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TEMPO LIBERO
SEI RAGAZZI IN VAL DI SOLE
RIABILITAZIONE
CENTRO DI RIABILITAZIONE VISIVA - FONDAZIONE MAUGERI, PAVIA
AUSILI
"SCORCIATOIE" NELL'USO DEL TELEFONINO
NOTIZIE DALLA REGIONE LOMBARDIA:
CONTRIBUTO PER L'ACQUISTO DI STRUMENTI TECNOLOGICAMENTE AVANZATI
SCUOLA
IL TAVOLINO ARANCIONE
LETTURA ACCESSIBILE
EBOOKS PER IPOVEDENTI E NON VEDENTI-MARCO VALERIO EDITORE
LEGISLAZIONE
CERTIFICAZIONI: LA VITA SI SEMPLIFICA
EUROPA UNITA
ARRIVA L'EURO
RELAZIONI INTERPERSONALI
SOCIALIZZARE: CON CHI, COME E PERCHE'
TRASPORTI
A.T.M. E DISABILI
CONVEGNI
RIABILITAZIONE VISIVA INFANTILE
COMUNICAZIONI
CORSO DI AGGIORNAMENTO M.A.C
ERRATA CORRIGE
LEGGE n. 138
Arriva l'estate,
che fare?Onoria e Stefano lanciano l'idea bizzarra di trascorrere qualche giorno a
Pejo; io accolgo immediatamente la proposta, così come Paolo di Genova, che avrebbe
contattato Nicoletta , poi a ruota Luca di Pavia.
Quattro conti ed il gioco è fatto! Si parte!! Ritrovo alle 7.30 in piazza Castello,
comodissimi pullman dell'agenzia
viaggi, due fermate per sgranchirci le gambe e poi finalmente la tappa finale a Pejo Fonti
il cui nome è legato al Centro termale frequentato sin dal 1600 ed è affacciato sul
Parco Nazionale dello Stelvio.Siamo partiti senza farci tante domande accogliendo la sfida
dalla maestosità della montagna.
A grandi linee il luogo lo conoscevamo già avendo consultato il sito internet dedicato
alla Val di Sole, ma essere sul posto è tutta un'altra cosa!!! Cominciano momenti di
panico...dove sarà il nostro albergo? Chiedendo ad alcuni passanti l'abbiamo
trovato con molta facilità e, giunti all'ingresso, siamo stati accolti con un
caloroso benvenuto da parte di Cristian, un giovane molto carino coordinatore del gruppo
-escursionisti nel nostro albergo di cui noi saltuariamente facevamo parte. Zaini in
spalla ed eccoci alla prima passeggiata a Pian Palù:
primo tratto con cabinovia poi a piedi... 2 ore e mezzo di cammino!!! Alcuni
di noi mostravano un po' di risentimento, ma è comprensibile: non si va tutti i giorni
ad alta quota.
Poi per noi è ancora più complicato: il gradino, il sasso, il piccolo strapiombo, il
timore di cadere e di non riuscire a stare al passo...Qualche difficoltà di questo
tipo c'è, ma superata brillantemente e senza eccessiva preoccupazione. Quel che
conta è raggiungere la meta per godere il paesaggio stupendo tra i monocoli frenetici per
osservare silenziosi le Meraviglie della Natura. Addirittura, un membro del gruppo scatta
foto per immortalare l'ebbrezza della
soddisfazione! In tutte le gite portavamo con noi la cartina pratica e aggiornata dei sentieri e
l'orario dei pullman di linea.
Ovviamente i più furbi avevano con sé la lente di ingrandimento che è indispensabile
quanto la borraccia e il parapioggia!!! Abbiamo sempre fatto gite non più brevi di 2
ore e piano piano le paure i timori diminuiscono
fino a scomparire, lasciando il posto a molta sicurezza personale: quel che ci vuole è
solo un po' di allenamento. Entusiasti e convinti ci siamo organizzati con panini e
mezzi di trasporto per raggiungere il ghiacciaio Presena a 3000 m di altitudine. Paesaggi
incontaminati, laghi immobili, cime innevate ci coccolavano nella loro bellezza e
diffondevano una tranquillità straordinaria. Tutti
abbronzati a dovere, ma la montagna ci ha battezzato con un salutare freddo gelido...
Beato chi aveva la felpa...!!
Tra un'escursione e l'altra, un invito ad una grigliata, un grappino e le
cantate di sera, giù in giardino, accompagnati da una chitarra occasionale e dagli
"squilli" degli amici che annunciano il loro arrivo a Pejo, in questa settimana
di vacanza abbiamo conosciuto tanta gente, volti giovani e meno giovani, ma soprattutto
abbiamo assaporato il gusto della libertà!!
Ester Radaelli
E' sorto a Pavia il Centro di Riabilitazione Visiva della Fondazione Maugeri, come struttura accreditata dal Sistema Sanitario Nazionale, operante in Via Palestro 26.La struttura nasce da un progetto di collaborazione fra la Fondazione Maugeri, la Sezione Provinciale dell'Unione Italiana Ciechi e l'Istituto di Clinica Oculistica dell'Università degli Studi di Pavia, al fine di fornire assistenza, diagnosi e riabilitazione al soggetto ipovedente adulto.
Le prestazioni erogate comprendono:
A seconda dei casi vengono proposti programmi di stimolazione visiva, di rieducazione alla lettura e comprensione dei testi, di rieducazione alla scrittura, cicli di riabilitazione motoria e sedute di terapia occupazionale.
Un discorso a parte merita il ruolo dello psicologo con il quale è stato messo a punto un questionario preliminare sul disagio. Tale questionario ci permette, se opportunamente compilato, di evidenziare i casi che necessitano di supporto psicologico.
Le prestazioni fornite al Centro sono erogate in regime di convenzionamento con il SSN ed al paziente viene richiesta - nella fase di inquadramento - la sola prescrizione di visita oculistica comprensiva di campo visivo.
La volontà è di proporre percorsi riabilitativi individuali e personalizzati volti a soddisfare le aspettative del soggetto ipovedente, convinti che il lavoro di èquipe possa dare i migliori risultati.
Il Centro può fare affidamento sulla competenza delle seguenti figure professionali:
oftalmologo, ortottista, psicologo, terapista della riabilitazione, istruttore di orientamento e mobilità, infermiere professionale, assistente sociale.
Il Centro è situato al piano terra di una palazzina del centro di Pavia, facilmente raggiungibile a piedi sia dalla Stazione Ferroviaria, sia da quella degli Autobus. E' costituito da una sala d'attesa, uno studio oculistico, una sala tiflologica, uno studio psicologico e - oltre a questi spazi previsti dalla legge n.284/1997 - il Centro ospita una sala di terapia occupazionale, dove sono state ricreate alcune tipologie di spazi domestici.
Dott. Monica Schmid
Centro di Riabilitazione Visiva
Via Palestro 26
27100 PAVIA PV
tel. 0382 37 71 11
Il telefonino è sempre più parte integrante della vita di chiunque, ma per chi
ha problemi visivi l'uso del cellulare può diventare complicato (schermi e caratteri
sempre più piccoli a causa della scelta di realizzare apparecchi di dimensioni sempre
più ridotte).
Oggi
sempre più frequente si inseriscono - tra le funzioni dei cellulari - modalità di
chiamata
automatizzate (le cosiddette chiamate rapide o l'uso della tecnologia di riconoscimento
vocale). Queste funzioni, anche se non sono pensate per i disabili visivi, aiutano
questi ultimi ad usare il cellulare in modo più amichevole.La funzione di chiamata
rapida (possibilità di chiamare alcuni numeri premendo un solo tasto), può dirsi
ormai presente su tutti gli apparecchi di ultima generazione.
In sintesi: mediante semplici procedure, è possibile collegare otto numeri presenti nella
rubrica del cellulare, ai tasti dal 2 al 9 della tastiera dello stesso (il tasto 1 è per
definizione collegato al numero della segreteria telefonica).
Un esempio: nei modelli Nokia come il 3210, il 3310 e il 3330, è sufficiente entrare nel
menu della rubrica ed assegnare i numeri preferiti ai tasti; nel Philips Savvy è invece
sufficiente selezionare i numeri e premere in modo prolungato il tasto al quale li si
vuole assegnare.
L'inconveniente, come si può facilmente intuire, è che questo sistema non permette
di chiamare qualsiasi numero in modo veloce (gli unici cellulari che permettono di
arrivare velocemente a tutti i numeri della rubrica sono i modelli Motorola - come lo
StarTac - a patto però di conoscere l'esatta posizione in memoria del numero
cercato).
La "scorciatoia" più interessante per un disabile visivo resta comunque la
cosiddetta chiamata vocale; la possibilità di dire al cellulare di chiamare
un determinato numero per noi, attraverso la tecnologia di riconoscimento vocale.
Anche qui si potrebbe fare una lista quasi interminabile di marche e modelli che
dispongono di questa utile funzione (da Nokia a Ericsson, da Philips a Motorola, Alcatel
etc.), in quanto ormai moltissimi apparecchi ne sono dotati. Quello che accomuna tutti gli
apparecchi è il modo di chiamare i numeri selezionati (anche qui bisogna precisare che
solo alcuni numeri possono essere selezionati vocalmente, in quanto gli apparecchi sono
dotati di un numero limitato di memorie "vocali" - da sei a otto-dieci
secondo i modelli, mentre negli apparecchi che hanno entrambe le funzioni i numeri
selezionabili in modo veloce possono diventare sedici-diciotto). Tutti gli apparecchi,
infatti, permettono di attivare le chiamate semplicemente premendo un tasto e pronunciando
il nome assegnato al numero (che non è necessariamente la stringa di caratteri inseriti
in rubrica); quello che cambia da modello a modello è il modo di associare i numeri
(l'unica caratteristica in comune è che l'apparecchio chiede di pronunciare il
nome e successivamente di confermarlo o di ripetere l'operazione). Per esempio i
modelli Nokia 3310 e 3330 permettono di collegare i numeri alle memorie vocali (otto in
tutto) solo dopo che questi sono stati inseriti in rubrica mediante una indicazione
contenuta nel menu rubrica che permette di aggiungere un collegamento vocale, di
ascoltarlo o di cancellarlo; il Savvy della Philips invece - che possiede sei memorie
vocali - permette di collegare un numero ad una memoria vocale nel momento in cui viene
inserito in rubrica e non dopo (un altro inconveniente di questo telefono, peraltro molto
affidabile, è la dimensione minima del display, per cui risulta molto difficile vedere
quali numeri possono essere chiamati vocalmente).
Un caso di ibrido tra questi due sistemi è invece l'Ericsson
T20, il quale permette (come il Philips) di impostare la chiamata vocale all'atto
dell'inserimento del numero in rubrica, ma (come i Nokia) di inserirlo anche in un
secondo tempo e di gestire i collegamenti tramite un apposito menu che indica tutti i
numeri associati a questa funzione.
Questi sono, come dicevo, solo alcuni cellulari che possiedono queste utili funzioni;
inoltre va aggiunto per correttezza, che i modelli da me citati nell'articolo
non
sono né i migliori né i peggiori apparecchi sul mercato, ma solo quelli che conosco
meglio, per averli usati personalmente o per averli visti usare.
Marco Freddi
N.B.: Poiché al momento di andare in macchina non è stata ancora formalmente definita la delibera in
applicazione all'art.4, comma 4 della Legge Regionale 23/99 "Politiche regionali per
la famiglia", riportiamo qui di seguito le norme
stabilite lo scorso anno.
La nuova delibera potrebbe apportare alcune modifiche di cui daremo tempestiva
informazione.La
delibera si richiama all'art.4, comma 4 della L.R. 23/99 "Politiche regionali per la
famiglia" che recita "Al fine di agevolare l'integrazione ed il reinserimento
sociale e professionale di portatori di handicap, la Regione concede alle famiglie
contributi per l'acquisto di strumenti tecnologicamente avanzati".Per 'strumento
tecnologicamente avanzato' si intende 'qualsiasi prodotto, strumento, attrezzatura o
sistema tecnologico, di produzione specializzata o di comune commercio, utilizzato per
prevenire, compensare, alleviare o eliminare una menomazione, una disabilità o un
handicap'.
La richiesta di finanziamento deve essere limitata a quegli ausili che non siano in alcun
modo ottenibili attraverso il Servizio Sanitario Nazionale.
Per accedere ai finanziamenti si deve presentare domanda entro il ........
corredandola dei seguenti documenti:
La domanda deve contenere:
La domanda va inoltrata a:
N.B.: Si ricorda che, per essere ammessi, i finanziamenti devono essere compresi tra un tetto minimo di £.500.000 ed un tetto massimo di £.30.000.000.
Info: 02 70 60 67 91
Email: info(at)subvedenti.it
Con il consenso dell'autrice pubblichiamo il seguente articolo tratto da "Notizie - Giornale dei Genitori" - Trimestrale del Servizio di Consulenza Pedagogica di Trento - n.66/200. Riteniamo che l'esperienza di vita che ci viene narrata, sia particolarmente degna di attenzione per tutti coloro che - a diverso titolo - si occupano di disabili visivi e che sono costantemente alla ricerca di 'nuove' strategie facilitanti.
Piccolo, liscio, con le quattro gambe perfettamente cilindriche, il
mio tavolino quadrato stava quasi sempre in un angolo nel soggiorno, oppure d'estate
nel terrazzino che dava sul giardino, lì nella vecchia casa a piano rialzato, della mia
infanzia.
Ordinatamente e prevedibilmente la sediolina del medesimo colore era riposta lì accanto,
sempre dallo stesso lato, in modo che io potessi trovarla sempre con facilità.
Quel tavolino, che recava incisa la figura di un pescatore con la canna in mano, ha
rappresentato molto nella mia educazione di bambina minorata della vista e, come per altri
piccoli particolari, è stata una delle trovate geniali che i miei genitori hanno saputo
allestire per me, a volte magari senza accorgersene, con l'intuito e la semplicità
che li hanno sempre contraddistinti.
Quel tavolino quadrato di legno, dell'altezza adatta per la mia piccola statura, ha
costituito un elemento catalizzatore della mia attenzione, una superficie comune da
condividere con gli adulti ed i coetanei, che giocavano con me.
Una superficie limitata da contorni ben netti, interamente raggiungibile dalle mani con un
semplice movimento di estensione delle braccia, è quello che ci vuole per creare
un'area interamente gestibile e controllabile dal bambino non vedente o ipovedente.
In questo spazio così limitato è più facile prevedere e comprendere la posizione degli oggetti ed i movimenti del compagno di giochi, bambino o adulto che sia, e quindi partecipare con crescente competenza a quei giochi in coppia così difficili da capire e da seguire da parte di chi non vede, il quale potrebbe non comprendere le regole, il gioco dei ruoli, quando aspettare e rispettare il turno e reagire di conseguenza rispetto al comportamento dell'altro.
Tutti i bambini vedenti possono comprendere attraverso
l'osservazione e l'imitazione, quali siano le regole e le caratteristiche di una certa
attività, proprio mentre essa viene compiuta, e in modo intuitivo, a mano a mano che la
capacità di comprendere e prevedere la realtà migliora. Il bambino interviene con il
proprio comportamento e spontaneamente prende parte alla situazione.
Ma cosa succede se non si può vedere il comportamento dell'altro?
E' ovvio che le situazioni divengono senz'altro più difficili da capire.
Uno spazio grande aumenta la distanza tra le persone e così rende più difficile
comprendere, attraverso i suoni, cosa sta succedendo. Inoltre in questo modo crescono le
probabilità che si inseriscano altri elementi non previsti: nuovi oggetti o altre
persone.
A questo punto le cose si complicano: il bambino non deve svolgere più soltanto il
compito di comprendere cosa l'altro sta facendo nei suoi confronti, ma cosa potrebbe stare
facendo con altro oggetti, magari assumendo differenti posizioni nello spazio o cosa
potrebbe stare facendo con un'altra persona o quest'ultima con lui.
Un piccolo tavolino, ospita al massimo un adulto ed un bambino, oppure tre bambini tutti insieme, e tutti sono in una posizione ben definita nello spazio, rivolti tutti verso un unico punto centrale, collocati l'uno di fronte all'altro, oppure ad angolo, ma in ogni caso secondo una geometria semplice e immediatamente comprensibile.
Tutto quello che succede si svolge lì, su quel piano, a portata di mano e d'orecchio e ad una distanza visivamente facile da gestire.
In una tale situazione perciò è più facile ottenere l'attenzione del bambino; essa è quindi ottimale per sottoporgli ed esaminare insieme a lui piccoli oggetti da manipolare e studiare.
L'attenzione condivisa, ossia la situazione in cui l'adulto e il bambino osservano insieme la stessa cosa, è una delle condizioni che favoriscono lo sviluppo cognitivo e del linguaggio.
Il bambino sa che l'adulto è attento a lui ed all'oggetto cui si sta interessando e ciò favorisce e rinforza la sua attenzione e il suo impegno, Questa è un'ottima occasione, ad esempio, perché l'adulto pronunci con chiarezza il nome dell'oggetto che insieme stanno toccando e magari lo descriva, commentando così l'azione che si sta compiendo.
Questo comportamento favorisce e rinforza l'acquisizione del linguaggio verbale.
I tanto sospirati e discussi tempi di durata dell'attenzione, così
difficili da prolungare, devono essere sempre alimentati e facilitati da situazioni
piacevoli e interessanti. Non si può pensare di richiedere l'attenzione del bambino se
non lo si mette prima a suo agio e non gli si presenta prima qualcosa di chiaramente
percepibile e controllabile verso cui dirigere e focalizzare l'attenzione.
La mia capacità di studiare per molte ore di seguito, di conversare con un adulto su di
un argomento senza scantonare o distrarsi, è nata proprio lì, su quel tavolino,
inizialmente utilizzato solo per pochissimi minuti al giorno o per appoggiarvi qualche
oggetto, poi pian piano divenuto il territorio sicuro sul quale trasportare le mie cose
con cui giocare.
Fortunatamente tutto ciò si è svolto in un momento storico in cui
la tecnologia non ci aveva scodellato ancora quei diseducativi arnesi elettronici che
producono e generano qualsiasi tipo di meraviglioso effetto speciale, davanti al quale i
nostri bambini di oggi rischiano di incantarsi, stregati e resi passivi.
Su quel tavolino hanno sostato das e plastiline colorate, pezzi di lego, soldatini, fucili
e pistole, strani oggetti che mi costruivo con la carta argentata, il tulle delle
bomboniere per vestire la bambola da sposa; e poi, più avanti, le forbici e carta
crespa, il gioco della dama, ecc.
Grazie, mio caro tavolino, anche se da solo non saresti certo bastato. Per fortuna c'erano
il giardino, l'altalena, la montagna, il cavallo a volte la domenica ed il mare d'estate,
con le gare da pesca con il mio papà e le risate tra le onde con la mia mamma e le sue
sorelle.
C'erano pure le provvidenziali valigette per giocare al dottore, che autorizzavano le
esplorazioni reciproche tra i coetanei ed i cuscinoni del letto per costruire e giocare
all'aeroplano.
Maria Luisa Gargiulo
La Marco Valerio Editore informa:
"All'inizio di luglio avevamo segnalato la ricerca di volontari disponibili a testare
alcuni nostri ebooks in formato accessibile. Abbiamo ricevuto molte risposte e stiamo
contattando via email quanti ci hanno scritto.
Ora segnaliamo che tre titoli sono on line sul nostro sito
http://www.marcovalerio.com
che sono liberamente prelevabili. Chi è interessato a prelevarli, dar loro un'occhiata e farci pervenire tutte le osservazioni per migliorare il prodotto, ci farà cosa graditissima.
Ricordiamo le caratteristiche di questi ebooks:
/ protetti da "pirateria" (studiati cioè per risolvere i problemi causati ad altri siti, e quindi non stampabili);
I files in linea sono molto ingombranti (4 mega ciascuno), a causa dell'elevata definizione e delle funzioni tipiche di Acrobat. Si tratta di classici!
Ricordiamo che, una volta messo completamente a punto il sistema, lo scopo di questa realizzazione è quello di poter fornire uno strumento di realizzazione ebooks valido anche per opere protette da copyright".
A semplificarci la vita, il 15 dicembre 2000 è entrato in vigore il
"Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di
documentazione amministrativa", meglio nota come Legge Bassanini.
A partire da quella data, una semplice dichiarazione sostituisce la maggior parte delle
certificazioni che ci venivano richieste.
L'elenco dei documenti che non debbono più essere presentati è abbastanza consistente; riportiamo quelli più correntemente richiesti:
Il Testo unico stabilisce inoltre:
La legge stabilisce anche dei limiti: non sono soggetti ad autocertificazione, ad esempio, i certificati medici, sanitari, veterinari.
Queste nuove disposizioni riguardano esclusivamente le Pubbliche Amministrazioni e gli operatori di pubblici servizi, mentre i gestori privati sono liberi di scegliere.
Naturalmente sono previste sanzioni sia per il privato che dichiara il falso, sia per i dipendenti pubblici che non accettano le autocertificazioni previste dalla nuova normativa.
PROMEMORIA
Queste le tappe più significative
N.B.: a partire dal 15 dicembre è possibile ritirare presso la propria Banca una serie completa di Euro, pari ad un valore di circa 25.000 lire.
La lista di posta elettronica Ipovisione(at)yahoogroups.com ha dibattuto in questi giorni un tema di grande interesse: relazioni sociali e tempo libero.
Ne riportiamo alcuni brani per estendere il dibattito anche a coloro che non utilizzano i mezzi informatici. (Per chiarezza di interpretazione occorre sottolineare che l'occasione è stata determinata dal seguente quesito: è opportuno che la lista "Ipovisione" sia anche lo strumento per organizzare gite, incontri... o i suoi contenuti devono riguardare ambiti più specifici rispetto alla denominazione stessa?).
Le problematiche che ricorrono trasversali in ogni scritto possono essere così riassunte:
(F.F.)
Risposte:
(L.L.): La lista "Ipovisione" e le gite
Per ciò che riguarda il collegamento fra la
lista Ipovisione(at)yahoogroups.com
e le gite o scampagnate domenicali, apparentemente inconsistente, beh, vorrei
raccontare in breve la mia esperienza: in questo ultimo anno, a causa di innumerevoli
circostanze che non sto a nominare, ho vissuto un rapido processo di evoluzione personale,
forse si chiama maturazione, in cui ho dovuto rivalutare le mie capacità, i miei limiti,
la mia autoconsiderazione (o autostima), i miei desideri, il mio orgoglio e la mia
dignità, per quanto valga.
In questa fase mi sono state di grande esempio e conforto le persone
che ho conosciuto durante quelle trasferte domenicali, in pratica sapere come gli altri
hanno organizzato la propria vita, come si pongono di fronte ai propri limiti, insomma
come hanno reagito al problema che ci accomuna. Ho notato comunque che questo vale per me,
così come per molti altri, dalla quindicenne, all'universitario, al lavoratore, etc., in
quanto persone e in quanto ipovedenti.
Vorrei dire a chi non ha mai partecipato che i nostri incontri vanno
certamente oltre il parlare dell'ultimo videoingranditore, e che tutto questo non è
ovviamente riproducibile con dei messaggi in lista, così come non sarebbe mai nato in
lista l'affetto che ci lega.
Ecco quindi tracciato il legame fra le gite e l'ipovisione.
Con questo io rispetto quelle persone per cui la gita domenicale
significa pranzo, discussioni su temi legati all'ipovisione, e poi tutti a casa, però
chiedo anche considerazione per chi invece la pensa come me... questa lista, dal
momento che riunisce ipovedenti, è l'unico canale a nostra disposizione per allargare la
nostra cerchia, magari rompendo quelle inibizioni che chiudono in casa molte persone...
(ben inteso che posso vivere benissimo anche senza questa lista), ma vorrei semplicemente
preservare quello che per me e probabilmente per molti altri è stato e potrà essere un
punto saldo di riferimento.
(P.A.): ...ma sono anche un ipovedente
Prima di tutto sottolineo che da quando mi è venuto il problema
alla vista, passato il primo periodo di adattamento, ho frequentato sempre amici vedenti
con enorme soddisfazione.
Da 4 anni circa ho cominciato a frequentare ANCHE ragazzi ipo/non
vedenti con alternarsi di successi ed insuccessi.
Vorrei fare notare anche che molto dipende anche dal proprio fattore di vista.
Se io avessi un residuo di vista pari a 1/10 o 2/10 avrei continuato
a fare tranquillamente il mio lavoro di programmatore assunto alla stessa stregua dei
vedenti assieme ai miei amici che hanno potuto tenere il passo con i continui
cambiamenti del mondo dell'informatica. Senza contare il fatto che, molto probabilmente,
non avrei mai frequentato il mondo dell'UIC o quello dell'ANS.
C'è infatti molta differenza fra chi legge i caratteri del PC senza
lenti d'ingrandimento a circa 10 cm dal video e chi invece deve usare Zoomtext settato a
5x di ingrandimento!
Io ad esempio ho difficoltà a girare da solo una città che non conosco perchè i vari
monocoli che porto sempre con me più di quel tanto non possono fare.
Mi fa piacere però che ci siano ipovedenti con residuo migliore del mio che quindi non
sono limitati quanto lo sono io.
Ribadisco però che frequento tantissime persone vedenti, con cui ad esempio ho fatto
parecchie escursioni in montagna senza essere loro di peso. Questi miei amici però non
possono non considerarmi ANCHE un ipovedente semplicemente perché è una cosa che non
riesce a passare inosservata!
E comunque non mi vergogno di esserlo e non faccio nulla per nasconderlo. Ciò su cui mi
adopero è di farlo pesare il meno possibile.
(E.M.): La novità assoluta di scoprire persone con le mie stesse difficoltà.
E' molto tempo che non intervengo in lista, anche se seguo sempre,
con discreta costanza l'evoluzione del dibattito.
Questa volta, però, le splendide e chiarissime parole di L.
meritano un plauso particolare e, non solo per la splendida immediatezza del testo, ma
anche e soprattutto perché mi sembrano assai centrate e chiare circa quella che potrebbe
essere la maniera migliore di vivere l'opportunità che l'esistenza della lista "Ipovisione"
offre a tutti noi.
Certo, per dire la mia, vi confesso
che mi dispiace non poco, il fatto di vivere tanto lontano dal centro dei vostri incontri,
e, proprio per questo, vi esorto a vivere la socializzazione nella maniera più libera
possibile. Perciò, anche se ci scappa un messaggio un po' fuori tema, non è certo un
dramma, l'importante è non scadere mai nel banale e nel pettegolezzo.
Devo anche dirvi che mi farebbe piacere, ad esempio, sapere qualcosa
circa l'autonomia di movimento di ciascuno di voi. Io non ho mai problemi a raccontare di
me, anzi, vi dico, senza indugio, che avrei qualche problema, anche in questo senso, per
le gite domenicali, in quanto dovrei comunque avere qualcuno in grado di offrirmi il suo
braccio, soprattutto durante le ore diurne. Soffro, infatti, in maniera assai rilevante il
bagliore dei raggi di Fratello Sole.
A parte mio fratello, ipovedente come me - e qualche nonvedente che
ha cercato aiuto presso di me per risolvere problemi lavorativi - è da quasi trent'anni,
da quando, cioè, sono uscito dalla Scuola di via Clericetti, che non frequento più alcun
disabile della vista. I miei amici - abbastanza pochi, in verità - non hanno problemi di
visus. Pertanto, l'esperienza di "Ipovisione" rappresenta, per me, la novità
assoluta di scoprire se il mondo delle persone che incontrano quotidianamente le mie
stesse difficoltà vive la propria "diversità" in maniera più o meno simile a
come la vivo io.
Tornando al tema, il mio suggerimento è quello di cercare le
soluzioni che ci rendano più liberi e disinibiti, tra noi e con gli altri .. e fare
spazio alla spontaneità che nasce solo dalla vera amicizia e dalla solidarietà
disinteressata.
(M.M.): Era quello, allora, il mio mondo!.
Penso che a volte libertà significhi poter scegliere e che altre
volte, al contrario, essere liberi vuol dire proprio non essere obbligati a farlo.
Voglio dire: se non sono né carne né pesce, perchè devo
stare per forza dal macellaio o in pescheria? Non sto parlando di economia domestica:
parlo di integrazione.
Sono nato gravemente 'ipovedente' e per molti anni non ho avuto
nemmeno una diagnosi precisa. Al momento di andare a scuola le possibilità erano un
Istituto per Ciechi o un sistema scolastico, dove i servizi di sostegno ancora non
esistevano.
Nessuna delle due scelte era adatta a me ma bisognava pur sceglierne
una! Così frequentai scuola e Università in mezzo a "normali" cercando di
sembrarlo anch'io. Avevo anche alcuni amici tra i miei compagni, ma non mi sentivo davvero
uno di loro! Non avevo potuto scegliere e perciò non mi sentivo libero.
Dopo l'Università, i nodi vennero al pettine e mi accorsi che, per
quanto, a volte, potessi sembrare "normale", non potevo competere alla pari con
i "normali" nella dura lotta per un impiego. Dovetti così 'umiliarmi' a
frequentare un corso per non vedenti pur senza esserlo affatto.
Lì incontrai per la prima volta ragazzi non vedenti e
ipovedenti.
Nessuno di loro aveva il mio stesso difetto di vista ma fu
ugualmente una rivelazione per me: era quello, allora, il mio mondo! Finalmente non mi
sentivo più un passo indietro rispetto a chiunque altro nella mia classe!
Fino allora avevo ignorato persino l'esistenza della categoria degli
ipovedenti ed ora invece scoprivo con sollievo che era il gruppo cui appartenevo. Iniziai
a frequentare soprattutto loro e a guardare con sufficienza i miei amici di prima come chi
pensa: "VOI non potete capirCI davvero. Ma nemmeno questa era una scelta
davvero "libera".
Qualche anno più tardi ebbi finalmente una diagnosi certa per il
mio difetto di vista, scoprendo che si chiama "acromatopsia" e cosa significhi.
E' così raro e insolito che il medico e scrittore Oliver Sacks gli ha dedicato un libro:
"L'isola dei senza colore". Eppure ho scoperto che anche tra le poche
migliaia di persone al mondo che come me sono 'acròmati', non ce ne sono due che abbiano
gli stessi gusti, le stesse necessità, le stesse fobie. La mia vista, quella che ho e
quella che mi manca, è solo uno dei tanti elementi che mi rendono quello che sono!
Per quanto ovvio, non bastava capirlo: perchè qualcosa iniziasse a cambiare per me sono
dovuto arrivare a 'sentirlo', ad esserne tranquillamente consapevole, come del fatto che
respiro.
Nella Società dove lavoro ora i miei colleghi e il mio capo sanno
che ho un serio difetto di vista ma non per questo si aspettano di meno da me. Ho avuto la
fortuna di trovare un lavoro che posso fare bene come chiunque altro. Il fatto di non
essere né carne né pesce non è più per me qualcosa da nascondere. ma nemmeno
qualcosa da esibire. Fa parte di ciò che sono, come la mia data di nascita, la mia
statura e il colore dei miei occhi. Tra né carne e né pesce esistono
infinite sfumature e io sono una di quelle sfumature. Perché non dovrei dare a me stesso
il permesso di essere esattamente ciò che sono invece di cercare di assomigliare a
qualcuno che non esiste? Perché 'normali' e 'ipovedenti' sono categorie PARZIALI,
costruite su un unico aspetto trascurando tutti gli altri.
Poiché la maggioranza degli esseri umani ha una vista molto più
acuta della mia, non è abbagliata dalla luce come io lo sono e percepisce qualcosa che
chiama colori che per me restano solo concetti astratti, io posso essere definito
ipovedente. Ma sono anche molte altre cose e, grazie al cielo, le porto con me dovunque
vado!...
Penso che quando capita che ipovedenti frequentano solo ipovedenti,
non vedenti non vedenti e così via, spesso è proprio perchè queste persone si aspettano
di essere accettate più facilmente da altri come loro che non dal resto del mondo. E
probabilmente proprio per questo, senza saperlo, si comportano da disabili, creando
relazioni sbilanciate che li fanno poi sentire emarginati. Il fatto è che per essere
accettati dal resto del mondo bisogna presentarsi come persone complete, consapevoli tanto
dei propri limiti, visivi e non, quanto dei propri punti forti. Uno così non si ferma
più a chiedersi se stia frequentando più 'normali' o più suoi simili: può permettersi
di scegliersi gli amici semplicemente in base ai propri gusti e affinità. E può
permettersi di non sceglierli esclusivamente in una delle due categorie. Per andare oltre
il nostro essere ipovedenti e riconoscere le molte altre cose, belle e preziose che siamo,
occorre mettersi alla prova e non tutti ne abbiamo la voglia, il coraggio o semplicemente
l'occasione.
Forse l'integrazione dovrebbe servire proprio a questo: creare
società umane dove nulla va sprecato, perchè ognuno si occupa tanto di valorizzare le
abilità che esistono in se stesso e negli altri, quanto di supplire a ciò che a ciascuno
manca. Integrare come mettere insieme e ridistribuire. Perché tutti insieme abbiamo tutto
quello che serve. Nel film "Non guardarmi, non ti sento" un commissario,
rivolto ad un cieco e ad un sordo che avevano assistito ad un omicidio, ammoniva il cieco:
"Tu non venirmi a dire che non hai visto perchè ha visto lui" e al sordo:
"Tu non venirmi a dire che non hai sentito perchè ha sentito lui. Perciò, tra tutti
e due, avete visto e sentito proprio tutto quello che è successo e io vi arresto per
reticenza!"
E' un paradosso. Ma come tutti i paradossi ha un fondo di verità.
(M.F.): Siamo in grado di fare ciò che i "normali" fanno, soltanto in una maniera diversa.
Così come i "normali" hanno paura del diverso, purtroppo
molti "ridotti" (se mi passi il termine) hanno quella che si può definire
"paura del normale", o meglio ancora, paura di essere diversi dai
"normali". Purtroppo è un senso di inferiorità che molti (anch'io per un certo
tempo l'ho avuto - non ho nessuna intenzione di chiamarmi fuori dal discorso) tuttora
hanno.
Soprattutto, a mio parere, bisogna imparare a convivere e ad apprezzare le proprie capacità.
C'è una bellissima battuta in un episodio di Star Trek che si
attaglia perfettamente a questo discorso: uno dei personaggi fissi della serie è
completamente cieco e riesce a svolgere i suoi compiti grazie ad un visore (una strana
fascia piena di sensori che gli copre completamente gli occhi).
Quando un altro personaggio gli chiede se non si senta
minorato dal fatto di non poter vedere senza visore, questi gli risponde: "io
non mi considero un minorato, mi considero una persona speciale".
Questo dobbiamo sentirci, secondo me; persone speciali, nel senso
che siamo in grado di fare ciò che i "normali" fanno, solo in una maniera
diversa.
E' un servizio pressoché sconosciuto perché scarsamente pubblicizzato ed è un
vero peccato!
E' un servizio a disposizione di tutti i cittadini milanesi.
Si chiama Radiobus, perché basta una telefonata per spiegare dove essere portati:
un pulmino da 16 posti con aria condizionata, passa a prelevare l'utente per esaudire ogni
suo desiderio.
E' stato attivato dal febbraio scorso per la zona Famagosta, Barona e piazza XXIV Maggio;
successivamente ha inserito nel suo percorso piazza Cordusio, San Babila e Navigli e da
ottobre anche Baggio e Muggiano con fermate in zona Fiera e Bisceglie.
Il costo è estremamente contenuto: al biglietto ordinario si aggiunge un supplemento di 2000 lire che può essere acquistato in una rivendita (acquistato in vettura il prezzo è di 3000 lire). Per usufruire di questo servizio è sufficiente telefonare al numero
02 48 03 48 03.
Il Radiobus è in funzione tutte le sere dalle 21.00 alle 2.00.
EUROSIGHT 2001 - CONFERENZA INTERNAZIONALE DI IPOVISIONE
La sfida della Riabilitazione Visiva nella prima infanzia
La Fondazione Robert Hollman di Cannero Riviera e il Centro di Ipovisione dell'Ospedale di Circolo di Varese organizzano la "Conferenza Internazionale di Ipovisione Eurosight 2001". Lo scopo di questo incontro è di rendere nota la situazione attuale nel campo della Riabilitazione Visiva Precoce in Europa, Canada e Stati Uniti, promovendo uno scambio di informazioni e di collaborazione tra specialisti a livello internazionale. Inoltre offre l'opportunità di fare incontrare professionisti di settori differenti interessati all'intervento precoce in bambini con deficit visivo e/o pluriminorazione.
Argomenti principali:
Il Convegno si terrà nei giorni di
sabato 27 e domenica 28 Ottobre 2001
presso il "Regina Palace Hotel" di Stresa (VB)
Tassa d'iscrizione: L. 360.000 (IVA inclusa)
Per ulteriori informazioni contattare:
Fondazione Robert Hollman
Centro di Intervento Precoce per Bambini con Deficit Visivo
Via Oddone Clerici, 6 - 28821 Cannero Riviera (VB) Italia
Tel. 0323 78 84 85
Fax. 0323 78 81 98
e-mail info(at)fondazionehollman.it
www.fondazionehollman.it
Il M.A.C. Movimento Apostolico Ciechi organizza il XX Corso di Aggiornamento:Valutazione e intervento rivolti ad alunni portatori di disabilità plurime autorizzato da Ministero P.I.
L'iniziativa è rivolta in particolare agli insegnanti di classe e di sostegno di scuola materna ed elementare, agli educatori, a studenti dell'ultimo anno delle scuole magistrali e di scienze dell'educazione.
Relatori:
Sede del Corso: Sala delle
Conferenze, via M. Melloni 3 / MI
Data: 03, 10, 24 novembre e 1 dicembre 2001
Orario: 14.30 - 17.15
Costo: Lit. 40.000, incluso materiale
didattico
Verrà rilasciato attestato di frequenza
N.B. - Per informazioni:
Anita De Vecchi -
tel. 02 57 50 04 77 dalle 18.00 alle 20.00
Nel n.2 - giugno 2001 - de "Il Subvedente" La legge su "nuove classificazioni di ipovisione e cecità" è stata erroneamente definita: Legge n.7616, anziché Legge n.138.
Ce ne scusiamo con i lettori.
L'A.N.S. ringrazia di nuovo MICROSOFT di MILANO SEGRATE per la donazione del software OFFICE 2000 PROFESSIONAL
Associazione Nazionale Subvedenti - ONLUS
sede legale: Via Clericetti, 22 - 20133 Milano
sede operativa: L.go Volontari del Sangue, 1 - 20133 Milano
tel/fax: 02 70 63 28 50
e-mail: info@subvedenti.it
Internet: www.subvedenti.it