ANS - Associazione Nazionale Subvedenti - ONLUS
Giovedì 09/09/2010; buon giorno
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ANS.
- SERVIZIO TOMMASO TRASFERTE.
- 5 X 1000.
IPOVISIONE.
QUESTO AMORE
CONSULENZA ALLE FAMIGLIE.
LA FAMIGLIA NEL TERZO MILLENNIO.
DISABILITA' E SCUOLE.
INTEGRAZIONE A SCUOLA?.
NOTIZIE DALLE ASSOCIAZIONI
TECNOLOGIE PER L'INDIPENDENZA.
LEDHA
1MILION4DISABILITY.
AUSILI
DICOMP-S.NET.
LEGISLAZIONE
ENTRATA GRATUITA NEI MUSEI.
RINGRAZIAMENTI
FONDAZIONE BANCA DEL MONTE DI LOMBARDIA.
DOCUMENTAZIONE
30° VOLUME: BIBL.ITAL. SUI DISTURBI DELL'UDITO DELLA VISTA E DEL
LINGUAGGIO.
MUSICA DA IPOVEDERE
PARLARE CON GLI OCCHI.
Come anticipato nei precedenti numeri de "Il Subvedente", all'interno della convenzione tra ANS e Regione Lombardia relativamente al Servizio "Tommaso!" sono previste 6 trasferte in altrettanti capoluoghi di provincia della regione.
Al momento di redigere il presente articolo le trasferte andate in porto sono 2: presso gli STER (Sede Territoriale Regionale) di Bergamo (il 6 marzo) e di Como (il 17 aprile).
Ogni trasferta è articolata in 2 parti: un seminario mattutino destinato principalmente agli addetti ai lavori e incontri pomeridiani dedicati agli utenti.
I seminari sono a loro volta suddivisi in 2 sessioni: nella prima, col supporto di alcune "presentazioni" PowerPoint, vengono presentati il servizio "Tommaso", le specificità e peculiarità dell'ipovisione e i fattori e le problematiche relativi alla scelta di un ausilio; nella seconda gli intervenuti vengono suddivisi in gruppi e accompagnati da un componente lo staff in un percorso pratico di conoscenza degli ausili ottici, elettronici ed informatici. Gli incontri pomeridiani si svolgono secondo il consueto e collaudato canone tommasiano; ogni utente può conoscere, provare e confrontare gli ausili a disposizione. Da ciò è facile dedurre che ogni trasferta comporta anche il trasporto, montaggio e smontaggio di buona parte degli ausili a nostra disposizione, 5 grossi scatoloni (e solo perché limitiamo il trasferimento di quelli più ingombranti).
Ogni trasferta richiede un impegno organizzativo ed operativo non indifferente, anche a causa del fatto che gli interlocutori sono spesso lenti nel dare riscontri.
Incastrare nel modo giusto le date, le persone, gli spazi e i mezzi di trasporto non è affatto semplice. Anche riuscire a convincere i soggetti interessati che non si tratta di un'iniziativa commerciale non è facile!… È per questo che i commenti finali sono sempre del tipo: "ma se sapevamo che era così…", "pensate di tornare?". Muoversi con un approccio informativo in un mondo basato sul profitto resta una scommessa al limite della sfida… A questo va aggiunto che di "eventi" ce ne sono un'infinità ogni giorno ed è oggettivamente difficile districarsi tra tutte le iniziative e sollecitazioni.
Nonostante il contesto appena descritto, a Bergamo sono intervenute 35 persone al seminario, quasi tutte appartenenti all'area scolastico-formativa. A Como i numeri sono stati meno generosi, ma più assortiti a livello professionale.
Nelle 2 ore dedicate agli incontri pomeridiani con gli utenti abbiamo invece accolto 4 persone a Bergamo e 2 a Como.
Le rimanenti 4 trasferte, in programma entro giugno, interesseranno: Cremona, Pavia, Mantova e Sondrio. Particolarmente promettente si prospetta quella di Pavia, grazie anche al convinto impegno e interessamento dei locali coordinatori dello STER.
Concludiamo con un sentito ringraziamento a quanti collaborano e sostengono l'iniziativa: lo staff tommasiano, i responsabili e il personale degli STER, la ditta Zani Viaggi che scarrozza lo staff e la strumentazione, l'UIC, gli organi di stampa locali e i responsabili delle risorse informative on-line.
Al prossimo numero per il resoconto finale di questa fase del progetto.
Franco Frascolla
Anche nella Dichiarazione dei Redditi del 2007 è possibile compilare il quadro del 5 per 1000 presente nei modelli UNICO, 730, CUD sostenendo così, senza spendere un euro in più, le ONLUS come ANS.
Basta apporre la propria firma sotto la dicitura "Sostegno delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale..." e scrivere il Codice Fiscale dell'A.N.S. 97012040156.
Firma anche tu il 5 per 1000 a favore dell'A.N.S. !
Questo amore/ Così violento/ Così fragile/ Così tenero /Così disperato.
Questo amore/ Bello come il giorno /E cattivo come il tempo/ Quando il tempo è cattivo...
Così felice/ Così gaio/ E così beffardo
Tremante di paura come un bambino al buio
E così sicuro di sé /Come un uomo tranquillo nel cuore della notte...
Jaques Prevert
Moderatore:
ieri sera, tra fumi e vapori assortiti (nulla di illegale, per carità... ) si
rifletteva su una questione curiosa e spinosa allo stesso tempo.
Si è partiti contando tra i conoscenti quante donne normovedenti hanno relazioni
affettive stabili con uomini ipo o non vedenti; inutile dire si è perso quasi
subito il conto. Tentando poi di contare i casi opposti, non si è andati oltre
le dita di una sola mano.
Perchè quasi nessun normovedente instaura relazioni affettive stabili con donne
ipo o non vedenti?
Sembra anche a voi che i casi del secondo tipo siano in netta minoranza?
In che modo la minorazione visiva incide sui rapporti affettivi tra i due sessi?
La discriminazione rispetto alla condizione visiva è consapevole o sotterranea?
Le donne normovedenti si sentono più mamme con un disabile visivo?
Gli uomini normovedenti si sentono meno "serviti"... da una disabile visiva?
L'ipovedente come si pone rispetto a tutto questo?
Buona riflessione e fate sapere...
P.
Forse sono l'eccezione. Convivo stabilmente da diversi anni con uno splendido
normovedente. A volte subisco il "fascino" di un atteggiamento iper-protettivo,
ma la mia determinazione a cavarmela da sola, mi fa tenere i piedi per terra.
F.
Per quanto riguarda la domanda di fondo, secondo me non c'è ombra di dubbio: le
donne sono sempre molto più sensibili e sentimentali, mentre i maschietti tendono
un po' troppo al materialismo.
Io convivo con una normovedente e per fortuna, questa differenza di punti di
vista non incide minimamente sul rapporto di coppia, lei non si atteggia
assolutamente a madre premurosa, anche se le prime volte rimaneva letteralmente
sconcertata se inciampavo rovinosamente sotto i suoi occhi sul marciapiede male
illuminato; ora ha imparato ad allertarmi mentre inciampo, forse un giorno sarò
anche avvisato da certi pericoli.
Per quanto riguarda la discriminazione, a mio avviso, è molto sotterranea a meno
che non si metta l'accento sui ruoli dell'immagine, nel senso che la donna assume
prevalentemente il ruolo di incantatrice e di conseguenza se non 'luma' bene
l'incantabile il gioco si inceppa o non parte.
Per mia fortuna, non mi sento affatto servito, anzi mi diverto a seguire ed
assecondare desideri.
Come ipovedente, mi resta il solito problema di riuscire a far capire anche alla
compagna, perchè quella determinata cosa la vedi o non la vedi bene in quel
determinato momento e in quelle determinate condizioni di luce, tempo
atmosferico, orario , eccetera; col risultato che rimango in una via di mezzo tra
il "non ho bisogno di aiuto" e "se me lo dicevi".
Sicuramente le "coppie miste" hanno molti vantaggi tra i quali di essere il primo
anello della vera integrazione sociale.
I.
La questione che hai posto è molto interessante!
A me è capitato più volte di essere "abbordata" da ragazzi normovedenti. Alcuni,
quando hanno appreso che ero ipovedente, mi hanno guardato come se fossi affetta
dal virus Ebola; altri invece si sono incuriositi, hanno iniziato a chiedermi
quali fossero i miei problemi. Con questi ragazzi ci sono anche uscita, e se la
scintilla dell'amore sia scattata oppure no, non è certamente dipeso dal fatto
che io ci vedessi o meno. Almeno credo...
Invece, cosa intendi con questa frase?
GLI UOMINI VEDENTI SI SENTONO MENO "SERVITI"... DA UNA DISABILE VISIVA.
M.
Io sono sposata con un normovedente, ma che ha vissuto diverse vicissitudini e
cresciuto con una mamma piena di acciacchi. Anzi, spesso mi ritrovo a non poter
fare affidamento su di lui, perché, con la scusa che non mi vuole tenere in un
guscio, non sa organizzarsi anche per le mie cose.
Prima di lui non sono stata certo una santa: ho avuto tante storie in cui ho
messo tutta me stessa, ma tutti sono scappati anche se da parte di qualcuno
sentivo che provava vero affetto, ma la paura di un rapporto così "difficoltoso"
prevaleva.
Ho l'impressione addirittura che, oltre a una differenza di sesso, le donne del
nord abbiano ancora più difficoltà di quelle del sud e di ciò non me ne capacito
(magari è solo una mia impressione). Credo comunque che tali differenze siano
dovute al fatto che l'uomo guarda tanto all'apparenza e ha paura di avere troppe
responsabilità.
Tutti comunque, normo e ipo-vedenti, dovrebbero riconoscere di avere delle
difficoltà, dei limiti, ma ciò non impedisce a nessuno di avere una vita
dignitosa e serena.
Moderatore
"Io sono sposata con un normovedente, ma che ha vissuto diverse vicissitudini
e cresciuto con una mamma piena di acciacchi. Anzi, spesso mi ritrovo a non poter
fare affidamento su di lui, perchè, con la scusa che non mi vuole tenere in un
guscio, non sa organizzarsi anche per le mie cose"
In che senso e perchè ritieni che lui debba organizzarsi anche per le tue cose?
"Prima di lui non sono stata certo una santa: ho avuto tante storie in cui ho
messo tutta me stessa, ma tutti sono scappati anche se da parte di qualcuno
sentivo che provava vero affetto, ma la paura di un rapporto così 'difficoltoso'
prevaleva."
In cosa ti sembra che potesse consistere il loro concetto di 'difficoltoso'?
Riuscivate a parlarne?Cosa hai fatto, se l'hai fatto, per dimostrare... di
essere autonoma?
"Ho l'impressione addirittura che, oltre a una differenza di sesso, le donne del
nord abbiano ancora più difficoltà di quelle del sud e di ciò non mi capacito
(magari è solo una mia impressione)."
Io sono portato a ritenere il contrario, per le ragioni espresse in una
precedente mail; perchè ritieni che i maschi del nord siano più chiusi?
"Credo comunque che tali differenze siano dovute al fatto che l'uomo guarda
tanto all'apparenza e ha paura di avere troppe responsabilità."
Per apparenza intendi a livello sociale (una disabile è meno presentabile...)
o a livello di espressione dell'affettività (guardare ed essere guardati)?
C.
...quanto fa discutere l'amore!! ... quanti chilometri di inchiostro fa scorrere
settimanalmente su riviste femminili (ma non esclusivamente tali), attraverso
dossier, rubriche dedicate, lettere delle lettrici e dei lettori con rispettive
risposte di esperti più o meno autorevoli! ... per non parlare di programmi TV
e pubblicazioni varie. Il quadro che emerge da tali testimonianze è alquanto
variegato e composito; ma un denominatore comune lo caratterizza: la
problematicità a vario livello che comporta il vivere una relazione di coppia.
Quanto è foriero di difficoltà instaurare una storia sentimentale! ...come pare
rara la facilità di condivisione, comprensione reciproca e complicità che
dovrebbero qualificare un rapporto di coppia mediamente inteso! ... tutto ciò ci
fa compiere indirettamente riflessioni sulle aspettative, i dictat e sui clichet
nonché i modelli e gli stereotipi che la nostra società ci impone e di cui siamo
più o meno consapevoli e vittime.
...E se a tutto ciò si sommano le problematiche che una persona con disabilità
(...nello specifico, visive) porta "in dote" nell'approccio all'incontro con
l'altro sesso?
Non credo sia facile ...e nemmeno corretto stilare delle "leggi" generali in cui
inscrivere i vari casi che rappresentano ognuno un mondo a se stante, pur
inquadrato in un contesto sociale dai connotati chiari a cui facevo riferimento
sopra.
Possiamo trovarci di fronte all'esperienza del o della ipovedente integrati,
che con spontaneità e naturalezza, sono capaci di esercitare il loro "fascino"
nei confronti dell'altro sesso con cui creano relazioni gratificanti facendo
comprendere la loro peculiare condizione di disabili visivi ..addirittura traendo
da essa motivo di ulteriore apprezzamento da parte del partner per la capacità di
affrontarla; o viceversa ci può essere chi - oppresso da complessi di inferiorità,
senso di inadeguatezza o incapacità di comunicare - soccombe in una realtà che
già di per sé vive come tabù e paura la diversità, la differenza anziché farne
motivo di ricchezza e di potenzialità.
Può essere molto impegnativo ... perfino doloroso, ma credo che l'unica legge che
si debba seguire, è quella di essere se stessi e di donarci per quello che siamo
senza pregiudizi e soprattutto autopregiudizi!!
Moderatore
"A me è capitato più volte di essere "abbordata" da ragazzi normovedenti. Alcuni,
quando hanno appreso che ero ipovedente, mi hanno guardato come se fossi affetta
dal virus Ebola; altri invece si sono incuriositi, hanno iniziato a chiedermi
quali fossero i miei problemi".
Ripensando alle tue esperienze, ti sembra che i ragazzi disponibili abbiano avuto
caratteristiche comuni tra loro? E tra quelli che si sono dimostrati chiusi?
"Con questi ragazzi ci sono anche uscita, e se la scintilla dell'amore sia
scattata oppure no, non è certamente dipeso dal fatto che io ci vedessi o meno.
Almeno credo..."
Ti sembra che i ragazzi normovedenti che escono con una non vedente siano
interessati o sensibili a qualcosa di particolare, oltre, naturalmente... al
fatto che si tratta di ragazze?
Perchè, secondo te, queste esperienze si sono limitate a delle uscite e non si
sono trasformate in relazioni? E' possibile, per esempio, che un ragazzo
normovedente si avvicini a una ragazza disabile perchè considerata,
pregiudizialmente, più disponibile?...
Invece, cosa intendi con questa frase:GLI UOMINI VEDENTI SI SENTONO MENO
"SERVITI"... DA UNA DISABILE VISIVA.
Alludo alla possibilità che molti maschi siano ancora culturalmente legati alla
donna un po' mamma e un po' collaboratrice domestica... soprattutto uomini di
una certa età, meridionali e, sospetto, giovanissimi (che vivono in casa dei
genitori ad oltranza).
In questo senso si ritiene che una donna disabile visiva possa essere meno
performante...
D.
Ho 36 anni, sono normovedente e sposato da 12 e mezzo con una ipovedente.
Abbiamo due bambini e viviamo d'amore e d'accordo. Diverse volte ci siamo messi
a parlare del nostro rapporto e a confrontarlo con la media dei rapporti di
coppia che conosciamo, e sicuramente siamo una coppia "fortunata" perché oltre
le normali piccole arrabbiature che ogni tanto possono esserci, non abbiamo mai
avuto un serio motivo di scontro.
Il fatto che mia moglie sia ipovedente per me non cambia il mio sentimento verso
di lei, anzi forse lo rafforza perché lei sa che può contare su di me quando ne
ha bisogno; ma nella mia "normalità" anch'io posso avere i miei problemi, che
magari non riguardano la vista, e allo stesso modo anche io so di poter contare
su di lei quando serve!
Di certo non mi sento "meno servito", anche perché un rapporto matrimoniale non
deve essere servire e essere servito, bensì condividere sia le difficoltà che
le gioie. Io penso che se una persona si attende di essere "servito", allora non
è maturo per un vero rapporto di coppia, e forse non si troverà mai bene con
il partner, indipendentemente dalle condizioni fisiche, psichiche o sensoriali di
questo.
Ribadisco quindi il fatto che non è l'eventuale disabilità di uno dei membri
della coppia a minare il rapporto, ma il fatto che ci sia o no vero amore.
Quando c'è questo non ci sono difficoltà che lo fermino!!!
L'iniziativa - promossa dall'Associazione Nazionale Subvedenti, con il patrocinio ed il supporto organizzativo del Comune di Bergamo e della Provincia di Bergamo e con la collaborazione della sezione provinciale dei Ciechi ed Ipovedenti - vede al centro la famiglia, in particolare la famiglia che ha al suo interno una persona con disabilità.
Relatore Maurizio Massini, psicologo ipovedente dalla nascita, che si occupa da anni di problematiche legate alla disabilità.
I partecipanti potranno portare esperienze personali e contribuire alla discussione e al confronto. Coloro che ne faranno richiesta potranno anche ricevere via e-mail materiale riguardante gli argomenti trattati di volta in volta.
Di seguito riportiamo il calendario dei prossimi incontri.
09 giugno:
La condivisione dei ruoli all'interno della famiglia: l'influenza degli
stereotipi di genere.
15 settembre:
Prepubertà, pubertà e adolescenza: il lento allontanamento dalla famiglia.
01 dicembre:
Sessualità e sentimenti: una preoccupazione per i genitori
Sede: C.F.P. Centro di Formazione Professionale - Via Gleno, 2 - 24125 Bergamo.
Orario: dalle 09:00 alle 12:00 - Ingresso gratuito.
Durante gli incontri verranno fornite anche informazioni sulle novità riguardanti gli ausili e le iniziative presenti sul territorio a sostegno delle famiglie.
Per informazioni: 328 88 69 590 / 349 43 01 487
e-mail: infofamiglia2007@libero.it
disabilità e integrazione scolastica
Da alcuni anni la Provincia di Pavia assicura la sua collaborazione alla Silsis nell'ambito delle attività corsuali per l'Abilitazione al Sostegno. Insieme hanno concordato di ampliare i destinatari di questa opportunità di aggiornamento e di confronto e di offrirla anche ad insegnanti in servizio, educatori, operatori sociali e sanitari a vario titolo interessati ai temi dell'integrazione scolastica di studenti con disabilità sensoriali.
Gli appuntamenti sono stati presso la Sala dell'Annunciata i giorni martedì 19 dicembre 2006 e mercoledì 7 febbraio 2007, seguiti da due incontri riservati agli specializzandi della Silsis all'interno del Laboratorio di tirocinio, con prove pratiche e simulazioni "in aula".
Riportiamo in proposito l'articolo apparso a febbraio sul "Redattore Sociale".
Chiara Viola
Il mondo lo vedono, ma a modo loro. Per i bambini ipovedenti o non vedenti la realtà che li circonda può non aver segreti. "Mi ricordo di una bambina cieca di cinque anni che è riuscita a disegnare con precisione la divisa del carabiniere che era venuto a visitare la scuola - racconta Chiara Viola, da vent'anni responsabile del Servizio per l'integrazione scolastica degli alunni ipovedenti della Provincia di Pavia -. Aveva disegnato anche l'auto con i due lampeggianti e la striscia sulla fiancata".
Nelle scuole del pavese sono 12 gli alunni non vedenti e 17 quelli ipovedenti. "Una decina di loro ha anche altre disabilità, di tipo fisico o psicologico - dice Chiara Viola -. Ogni caso è una storia a sé. Gli ipovedenti possono avere problemi alla vista molto diversi: c'è chi non sopporta la luce, chi ne ha bisogno di tanta, altri possono usare strumenti per ingrandire le parole mentre per alcuni questi stessi strumenti non servono a nulla". Per ogni alunno il Servizio, istituito dalla Provincia di Pavia nel 1977, studia un progetto specifico di inserimento. "Cerchiamo di conoscere il bambino e la sua famiglia - spiega la responsabile -. Poi con gli insegnanti della classe e con quella di sostegno verifichiamo come adattare il programma scolastico alle effettive capacità dell'alunno".
Quello di Chiara Viola è solo uno degli interventi presentati durante l'incontro "Disabilità e integrazione scolastica - Alcuni approfondimenti con particolare riferimento alle "disabilità sensoriali ", organizzato da Provincia e Università di Pavia e rivolto ai futuri insegnanti che stanno frequentando i corsi della Silsis (Scuola di specializzazione per l'Insegnamento secondario): "L'inserimento degli alunni avrà successo solo se troveranno nella scuola un personale competente e disponibile - prosegue la responsabile del Servizio -. Da tre anni collaboriamo con la Silsis perché i nuovi insegnanti vengano preparati a questo tipo di problematiche".
Di fronte alle cecità o a gravi problemi alla vista, i metodi di insegnamento cambiano. "Nelle scuole si esprimono soprattutto concetti astratti - sottolinea Chiara Viola -. Con chi non vede però bisogna partire da esperienze concrete e dalla manipolazione delle cose. Se per esempio voglio spiegare alcuni concetti di geometria dovrò usare oggetti che il ragazzo possa toccare". I risultati poi sono sorprendenti. "I bambini riescono a disegnare molto bene gli oggetti che conoscono con le loro mani, anche se non sempre rispettano i nostri criteri di lettura della realtà - conclude -. Per esempio, quando disegnano la mamma, oltre alla gonna raffigurano anche la parte delle gambe che c'è sotto. Non le vedono, ma le hanno toccate e per loro quindi esistono al pari della gonna". (dp)
Redattore Sociale
- febbraio 07
La fantascienza è spesso permeata da uno spirito di ottimismo, per esempio quando descrive la possibilità di compiere azioni inimmaginabili. Qualche volta la tecnologia realizza quella possibilità: come nel caso delle tecnologie a beneficio dei disabili. Macchinari che permettono di recuperare parzialmente o totalmente le capacità perdute. Di parlare, di scrivere, di camminare e di sentire. Una rivoluzione tecnologica che è stata al centro del congresso organizzato dall'Associazione Luca Coscioni "Tecnologie e riforme contro la disabilità. Rivoluzione digitale e politica per la libertà di parola e la vita indipendente", tenutosi a Milano il 26 e il 27 gennaio scorsi. Ma che non è tenuta nella giusta considerazione dalla politica, vanificando la possibilità di trasformare l'innovazione nella conquista di una vita indipendente.
Una delle novità presentate al congresso di Milano è Erica, un nuovo sistema di puntamento oculare che permette con il solo movimento della pupilla la gestione del personal computer e della comunicazione con uscita in voce attraverso sintesi vocale. Uno strumento prezioso per molte patologie disabilitanti e con grave compromissione motoria, come la sclerosi laterale amiotrofica, le distrofie muscolari, o le patologie neurologiche dell'età evolutiva come l'atrofia muscolare spinale. Erica è stata realizzata da helpIcare, una delle aziende leader del mercato italiano, che produce e commercializza prodotti innovativi in grado di migliorare l'autonomia, la comunicazione e l'apprendimento delle persone disabili. E che per l'ideazione e la progettazione collabora con università e centri di ricerca.
Secondo i dati dell'Istat i disabili in Italia sono circa tre milioni. Di questi, il 37 per cento è colpito da un deficit motorio, il 24 per cento da un deficit intellettivo, il 12 per cento è ipovedente o totalmente cieco e il 27 per cento è affetto da deficit uditivo. Per loro la tecnologia a volte offre un rimedio, ma la politica arranca nel garantirlo. Il numero di ausili acquistati dal Sistema Sanitario Nazionale è infatti drammaticamente inferiore alle necessità. La maggior parte di questi sono plantari, protesi o carrozzelle (prodotti di fascia medio-bassa, materiale di "consumo") e non invece sistemi di comunicazione per chi non parla, ausili per ciechi o ipovedenti, o tecnologie per l'automazione della casa o per il controllo ambientale.
Tra i principali responsabili di questa situazione il sistema di fornitura attualmente in vigore basato sul Nomenclatore Tariffario, ovvero una lista dei prodotti erogabili con oneri per il Sistema Sanitario Nazionale. L'ultima revisione è del 1999 ma, l'intrinseca rapidità degli sviluppi tecnologici, per il modo in cui è concepito, con la descrizione dei prodotti, qualsiasi aggiornamento nascerebbe già vecchio. In più, secondo molti dei rappresentanti delle associazioni dei disabili intervenuti al congresso, il nomenclatore non tutela il diritto delle persone disabili perché è pieno di cavilli burocratici (sottopone chi ha bisogno di ausili a visite e accertamenti di disabilità, sebbene i richiedenti abbiano già una certificazione di invalidità) e destina la quasi totalità dei fondi a materiali di consumo (1,5 miliardi di euro) e solo le briciole (circa 100 milioni di euro) alle tecnologie compensative della disabilità.
Se poi la Asl per acquistare gli ausili impiega mesi c'è il rischio che l'aiuto perda di efficacia. E se poi i bandi di gara sono caratterizzati da una vera e propria corsa al ribasso, si capisce come spesso si debba ricorrere all'importazione di prodotti scadenti cinesi o coreani, disincentivando le aziende italiane a investire in questo campo. Che pure, come hanno dimostrato alcuni interventi ospitati al consesso milanese, potrebbe trasformarsi in un settore industriale innovativo e ad alto rendimento.
Il rinnovamento del Nomenclatore si impone quindi come misura urgente e quanto mai necessaria. La proposta di aggiornamento dell'Associazione Coscioni, approvata dal ministro della Salute Livia Turco nel suo intervento al congresso, così come dai molti esperti presenti, prevede la realizzazione di un testo unico che faccia riferimento a un fondo apposito, il Fondo per la Vita Indipendente. La persone affette da disabilità potrebbero disporre di una carta con cui acquistare, fino a un tetto massimo di euro stabilito, i macchinari di cui hanno bisogno. Si risolverebbe così anche il problema della necessità di un costante aggiornamento delle tecnologie, in continua evoluzione, lasciando libero il cittadino di acquistare il prodotto a lui più congeniale. Incentiverebbe anche le industrie, rassicurate dalla garanzia di acquisto da parte delle Asl, e contribuirebbe ad abbattere i costi di produzione.
Chiara Lalli
31 Gennaio 07 Innovazione e sviluppo | DISABILITA'
Anche l'ANS accoglie e rilancia la raccolta di firme in favore di una legislazione europea che combatta la discriminazione delle persone con disabilità.
LEDHA raccoglie e rilancia la proposta dell'EDF (European Disability Forum) e del CND (Consiglio Nazionale sulla Disabilità) e invita tutte le associazioni delle persone con disabilità a partecipare a 1million4disability, la raccolta di firme in favore di una legislazione europea che combatte la discriminazione contro le persone con disabilità.
Una campagna su scala europea per affermare il diritto di tutti e quindi anche di tutte le persone con disabilità di accedere all'istruzione, a un pari trattamento nel lavoro, a un uguale riconoscimento e alla tutela davanti alla legge, alla protezione sociale, ai servizi sanitari e di assistenza, alla vita indipendente, ad accedere ai trasporti pubblici, alle informazioni, ai servizi, alle tecnologie e ai prodotti utili alla vita quotidiana.
L'obiettivo è di raccogliere le firme di 1 milione di cittadini europei: tutti devono quindi fare la loro parte.
La raccolta di firme avviene tramite il sito internet della campagna www.1million4disability.eu e anche nella forma classica su carta.
Si invitano tutti i soci, le persone con disabilità e i familiari ad aderire alla campagna promossa dall'EDF.
LEDHA si mette a disposizione di tutti per sostenere ogni forma di promozione dell'iniziativa e per raccogliere i moduli compilati per poi inoltrarli alla segreteria della campagna.
Informazioni.
LEDHA - Lega per i diritti delle persone con disabilità
Via Livigno 2 - 20158 Milano
tel 02 65 70 425
e-mail ledha@informahandicap.it
web www.informahandicap.it
L'A.N.S. sta collaborando con diversi partners Europei al Progetto DICOMP-S.NET che si prefigge lo sviluppo e la diffusione di un programma Screen-Reader gratuito per l'uso da parte di utenti privati. Il nuovo programma, chiamato Thunder, non andrà a sostituire gli Screen-Readers commerciali esistenti, ma piuttosto andrà ad affiancarsi ad essi, costituendo una valida alternativa nel variegato mondo dei software per non vedenti.
I punti di forza di questo programma saranno la facilità d'uso, pensata in modo particolare per coloro che si avvicinano per la prima volta al computer, oltre che la ormai necessaria compatibilità con il recente sistema operativo di casa Microsoft chiamato "Windows Vista".
Inoltre verranno avviate alcune sessioni di test e di confronto con un gruppo di volontari, al fine di raccogliere impressioni e suggerimenti che ci saranno utili per migliorare il prodotto finale.
Il Progetto Europeo prevede infine attività di diffusione del software, e di formazione di tutors che siano in grado di insegnare l'uso dello Screen-Reader e fornire assistenza agli utenti finali.
Attraverso questo periodico vi terremo informati sugli sviluppi e i risultati del progetto.
Luca Liberali
Dopo l'approvazione, nell'aprile scorso, di un Decreto del Ministero per i Beni e le Attività Culturali che ha sancito l'ingresso gratuito negli istituti e nei luoghi di cultura per le persone con disabilità e per un loro accompagnatore, vi è ora un chiarimento anche sulla documentazione necessaria per potersi avvalere di questa opportunità: è sufficiente l'autocertificazione.
Per avvalersi quindi di quanto previsto dal Decreto emanato nell'aprile di quest'anno, è sufficiente l'autocertificazione, la quale consiste nella possibilità di dichiarare di essere già in possesso della certificazione di handicap, indicando data e commissione di accertamento.
La segreteria
L'ANS ringrazia la Fondazione Banca del Monte di Lombardia per il contributo dato al Prof. Riccardo Ghidoni, dell'Università di Milano.
All'interno dell' Ospedale San Paolo e in sinergia con due altri gruppi di ricerca (università e Istituto di Neuroscienze di Pisa), il Prof. Ghidoni ha ottenuto interessanti risultati nella direzione di un rallentamento della morte dei fotorecettori in modelli di topi affetti da retinite pigmentosa, tesi a impedire la sintesi o il rilascio di una piccola molecola di natura lipidica, il "ceramide", uno dei più noti mediatori del processo di morte dei fotorecettori.
Anche da questo, piccolo ma significativo sostegno economico, di cui la nostra Associazione si è fatta fautrice, l' équipe del Prof. Ghidoni può trarre linfa per proseguire la sua importante attività di ricerca.
Si informa che è disponibile il 30° volume della "Bibliografia italiana sui
disturbi dell'udito, della vista e del linguaggio" 2006 (€10,00)
da richiedere al Servizio di Consulenza Pedagogica
C.P. 601
38100 Trento
tel. 0461.82.86.93
e-mail calagati@tin.it
(cantata da Ivano Fossati)
...difficile; quasi sempre impossibile...
Proposta da Franco
Gianni guidava distratto
per una notte per un centro città
in un Agosto separato dal resto
dell'umanità.
Con quelle stelle che piovono addosso
vicino a un mare di cera
coi pensieri non più tirati a lucido
ma lui in tenuta da sera.
Come si stupì lui stesso
lui così distratto
lui così solo
di scoprirsi a pensare a qualcosa
vicino all'amore.
Si stupì lui
così lontano
così distaccato
di scoprirsi a pensare a qualcosa
di passato.
Parlare un po' di più con gli occhi
si disse
senza paura che si acceleri il cuore
senza parole difficili
pensarlo giusto e solo amore.
Ma amore amore
t'avessi rincorso più forte
maledetto il mio sentimento
avrebbe aperto anche le sue porte.
Amore amore
avessi accarezzato la tua idea piano
col tempo avresti preso
anche la mia mano.
Parlare un po' di più con gli occhi
senza paura che si acceleri il cuore
senza parole difficili
pensarlo giusto e solo amore,
Ma amore amore
cosa è che ci spaventa
amore amore
cosa è che si diventa
E ancora ancora
ti avessimo cercato tutti più forte
il cuore della gente di oggi
non avrebbe porte.
Gianni guidava distratto
in quella notte in quel centro città
e si dava risposte difficili
come in questi casi si fa.
Associazione Nazionale Subvedenti - ONLUS
sede legale: Via Clericetti, 22 - 20133 Milano
sede operativa: L.go Volontari del Sangue, 1 - 20133 Milano
tel/fax: 02 70 63 28 50
e-mail: info(at)subvedenti.it
Internet: www.subvedenti.it