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ANS - Associazione Nazionale Subvedenti ONLUS

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Il Subvedente - dicembre 2006

Indice:

FORMAZIONE:
- LEGGERE IN BIBLIOTECA.

COMUNITA' EUROPEA:
- ROBOBRAILLE.

PROGETTI ESTERI:
- IL MIO PRIMO PROGETTO EUROPEO.

HANDIMATICA 2006:
- ACCESSIBILITA' - MISURA DI CIVILTA'.

BARRIERE VISIVE:
- OCCHIO AL GRADINO!.

FORMAZIONE INFORMATICA:
- CORSI ECDL 2006.

FORMAZIONE VOLONTARI:
- MODELLI DI INTERAZIONE TRA VOLONTARI E DISABILI VISIVI.

RESIDENZIALITA':
- PROGETTO SPAZIO RESIDENZIALITA'.

TURISMO E CULTURA:
- INGRESSO GRATUITO PER DISABILI E ACCOMPAGNATORI A MUSEI, SCAVI E PARCHI.

MUSICA DA IPOVEDERE:
- DAL BUIO - Marco Masini.

AUGURI.

FORMAZIONE.

"Leggere in biblioteca".

Attività di formazione e aggiornamento degli operatori culturali sull'utilizzo delle postazioni multimediali in biblioteca
L. 9/93 anno 2006

"Sono un topo di biblioteca!".

Quanti disabili visivi possono fare proprio questo modo di dire?

Se la biblioteca pubblica, via di accesso locale alla conoscenza, costituisce una condizione essenziale per l'apprendimento permanente, lo sviluppo culturale dell'individuo e dei gruppi sociali, la difficoltà di lettura della stampa su carta, si traduce in una mancata fruibilità della biblioteca stessa, a meno che non intervengano iniziative specifiche rivolte a quegli utenti che non abbiano la possibilità di utilizzare servizi e materiali ordinari.

L'utenza con disabilità visiva è stata in passato ignorata o misconosciuta: la persona che non vede o vede poco era ritenuta - tout court - inidonea alla lettura o alla fruizione dei canali editoriali correnti. Oggi invece l'accelerazione dello sviluppo tecnologico consente l'accesso all'informazione e allo studio a tutti i cittadini che correttamente ne rivendicano il diritto.

Per queste ragioni l'ANS ha organizzatonel 2006 il Corso di formazione sopraindicato che si è concluso il 30 novembre u.s.
Le tematiche sulle quali si è inteso riflettere insieme ai corsisti erano, da un lato la possibilità di accesso ai servizi della biblioteca attraverso l'utilizzo delle nuove tecnologie e, dall'altro, le modalità di approccio relazionale tra interlocutori che nel loro immaginario personale fanno riferimento a reciproci pre-giudizi (nel senso buono di giudizi 'prima') che possono rendere la comunicazione ambigua.

Riteniamo che i risultati siano stati soddisfacenti sia per gli organizzatori, sia per i frequentanti, vista l'assiduità con cui gli iscritti hanno partecipato agli incontri e l'interesse dimostrato attraverso osservazioni e quesiti che hanno vivacizzato gli incontri e stimolato i relatori.

Ci auguriamo che le biblioteche, molte delle quali oggi impegnate in un progetto di automazione del sistema bibliotecario territoriale allo scopo di migliorare la qualità del servizio, sempre più utilizzino un approccio culturale che includa una attenzione specifica all'utenza con disabilità visiva, anziani inclusi.

Silva Bertolini

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COMUNITA' EUROPEA.

RoboBraille - Braille e sintesi vocale tramite e-mail.

Nell'ambito del programma E-TEN della comunità europea "diffusione di servizi elettronici transeuropei per tutti", è stato approvato un progetto per la validazione in Europa e in Italia di un servizio già esistente in Danimarca dal 2004; il servizio, a cura dell'Istituto dei ciechi danese Syncenter Refsnaes, consente la conversione in braille contratto e in formato mp3 di testi trasmessi al server via e-mail.

L'utente disabile visivo che non dispone di software e/o hardware dedicati potrà inviare via e-mail il testo da convertire (in formato txt, html, doc o pdf) e riceverà nel giro di pochi minuti:

Il servizio si rivolgerà in particolare a coloro che perdono la vista in età adulta e a quanti non hanno grosse competenze informatiche.

Considerando la tipologia dell'utenza italiana, si prevede che il servizio potrà trovare ampia applicazione soprattutto tra coloro che desiderano convertire il testo in formato mp3.

Robobraille sarà completamente gratuito per gli utenti privati.

Essendo necessaria solo una connessione ad internet, il sistema non richiede alcuna intermediazione da parte di organizzazioni o enti.

Il progetto, che sarà portato a termine entro il 2007, coinvolge, oltre all'A.N.S., altri 5 partners Europei:

Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito del progetto all'indirizzo:
www.robobraille.org

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PROGETTI ESTERI.

Il mio primo progetto Europeo.

Su invito di C.M sono entrato a far parte del gruppo di lavoro ANS che seguirà per 18 mesi (a partire dal 1 luglio 2006) il progetto Robobraille. Questo progetto Europeo, a cui partecipano organizzazioni di ciechi e ipovedenti di diverse nazioni, ha come obiettivo la diffusione e validazione in Europa di un servizio - già funzionante in Danimarca - per la trasformazione di testi digitali in formato Braille o audio. La mia partecipazione che comprende anche la presenza agli incontri di lavoro, cosiddetti "meetings", riguarda la parte tecnica relativa ad attività strettamente legate al Braille e alle tecnologie di supporto per non vedenti. A dire il vero il mio Braille, impiegato abbondantemente fino al termine delle scuole superiori, è piuttosto arrugginito, soppiantato ormai da lungo tempo da un massiccio impiego di programmi Screen-Reader con sintesi vocale.

Tuttavia, ho accettato con entusiasmo, convinto che questa mia prima esperienza nell'ambito di un progetto Europeo mi conferirà una maggior visione d'insieme sui diversi aspetti culturali e tecnici con cui viene affrontato il problema della disabilità visiva fuori dai nostri confini. Inoltre sarà un'ottima occasione per mettere a disposizione di tutti quelle conoscenze e capacità acquisite per bisogno personale e mai condivise con altri.

E' arrivato presto il giorno del meeting di apertura, denominato "Kick-off meeting", e, di primo mattino, mi sono imbarcato con Carla su un aereo alla volta di Copenhagen, da cui poi siamo stati trasferiti a Kalundborg, sede del "Synscenter Refsnæs", il centro che avrebbe ospitato il meeting.

Tale centro è decisamente diverso dagli istituti per ciechi o comunque indirizzati a categorie svantaggiate che mi sia capitato di visitare in Italia. Lontano dall'essere concentrato in un unico, imponente "casermone", il centro è composto da piccole costruzioni, separate da giardini e aree verdi, immerse nella natura, fuori dai confini della città e a due passi dal mare. I responsabili del centro ci hanno condotti a visitare le loro scuole, la mensa, il centro stampa in Braille. Tuttavia, la cosa che più mi ha colpito è il fatto che gli ospiti del centro, nella stragrande maggioranza bambini e ragazzi, non vengano alloggiati in caotici e impersonali dormitori, bensì in piccole casette, sparse lungo il perimetro del complesso, cosicché possano avere la concreta sensazione di vivere in una casa propria, dove poter sviluppare, assistiti in maniera opportuna, la propria autonomia in un ambiente domestico sereno ed accogliente. Oltre ai ciechi, il centro accoglie bambini con menomazioni psichiche, lievi e gravi, provenienti da ogni parte della Danimarca. Nel vedere con quanto impegno e benevolenza questi fossero accuditi dagli insegnanti e dagli assistenti, subito mi è tornato alla mente un piccolo centro Italiano per bambini malati psichici, che visitai diversi anni fa, in cui le comprensibili aberrazioni degli ospiti venivano represse, punite, in un ambiente quasi marziale.

Subito al nostro arrivo ho conosciuto gli altri partecipanti al progetto, due Inglesi, una Irlandese, un Greco, oltre ai due coordinatori Danesi, tutti appartenenti ad associazioni che, come l'A.N.S., nei loro paesi si battono per fornire servizi, promozione ed assistenza alle persone disabili visive. Malgrado l'assenza dei partners Portoghesi, il meeting si è svolto senza intoppi, e da tutti i partecipanti traspariva la volontà di concentrare i propri sforzi per produrre un servizio efficace, che potesse incontrare i bisogni effettivi dei ciechi e di chi li supporta nelle scuole e sul lavoro. Dalla discussione sono emerse alcune differenze fra noi Italiani e gli altri partners Europei. Per esempio in Italia l'uso del Braille va a poco a poco perdendosi, sostituito da mezzi tecnologici di sintesi vocale, mentre in Europa il Braille viene molto valorizzato, in quanto mezzo fondamentale per l'apprendimento e più in generale per l'autonomia dell'individuo. In numerosi paesi è molto in uso il "Braille contratto", che in Italia nemmeno esiste, cioè una forma di Braille stenografato che permette di ridurre il tempo impiegato per leggere e lo spazio che occupano i volumi stampati.Il confronto si è poi esteso ad altri temi, come l'integrazione scolastica dei bambini ciechi e ipovedenti. In alcuni paesi il problema viene affrontato attraverso scuole speciali, che forniscono personale e mezzi adeguati, ma che alla lunga finiscono per far perdere a molti alunni il contatto col mondo esterno, dando probabilmente la miglior istruzione possibile ma anche l'illusione di una parità che ancora manca un po' ovunque. In altri paesi, come del resto avviene in Italia, i bambini ciechi vengono inseriti nelle scuole regolari, con personale spesso poco preparato e carenza di mezzi tecnici adeguati, con tutti i disagi che ne possono conseguire.

Il convegno si è concluso il giorno successivo, con una conferenza stampa alla presenza di autorità, giornali e televisioni locali, al termine della quale il gruppo si è sciolto ed è iniziato il nostro rientro verso Milano, non prima di esserci concessi una rapida ma affascinante visita a Copenhagen. Sono rientrato infine a casa convinto che, al di là della imponente mole di burocrazia, delle procedure, del tempo necessario per i prossimi incontri, sto contribuendo alla realizzazione di un servizio che può significare un notevole miglioramento delle condizioni di studio e di lavoro per moltissimi futuri utenti.

Luca Liberali

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HANDIMATICA 2006.

"ACCESSIBILITA' MISURA DI CIVILTA'".

Oltre lo slogan!

Non mi è semplice esprimere in poche righe le sensazioni di ciò che ho provato nei due giorni trascorsi alla mostra-convegno di Handimatica, Bologna - 30/11-02/12/2006.

Sono intervenuti migliaia di disabili, accompagnatori e un discreto numero di addetti ai lavori (insegnanti, operatori della riabilitazione, operatori presso enti pubblici, ecc.); tutti alla ricerca di novità e informazioni sulle nuove tecnologie per facilitare le persone disabili. Come dal nulla e per tre giorni, eravamo tutti lì, ciascuno con le proprie aspettative e senza nessun timore di esternare la propria disabilità. Ad ogni stand soluzioni iper-tecnologiche e semplici oggetti per affrontare la vita quotidiana. Incoraggiante l'attenzione di alcuni distributori verso i piccoli disabili con prodotti destinati a facilitare l'apprendimento nella prima infanzia e l'inserimento scolastico. E' impressionante osservare ciò che l'ingegno umano riesce a creare con l'ausilio della tecnologia. Se la strumentazione ha risposto alle aspettative dei visitatori, ho potuto percepire presso lo stand dell'ANS, presente per la seconda volta alla manifestazione, un disagio generale relativo all'accessibilità dell'informazione. Ciò che a volte sembra mancare è il contatto umano, non sostituibile da un apparecchio ad elevata tecnologia.

L'ANS ha promosso il servizio "Tommaso!", dallo scorso luglio sostenuto dall'Assessorato alla Famiglia e Solidarietà Sociale della Regione Lombarda, illustrandone i noti aspetti innovativi e fornendo ai visitatori una ricca documentazione comprensiva dell'omonimo CD-ROM. Allo stand abbiamo accolto persone provenienti anche da diverse regioni del centro-sud e dalla Sicilia; non sono mancate, altresì, le testimonianze sulla difficoltà di affrontare la disabilità nel proprio territorio a causa della latente sensibilità e della scarsa informazione. Nonostante la distanza dalla nostra sede parecchi visitatori conoscono la l'associazione e hanno espresso la loro riconoscenza per i servizi svolti incentivandoci a proseguire nelle nostre iniziative.

Dopo l'intensa esperienza bolognese, più di qualsiasi nostro commento vale la vostra testimonianza.

Prendo spunto da un messaggio inviato da Franco Frascolla agli iscritti alla mailing-list Ipovisione:

"...Scrivo... per sollecitarvi a proposito di una questione discussa durante Handimatica tra i componenti dello staff presenti allo stand ANS. In occasioni come queste capita di incontrare persone provenienti da varie realtà: territoriali, professionali, familiari...
A noi della realtà lombarda, che incontriamo quasi quotidianamente problemi e dubbi sull'ipovisione, sorge spontaneo chiedersi: come si vive l'ipovisione lontano da Milano e dalla Lombardia?
Quali sono le carenze più avvertite e le necessità più pressanti nella vostra zona?
Quali tra le attività che l'ANS svolge abitualmente sarebbe utile
"esportare" in altre città e regioni?
Quale altra utile iniziativa pensate possa essere organizzata da A.N.S nel futuro?..."

Ringrazio anticipatamente i lettori che vorranno farci pervenire i loro commenti e osservazioni, via mail possibilmente.

Amedeo Zerbini

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BARRIERE VISIVE.

Occhio al gradino!

Facciamo precedere l'articolo di L.Baracco da questa notizia ripresa da "La Repubblica" (domenica 3 dicembre, 2006)

"Abbattere le barriere architettoniche e consentire anche ai disabili la visita dei luoghi d´arte. E´ questo l´obiettivo del ministro Francesco Rutelli
che ha presentato una serie di iniziative per la giornata dei disabili che si celebra oggi. Tra le novità, una guida ai siti statali accessibili, una commissione permanente ministeriale sui temi della disabilità, il progetto "libro parlato" in 24 biblioteche pubbliche, una carta di qualità dei servizi. Rutelli ha espresso l´impegno a rimuovere le barriere fisiche nei siti definendolo prioritario per il suo ministero."

Come spiega l'articolo che segue le barriere per i disabili non sono solo quelle architettoniche...

Le barriere architettoniche sono tali non solo per chi presenta disabilità
motorie ma anche, più subdolamente, per chi ha difficoltà a percepire
visivamente gli ostacoli. La normativa in materia è carente ed il buon senso
non sempre ispira i progettisti. Eppure le soluzioni sono molte, semplici e
spesso di facile attuazione. E se le avevano adottate i Veneziani molti
secoli fa, perché non possiamo farlo noi oggi?
Scale e gradini sono considerati, giustamente, tra le barriere
architettoniche che maggiormente limitano la libertà di movimento delle
persone costrette su una carrozzina o che hanno difficoltà, anche
temporanea, di deambulazione.
Ma scale o gradini, se mal progettati, costituiscono una barriera e una
fonte di pericolo anche per chi semplicemente vede poco. Si tratta di un
numero elevatissimo di persone, che "non si vedono", che non sono
immediatamente riconoscibili come persone disabili, ma ci sono e saranno
sempre più numerose, perché l'età media della popolazione sta aumentando
progressivamente.

Pericoli invisibili.
Se una scala o un gradino non sono visibili e decifrabili come struttura,
possono provocare cadute ed incidenti che possono portare, soprattutto nel
caso di persone anziane, a traumi più o meno invalidanti. Basta pensare alla
scalinata di una chiesa o a quella di un edificio pubblico, alle scale
interne di un alloggio privato o a quella di una stazione ferroviaria, agli
anche piccoli dislivelli creati da un marciapiede o all'interno di uno
spazio pubblico.
I problemi di percezione o di lettura dell'andamento di una scala o di un
qualsiasi dislivello sono maggiori in discesa, dato che in salita l'occhio
riceve molte più informazioni visive dall'alternarsi di alzate e pedate,
quindi da piani distinti che la luce riflette in modo diverso. In discesa,
invece, l'assenza di un marca-gradino ben discriminabile e contrastato
rispetto al resto delle singole pedate crea un effetto "piano continuo" che,
non offrendo sufficienti riferimenti visivi, può indurre in chi vede poco
sensazioni di autentico panico o, nel migliore dei casi, un forte disagio e
insicurezza nella deambulazione. Questo vale per la maggior parte delle
persone anziane, ma non solo.
In certi casi, se mancano anche riferimenti laterali (ad esempio la
scalinata è molto larga o mancano ringhiere o corrimani ben visibili) la
presenza della scala non viene neppure avvertita ed è chiaro che in questo
caso i rischi di cadute e traumi sono molto elevati.
Il problema della percezione visiva è stato ben evidenziato dai risultati
di una ricerca sviluppata dall'Università Tor Vergata di Roma (ricerca
coordinata dal Professor Luciano Cerulli, Direttore della cattedra di Ottica
Fisiopatologica) e presentata nel corso del Simposio Internazionale sulla
Riabilitazione dell'ipovedente e sull'abilità visiva, tenutosi nella stessa
città nel marzo 2005. Secondo tale ricerca il 76% delle fratture alle ossa
dipende da una difficoltà di percezione dell'ambiente in cui viviamo.
È utile ricordare che tali difficoltà sono sempre più comuni, arrivando ad
un'incidenza superiore al 35% della popolazione nella terza età a cui
spesso, oltre a una fisiologica riduzione dell'acuità visiva, si aggiunge
una rallentata capacità di reazione, tale da rendere ancora più difficoltosa
e incerta la deambulazione e più alto il rischio di lesioni ossee.

Questione di normativa...
La normativa italiana sulle barriere architettoniche stranamente non si
occupa di chi vede poco: enuncia solo il problema nella definizione di
"barriera architettonica" (il DPR n. 503/1996, art. 1, lettera c definisce
barriera architettonica "la mancanza di accorgimenti e segnalazioni che
permettono l'orientamento e la riconoscibilità dei luoghi e delle fonti di
pericolo per chiunque e in particolare per i non vedenti, per gli ipovedenti
e per i sordi") ma non prescrive nulla in merito.
Riguardo alle scale, l'indicazione più precisa riguarda la necessità di
prevedere per le rampe una pedata antisdrucciolevole (DM n. 236/1989, art.
4.1.10: "I gradini delle scale devono avere una pedata antisdrucciolevole a
pianta preferibilmente rettangolare"), ma nulla è detto sulla sua
visibilità.
Una normativa più attenta sarebbe senza dubbio molto utile, anche se il
problema potrebbe essere risolto con un po' di buon senso o, se vogliamo, di
buona progettazione.
Un esempio di applicazione del buon senso lo possiamo trarre dagli
"antichi veneziani" che fin dal XV secolo, dovendo sostituire
progressivamente gli oltre 400 ponti in legno del centro storico
"eternamente bisognosi di riparazioni per l'imputridimento delle loro
strutture" ("Venezia - Ponte per ponte", di Giampietro Zucchetta, Stamperia
di Venezia 1992) con più solidi ponti in pietra, hanno usato i materiali
lapidei a disposizione (la pietra d'Istria e la trachite) in un modo
estremamente intelligente e ancora oggi molto efficace.
L'uso per ogni pedata della bianchissima pietra d'Istria per marcare il
gradino, alternata alla trachite o ad altri materiali costruttivi molto più
scuri, rendevano leggibile la struttura del ponte e più agevole la loro
percorribilità anche in situazioni di scarsa visibilità, ad esempio anche
con la luce della luna. Proviamo ad immaginare come si doveva camminare a
Venezia a quel tempo, all'imbrunire o di notte, in un luogo privo di
illuminazione: tutti diventavano di fatto un po' ipovedenti.
Non a caso a Venezia gli unici ponti che oggi creano problemi di disagio
nella percorribilità, per una difficile percezione della loro struttura,
sono quelli in legno; curiosamente classificati dopo tanti secoli "strutture
provvisorie" essi rappresentano per fortuna a malapena il 10% dei ponti
veneziani.

...o di buon senso?
Ma se la necessità ha ispirato soluzioni di buon senso in una città così
particolare dal punto di vista morfologico come quella di Venezia,
altrettanta attenzione dovrebbe essere posta per una qualsiasi scala,
qualunque gradino o qualsiasi dislivello, all'interno o all'esterno degli
edifici pubblici.
Ancora troppo frequentemente si può constatare che esigenze puramente
estetiche, la ricerca di glamour o di una presunta eleganza, o soluzioni
tecnologicamente "pseudo-innovative", con utilizzo esasperato di colori e
materiali inadeguati, lasciano da parte il buon senso mettendo a repentaglio
la sicurezza delle persone.
È triste constatare che il problema è ignorato anche dagli addetti ai
lavori, esperti in accessibilità. In molte nuove sistemazioni, ad esempio le
stazioni ferroviarie e metropolitane, è frequente trovare interventi
consistenti, e molto spesso ridondanti, a favore di chi non vede, accanto
alla più completa disattenzione ai problemi di chi vede poco: i percorsi
piani abbondano di guide tattili a terra ma le scale sono prive anche di un
semplice marca-gradino e diventano una trappola non solo per chi ha problemi di vista ma anche per chi frettolosamente si trova a frequentare questi luoghi, con valigie e in situazioni di affollamento o di scarsa
illuminazione.

Un problema che va risolto.
Molti grandi architetti di fama internazionale hanno dovuto intervenire ad
anni di distanza, a seguito di giuste segnalazioni dei loro stessi
committenti, per correggere alcuni interventi di grande importanza.
Pensiamo ad esempio alla scalinata interna della nuova ala della National
Gallery di Londra (Sainsbury Wing), di Bob Venturi, o a quella esterna della
Biblioteca Nazionale di Francia François Mitterand di Parigi dell'architetto
Dominique Perrault, dove l'assoluta omogeneità cromatica e l'inadeguatezza
dei materiali usati hanno imposto di intervenire a posteriori con interventi
doverosi, ma non del tutto felici dal punto di vista estetico.
Ma allora che fare? Meglio pensarci fin dall'inizio per trovare soluzioni
progettuali efficaci e permanenti, evitando le soluzioni banali (strisce
nere autoadesive) che oltretutto costringono ad una continua manutenzione
e/o sostituzione periodica. È una sfida progettuale in più per gli
architetti, ma non certo difficile da risolvere.
A parte l'esempio degli "antichi veneziani", si possono citare moltissime
soluzioni interessanti. Tra queste anche quelle adottate dal British Museum
di Londra che, sia pur in un edificio storico, dispone di soluzioni
sofisticate ed eleganti oltre che molto efficaci.
Le proposte progettuali eleganti e funzionali non mancano, ma certamente
non è una soluzione quella di mimetizzare i gradini come troppo spesso amano fare molti nostri architetti.

Per gentile concessione della rivista Mobilità www.mobilita.com
Tutti i diritti riservati

Lucia Baracco
Responsabile del Progetto Lettura Agevolata del Comune di Venezia

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FORMAZIONE INFORMATICA.

Corsi di informatica per studenti universitari e preparazione alla patente ECDL per disabili visivi (2006).

Otto sono gli studenti universitari ipovedenti che nel 2006 hanno seguito presso l'ANS corsi di informatica finalizzati al conseguimento della patente informatica.

il numero totale di ore di lezioni individuali è stato di 469. I docenti interessati, di cui 5 su 6 ipovedenti, sono tutti ovviamente muniti di patente ECDL e di lunga esperienza nella formazione di disabili visivi.

Il valore aggiunto rispetto alla didattica tradizionale per normovedenti è rappresentato da:

Per la patente ECDL si fa riferimento al Syllabus ECDL 4.0.

Spazi e attrezzature: i corsi vengono svolti in un'aula informatica con 10 PC di ultima generazione messi in rete; le postazioni informatiche includono, oltre al software ingrandente e allo screen-reader, display e stampante braille, audio-scanner, schermo per ipovedenti, tastiere dedicate, video-ingranditore collegabile al PC.

Obiettivi raggiunti: grazie alla didattica speciale, alla nostra pluriennale esperienza in corsi d'informatica, ai percorsi individualizzati, (con proposte calibrate sulle caratteristiche e le competenze pregresse degli utenti) ed alla capacità comunicativa oltre che professionale dei docenti, i risultati raggiunti finora ci sembrano soddisfacenti, come testimoniano il numero di moduli che i corsisti hanno passato (25) nelle 4 sessioni d'esame con docente esterno e supervisore AICA.

Carla Mondolfo

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FORMAZIONE VOLONTARI.

Modelli di interazione tra volontari e disabili visivi.

Proposta di formazione dei volontari alla luce delle criticità e degli aspetti positivi emersi nel rapporto con gli utenti dell'Associazione. Codice 86090 Avviso di Selezione Ciessevi IV Trimestre 2006.

Nel mese di novembre, presso la sede operativa dell'Ans, si è svolto un corso di aggiornamento rivolto ad aspiranti volontari che intendono operare nel campo dell'ipovisione.

Il progetto si poneva come obiettivo principale la possibilità far conoscere le problematiche riguardanti la disabilità visiva da una prospettiva più coinvolgente: oltre agli aspetti diversificati della minorazione, della normativa, delle autonomie possibili nella vita quotidiana, un'attenzione particolare è stata data alle implicazioni psicologiche ed ai conseguenti risvolti relazionali.
Ai corsisti è sta offerta l'opportunità di "mettersi nei panni" di chi vive la minorazione visiva in prima persona. Innanzitutto, indossando occhiali speciali che simulano alcune delle patologie più frequenti, il volontario è stato messo nella condizione di sperimentare la modalità percettiva a seconda della patologia di riferimento (riduzione dell'acuità e/o del campo visivo, errata percezione di forme e colori...). Inoltre, attraverso le esperienze dei disabili, raccontate direttamente dagli interessati nella mailing list "Ipovisione" o filtrate attingendo alla letteratura, si è potuto riflettere sulla fatica di convivere con una minorazione che investe il più importante apparato sensoriale. In tal modo, oltre ad acquisire nuove conoscenze (sapere) è stato messo in grado di apprendere alcune strategie di relazione (saper fare).

Il corso ha raggiunto, e per molti versi superato, gli obiettivi prefissati.

In particolare, ricordiamo l'assiduità dei partecipanti iscritti al corso e i positivi feedback di customer satisfaction.
L'associazione ringrazia il Ciessevi (Centro di Servizio per il Volontariato) per aver permesso ancora una volta di affrontare le problematiche che questo tipo di disabilità presenta.

Silva Bertolini

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RESIDENZIALITA'.

Progetto Spazio Residenzialità: un esempio di "buone prassi".

Un nuovo servizio di informazione, consulenza e accompagnamento per le persone con disabilità e i loro familiari sulle opportunità residenziali in Provincia di Milano.

La carenza di spazi residenziali, pensati appositamente e progettati per persone con particolari necessità e fragilità, derivanti dalle loro condizioni fisiche o psicofisiche, è un tema di urgente attualità, che si va a sommare all'emergenza casa economico-sociale, legata all'immigrazione, ai forti mutamenti demografici e al crescente precariato dei lavoratori temporanei o in mobilità.

L'iniziativa "Spazio residenzialità", promossa da LEDHA (Lega per i diritti delle persone con disabilità) e dall'Associazione "Oltre noi...la Vita", con il patrocinio e contributo della Provincia di Milano, prevede l'introduzione di un nuovo servizio per le persone con gravi disabilità e le loro famiglie, quasi sempre disorientate di fronte al problema del "dopo noi" e delle prospettive di vita adulta al di fuori del contesto familiare d'origine.

Il postulato, etico e culturale, su cui si basa il progetto è il passaggio dalla logica del "dopo di noi" a quella del "durante noi", ovvero il diritto del disabile alla residenzialità autonoma, rescindendo il cordone ombelicale che lo tiene legato, per necessità o mancanza di risorse alternative o semplicemente abitudine ed inerzia, alla casa di origine, e il diritto della famiglia a pensare con tranquillità al futuro dei propri figli.

Troppo spesso il problema della residenzialità, oltre che della tutela legale delle persone disabili, soprattutto quelle incapaci di determinare e gestire autonomamente la propria vita, è affrontato in situazioni di emergenza (malattia o morte dei genitori o delle persone che se ne prendono cura), e risolto con soluzioni affrettate ed "estreme": i disabili vengono ricoverati in istituto, spesso insieme ad anziani anche se sono ancora in giovane età, e allontanati dal proprio contesto di vita, rescindendo legami di amicizia e di consuetudine che sono stati annodati nel tempo, a prezzo di un adattamento spesso faticoso della persona e di un impegno tenace dei suoi famigliari. Così, al lutto della perdita di persone care si aggiunge l'abbandono di punti di riferimento, ambientali ed umani.

"Oltre noi..la vita", lavorando da più di un decennio contro corrente, si è battuta per offrire ai disabili adulti di Milano e provincia soluzioni di residenzialità "integrata", vere e proprie case senza "barriere", in cui sperimentare nuove forme di socializzazione al di fuori della famiglia e far convivere tra loro diversità "compatibili".

Il costituirsi in rete di "Oltre noi" con LEDHA e Amministrazione Provinciale di Milano è da un lato garanzia che il bisogno della casa venga pienamente considerato come un diritto dei disabili (riconosciuto peraltro dall'articolo 19 della recente Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità), dall'altro che conquiste presenti e future in tema di residenzialità non siano transitorie, legate a singoli uomini o Associazioni, ma diventino patrimonio stabile della collettività attraverso l'impegno e l'assunzione di responsabilità dell'Ente Locale.

Spazio Residenzialità, presentato in novembre a Milano prima nel corso di una conferenza stampa dalla Ledha e successivamente nella sala degli Affreschi della Provincia di Milano, sarà un centro di documentazione teorico ed esperenziale ed un osservatorio dei bisogni e dei servizi presenti sul territorio provinciale; verrà pure realizzata una banca dati dinamica delle opportunità residenziali esistenti nella provincia di Milano per le persone disabili adulte, che aspirino non tanto ad un posto letto, ma ad una vera e propria "casa".

A tale servizio potranno far riferimento sia i singoli, disabili e loro famigliari, per ricevere informazione e accompagnamento verso una progettazione consapevole del percorso di vita adulta, sia associazioni, cooperative, tecnici esperti del settore, servizi ed Enti Locali, per iniziative di sensibilizzazione, formazione (pubblicazioni, corsi, seminari..) e consulenza, finalizzata alla promozione di nuove iniziative e alla realizzazione di nuove realtà residenziali.

Un bell'esempio di "buone prassi", a dimostrazione che il lavoro di rete tra pubblico e privato, tra Ente Locale e Associazioni di disabili, ha dato e può dare ancora buoni frutti.

Progetto Spazio Residenzialità
C/o LEDHA
Via Livigno 2 - 20158 Milano
Tel. 02-6570425 Fax 02-6570426

Donatella Morra

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TURISMO E CULTURA.

Ingresso gratuito per disabili e accompagnatori a musei, scavi e parchi.

Ingresso gratuito, tra gli altri, per i cittadini comunitari disabili e un loro familiare o accompagnatore.

Lo dispongono le recenti modifiche al Regolamento di ingresso a monumenti, musei, gallerie, scavi di antichità, parchi e giardini monumentali dello Stato, varate con un decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 26 luglio scorso. L'iter del provvedimento, approvato dal nuovo Ministro dei Beni Culturali Francesco Rutelli, era iniziato col precedente governo. L'ingresso gratuito sarà garantito anche ad un accompagnatore, che può essere un familiare oppure un'altra persona che possa dimostrare la propria appartenenza a servizi di assistenza socio-sanitaria.

Metropoli - newsletter del Centro risorse Handicap del comune di Bologna
03/06/2006

Commento di Franco Frascolla:

Ancora una volta l'accessibilità e l'autonomia dei disabili prende la finta scorciatoia della gratuità.
Ancora una volta la gratuità dell'accesso impedirà ai disabili di pretendere l'accessibilità e la fruibilità reale delle strutture, delle risorse e dei servizi.
E' come se una legge stabilisse che i disabili e i relativi accompagnatori possano navigare gratuitamente in internet; con quale vantaggio se i siti web restano inaccessibili?
I sostenitori della gratuità dovrebbero provare, per esempio, ad assistere alla proiezione di un film all'aperto, in pieno giorno e in mezzo al traffico; gratuitamente e con un eventuale familiare o accompagnatore, naturalmente...

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MUSICA DA IPOVEDERE.

Dal buio.

(cantata da Marco Masini)

Apprezzare anche i gesti apparentemente più normali, e renderli a volte più
veri e grandi di quel che in realtà sono, è un bisogno di chi è solo? Ma
così non si rischia di farsi altro male? E' vero che chi non può "correre"
fisicamente, spesso trova rifugio nei voli possibili sognando; ma
affrontare la quotidianità non è forse meglio?

Il cieco fermo sul bordo del marciapiede aspetta
che qualcuno se ne accorga, rallenti la sua fretta,
e intanto resta immobile lo sguardo spento e fisso,
come se fosse in bilico su di un profondo abisso.
Il cieco fermo ascolta e sopra il viso impassibile 
d'un tratto è una smorfia, una pena invisibile,
ma nessuno la vede nel bagliore della luce,
la smorfia lentamente dentro al viso si ricuce.
Ed ecco all'improvviso,
s'arresta una ragazza, 
il cieco fa un sorriso,
e timido ringrazia,
lei certamente è bella,
lo sente dall'odore
e nel buio si accende una stella.
E un vento soffia in cuore,
lui cerca la sua mano, 
lei se la fa trovare,
e allora parte piano,
e saltano l'abisso
senza precipitare,
i due con lieve passo,
che sembra di volare...
Poi dolcemente atterrano sull'altro marciapiede,
il cieco e la ragazza dopo quel volo breve,
lei dalla luce lancia un saluto luminoso,
dal buio lui risponde timido e confuso.
Vorrebbe dirle "aspetta
angelo profumato,
non te ne andare resta,
riposa il cuore e il fiato,"
ma sente che la mano allenta la sua stretta,
e nel buio si spegne la stella, vorrebbe dirle "aspetta!"
ma c'è troppa confusione
e l'odore s'allontana e il cieco col bastone,
prosegue la sua strada buia dondolando un po',
felice per quel niente come un dolcissimo sciarlot.

Proposta da Monica

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AUGURI

L'Associazione Nazionale Subvedenti augura a tutti i suoi lettori un sereno Natale e un felice anno nuovo

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