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ANS - Associazione Nazionale Subvedenti ONLUS

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Il Subvedente - marzo 2004

Indice.

CONVOCAZIONE ASSEMBLEA.

IPOVISIONE:
- CHIEDERE O NON CHIEDERE;
- FOTO DA IPOVEDERE.

TRASPORTI.
BARRIERE ARCHITETTONICHE.

AUSILI:
- PROGETTO "TOMMASO;
- LINEE GUIDA L. 23/99.

SCUOLA.
LEGGE MORATTI E DISABILITA'.

ANNO DEL DISABILE.
UN ANNO FORMIDABILE.

MUSICA DA IPOVEDERE.
BOBO MERENDA.

LEGISLAZIONE.
PROVVIDENZE ECONOMICHE.

DOCUMENTAZIONE.
BIBLIOGRAFIA ITALIANA SUI DISTURBI DELL'UDITO, DELLA VISTA E DEL LINGUAGGIO.

Convocazione assemblea ANS.

A tutti gli Associati - Loro Sedi.

La invito ad intervenire all'Assemblea Ordinaria indetta  per il 17/04/2004, ore 06.00 in prima convocazione, ed occorrendo ore 09.00 in seconda convocazione, presso la Scuola "A. Scarpa" in Milano,via Clericetti, 22 per discutere e deliberare sul seguente.

ORDINE DEL GIORNO:

  1. Relazione del Presidente;
  2. Approvazione del Bilancio Consuntivo 2003;
  3. Bilancio Preventivo 2004;
  4. Notizie dagli Associati;
  5. Varie ed eventuali.

DELEGA.

Il sottoscritto:

delega il Sig.:

a rappresentarlo all'Assemblea Ordinaria dell'Associazione Nazionale Subvedenti del 17.04.2004 impegnandosi ad approvare pienamente il suo operato.

Firma

IPOVISIONE.

CHIEDERE O NON CHIEDERE?
Questo è il problema!

Attingiamo ancora alla lista "ipovisione" (ipovisione@yahoogroups.com)!

Io ci vedo, non ho nessun problema di vista (sono solo miope), sono in questa lista per la mia tesi....e intanto sto imparando sempre più quali siano le vostre difficoltà o i vostri dubbi.....come: chiedere o non chiedere???

Parlo dall'altra parte... si deve chiedere e premettere che si hanno problemi di vista! E' come quando io chiedo una qualsiasi informazione: prima dico sempre per quale ragione la chiedo (non sono del luogo; è la prima volta che vengo qui...) Ho trascorso un anno in Spagna due anni fa e ho passato i primi 3 mesi senza sapere una parola di spagnolo... e allora chiedevo, chiedevo, chiedevo; i miei coinquilini probabilmente mi avrebbero ammazzato un paio di volte!!!!!

Quando chiedevo agli estranei, intanto facevo anche capire di non essere spagnola e di non sapere lo spagnolo... altrimenti mi pigliavano per pazza!!!

Lo so che è una cosa diversa dalla tua, che a te probabilmente scoccia ribadire di continuo che non ci vedi bene... ma tu non ci vedi bene, è un dato di fatto. Non penso che tu ci debba "combattere", essendo soddisfatta quando non hai bisogno di chiedere, e delusa al contrario. Secondo me è importante che tu lo faccia, che tu chieda, che chi ti sta intorno sappia che sei diversa ed hai esigenze diverse, chissà che dopo tre o quattro volte che chiederai e dirai di non vederci, le signore della mensa cominceranno a salutarti e a sapere di "doverti" illustrare il menù a voce...! magari scriveranno il menù più in grande.

A volte basta aprirsi agli altri e si scopre che ci sono anche tante persone gentili e buone al mondo!!! magari per te ho detto un sacco di cavolate, ma...

Ma.

Carissima Ma, tutto ciò che affermi è più che corretto visto da un punto teorico, ma è la pratica che ti frega!

Credo che la difficoltà non stia nel chiedere ciò che non si sa, ma più semplicemente nel comprendere e nel non accettare che in certe situazioni si è impotenti a volte inutili e comunque insoddisfatti.

Ciò nasce dal fatto che chi vede poco dovrebbe (o deve) chiedere più informazioni al giorno per tutti i giorni dell'anno.

Chi non sa una strada, dopo aver ricevuto l'indicazione, la impara. Chi non sa una lingua o una parola dopo averla sentita e pronunciata, prima o poi la impara.

Chi vede poco o non vede proprio invece, dovrà sempre chiedere perché purtroppo la mancanza che si ha non la si può né imparare né ricordare.

Sarebbe una battaglia persa, quella di lottare contro la condizione di ipovedente, che per ora almeno è incurabile o invincibile. Oltre alla patologia in sé, per chiunque viva una situazione di svantaggio, si accumulano altri vari fattori psicologici, che a volte condizionano e compromettono l'esistenza in maniera ancora più incisiva dell'handicap stesso.

Dove mettiamo infatti: la rabbia; la paura; la solitudine; l'impotenza; l'indifferenza o gli sguardi della gente; l'insoddisfazione; e l'elenco potrebbe continuare ancora...

Bisogna rendersi conto che, come la condizione di handicap non passerà mai, altrettanto dev'essere la nostra voglia e capacità di reagire e agire con tutti i mezzi a nostra disposizione, per fare in modo di rendere questa vita più possibile serena e propositiva.

Purtroppo questa cosa non la si può né insegnare e né imparare, la si deve sentire e fare propria, e dunque proviamoci!

Così invece di descrivere i diversi problemi che abbiamo, potremmo raccontare, i diversi "trucchi" che utiliziamo per farla in barba alla "malattia" e alla vita in generale!

Il destino (per chi ci crede) ci ha già segnato il cammino in modo non proprio positivo, anche se bisogna ricordarsi che c'è chi sta peggio; e allora cerchiamo di non dare al destino altre opportunità per farci soffrire ulteriormente!!!

Questo è quello che mi ripeto spesso io, se può servire...!

Mo.

Io ho imparato a chiedere: ho imparato ad acuire tutti i mezzi sensoriali e intuitivi possibili per cavarmela il più agilmente possibile; nel marsupio ho un arsenale di lenti illuminate, monocoli e aggeggi vari, ma ho anche imparato a chiedere. Ho imparato che una volta che ho chiesto una cosa scontata per chi vede, e il mio interlocutore si è stupito, o mi ha preso per scemo, o ha fatto delle facce strane, o ha reagito in qualsiasi altro modo, rimane il fatto che in quella situazione me la sono cavata, e lui che si arrangi. Mi piacerebbe levargli una manciata di decimi di vista e vedere come se la cava, lui!

Se il cameriere o il commensale mi fissa perché sto scorrendo il menu col naso attaccato alla pagina, si arrangi! Rimane il fatto che io sono riuscito ad accedere al menu pur vedendo poco.

Mo. dice che siamo segnati da un destino non proprio positivo, certamente è vero, ma io, a costo di sembrare Alice nel paese delle meraviglie, vi dico che mi sento speciale quando vado al lavoro, perché io sono riuscito, partendo da una situazione svantaggiata, a raggiungere quel posto di lavoro con quei risultati, e per me, forse solo per me, è una cosa speciale, una cosa che mi distingue, mentre per i miei colleghi è normale. Mi sento speciale quando sono alla cassa del supermercato perché sono riuscito a recuperare i prodotti che ho nel carrello senza vedere un tubo di cosa c'è sugli scaffali. Io mi sento speciale quando correggo gli assetti posturali dei miei pazienti utilizzando mille trucchi per sopperire al deficit visivo: nessuno lo sa, "se lo fa è perché ci vede abbastanza". Mi sento speciale quando manovro i PC degli altri senza poter leggere lo schermo, quando loro che lo leggono anche da due metri non sanno scaricare la posta.

Io credo che il fatto di dover chiedere perché si hanno delle esigenze speciali, in fondo, sia una cosa normale, non credete? E poi, riguardo al destino, nell'ospedale dove lavoro vedo ragazzi ridotti così male che io mi vergognerei a lamentarmi della mia situazione, se pur non agevole, perché il limite della dignità umana sta ben più in basso.

Mi rendo conto che viviamo tutti sullo stesso piano, e che il mio risultato, che ha richiesto molto impegno, vale come quello di chi vede bene e non ha fatto il minimo sforzo, però ai miei occhi compare il fatto che a me, il mio risultato, dà una notevole soddisfazione.

Faccio tutto ciò che riesco per cavarmela, dove non arrivo chiedo, e ogni tanto qualche deficiente mi risponde anche male. Penso che imparare ad accettare e dare il giusto peso alle rispostacce che ogni tanto ci vengono date sia una cosa matura ed un compromesso più che valido, perché c'è molto sull'altro piatto della bilancia.

L.

Io a questo quesito, rispondo in modo diversificato:
se sei in quell'orribile buffet, se frequenti sempre quello, chiedi a qualcuno, premettendo che vedi poco, cosa c'è da mangiare, io faccio così in mensa ed ho sempre trovato persone disponibili.

Sui mezzi la risposta è differente, è meglio arrangiarsi da sé: puoi trovare dieci brave persone e per dieci volte azzecchi la strada, poi becchi lo stordito..... o peggio il cretino, che o perché non sa neanche come si chiama o per pura cattiveria ti da l'informazione sbagliata ed allora ecco che devi impiegare il doppio del tempo per riparare all'errore.

Io, in metrò, prima di salire, mi attacco al finestrino e cerco di leggere la scritta della direzione. Così non sbaglio mai. Almeno finché la vista mi accompagna.

M.

La discussione circa il chiedere o non chiedere ha preso un'interessantissima piega intimista; tanto interessante, quanto delicata.

Condividere le proprie esperienze, soprattutto in campi come questo, significa sempre esporsi.

Il chiedere non scaturisce solo dalla difficoltà; si può chiedere anche perché semplicemente non si sa o perché non si può fare diversamente.

Un neonato non piange per chiedere la pappa perché è un povero disgraziato! Semplicemente le sue condizioni sono tali da non consentirgli altro. Dopo qualche anno ruberà il budino dal frigo...

Il neonato crescerà, lo straniero imparerà la lingua e non avranno più bisogno di chiedere; l'ipovedente, no!

Quello dell'autonomia, dell'autosufficienza e della falsa libertà è un falso mito della cultura occidentale. Il chiedere e il mutuo soccorso sono un approccio molto importante in altri contesti culturali; basterebbe soltanto andare in Italia meridionale per rendersene conto.

Dietro l'autonomia e l'autosufficienza ci sono spesso logiche commerciali volte a far sì che tutti comprino tutto...

Si è meno autosufficienti se non si trova da soli un prodotto al supermercato o se si compra solo il prodotto più pubblicizzato in TV?...

All'estero, ad esempio in Svizzera, mica tutti hanno la lavatrice in casa! Nella maggioranza dei casi i condomini dispongono di lavanderie in comune, dove lavare e stendere le cose. Questo naturalmente implica l'interazione tra i condòmini, quindi il chiedere...

Inoltre è anche possibile ribaltare la considerazione della disabilità. Avete fatto caso che chi passeggia col proprio cane ha più opportunità di stabilire rapporti umani di che va in giro da solo come un pirla?

La disabilità, se ben vissuta, può diventare il nostro cane...

Il cane lo si può tenere per aizzarlo contro il vicino che rompe le scatole, perché ci si sente soli e/o per mille altri motivi.

La disabilità non la si sceglie, ma la si può vivere come il cane: in modo aggressivo, rassegnato, etc.

Se ci sono molti modi di vivere la disabilità, ci saranno anche molti modi di chiedere!...

Mica c'è solo il: "siccome non vedo bene, potrebbe dirmi...?"!
Un paio di esempi:

Oltre alla forma, bisogna considerare anche l'atteggiamento emotivo di chi chiede aiuto: una richiesta sofferta, triste, dimessa, etc., difficilmente disporranno bene chi deve dare aiuto. L'approccio non deve essere del tipo: "siccome sono ipovedente, mi devi aiutare"... Aiutare qualcuno non deve essere un obbligo o un peso; quindi anche chi lo chiede deve essere 'leggero'. La leggerezza nel chiedere aiuto è il primo "trucco" da mettere in campo.
Stai acquistando una confezione di un prodotto. Hai individuato l'etichetta, ma non riesci a leggere il prezzo? Gira la confezione cercando l'etichetta sui lati sbagliati; vedrai che la commessa troverà e ti dirà quanto costa, quasi sempre senza che tu lo chieda...

Insomma, anche il chiedere è un'arte. Un'arte, se possibile, più difficile del rispondere...
A dare risposte siamo tutti bravi... Ma dare la risposta giusta dipende anche dal fare la domanda nel modo giusto.

F. (moderatore)

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IPOVISIONE.

FOTO DA IPOVEDERE.

Come può una persona con un residuo visivo minimo fare fotografie o riprese video ?

E' una bella domanda. Io me la sono posta. Da sempre faccio fotografie come ... da sempre sono ipovedente. Penso che le foto, oltre che con gli occhi si facciano un po' con il cuore, affidandosi alle sensazioni che ti può dare anche una immagine imperfetta, quella che ti propone il tuo obbiettivo naturale e cioè gli occhi.

E questa sensazione " passa " attraverso le lenti della macchina fotografica. E' come un prolungamento che viene impresso sulla pellicola o sulla scheda di memoria, a seconda dei casi. Una persona ipovedente vede a suo modo, magari un mondo più piccolo, più sfuocato ma ... vede ! Ed è proprio qui la scommessa: portarsi dietro una emozione. Ed una volta che la foto è pronta la si può gustare con calma, guardandola con una lente per apprezzarne i particolari o ingrandendola elettronicamente con il computer. A me è capitato di fare una foto e poi, osservandola attentamente, scoprire particolari che diversamente non avrei mai potuto vedere.
Ed allora mi sono sentito felice.

Da questa riflessione è scaturita l'idea di condividere con altre persone ipovedenti queste emozioni. Ed allora ne ho parlato con gli amici della lista ipovisione e Marco ha offerto uno spazio sul suo sito per questa iniziativa .Foto da ipovedere sarà una "vetrina delle emozioni" aperta a tutti . Non è una gara per stabilire a chi appartiene la foto più rappresentativa. Sarà un raccontarsi attraverso le emozioni che scaturiscono dalle immagini . Se vorrete partecipare, venite a trovarci e mandateci le vostre foto.

E qui passo la parola a Marco...

Bruno Allegra

Chi ha detto che ipovedenti e fotografia non vanno d'accordo?

Qualche tempo fa, sulla lista Ipovisione, l'amico Bruno Allegra ha buttato li una proposta: creare una specie di galleria fotografica su Internet tutta fatta da fotografie scattate da ipovedenti. L'idea mi è sembrata subito interessante e ho proposto di usare il mio sito come spazio per questa iniziativa.

Come dice lo stesso Bruno, non si tratta di un'occasione per mettere in mostra le capacità fotografiche dei partecipanti, quanto di condividere, in questa specie di "mostra on line", emozioni, stati d'animo e sensazioni che la fotografia è capace di dare, anche se (e nonostante) la qualità "tecnica" non sia sempre al massimo.

A questo punto penso sia il caso di dare qualche "dritta" per chi fosse interessato a partecipare all'iniziativa.

Per partecipare basta inviare le proprie immagini (15 - massimo 20) in formato jpeg (possibilmente sotto forma di archivio compresso), corredate dal titolo e dalla didascalia che si intende attribuire loro e da due righe di presentazione di voi all'indirizzo di posta elettronica ipofoto(at)marcofreddi.org oppure a gold.bug(at)libero.it; invece chi vuole visitare la "galleria" deve scegliere la sezione "Foto da ipovedere" che si trova sul sito www.marcofreddi.org raggiungibile anche dal sito dell'ANS.

Marco Freddi

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TRASPORTI.

Convegno: ABBATTIMENTO DELLE BARRIERE ARCHITETTONICHE: IL RUOLO DELLE ISTITUZIONI.

Il convegno, organizzato il 20 dicembre 2003 dal Comune di Milano, C.d.Z. 3 Settore Biblioteche, è praticamente fallito a causa dello sciopero dei ferrotranvieri milanesi. Erano presenti tre relatori su otto e forse dieci persone del publico.
- Sono intervenuti
il rappresentante delle case popolari (ALER),
- il rappresentante del settore biblioteche del Comune di Milano che ha citato la postazione informatica accessibile, realizzata presso la Biblioteca di Porta Venezia e funzionante grazie anche alla collaborazione dell'ANS, 
- il rappresentante del C.d.Z. 3 che aveva organizzato la riunione.
Mancavano i rappresentanti di Regione, Provincia, Comune, ATM- senza motivo visto che di certo non vengono in autobus!.
Fischi, urla e aspre critiche dai pochi presenti tra i quali:
- la rappresentante in carrozzina della consulta handicap presso il comune di Milano che si è congratulata con chi ha pensato di organizzare unconvegno dal titolo "Abbattimento delle barriere architettoniche" in una ex sala cinema (l'attuale centro Oberdan) provvisto di ben 2 scalinate; 
- l'architetto Zanzi del gruppo HB progettazione per l'utenza ampliata, scandalizzato che in Italia si sia ancora fermi a questioni quali l' eliminazione del gradino (facendo riferimento all'intervento del portavoce dell'ALER) e dettagli del genere, mentre nel resto dell'Europa si ragiona in termini di design universale con l'obiettivo di progettare in maniera corretta e non dover poi abbattere le barriere precedentemente create. 
- L'avv.Nardone, presidente dell'Associazione Disabili Visivi venuto espressamente da Roma per il convegno, ha spiegato che è inutile fare una postazione accessibile in biblioteca, per esempio, se i ciechi o gli ipovedenti non riescono a ubicarla, perché l'edificio pubblico non è provvisto, come vorrebbe la legge, di pavimentazione in rilievo che indichi la presenza dello stesso.
Ci siamo lasciati con la promessa di un nuovo convegno in una sala
accessibile in febbraio (forse?), con congruo preavviso a tutte le associazioni, non com'è avvenuto questa volta: la comunicazione era pervenuta tre giorni prima, alla vigilia delle feste natalizie!
Successivamente abbiamo appreso che l'ATM tiene delle 
riunioni periodiche di programmazione alla Stazione Garibaldi
sul tema delle barriere per disabili. Alla riunione di gennaio hanno partecipato, anche in nostra rappresentanza, Assia Andrao, presidente di Retina Italia e l'avv.De Luca del servizio legale della LEDHA. In quella sede, all'ATM sono state presentate delle istanze relative ai ciechi e agli ipovedenti, alcune di ordine generale sulla necerssità di
- prestare una maggiore attenzione riguardo alle imprese che procedono alla posa dei materiali in quanto spesso operano con una certa approsimazione vanificando le buone intenzioni in sede di progettazione.
- consultare in sede di progettazione i tecnici delle associazioni 
- fissare degli incontri periodici, dandone un adeguato preavviso.
Altre istanze riguardavano argomenti specifici qauli la recente sostituzione dei pannelli su cui compare il nome della fermata lungo le banchine della linea 1.

I vecchi pannelli erano:

I nuovi pannelli sono:

Leggere dai convogli il nome della fermata scritta in bianco sullo sfondo rosso vivo dei pannelli, non è mai stato agevole. Con i nuovi pannelli lucidi si deve ora fare i conti anche con il riflesso dei neon.

Risultato: se nel convoglio ci si trova in una posizione tale da avere il riflesso dei neon sui pannelli dritto sulle pupille, diventa impossibile capire il nome della stazione.

C.M.

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AUSILI.

PROGETTO "TOMMASO".

Sono sempre più entusiasta e soddisfatta di partecipare al progetto Tommaso e del successo che sta incontrando, tanto che addirittura sabato si era fantasticato di organizzare un "Tommaso Tour": infatti alcune persone provenienti da altre città o addirittura regioni, hanno espresso il desiderio che si facesse qualcosa di simile anche nella loro zona... ora so che forse questo è un progetto forse un po' troppo ambizioso e non facilmente realizzabile, però
teniamone conto...!

Un'altra cosa emersa è la partecipazione, quasi ad ogni appuntamento, di mamme e/o insegnanti di bambini ipovedenti. Sintomo questo che c'è bisogno di saperne di più, forse per la poca "pubblicità" su questi temi in diversi canali... Da qui la mia idea, per altro già espressa a Franco, di programmare una giornata "Tommasino!" Ovvero dedicare un giorno proprio e solo ai più piccoli, ove loro stessi possano mettere le manine e gli occhietti sui nostri ormai sempre più numerosi e nuovi ausili.

Anche questo forse però è un "sogno" che rimarrà ancora per un po' chiuso nel cassetto delle cose che avrei voluto "ricevere io" e che ora vorrei"regalare"...

Però una cosa che sicuramente si può attuare è quella di invitare i genitori o gli insegnanti che chiamano perchè interessati al Nostro progetto, di portare con loro anche il piccolo interessato. Che ne pensate?

Per quantomi riguarda, è probabile che manchi fisicamente a due appuntamenti, ma se pensate che il progetto "Tommasino" si possa realizzare, vi assicuro fin da ora che non appena tornerò ad essere operativa, me ne occuperò in prima persona.

Per ora grazie a tutti della fiducia dimostrata e soprattutto permettermi di fare per gli altri ciò che avrei voluto fosse stato fatto per me...

Monica.

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AUSILI.

Contributo per l'acquisto 
di strumenti tecnologici avanzati.

La delibera di Giunta della Regione Lombardia sulla Legge regionale 23/99, che eroga contributi per l'acquisto di strumenti tecnologici prevede alcune novità:

Possono beneficiare del contributi le persone disabili, in famiglia o sole, con meno di 64 anni, che acquistino computer da tavolo e portatili o ausili che non rientrano nel nomenclatore tariffario e che contribuiscono a facilitare l'autonomia della persona e ad esprimere al meglio le proprie potenzialità.

Il contributo può essere utilizzato anche per l'adattamento di autoveicoli di proprietà a meno che non si sia disabili motori con patente speciale, i quali possono richiedere un contributo specifico attraverso la legge 104/92.

Il contributo concesso è pari al 70% della spesa ammissibile, da 260 fino ad un massimo di 15.500 Euro.

Per quanto riguarda i computer:

I cittadini con disabilità residenti a Milano dovranno presentare le domande presso il Comune, mentre nel resto del territorio saranno le Asl a gestire il servizio.

Le modalità concrete per presentare le domande possono essere scaricate dal sito www.informahandicap.it o richiederle all'A.N.S. - tel. 02. 70 63 28 50.

In ogni caso esse dovranno essere accompagnate da 
- una autocertificazione attestante che non sono stati richiesti altri contributi per l'ausilio, 
- una dichiarazione di accettazione della quota di compartecipazione al costo,
- la fotocopia del verbale d'invalidità, 
- la copia del preventivo di spesa o della fattura 
- il programma individualizzato.

Per ricevere un faximile della documentazione necessaria contattare la segreteria ANS:
tel 02 70 63 28 50;
e-mail info(at)subvedenti.it.

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SCUOLA.

LEGGE MORATTI E DISABILITA';
Le domande da farsi.

Cosa vorresti dalla vita?
"Averla come quella degli altri"

Cosa vorresti dalla scuola
"Che fosse fatta anche pensando a me"
(parlando con Matteo) 

Sabato 13 dicembre ultimo scorso si è tenuto a Milano - presso la sede OPPI - di via Orseolo 1- il convegno sopra indicato, organizzato dall'AIAS/MI in collaborazione con l'ANS.

Le domande da porsi erano molte, soprattutto in un momento in cui la riforma Moratti non era ancora definita, ma l'incontro è stato ugualmente proficuo (a giudizio dei presenti). I partecipanti, genitori educatori e quanti operano a diverso titolo nell'area dell'integrazione scolastica, hanno avuto l'opportunità di dialogare con rappresentanti degli Enti pubblici e le Associazioni per approfondire le proprie conoscenze rispetto alla normativa ed ai servizi disponibili finalizzati alla realizzazione della migliore integrazione possibile.

Dalle relazioni dei genitori che hanno accettato di raccontare le proprie esperienze, ancora una volta è emerso come il cammino per la migliore integrazione possibile sia ancora lungo ed irto di difficoltà, a dispetto dei trent'anni trascorsi dalla chiusura delle scuole speciali.

Un esempio efficace (che pur non riguardando la scuola, ma il contesto sociale, alla scuola potrebbe riferirsi): l'articolo di Carlo Giacobini pubblicato in altra pagina.

Silva Bertolini

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ANNO DEL DISABILE.

UN ANNO FORMIDABILE.

Che anno il 2003! Non c'è stata contrada d'Italia che non abbia organizzato qualche evento per celebrare l'Anno europeo del disabile. Convegni, dibattiti, congressi, mostre, fiere ... con fondi limitati o con budget corposi. Insomma: non se ne può più!

Questa aria celebrativa, pur con le migliori intenzioni, ha stancato anche noi del "settore". Figuriamoci gli altri. Ma tant'è: è andata così ed ora si ricomincia con un anno di ordinaria esclusione. Ho tentato in quest'anno, spesso approfittando di dimostrabili questioni personali, di scansare il più possibile uscite pubbliche, non per mancanza di rispetto verso chi garbatamente e sinceramente teneva alla mia presenza, quanto piuttosto per una malcelata diffidenza verso la sostanza (poca) della celebrazione. Ma, vuoi per favori che dovevo giustamente restituire, vuoi perché non sono riuscito a dire di no, a qualche appuntamento non ho proprio potuto esimermi.

È il caso del convegno cui ho partecipato sul finire di novembre, in una ridente cittadina padana. Diecimila anime, ma un assessore assai energico e deciso a non lasciarsi scappare il 2003 senza aver impresso anche la sua orma su questo enorme affresco di proporzioni, appunto, europee. Arrivo di buon mattino, il centro congressi prescelto si trova all'interno di un residence con albergo, piscina e tutti i comfort più alla moda. Lo striscione dieci per due campeggia all'esterno e promette un evento di notevole rilevanza.

D'altra parte il programma prevede una giornata di lavori con nomi altisonanti e con relazioni a tutto campo sulla disabilità. In una giornata dovrà essere enciclopedicamente esposto tutto lo scibile e tutto il futuribile sulla disabilità. Per il "presente" lo spazio è limitato.

Non a caso quasi tutti i titoli delle relazioni iniziano con "Prospettive nel settore di....."..... "Il futuro di...". Alla mia relazione (Prospettive della tecnologia e dei servizi nel settore dei trasporti in Italia, in Europa e nel mondo) sono riservati ben venti minuti, cinque in più degli altri relatori della mia sessione. Questo maggior rilievo è scompensato dal fatto che parleròsper ultimo.

Mi accolgono all'ingresso due hostess in abito rosso di ordinanza (austero) e mi invitano a registrarmi al congresso, ma prima che abbia il tempo di replicare accorre l'assessore che mi saluta calorosamente invitandomi ad accomodarmi in sala.

La sala è ultramoderna: poltrone in velluto fucsia, parquet in legno pregiato, proiettori e sistemi di amplificazione di prima qualità, cabina per gli interpreti. È disposta ad anfiteatro con le poltrone che digradano verso il palco dei relatori. Chiedo, un po' imbarazzato, in quale posizione si sistemino le persone in carrozzina. "La sala è omologata per cinquanta posti-carrozzina." E mi indica la "piccionaia", capiente ma un po' lontanuccia dal palco. Nel frattempo abbiamo sforato già di un quarto d'ora sul tempo di inizio. A parte cinque dei dodici relatori previsti, in sala ci sono solo otto persone. L'assessore comincia ad agitarsi: "abbiamo recapitato, con i fondi dell'assessorato che ben si intenda, più di cinquemila inviti. Abbiamo previsto i traduttori per l'ospite straniero, e gli interpreti del linguaggio dei segni per i disabili non udenti".

Comincia ad entrare qualcuno e arrivano anche le prime persone disabili. Sono un paio di paraplegici, mi sembrano abbastanza scafati a situazioni del genere, che, dopo aver osservato sconsolati l'assetto della sala, si sistemano nella piccionaia usando il parapetto per appoggiarci i gomiti.

E finalmente viene superata quella fatidica soglia numerica che consente di poter affermare che un convegno è stato un successo: il numero dei partecipanti è superiore a quello dei relatori.

"Ancora qualche minuto e possiamo iniziare". È il moderatore che parla. Anche in questo caso hanno fatto le cose in grande: è un giornalista professionista che lavora ad una TV locale, volto noto soprattutto alla domenica quando commenta i risultati della serie C.

Un'hostess avvisa l'assessore che è arrivato l'ospite straniero. È un signore di mezza età che, oltre che essere membro di associazione molto nota all'estero è stato componente di una commissione presso la Comunità europea. È in sedia a rotelle.

Il maggiore problema non è farlo scendere dipeso lungo i gradoni dell'arena, né farlo risalire lungo i trenta scalini per accedere al palco. Il vero problema è l'interprete. il nostro ospite, a dispetto del cognome tedesco, è un francese purosangue da due generazioni. Il panico attanaglia l'assessore che tenta di spiegare all'ospite, adottando un improbabile idioma fatto di infiniti e francese maccheronico, che c'è stato uno spiacevole equivoco e che si pensava che fosse tedesco e che l'interprete è per il tedesco e che anche lui è stato in Germania da giovane a vendere gelati. Fortunatamente sia interprete che ospite masticano un po' di inglese e l'incidente diplomatico sembra (per ora) ricomporsi.

L'assessore si rimette la giacca sia per ridarsi un tono che per coprire gli aloni di sudore provocati dal recente panico: si vada a incominciare (un'ora e un quarto di ritardo). In sala le persone sono una cinquantina (sempre relatori inclusi).

Con piglio da DJ il giornalista introduce al tema del giorno. Introduzione rapida fatta di spot e slogan estrapolati da una pagina del sito del Ministero del Welfare che si è diligentemente stampato. L'assessore può iniziare e parte a spron battuto inceppandosi solo allo squillo del cellulare del giornalista. "Sono in un convegno, chiamami dopo". È tutto infervorato e ispirato. Parte dal personale, ricordando che anche lui aveva un parente disabile (tutti gli assessori hanno sempre un parente disabile), per poi sottolineare l'impegno del partito e quindi dell'amministrazione, snocciolando cifre, progetti, proposte e sottolineando l'importanza di considerare l'handicap come una risorsa (per chi poi?) e di valorizzare le diverse abilità. Al sesto "diversamente abili" riesco a sgattaiolare in bagno.

Rientro, fingendo di asciugarmi le mani, quando l'assessore sta per concludere l'intervento (quarantacinque minuti contro i dieci previsti). Tocca quindi al direttore dei servizi sociali dell'ASL che proietta una serie di lucidi che illustrano il numero di risposte erogate (mancano i dati sulla domanda) e la spesa sostenuta dalla sua Azienda. Il direttore dei servizi sanitari non vuol essere da meno. Si passa poi al responsabile dell'agenzia delle entrate che sciorina l'elenco delle agevolazioni fiscali a favore delle persone con disabilità. Dal pubblico parte un tentativo di domande, subito placcate dal moderatore, con un segno di intesa con l'assessore: "Per gli interventi c'è un apposito modulo in segreteria: provvederemo a raccoglierli e a rispondere alla fine".

Ancora un paio di interventi ed è ora della pausa pranzo: "Mi raccomando la puntualità: alle 14 si ricomincia". È l'una passata. il pranzo a buffet, offerto democraticamente a tutti, relatori e uditorio, è spropositatamente esagerato. O meglio è esagerato per cinquanta persone. Scopro dal cameriere, che mi versa un calice di Custoza, che erano attese cinquecento persone. C'è il bengodi: antipasti di pasta sfoglia calda, prosciutto, lasagne, porchetta, dolcetti mignon e torte in fetta e al cucchiaio. Un paradiso per il più sfondato degli ingordi. E poi non c'è da accapigliarsi - come spesso accade nei pranzi a buffet - sgomitando per conquistare l'ultima oliva ascolana. Satollo per oggi e domani, sorbisco un caffè e ritorno in sala sperando che il tormento finisca presto.

Mancano quattro interventi. Il primo è quello di una terapista che forse non ha ben compreso quale sia il tema, visto che ci racconta un progetto di ricerca sul tunnel carpale.

Il secondo intervento salta per la provvidenziale assenza del relatore. Infine tocca al franco/disabile. Mettiamo tutti la cuffia per la traduzione. La relazione che ne esce, nonostante i cenni di assenso di assessore e dirigenti ASL, non ha né capo né coda. A parte che i due parlano un linguaggio assolutamente diverso, l'interprete non ha la minima idea della terminologia "tecnica" solitamente utilizzata. Ne escono delle bestialità raccapriccianti. Le interpreti dei segni gesticolano in modo sempre più lento e svogliato. Per fortuna non c'è nessun sordo in sala e il silenzioso scambio di battute avviene fra le due interpreti. Ho la certezza che non stiano affatto traducendo in segni quello che l'interprete tenta di riportare in italiano.

È finita. Tocca a me. Il moderatore mi raccomanda di mantenere la mia relazione in quindici minuti. Penso che con quel tempo non riuscirei a far entrare in quella sua testolina nemmeno l'indice delle cose che dovrei esporre, ma lo grazio per non perdere altro tempo. Mi adeguo al clima parlando velocemente, illustrando solo alcuni snodi, condendo il tutto con un po' di demagogia, che non guasta mai. Concludo di fronte a tredici persone. "Siamo rimasti in pochi, ma davvero interessati al tema - sintetizza l'assessore - che è tanto importante e sentito da averci fatto sforare di oltre un'ora. Non c'è spazio, per questa volta, per il dibattito. Ma il dibattito, si sa, è aperto tutto l'anno". Con un cerchio alla testa terribile raccolgo le mie carte. È davvero finita. L'assessore mi congeda con cento sperticati ringraziamenti e con un "piccolo omaggio".

In auto, al primo semaforo, apro il pacchetto: una cravatta di seta blu. Molto fine. La srotolo e sulla punta vedo che è stato ricamato il logo dell'Anno del disabile. Novembre 2003: fortunatamente ho solo un mese per indossarla.

Carlo Giacobini

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MUSICA DA IPOVEDERE.

BOBO MERENDA.

(cantata da Enzo Jannacci)

Ipovisione e antimilitarismo.

Bobo merenda
aveva ragione
un giorno che dal caldo
partiva per lavoro
trovò sopra un signore
una lente a contatto
e all'improvviso vide
vide il suo vero amore
si chiamava Blanca
con gli occhi di cartone
di cartone

Bo-bo-bo-bo...
Bobo s'innamorò
Bobo s'innamorò
di una lente a contatto
che da se s'applicò.

E Blanca domandava
ma che lavoro fai
laggiù nell'officina
ma Bobo non parlava
a lui hanno detto
quelle strane uova
con le ali di metallo
son cose per bambini
devi avvita e svitare
svitare e avvita
meglio di non parlare
meglio

Bla-bla-bla-bla...
Blanca s'innamorò
Blanca s'innamorò
ma del lavoro di Bobo
mai, mai più si parlò.

Ma Bobo innamorato
divenne curioso
e un dì al capo officina
chiese: scusi ingegnere
io che lavoro faccio
e se questa roba
è roba per bambini
Perchè c'è scritto sopra
c'è scritto così in grande
c'è scritto dappertutto
attenzione, pericolo,
meglio non agitare
meglio

Bla-bla-bla-bla...
l'ingegnere parlò
l'ingegnere parlò
fu anche molto preciso
ma Bobo non lo ascoltò

Questa è un storia allegra
segreto militare
una storia d'amore
meglio non raccontare
io posso solo dire
di Bobo merenda
uno che lavorava
perché era innamorato
forse per uno sbaglio
ci rimane soltanto
la lente a contatto
la lente a contatto

Bo-bo-bo-bo...
Bobo s'innamorò
Bobo s'innamorò
di una lente a contatto
che da se s'applicò.

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LEGISLAZIONE.

PROVVIDENZE ECONOMICHE ANNO 2004.

   IMPORTO - LIMITE DI REDDITO [*] 

INDEN. DI FREQUENZA
Invalido Civile
   229,50  - 3.942,25.

INDEN. D'ACCOMPAGNAMENTO
Invalido Civile
   436,77  - nessuno.

ASSEGNO MENSILE D'ASSISTENZA
Invalido Civive Parziale
   229,50  - 3.942,25.

PENSIONE INVALIDI CIVILI TOTALI
   229,50  - 13.417,68.

PENSIONE CIECHI CIVILI ASSOLUTI
non ricoverati
   248,19  - 13.417,68;
ricoverati
   229,50  - 13.417,68.

PENSIONE CIECHI CIVILI PARZIALI
   229,50  - 13.417,68.

INDENNNITA' D'ACCOMPAGNAMENTO
CIECHI ASSOLUTI
   649,15  - nessuno.

INDENNNITA' SPECIALE
CIECHI VENTESIMISTI
   157,69  - nessuno.

[*] personale lordo annuo.

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Documentazione.

Si informa che è disponibile il 27° volume della 
"Bibliografia Italiana sui disturbi dell'udito, 
della vista e del linguaggio" 2004 (Euro 10,00)
da richiedere al Servizio di Consulenza Pedagogica,
C.P. 601, 38100 Trento,
tel. 0461.82.86.93
e-mail: calgati(at)tin.it

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