzione legislativa dei complessi ed urgenti problemi dei subvedenti;
d) lavorare per il benessere dei subvedenti nelle famiglie e nelle istituzioni, tutelandone gli interessi presso le pubbliche Amministrazioni e gli Enti e gli istituti che hanno per scopo la loro riabilitazione, assistenza, formazione ed educazione;
e) studiare, promuovere e aiutare in ogni modo la realizzazione di programmi e misure per la prevenzione, diagnosi, l'assistenza socio-sanitaria, l'educazione prescolastica e scolastica, la riabilitazione, la formazione, l'orientamento e l'addestramento occupazionale, l'assistenza ed ogni altra iniziativa atta a favorire il benessere morale e fisico dei subvedenti e il loro recupero e inserimento nella vita sociale;
f) collaborare con le Associazioni già esistenti per i problemi della categoria.

Gli articoli che proponiamo di eliminare riguardano le sedi provinciali che in 30 anni non sono mai state create e ci sembrano pertanto ridondanti. Rimane comunque la possibilità di crearle all'art. 20

Convocazione Assemblea Straordinaria

E' convocata per il giorno 20 aprile 2002 presso la sede sociale di Via Clericetti 22, Milano, l'Assemblea Straordinaria degli Associati, alle ore 6.00 in prima convocazione ed alle ore 9.00 in seconda convocazione, con il seguente Ordine del Giorno:
Modifiche allo Statuto:

1. Modifiche degli art .2,7,15 e 20
2. Eliminazione degli art. da 23 a 31

Convocazione Assemblea Ordinaria

E' convocata per il giorno 20 aprile 2002 alle ore 10 l'Assemblea Ordinaria degli Associati con il seguente Ordine del Giorno:

1. Relazione del Presidente
2. Approvazione del Bilancio Consuntivo 2001
3. Bilancio Preventivo 2002
4. Rinnovo cariche elettive
5. Notizie dagli Associati
6. Varie ed eventuali

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NOTIZIE DALLE REGIONI.

Regione Lombardia:
Contributo per l'acquisto di strumenti tecnologici avanzati.

Con delibera n. VII/6997 del 23/11/2001, la Regione Lombardia ha dato attuazione alla Legge Regionale n. 23/99, art. 4 commi 4 e 5 a sostegno delle famiglie per l'acquisto di 
strumenti tecnologicamente avanzati volti a favorire il reinserimento sociale e professionale dei disabili stessi.
Per strumenti tecnologicamente avanzati si intendono "quei prodotti o servizi - basati su moderne tecnologie - atti a compensare limitazioni funzionali (relative al piano motorio, visivo, uditivo, intellettivo e del linguaggio), facilitare l'autonomia e mettere le persone disabili in grado di esprimere al meglio le proprie potenzialità". 
Tali strumenti non devono essere oggetto di altri contributi o finanziamenti pubblici, quindi non compresi all'interno di altre normative vigenti ( per es..: non possono essere richiesti contributi ottenibili tramite il tariffario nazionale).

Per quanto riguarda i computer, i contributi ammessi sono:

La domanda di contributo deve essere presentata:

Allegare alla domanda:

Il contributo è destinato a sostenere le famiglie impegnate in progetti individualizzati di integrazione sociale, lavorativa o scolastica dei propri familiari disabili, oppure a consentire alle famiglie con congiunto disabile particolarmente compromesso a livello motorio di poter utilizzare in modo adeguato l'autovettura di proprietà. 
Per "acquisto" si intende - in senso lato - "acquisizione del bene o del servizio" anche a titolo di noleggio, leasing, abbonamento, adattamento di strumenti già in dotazione o intervento per rendere lo strumento effettivamente utilizzabile (installazione, personalizzazione, addestramento all'uso, manutenzione e costi tecnici di funzionamento, interventi umani, ecc.).

LA DOMANDA deve contenere:

IL PROGRAMMA INDIVIDUALIZZATO

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INFORMATICA.

PATENTE INFORMATICA ECDL.

Nell'ultimo bimestre del 2001 si è tenuto a Milano un corso di 40 ore finalizzato al conseguimento della patente informatica ECDL, organizzato dall'ANS e dall'Associazione Libro Parlato 'Romolo Monti' di Milano, 
Sede del corso: Associazione Libro Parlato, via Boscovich 40 MI
Contenuti: Moduli 1,2,3,7 del Syllabus ECDL
Partecipanti: 12 corsisti - 3 ipovedenti e 9 non vedenti
Ausili utilizzati: Zoomtext versione 7.05 e Jaws versione 3.7
Orario: sabato 9.00-16.00 con intervallo per il pasto; domenica 9.00-13.00
Docenti: Un ipovedente per il modulo 1; Si sono alternati un non vedente e un ipovedente per i moduli 2,3,7; 
Tutor: 4 disabili visivi
Assistenti: 3

Il 15 dicembre si è tenuta la sessione di esame (l'ANS è stata abilitata come test center dall'AICA) alla presenza del docente esaminatore Ing. Luciano Nebbia. Candidati iscritti all'esame: 10; percentuale di moduli superati: 60%. Il risultato è stato penalizzato da qualche problema tecnico sui computer.
Un grazie all'associazione Libro Parlato, ai volontari Silvano, Roberto, Leena, Maria Teresa ed altri che sicuramente avremo dimenticato. E' stato un bel gruppo di persone, affiatato, spiritoso e grintoso.
Arrivederci alla prossima.

Come verifica - a conclusione del Corso - è stato chiesto ai partecipanti di esprimere un loro giudizio. Li riportiamo qui di seguito:

Dalla parte degli studenti.

- ECDL: sigla che indica il corso e conseguimento del riconoscimento all'uso del PC. 
La ribattezzerei in Esperienza Comune Di Lavoro, . con pregi e difetti, caratterizzata da momenti più o meno belli, ma comunque positiva. 
Nota dolente: qualche PC ha dato problemi. Estenderei la parentesi dedicata a Word un po' di più. Insegnanti: bravi anche se con qualche momento un pochino forte. Tutor: bravi. Organizzazione generale: soddisfacente.
Esperienza positiva dal lato umano.

- Per quanto riguarda il corso trovo che prendere a riferimento le domande dell'esame, è un limite, perché viene a mancare il ragionamento della manovra; inoltre ci vorrebbe più tempo anche per avere maggiori informazioni che riguardano il sistema operativo, come organizzare il disco rigido, come recuperare memoria, etc.
Per ciò che riguarda l'esame, il lavoro su un floppy disk rallenta di molto le risposte, infatti le stesse manovre fatte su disco rigido e poi copiate sul floppy, farebbero risparmiare forse un terzo del tempo; inoltre come avevo già manifestato in sede di esame avere una lista con le domande in Braille permetterebbe una maggiore velocità nelle risposte.

- Ho partecipato ad un Corso in cui tutti si sentivano in qualche modo responsabili del suo svolgimento. Mi spiego meglio: rispetto ai corsi di informatica che ho frequentato fino a due anni fa, quando non avevo problemi di ipovisione, ho colto un clima di partecipazione emotiva e di responsabilità collettiva che mi ha stupito e incoraggiato a superare ostacoli e difficoltà.
Per me è stata anche, forse un'esperienza umana. 
Ho trovato abbastanza faticoso il ritmo delle prove d'esame, che a mio parere dovrebbero essere ripartite su più giornate, anche per permettere ai corsisti di focalizzare l'attenzione, nei giorni di studio che precedono l'esame, sui singoli moduli.
Ho apprezzato molto la passione e la pazienza con cui i docenti, durante le lezioni, hanno seguito i problemi dei singoli corsisti, limitandosi ad emettere, di tanto in tanto, qualche accorato, talvolta urlato, lamento.
Con simpatia un sincero ringraziamento a organizzatori, docenti e corsisti.

- Da parte mia non sono rimasto affatto soddisfatto di come si è svolto il corso. Ci sono stati problemi sui moduli, ci sono stati problemi sui pc e addirittura ho rischiato di essere stato rimandato ossia bocciato su un modulo per un errore di configurazione della macchina...
Ho saputo che la "skil card" (spero si chiami così) deve essere consegnata al proprietario della stessa in modo che può gestirsi i propri esami a suo piacimento. 
A noi non è stata consegnata anzi mi è stato detto che la potrò avere solo dopo aver terminato con successo tutti i moduli.

Risposta dell'A.N.S.
Accettiamo volentieri commenti anche negativi che servono solo a migliorare il servizio; tuttavia ci sorprende che tu possa giudicare non soddisfacente un corso al quale sei stato "raramente" presente (e neanche a orario completo); a questo punto mi costringi anche a dirti (per non fare polemiche lo avrei evitato) che hai tolto il posto ad altre persone in lista di attesa e questo ci è dispiaciuto.
Per quanto riguarda la skill card, c'è stato un malinteso; ti ho detto che per avere la certificazione di patente ECDL è necessario consegnare all'AICA la skill card completa di tutti gli esami; se tu intendi sostenere i rimanenti esami altrove, la invieremo al test center che sceglierai; uno dei corsisti ha seguito questa prassi e l'ha fatta inviare a noi dall'istituto in cui ha sostenuto gli esami. Nei centri privati le skill cards vengono pagate 100000 lire dai candidati (che pagano anche un minimo di 20000 lire per ogni modulo d'esame sostenuto) e forse per questo diventano proprietà personale.
Ringrazio tutti gli altri che hanno inviato le loro osservazioni positive e negative. C.M.

- ... in merito all'ECDL ribadisco il concetto che chi non ha partecipato alla preparazione all'ECDL, credo non abbia ragione di fare delle critiche, soprattutto negative. A me non è andata benissimo, ma mi sento di dire, nonostante abbia avanzato delle critiche spero costruttive, di aver goduto di un'ottima compagnia e che, a me ed a chi a partecipato a questa iniziativa, sia stata data l'opportunità di avere una marcia in più. Vale la pena di continuare per questa strada; a ritrovarci presto e ben vengano le critiche, ma da fonti che rispecchiano un minimo di coerenza.

- Per quanto mi riguarda il corso è stato, tirando le somme, produttivo anche se poteva essere migliore. Io consiglierei una selezione prima di futuri corsi; ciò permetterebbe - se fatto con parametri particolari - di fare percorrere con più semplicità e con meno fatica a insegnanti, eventuali tutor ed allievi il difficile cammino per l'apprendimento di tutte le nozioni che permettono il superamento degli esami per acquisire la famosa patente europea...
Comunque, sapendo che per tutti era una prima esperienza, vorrei fare un grosso complimento agli insegnanti che hanno sempre tenuto il controllo dei molteplici problemi incontrati... un particolare complimento lo devo fare ai tutor che sono stati molto efficienti: faccina sorridente.?
E infine, ma non meno importante c'è stata la possibilità per molta gente di socializzare e potersi confrontare... questo serve per aprire nuove porte di mondi che magari molta gente (che nell' handicap si crea un mondo talmente piccolo, che soffoca dentro...) pensava di non poter più ambire...Dimenticavo di fare un grandissimo complimento a tutti gli allievi che tra battute e nozioni si sono impegnati tantissimo.

Dalla parte degli insegnanti.

- Che dire! Quando abbiamo cominciato il Corso, devo ammettere che ero un po' (forse più che un po') preoccupato perché per me era la prima volta davanti ad una classe.
Devo però dire che la "paura" ci ha messo decisamente poco a sparire. A posteriori devo anzi dire che mi sono divertito! La possibilità di mettermi alla prova e, soprattutto, l'occasione di conoscere altre persone, altre storie e altre situazioni, farsi nuovi amici (cosa che nel mio caso è successa) è stata la soddisfazione più grande! Se poi ci sono state delle pecche (e ce ne sono state tante!!!), si può sempre rimediare!

1. 5-6 righe di commento su corso ed esame ECDL?
2. Come docente me ne spettano 10-12 (e 2 righe sono andate...)
3. Modulo 1 (primo giorno...): pensavo di essere fuori luogo.
4. Modulo 2: aiuto! Vado fuori dai gangheri!...
5. Modulo 3: rischio di andare fuori tempo...
6. Modulo 7: computer fuori rete?
7. Esame: eravamo "fuori" tutti...
8. L'importante non è sapere, ma farsi capire.
9. Farsi capire da 10-12 persone diverse.
10. Dieci o dodici persone ricche e povere, ma interessanti.
11. Interessanti umanamente e disponibili al confronto.
12. Il confronto, esperienza che genera il sorriso! ?

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A Milano un grande evento:
arriva a settembre "Dialogo nel buio",
un'interessante opportunità di lavoro.

Nota della redazione: Per un disguido tecnico il presente articolo, pubblicato sulla versione cartacea  del numero scorso de IL SUBVEDENTE, non era incluso nella versione elettronica.  Ci scusiamo con i lettori.

Da settembre 2002 a febbraio 2003 si terrà presso le sale di Palazzo  Reale a Milano la mostra "Dialogo nel buio", promossa dal Comitato Dialogo nel buio ONLUS in collaborazione con l'Unione Italiana Ciechi,  Sezione di Milano, l'istituto dei Ciechi di Milano, il Rotary Club Milano  (1923) e con il sostegno dei Gruppo Pirelli, della Fondazione Cariplo e del  Comune di Milano. Si tratta di un progetto internazionale, presentato ad  oggi in oltre novanta edizioni in Europa, Canada e Giappone. In Italia 
soltanto Roma ha ospitato "Dialogo nel buio" nel 1997, anche allora  grazie all'intervento dell'U I C .

All'interno della mostra, guidati da un non vedente, i visitatori in gruppi di  non più di dieci persone, attraversano ambienti completamente al buio,  all'interno dei quali sono allestiti un parco, una strada cittadina e un bar. Il  riconoscimento delle diverse zone è affidato a modalità di relazione con  l'esterno totalmente nuove per i vedenti: in assenza di luce, i visitatori  imparano ad utilizzare le risorse percettive che abitualmente hanno un  ruolo meno significativo rispetto a quello della vista. Nel buio avviene  un'inversione dei ruoli: il vedente diventa "cieco" mentre il cieco diventa  colui che è in grado di guidare e di sostenere gli altri. "Dialogo nel buio"  offre a vedenti e non vedenti un'opportunità per comunicare.

La guida non vedente è la persona chiave per la riuscita della mostra:  introduce i visitatori condividendo con loro la propria esperienza  quotidiana e mantiene un contatto verbale costante con tutto il gruppo,  incoraggiandolo a prestare attenzione ai rumori, agli odori e a tutte le  informazioni tattili che colpiscono l'immaginazione nel corso della visita, 
facendo superare a ciascuno le possibili incertezze e paure.

Il lavoro svolto dalle guide richiede grande versatilità, entusiasmo, un  buon livello culturale, capacità di comunicare, propensione al lavoro di  squadra, e un ottimo grado di mobilità. Le guide parteciperanno ad un  corso di formazione e verranno inizialmente affiancate da colleghi esperti  anche stranieri, che le aiuteranno a svolgere con successo il loro compito di grande impegno e responsabilità, ma anche di sicura soddisfazione.

Vi segnaliamo che gli organizzatori della mostra presenteranno verso la metà di marzo il progetto, nel corso di una giornata che si terrà presso l'istituto dei Ciechi di Milano. Tutti coloro che fossero interessati a ricevere ulteriori informazioni e a partecipare alla giornata di presentazione che chiarirà anche le condizioni economiche e contrattuali, possono mettersi in contatto da subito con la responsabile dell'organizzazione Laura Gorni 
ai recapiti sotto indicati. Nei mesi di aprile e maggio, tra tutti coloro che avranno presentato domanda di assunzione, verrà selezionato lo staff per la mostra milanese.

Il direttore 
Laura Gorni
Comitato Dialogo nel buio ONLUS,
C/o Pirelli & C. Ambiente,
Via Agnello 6 barra 1 
20121 Milano 
Tel.: 02 85 35 41 53 
Fax. 02 85 35 41 47
e-mail: laura.gorni(at)pirelli.com

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IPOVISIONE.

CHE COS'E' L'IPOVISIONE.

(... continua dal numero precedente)

E.M.
E' assai difficile scrivere qualcosa sull'ipovisione, ed ancor di più, dopo aver letto lo splendido messaggio di F. F., il quale, come al solito, è stato conciso ed incisivo, utilizzando un metodo assai immediato che porta il lettore a comprendere subito gli ambiti del problema. 
Io, non pretendendo di arrivare a tanto, cercherò, invece, di utilizzare un sistema più classico di esposizione, che parte dal significato del termine secondo il comune sentire e non secondo le definizioni legislative o mediche, per giungere ad un primo approccio di quelli che sono gli elementari problemi dell'ipovedente che si relaziona con il mondo che lo circonda. Per questo avrò come base di appoggio la mia personale esperienza, a contatto con gli altri e con le strutture che esistono intorno a noi. 
Fermo resta il fatto che, essendo il mondo dell'ipovisione assai vario e differenziato, a te occorrerà il contributo di molti, il che - sono certo - non ti mancherà. Per me, ipovedente (più comprensibile sembra il termine "subvedente", "alla latina") è colui che vede al di sotto della soglia della normalità. 
Non si tratta, quindi, di un soggetto che vede poco, bensì di un soggetto che ha una minorazione del "visus" la quale, oltre a portargli notevoli problemi di relazione con il mondo esterno, lo costringe ad adoperare particolari ausili, al fine di consentirgli di recuperare, sia pur parzialmente, lo svantaggio che il proprio handicap gli impone.
In pratica, l'ipovedente è costretto ad utilizzare strumenti ottici e di ausilio che vanno ben oltre i semplici occhiali (per quanto graduati questi possano essere). Gli occhiali sono, quindi, il punto di partenza e non quello di arrivo, del corredo strumentale cui deve far ricorso un ipovedente.
L'assai vario e diversificato mondo dei portatori di handicap visivo ci costringe a non essere mai categorici, ma sempre possibilisti, circa l'efficacia e la praticità degli strumenti ausiliari utilizzati. 
Così occhiali telescopici, binocoletti di varia natura (regolabili e non), video-ingranditori, lenti da tavolo (dalle dimensioni e forme più varie), sono da sempre al centro di infuocati dibattiti che coinvolgono operatori del settore (medici, ortottisti, ottici ecc.) e diretti interessati, in una girandola di opinioni che sta diventando sempre più costruttiva ed utile al miglioramento generale delle possibilità percettive degli handicappati della vista.
Il colpo finale lo ha dato - meno male - l'informatica. Attraverso il computer abbiamo visto ampliarsi le possibilità e le capacità di relazione degli ipovedenti, soprattutto nel mondo dello studio e del lavoro. La cosa non è da poco, anche se c'è molto ancora da capire e da fare. Così se è vero che, grazie alle sintesi vocali ipovedenti e non vedenti hanno potuto finalmente entrare in mondi che altrimenti gli sarebbero stati unicamente raccontati dagli altri, è altrettanto vero che questo tipo di ausilio deve essere ancora notevolmente ampliato e perfezionato prima di mettere l'utente in condizioni di vera parità rispetto a chi legge "normalmente" attraverso i propri occhi.
Per ritornare più precisamente in argomento, conviene innanzitutto dire che, il difetto visivo influisce ed è influenzato dal carattere che ciascuno di noi ha. Per tale motivo, l'ipovedente manifesta, fin da bambino, la predilezione per alcuni strumenti piuttosto che per altri, proprio così come manifesta la predilezione per alcuni compagni di gioco piuttosto che per altri.
Con il passare del tempo, poi, le doti caratteriali - che, come avviene per ciascun individuo a prescindere dalla tipologia fisica, finiscono con l'influenzare, più ampiamente, proprio le scelte di vita (es. familiari, di studio, di lavoro, di divertimento ecc.) - avranno un'influenza determinante sul rapporto tra soggetto e difficoltà da superare.
Determinante è, pertanto, un approccio con i problemi dell'ipovisione che non travolga il destinatario, e ciò al fine di fargli vivere le proprie difficoltà con un'influenza di queste, quanto più limitata possibile rispetto allo svolgimento della vita di tutti i giorni ed all'effettuazione di progetti di vita in prospettiva.
Ciò non significa, però, che l'ipovedente debba essere assistito e che gli si debbano eliminare tutti gli ostacoli che incontra nel corso degli anni. Mi pare superfluo indugiare più di tanto sul fatto che ognuno di noi ha diritto ad essere messo in condizioni che lo avvicinino il più possibile agli altri, ma allo stesso tempo deve essere messo in condizione di relazionarsi e confrontarsi con le persone che lo circondano e con i problemi della vita con cui tutti devono fare i conti.
Forse assai diverso - e sicuramente più difficile - appare relazionare alle problematiche dell'ipovisione un soggetto che sia diventato ipovedente in età adulta o addirittura anziana.
Devo dire che in questo senso non ho esperienza e lascio, quindi, ad altri la possibilità di meglio entrare nel tema. Ho fatto il riferimento unicamente per completezza e per tenere fede a quanto dicevo prima sulla varietà del mondo dell'ipovisione.
Mi piace ora, a completamento di questo mio intervento, passare ad un'analisi pratica di quella che è stata la mia esperienza. Per farlo mi avvicinerò al metodo utilizzato da F., anche se in maniera sostanzialmente differente.
La mia ipovisione, determinata da una distrofia tapeto-retinica congenita, può essere così sintetizzata:
- campo visivo ridotto sotto il ventesimo;
- quando c'è il sole sono praticamente un non vedente; più precisamente, grazie all'ausilio di speciali occhiali da sole, e grazie al solo occhio sinistro, riesco ad orientarmi secondo il susseguirsi di luci, ombre ed immagini note di luoghi che frequento abitualmente (ad es. il marciapiede di casa, il portone dell'ufficio, l'ingresso del tribunale), mentre - volendo un attimo ironizzare - negli altri casi mi aiutano gli altri sensi (ad es. l'odore del caffè proveniente dal bar che abitualmente frequento, i cori dei tifosi quando sono nei pressi di uno stadio, ecc.)
- la sera e la notte costituiscono la mia rivincita, si fa per dire; - quando esco di casa, dall'ufficio, ed in genere da qualsiasi luogo chiuso, ho sempre bisogno di qualcuno che mi dia una mano (meglio sarebbe dire un braccio) a meno che non mi trovi in luoghi particolarmente sicuri (es. isola pedonale) e da me conosciuti;
- nel contatto con le persone devo dire che ho difficoltà a riconoscere esteticamente le persone, nel senso che, se guardo solo il volto di una persona a me nota, nel novanta per cento dei casi non la individuo se non quando inizia a parlare. Ovviamente, però, sfruttando al massimo il poco che ho, riesco a memorizzare alcuni tratti estetici (es. tipo di abbigliamento, capelli, testa calva, occhiali scuri ecc.) di persone che incontro, in modo da poterli individuare almeno nel corso di una singola occasione (es. udienza in tribunale, riunione di ufficio, festa tra amici ecc.). Oltre obiettivamente non vado;
- così, sempre per esempio, chi mi mostra un album di fotografie fa bene a nominarmi i soggetti che appaiono ritratti, anche se questi fossero i miei fratelli, cugini o amici più cari; 
- nello studio e sul lavoro le cose sono andate e vanno in maniera soddisfacente, grazie al fatto che credo di avere trovato gli ausili giusti:
- quando ero all'università studiavo mediante audiocassette su cui erano incisi (da quella santa donna di mia madre) i libri di testo per intero. Tieni però presente che mi sono laureato (a 24 anni e mezzo) il 31 ottobre 1985, e che da allora spero le cose siano molto cambiate per gli studenti ipovedenti. Tornando alla mia esperienza, tengo solo per inciso a dire che, per la memorizzazione di argomenti particolarmente impegnativi nelle discipline di studio della mia facoltà (es. diritto privato, diritto commerciale, procedura penale, procedura civile ecc.) ho utilizzato un metodo di memorizzazione basato sull'apprendimento a strati o sezioni, sviluppato, cioè, fermandosi su singole parti del programma per periodi più o meno lunghi e, solo alla fine, mediante la ripetizione complessiva del tutto; 
- quanto al lavoro, poi, devo dire che l'informatica ha fatto il miracolo, e mi consente di essere produttivo quanto e più degli altri;
- quanto al rapporto con i divertimenti ed il tempo libero, devo dire che le difficoltà non mancano, in quanto sono tagliato fuori da quasi tutte le attività di movimento che comportano un'autonomia di spostamento, anche se, in particolari situazioni e, soprattutto, con qualche buon amico al fianco, posso tranquillamente passeggiare in bicicletta, cosa che adoro ma che, dalle mie parti (Napoli e provincia) è per me proibitiva, a meno che non voglia suicidarmi. A proposito, il mio accompagnatore, il quale è ovviamente mio grande amico, mi ha regalato una delle gioie più grandi; quella di farmi provare l'ebbrezza della guida di una moto. Così, una notte, sull'autostrada abbiamo invertito i nostri posti ed io ho guidato uno splendido ciclomotore da 150 hp, mentre lui era seduto dietro di me, forse un po' terrorizzato e con le braccia allargate e pronte ad impossessarsi dei comandi in caso di imprevisto;
- difficoltà ho incontrato ed incontro anche nel dedicarmi alla mia grande passione, la musica e, particolarmente, la chitarra classica. Pur essendo riuscito a superare gli esami di teoria e solfeggio, nonché quello di quinto anno di conservatorio (imparando praticamente tutto il programma a memoria); ho incontrato notevoli difficoltà, soprattutto quando si è trattato di suonare con altri e di dover quindi necessariamente leggere la musica in corso di studio insieme o di esecuzione del pezzo finito.
Nella parte generale ho parlato di relazione tra carattere della persona e difficoltà fisiche, ebbene, nel mio caso posso ben dire di essere stato fortunato nella sfortuna, in quanto ho un carattere che mi porta ad essere molto ironico e votato al divertimento e, perché no, al godimento delle cose belle che ci offre la vita. Come molti miei concittadini sono particolarmente incline alla teatralità, all'autoironia ed allo sfottò.
Per tutto quello che faccio utilizzo molteplici tipi di occhiali e lenti (quasi uno per ogni azione) mentre per quanto riguarda l'uso del computer, grazie ad un occhiale telescopico riesco ad utilizzare tranquillamente Word, senza necessità di ulteriori programmi ingrandenti ma, ampliando, all'occorrenza, lo zoom che ho preliminarmente provveduto a collocare sulla barra degli strumenti.
Una considerazione finale, buttata lì: mai vergognarsi o, peggio nascondere la propria condizione. Meglio dire - anche alla ragazza più bella del mondo con cui andiamo a cena -  di essere ipovedenti piuttosto che fare la figura degli scemi!

N.P.
Nonostante soffra di minorazione visiva dalla nascita (non si sa se per uno scherzo del destino o cause naturali) fino a 4 anni fa, non sapevo nemmeno cosa volesse dire la parola ipovisione e nonostante viveva da sempre questi problemi non riuscivo a ritrovarmi in nessuna categoria o associazione.
Fin da piccola non avevo mai accettato di avere a che fare con enti o associazioni, né con altri minorati visivi perché dicevo (cocciuta ed orgogliosa com'ero) "ma io ci vedo, che ci sto a fare con loro?!" e sulla mia piccola e breve strada (visto che ne dovrò ancora vedere delle belle!!!) fortunatamente non ho incontrato solo persone stupide e insensibile, ma anche gente che mi ha aiutato, mi ha voluto bene e mi ha sostenuto. Poi da tre anni a questa parte ho capito che non potevo fare tutto da sola, che in fondo avevo una minorazione, che ero arrabbiata e non sapevo chiedere aiuto e così facendo mi complicavo solo le cose. Così, per una serie di circostanze, sono venuta a conoscenza di varie associazioni e cerco di tenermi sempre informata su tutto. 
Ma veniamo ora a dirti che cos'è per me l'ipovisione e come rispondo a questa domanda quando me la fa chi mi conosce per la prima volta e non capisce fino a che punto ci vedo: (qui è molto più espansiva la cosa):
- salutare una persona, chiedersi - dopo che se ne é andata - chi sia e 
non ricordarselo
- scambiare qualcuno per un altro per un cappotto simile
- non salutare una persona o non parlarle, se prima non saluta lei con la 
voce e allora sei sicura di riconoscerla
- non vedere gli occhi e il sorriso dei propri cari e nemmeno il trucco
- non vedersi il proprio viso
- non sapersi pettinare o acconciare in maniera più decente
- non capire i gesti che fa mia nipote giocando nonostante sia a poco 
meno di un metro da me
- andare al supermercato e metterci tre anni a cercare le cose perché 
devi fare l'acrobata per leggere le etichette (quando ci riesci) e poi incasinarti alla cassa con le borse e li portafoglio che ti cade con tutte le monete, sentirti tanto stupida e sapere - anche se non lo vedi - che gli altri ti guardano male e sentirti tutti gli occhi puntati addosso.
- andare in un negozio nuovo, non sapere come muoverti e fare una 
figuraccia con la commessa perché ti piglia per stupida visto che a prima vista non si vede che hai un problema (o perlomeno finché non guardo le persone in faccia)
- chiedere sempre informazioni per i mezzi quando non conosci il percorso (premetto che dove abito mi muovo bene a piedi, ma dove non conosco o la sera è un disastro)
- vedere da lontano un ammasso di colori e con l'intuito pensare che magari sia un palazzo o un parco
- camminare verso una strada chiusa o interrotta o con cancello e, dopo
aver fatto mezz'ora di cammino, renderti conto che hai sbagliato e 
torni indietro
- non aver mai potuto fare giochi di squadra
- andare in discoteca e dover fare da candela agli altri perché non sai come muoverti e non hai il ragazzo
- avere paura di restare sola e di non trovare nessuno che ti capisca e ti accetti per quella che sei (lo so che qui c'è un pizzico di pessimismo ma ho paura e non me ne devo vergognare, no?!)
- sapere che - quando vai ad una festa - non potrai essere completamente padrona della situazione, perché accadranno cose che non potrai percepire direttamente, se non c'è nessuno che ha la pazienza di raccontartele e quindi metterti il cuore in pace che non potrai percepire tutto
- la rabbia quando in una società dove tutto si basa su sorrisi, immagini e sguardi, in parte sei tagliato fuori.
Lo so che ci sarebbero da fare altre considerazioni, ma ora non mi vengono, un po' per pigrizia e un po' perché avendo già letto i messaggi altrui, mi ci rivedo molto e quindi non so che aggiungere.
Veniamo invece al discorso 'carattere', nel senso che mi sono sempre chiesta fino che punto l'essere ipovedente ha caratterizzato la mia vita e il mio carattere e viceversa. 
Quando qualcuno mi chiede di definirmi dico che sono una persona particolare, ho un nome strano, ho un carattere particolare e spesso, a chi non mi conosce tramite altri ho paura di presentarmi perché non so come potrebbe prendere il fatto che sono ipovedente ed ho paura che non mi accetti. 
Faccio fatica a fidarmi delle persone e sono spesso ansiosa e sulla difensiva; chi mi conosce sa che da una parte sono diffidente, ma dall'altra molto forte ed è per questo che in questi anni non mi sono mai fermata a piangermi addosso ma sono andata avanti per avere una vita il più normale e indipendente possibile (di natura sono orgogliosa e difficilmente chiedo aiuto). La gente mi dice che sono una tipa da ammirare ma io (modesta) gli dico che c'è gente che sta peggio di me e che in fondo non è così male. A volte penso anche all'eventualità di tornare a vedere normale e non so se la prenderei nel modo migliore o avrei paura. Si lo so, il vederci poco in questi anni mi ha tolto molte cose e a volte - come voi del resto - ne ho sofferto molto e ho maledetto il fatto di essere così. Anche perché indirettamente ha influenzato la mia postura, il mio carattere, la mia personalità, la mia vita ..........Ma il non vederci mi ha regalato anche qualcosa che un normovedente non ha: la sensibilità. Il fatto che, vedendoci poco, le cose belle (i panorami, i tramonti e i fuochi d'artificio..... ecc. quando li vedo) le apprezzo molto di più; il fatto che quando parlo con le persone ascoltandole spesso capisco al di là di quello che vedo e riesco ad interpretare i loro pensieri con estrema naturalezza, a comprenderli e a volte anche ad aiutarli. Ciò mi piace. Tra i pochi pregi che ho sono anche una buona intermediaria e confidente e non nascondo che un domani vorrei lavorare in un telefono amico.
In definitiva credo (anche se quando sono di malumore è difficile pensarlo) che per una cosa che viene tolta, ne viene sempre data un'altra e in un mondo così anonimo e uguale è bello poterlo interpretare e percepire con chiavi di lettura differenti. Lo so, è difficile affrontare la vita di tutti i giorni, andare avanti sapendo che hai sempre degli scalini in più da fare, ma ciò ti spinge a non fermarti e ad andare avanti non per la famiglia o perché devi dimostrare agli occhi degli altri che sei normale, ma innanzitutto per te stesso.

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SCUOLA.

ESSERE ASSISTENTE ALLA COMUNICAZIONE:
un desiderio di professionalità.

"...Ritenere di saperla così lunga da insegnarla a tutti gli altri, cosa che non è. Noi avanziamo con una permanente incertezza che non può trasformarsi però in una destabilizzazione degli altri. Dobbiamo, nel rapporto di aiuto, mostrare una curiosità che afferma: - Non so tutto - e nello stesso tempo mostrare una certezza: - Quello che so mi permette di andare avanti. 
Il lavoro dell'educatore è un'attività in cui il punto importante è la curiosità, la voglia di guardare oltre la montagna; gli educatori non sanno, ignorano. Però sanno camminare, sanno muoversi, o sanno appoggiarsi a chi si muove" (A. Canevaro - Università di Bologna).
Queste righe le ho ritrovate in una rivista specializzata del mio settore, quello pedagogico, e penso riassumano molto bene la filosofia della mia esperienza.
Attualmente sono Assistente alla Comunicazione per la Provincia di Milano, una figura in assenza ancora di una chiara definizione; all'origine la lettrice (o lettore) - questo il nome di battesimo - era stata istituita per affiancare gli studenti non vedenti nella comunicazione scritta in ambito scolastico: un compito semplice che avrebbe potuto essere ricoperto da qualsiasi volonteroso con un minimo di sensibilità al problema. Il 'sostegno' è stato in seguito allargato agli audiolesi e agli ipovedenti.
Durante la conclusione del corso di studi per la Laurea in Scienze dell'Educazione ho scelto di frequentare un corso LIS (Lingua Italiana dei Segni), dando la mia disponibilità per un incarico a fine corso: mi sono ritrovata in un folto gruppo di colleghi divisi tra il sostegno a studenti non vedenti, ipovedenti e audiolesi. Non ero assolutamente al corrente di tale realtà, ma ho cominciato la mia attività prendendo a cuore il caso che mi veniva presentato, sfruttando tutti gli strumenti a mia disposizione per poterlo svolgere al meglio.
Vi assicuro che il compito di un'assistente alla comunicazione non è così semplice come racconta la sua vecchia definizione (lettrice): i bambini, i ragazzini e le loro famiglie contano sulla nostra collaborazione, non soltanto nel compito di "lettura" di testi o di traduzione del linguaggio orale (nel caso degli audiolesi). Un ragazzino in crescita e per di più portatore di handicap o con associate problematiche chiede aiuto su tutti i fronti della sua vita, a partire dal rapporto con se stesso, con la famiglia, con i coetanei, con la scuola e la società in genere. Siamo un riferimento forte e non possiamo tralasciare tutte le possibili risorse.
Ho accettato di partecipare ai Corsi di aggiornamento proposti dalla Provincia e dagli Enti convenzionati (Istituto dei Ciechi, ENAIP, Centri di Audiologia) perché ritenevo e ritengo importante che nella mia professione (settore socioeducativo) si debbano ricercare gli stimoli per una formazione continua, ma soprattutto avere a disposizione la collaborazione di un'équipe che affianchi e sostenga, così da evitare il rischio di possibili scoraggiamenti. Le difficoltà quotidiane con i nostri bambini e ragazzi sono molte, a partire dai rapporti con gli utenti e le loro famiglie, ma soprattutto con la scuola.
Chi era presente ai Corsi era convinto di voler lavorare con professionalità: è emerso il desiderio di organizzare un gruppo dove potersi riconoscere, così da dare voce ad una certa intenzionalità progettuale nel lavoro quotidiano con tutti gli attori coinvolti nel percorso educativo degli utenti: un gruppo dove poter portare la propria esperienza, per potersi 'sfogare', in modo che il problema di ciascuno diventi una risorsa per approfondimento di tutti.
Ogni bambino, ogni ragazzino e ogni famiglia è un caso a sé; ciascuno vive le difficoltà a modo proprio e non vi sono ricette pronte: il nostro compito sta nell'attivare tutte le potenzialità dei soggetti che ci troviamo di fronte (utente stesso, famiglia, scuola, amici...) per riuscire ad indirizzare i nostri ragazzini il più possibile verso l'autonomia.
Vi riporto la speranza di un maggiore riconoscimento professionale al quale noi assistenti qualificati aspiriamo per il prossimo futuro, in quanto percepiamo il 'bisogno' della nostra presenza: i docenti, anche di sostegno, spesso non sono sufficientemente preparati ad accogliere queste problematiche e le famiglie si ritrovano sole ad affrontare la quotidianità di un portatore di handicap in crescita. Da ultimo, ma solo per menzione, i nostri ragazzini ci ricercano perché li affianchiamo e li sosteniamo permettendo loro di acquisire quegli strumenti e quelle abilità che sono utili all'apprendimento, quindi alla vita; in alcuni casi siamo il primo spiraglio verso un inserimento sociale soddisfacente.

Dott.ssa Onoria Neri
Educatrice Professionale Extrascolastica

Onoria Neri pone un duplice dolente problema:
- la figura dell'Assistente alla Comunicazione
- la figura del 'sostegno' prevista dalla normativa ministeriale.
* Per quanto concerne la prima occorre subito dire che, nella scuola statale (e men che meno nella privata), non è una figura istituzionalizzata: nella Provincia di Milano è un servizio offerto ai genitori di alcune categorie di disabili, frequentanti le scuole di ogni ordine e grado, così come illustrato da Onoria. In altre Province lombarde è previsto soltanto a partire dalla scuola media, in altre ancora non ci risulta esistere un servizio di questo tipo. 
Dobbiamo dunque ringraziare quegli Enti pubblici che offrono queste opportunità, ma dobbiamo anche sottolineare che spesso agli Assistenti non viene richiesta nessuna preparazione specifica, ad eccezione del diploma di maturità. Sicuramente si pensa ancora che il loro ruolo sia quello di "lettore", ovvero di semplice "passa parola". Naturalmente nulla si chiede e meno di nulla si offre come compenso (12-15.000 lire orarie). 
Questa situazione crea una serie di disagi:
- assoluta impreparazione specifica
- lavoro assolutamente precario, da abbandonare appena si trovi una soluzione migliore
- possibilità di contare - da parte di famiglie e insegnanti - soltanto sulla sensibilità e disponibilità della persona.
D'altro canto l'Università inizia a preparare personale qualificato, come bene spiega Onoria, un percorso che prevede un triennio di frequenza e la laurea in "Scienze dell'Educazione - indirizzo Educatori Professionali Extrascolastici". Tuttavia questa figura professionale non ha ottenuto, ad oggi, alcun riconoscimento e la conseguente possibilità di un lavoro adeguatamente ricompensato.
* "Insegnanti di sostegno ministeriali con specializzazione polivalente"
Come sanno tutti coloro che in qualche modo hanno a che fare con il mondo della scuola (familiari, insegnanti, educatori...),da molti anni non vengono più organizzati Corsi di Specializzazione per il sostegno ad allievi in difficoltà, nemmeno quei poco funzionali corsi 'polivalenti' che, tentando di insegnare 'tutto', rischiavano di fornire scarsissime informazioni specifiche (molto meglio i 'vecchi' corsi biennali in cui - dopo un primo anno uguale per tutti - si sceglieva una specializzazione orientata ad una specifica minorazione).
Questo vuoto ha creato gravissimi disagi alle scuole (nonché ad allievi e familiari), costringendo i Dirigenti scolastici ha coprire i posti di sostegno in organico con personale sprovvisto di qualsiasi tipo di formazione specifica.
Per rispondere ai bisogni pressanti emersi in questi anni e, nel contempo, applicare le nuove riforme previste dalla formazione universitaria, sono stati attivati moduli di 400 ore (un semestre) che integrano il curriculum dei Corsi di Specializzazione per l'Insegnamento disciplinare (SSIS).
MA (poiché un 'ma' non manca mai) nel comma 8 dell'Art.4 del D.M. 26/05/98 si legge: 
"La preparazione specialistica, necessaria a particolari handicap sensoriali, dovrà essere completata con riferimento alle specifiche situazioni, in sede di formazione in servizio".
"Questo equivale a pensare che il medico chirurgo che domani mi opererà di appendicite, si formerà proprio mentre mi opera" ha commentato acutamente qualcuno.
Possiamo concludere dunque che, nonostante siano passati alcuni decenni dall'apertura delle scuole alla frequenza di allievi disabili, la strada da percorrere è ancora tutta in salita. Come spesso succede rimangono divari insormontabili tra il testo delle leggi e la loro applicazione pratica.

S.B.

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TRANSNAZIONALITA'.

PROGETTO EUROPEO
"LILEBP - LIFELONG LEARNING FOR BLIND PEOPLE"
ORIENTAMENTO COME EDUCAZIONE PERMANENTE
ANCHE PER DISABILI DELLA VISTA.

Oltre alle attività locali e nazionali, di cui vi abbiamo dato notizia nel numero precedente, l'Associazione Nazionale Subvedenti attualmente è impegnata in un progetto di grande interesse, realizzato con fondi della Comunità Europea che riguarda l'Orientamento scolastico e professionale.

Considerazioni generali
La parola Orientamento viene generalmente usata sia per indicare il percorso attraverso il quale l'individuo affronta in prima persona il proprio problema del futuro scolastico e professionale, sia per designare quelle attività svolte da operatori professionalmente preparati per supportare il soggetto stesso nel suo processo formativo.
Fin dagli anni settanta in Italia è stato svolto un intenso lavoro di ricerca in questo senso.
Oggi, a seguito anche del Decreto Ministeriale n.487 del 1997, l'azione orientativa tende a fondere i due aspetti in un unico processo con l'obiettivo di sviluppare quelle capacità e competenze che permettono all'individuo di raggiungere una soddisfacente realizzazione di sé ed un produttivo inserimento nella società in cui vive ( Mancinelli ).
Anche se in pratica si lavora spesso ancora settorialmente, l'orientamento ha assunto ormai una finalità essenzialmente formativa indipendentemente dalle diverse modalità che possono accompagnare l'intervento orientativo stesso. L'approccio informativo, i test psicometrici, psicodiagnostici, della personalità, relazionali possono assumere veste grafica, informatizzata o verbale, ma non cambia la finalità dell'intervento che deve essere meramente formativo.
E' per questo che noi ora possiamo parlare di educazione permanente.
Gli operatori che sono preposti ad affiancare questa azione formativa devono privilegiare lo sviluppo di quelle competenze necessarie a permettere al soggetto una più equilibrata e responsabile scelta di vita ( Mancinelli 1999)
Tuttavia, per il momento, questa pratica, che come abbiamo detto non è ancora veramente generalizzata, è comunque rivolta essenzialmente ai normovedenti.

L'orientamento per i disabili visivi
Per le informazioni in nostro possesso, le strategie utilizzate durante la somministrazione dei test ai disabili visivi consistono nell'affiancargli un accompagnatore/lettore, ad allungare i tempi di svolgimento dei test o a presentare i test in versione ingrandita a priori, senza considerare le esigenze specifiche di ciascun soggetto. 
La Comunità Europea ha formulato un progetto di ricerca per quanto riguarda l'educazione permanente dei disabili della vista, denominato appunto LILEBP- LIFELONG LEARNING FOR BLIND PEOPLE ( Educazione permanente per persone non vedenti). 
Ha chiamato a collaborare esperti dall'Irlanda, Danimarca, Austria e Italia. Per quanto riguarda l'Italia, l'Associazione Nazionale Subvedenti ha assunto l'incarico della ricerca, che attualmente sta svolgendo in stretta collaborazione con le consorelle europee.

Considerando l'orientamento non un episodio isolato, ma un percorso di tutta la vita, quando si affronta il discorso riferendolo ai disabili della vista, pur tenendo conto delle forme istituzionalizzate occorre riferirsi alle effettive necessità, potenzialità e relazioni con il contesto sociale proprie di chi ha problemi di vista.
Il progetto prevede pertanto un primo esame delle procedure di valutazione e dei modelli educativi esistenti, ma soprattutto un lungo lavoro di analisi di quanto è necessario per costruire un percorso che permetta una soddisfacente realizzazione di sé e un produttivo inserimento nella società anche a chi fino ad ora ne ha subìto principalmente i disagi ed ha potuto soltanto stare a "vedere".
Il lavoro dell'équipe europea si svilupperà nell'arco di due anni, dal 2001 al 2003. Si avvale della collaborazione di uno psicologo, un assistente psicologo, un pedagogista, un esperto di problematiche della disabilità visiva. 
I partners oltre ad essere costantemente in contatto tra loro via posta elettronica, prevedono degli incontri nelle varie sedi nazionali per un ulteriore lavoro di confronto e di verifica.

Dott.ssa Mariangela Amore

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TEMPO LIBERO.

IL TURISMO E I DISABILI VISIVI.

Dall'A.P.R.I. Piemonte riceviamo e volentieri pubblichiamo:

Proseguendo nella tradizione di pubblicare periodicamente agili opuscoli divulgativi finalizzati ad approfondire vari aspetti pratici connessi alla disabilità visiva, l'associazione A.P.R.I. (Associazione Retinopatici Piemonte) ha scelto quest'anno di affrontare il rapporto fra l'handicap sensoriale visivo ed il settore turistico.
E' nato così il volumetto di Marco Bongi intitolato: "CI VADO AD OCCHI CHIUSI": consigli e suggerimenti pratici per un corretto approccio alla disabilità visiva nel settore turistico". 
L'opera si rivolge principalmente agli operatori che si occupano di organizzare viaggi e vacanze: agenzie di viaggi, tour operator, guide turistiche, albergatori, animatori, accompagnatori di comitive, aziende di promozione turistica, ecc. A tutti questi professionisti, ma anche a chiunque si trovi a vario titolo ad operare con non vedenti o ipovedenti gravi, si vorrebbe far comprendere che, se correttamente impostata, anche la dimensione culturale e ricreativa del mondo che gira attorno alle vacanze, può essere resa accessibile a chi non vede o vede male.
L'opuscolo ha 64 pagine ed è corredato dalle vignette realizzate da una disegnatrice ipovedente, Ornella Valle; è stato in parte finanziato dalla Regione Piemonte ed è pubblicato, come i due precedenti, dall'editore Elena Morea.
Scorrendo rapidamente l'indice del libretto, ecco quali sono i principali argomenti trattati al suo interno:

Tutti gli argomenti sono trattati in modo semplice ed accessibile anche ai non addetti ai lavori. Questa caratteristica, unitamente al diretto coinvolgimento di vari disabili visivi - oltre alla disegnatrice Ornella Valle, anche il non vedente Emanuele Ferrarese e Angelo Sartoris portatore di handicap visivo e uditivo - rappresentano uno degli elementi più significativi ed avvincenti del lavoro.
Chiunque fosse interessato a ricevere GRATUITAMENTE il nuovo opuscolo, può richiederlo 
telefonando all'A.P.R.I:
011/ 996 92 63 oppure 011/ 664 86 36.

Dott. Marco Bongi

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TEMPO LIBERO.

VACANZE PER TUTTI.

E' uscito il nuovo numero di:
"A tempo di handicap", 
bollettino n.18 /dicembre 2001 dell'AIAS-Milano, dedicato ai
- siti web
- vacanze per tutti.
Per informazioni e richieste rivolgersi a
AIAS-Milano Onlus
Via S: Barnaba 29
Tel. 02 55 01 75 64
Fax 02 55 01 48 70
e-mail: aiasmi.info(at)tiscalinet.it

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RINGRAZIAMENTI.

Con la presente desidero ringraziare lo staff dell'Associazione, dalla direzione fino alla segreteria; quest'ultima, con estrema sollecitudine ed esemplare gentilezza, ha provveduto ad evadere la mia richiesta telefonica inviandomi la documentazione inerente la moneta euro.
Desidero in particolar modo mettere in risalto L'OTTIMA QUALITA' DEGLI STAMPATI, corredati inoltre da UTILI ED AGEVOLI TABELLE DI RAPIDA CONVERSIONE lira/euro che, fino al 28 febbraio 2002, RIDURRANNO A POCHISSIMI E CIRCOSCRITTI CASI, LA NECESSITA' DI ESEGUIRE CALCOLI MATEMATICI. Da essi si possono altresì già evincere, senza equivoco alcuno, colori e dimensioni sia delle monete metalliche che delle banconote cartacee. Anche le persone a cui a cui ho fornito gli elaborati hanno espresso giudizi lusinghieri.
Alla luce di queste mie considerazioni mi permetterei di suggerire, sia pure con estrema discrezione e qualora ciò non comporti un eccessivo aggravio di costi per la Vostra Associazione, di accludere uno stampato di formato più ridotto, ma di analogo contenuto, al prossimo numero della rivista "IL SUBVEDENTE".
Colgo l'occasione per porgerVi i miei più cordiali saluti.

Andrea Amerio

NdR: estendiamo i suoi lusinghieri apprezzamenti a Franco Frascolla, autore della documentazione riguardante la conversione lira/euro.
La stessa può essere trovata sul nostro sito internet www.subvedenti.it oppure richiesta direttamente all'A.N.S.

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AVVISO AI LETTORI.

"Il Subvedente" in formato elettronico, per ipovedenti e non vedenti, è disponibile on-line al seguente indirizzo:
www.subvedenti.it
e inoltre in formato floppy, cd, audiocassetta

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RASSEGNA STAMPA.

PARLANO DI NOI.

Nel 2001 hanno parlato di noi:

- Corriere della Sera 17 Giugno 2001
- Donna Moderna Giugno 2001
- Tu - Mondatori Giugno 2001
- www.disabili.com Giugno 2001
- Corriere Salute Luglio 2001
- Vita Luglio 2001
- Star bene Agosto 2001
- Punto Effe Novembre 2001
- Il Giorno 29 Dicembre 2001

E inoltre:
? intervista alla Presidente dell'A.N.S. nella trasmissione 
Telenova Sera del ....
? Intervista a Radio .... Il 10 dicembre

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CONVEGNI.

EUROSIGHT 2001 -
CONFERENZA INTERNAZIONALE DI IPOVISIONE.

La sfida della Riabilitazione Visiva 
nella prima infanzia

La Fondazione Robert Hollman di Cannero Riviera e il Centro di Ipovisione dell'Ospedale di Circolo di Varese organizzano la
"Conferenza Internazionale di Ipovisione Eurosight 2001".

Lo scopo di questo incontro è di rendere nota la situazione attuale nel campo della Riabilitazione Visiva Precoce in Europa, Canada e Stati Uniti, promovendo uno scambio di informazioni e di collaborazione tra specialisti a livello internazionale. Inoltre offre l'opportunità di fare incontrare professionisti di settori differenti interessati all'intervento precoce in bambini con deficit visivo e/o pluriminorazione.

Argomenti principali:

Il Convegno si terrà nei giorni di
9/10 marzo 2002
presso il "Regina Palace Hotel" di Stresa (VB)

Tassa d'iscrizione: Euro 186 (IVA inclusa)

Per ulteriori informazioni contattare:
Fondazione Robert Hollman
Centro di Intervento Precoce per Bambini con Deficit Visivo
Via Oddone Clerici, 6 - 28821 Cannero Riviera (VB) Italia
Tel. 0323 78 84 85
Fax. 0323 78 81 98
e-mail info(at)fondazionehollman.it 
www.fondazionehollman.it 

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Associazione Nazionale Subvedenti - ONLUS
sede legale: Via Clericetti, 22 - 20133 Milano
sede operativa: L.go Volontari del Sangue, 1 - 20133 Milano
tel/fax: 02 70 63 28 50
e-mail: info@subvedenti.it
Internet: www.subvedenti.it